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    Dalla rivoluzione alla democrazia del comune. Lavoro, singolarità, desiderio

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    Lavoro/singolarità/desiderio: i mutamenti nei rapporti tra politica ed economia impongono di ripensare i percorsi attraverso cui gli individui costruiscono se stessi come singolarità e come collettività. Il nostro presente, segnato dalla scomparsa dell’orizzonte della Rivoluzione, ha lasciato campo libero all’assoggettamento neoliberale di condotte e stili di esistenza. Lo stesso Lavoro sembra non essere più il presupposto per la liberazione degli esseri umani. Al centro delle riflessioni svolte in questo volume vi sono allora quelle “eccedenze di singolarità” che affermatesi dentro e fuori l’alveo della modernizzazione, mettono in campo pratiche diffuse di costruzione di nuove forme simboliche, di nuovi bisogni e desideri. A partire dalle molteplici tentativi di democrazia radicale che attraversano la città Napoli, questo volume raccoglie contributi sul senso e le forme dell’odierno “stare in comune” e del nostro “essere comune”

    La comunicazione oltre la comunicazione. Vecchie e nuove parole chiave per leggere i media e il cambiamento

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    Il volume, frutto del lavoro collettivo di diversi autori, prende in esame alcune fra le più significative trasformazioni che stanno investendo la società nel suo rapporto con il mondo della comunicazione. Ogni contributore si misura con una parolachiave radicata nella tradizione delle scienze sociali per ridefinirla e riempirla di nuovi significati nell'incontro con le nuove piattaforme tecnologiche. Un libro sulla comunicazione, quindi, ma anche al di là della comunicazione, ovvero al di fuori della provincia finita in cui negli ultimi tempi i media studies stanno correndo il rischio di arroccarsi, con l'effetto di indebolire la loro intrinseca vocazione a interpretare il mondo contemporaneo. Lo studio dei fenomeni comunicativi deve assumere oggi il senso di un esercizio di analisi e critica sociale, di una vera e propria filosofia del presente, che assuma criticamente e trasformi in sapienza una parte del passato, facendo della proiezione nel futuro un esercizio di responsabilità sociale. Davide Borrelli è professore associato di Sociologia dei processi culturali presso l'Università del Salento e insegna Tecniche della comunicazione pubblicitaria all'Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli. Si è occupato di storia dell'industria culturale e di teorie della comunicazione. Ha pubblicato varie monografie, tra cui: Pensare i media. I classici delle scienze sociali e la comunicazione (Carocci 2010) e Il mondo che siamo. Per una sociologia dei media e dei linguaggi digitali (Liguori 2008). Mihaela Gavrila è ricercatrice e professore aggregato presso il Dipartimento di Sociologia e Comunicazione e la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione della Sapienza Università di Roma. Insegna Processi culturali e comunicativi, Giornalismo radiotelevisivo e Formati e generi televisivi. Con FrancoAngeli ha pubblicato: Quella Deficiente della Tv (con F. De Domenico e A. Preta), La crisi della Tv. La Tv della crisi. Televisione e Public Service nell'eterna transizione italiana (2010); L'onda anomala dei media. Il rischio ambientale tra realtà e rappresentazione (a cura di, 2012). Indice Davide Borrelli, Mihaela Gavrila, La comunicazione oltre la comunicazione. Vecchie e nuove parole chiave per leggere i media e il cambiamento Prima I. Le parole che restano Mario Morcellini, Cultura. La Sociologia della Comunicazione alla luce del nodo cultura/media Carlo Grassi, Sfera pubblica. L'avvenire di un vecchio concetto Mihaela Gavrila, Crisi. Traumi, transizioni e strategie per il passaggio al futuro Davide Borrelli, Comune. Dalla comunicazione alla comunità Diana Salzano, Beni relazionali. Internet come piattaforma di socialità Emiliano Bevilacqua, Democrazia digitale. Una risposta alla crisi della politica Ferdinando Spina, Protesta sociale. I movimenti tra criminalizzazione e ideologie comunicative Marialuisa Stazio, Pubblici. Il consumo dei media come lavoro Giovanni Fiorentino, Scuola. Istituzioni formative alla prova dei media Maria Giovanna Onorati, Multiculturalismo. L'identità di fronte alla globalizzazione Giovambattista Fatelli, Apocalisse. Uno sguardo critico alla comunicazione mediatica e ai suoi effetti Francesco De Domenico, Mainstream. Il futuro dei vecchi media Pietro Grignani, Creatività. La materia prima delle industrie culturali Vittorio Roidi, Etica. Il lavoro giornalistico tra diritti e doveri Parte II. Media e pratiche comunicative che cambiano Alberto Mattiacci, BRAND. Lo stile della differenza Christian Ruggiero, Politica. La forza della comunicazione nella sfera pubblica mediatizzata Carmine Piscopo, Consumo. La nuova sapienza delle scelte Romana Andò, Fandom. Una nuova storia delle audience mediali Luciano Petullà, Cloud computing. Le nuove fabbriche dei media Sarah Siciliano, Innovage. Verso una reinvenzione del passato Stella Teodonio, Professioni della comunicazione. Vecchi e nuovi media-scenari Luca Borriello, Creatività urbana Il cuore giovane delle città Luciano Petullà, Ubiquitous media. Il futuro che viviamo Davide Borrelli, Il corpo e la comunicazione vivente Angela Pelliccia, Nativi digitali. Il presente del futuro Cecilia Guida, Arte. I media digitali trasformano l'espressione estetica Gabriele Balbi, Wireless. Nascita, morte e resurrezione di un'idea Gli autori Bibliografia

    Riconfigurazione, Assemblage, Infilling nel recupero dei quartieri residenziali pubblici

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    Negli ultimi anni le strategie per la riqualificazione dei quartieri residenziali pubblici si sono articolate integrandosi spesso con proposte di recupero e ridisegno delle periferie. L’attenzione che un tempo era focalizzata sulle condizioni degli edifici e segnatamente sull’adeguamento delle abitazioni si è estesa a campi più allargati e complessi, coinvolgendo i rapporti tra il quartiere e le aree limitrofe, in particolare per quanto riguarda l’integrazione con i servizi, il sistema degli spazi esterni, gli accessi, le infrastrutture, ecc. In alcune precedenti ricerche sui criteri di intervento per la riqualificazione della residenza pubblica, (Prin e Ricerche Interdipartimentali) svolte tra il 2008 e il 2010, avevamo sottolineato l’esigenza che le nuove tecniche di adeguamento edilizio, in grande sviluppo nel risanamento delle grandi città europee, fossero inquadrate in un campo problematico più ampio per verificare il ruolo dei diversi aspetti che concorrono alla riconfigurazione degli insediamenti. Per quanto riguarda il ruolo crescente dato all’aggiornamento tecnologico, ad esempio, veniva valutato in che misura le diverse scelte tecniche della rigenerazione (adeguamento tecnologico, sovrapposizione, densificazione, infilling, rifacimenti di facciate) modificassero l’identità del quartiere sia per quanto riguarda la forma degli edifici, sia per quanto riguarda il carattere architettonico nei rapporti con la localizzazione e l’intorno urbano. Gli studi condotti in quegli anni su alcuni insediamenti di residenza pubblica realizzati in Campania prima del 1960, in particolare sul quartiere Alfa Romeo a Pomigliano d’Arco e sul quartiere Vanvitelli a Caserta, hanno fornito una base conoscitiva e metodologica utile nell’indirizzare la ricerca attuale. Oltre alla consueta verifica sulle condizioni abitative degli alloggi e sugli standard, ci eravamo interessati al ridisegno e alla funzionalizzazione degli spazi esterni e dei luoghi pubblici, considerandoli una risorsa preziosa per l’habitat e una possibile estensione dello spazio domestico vero e proprio. Un aspetto ha continuato a interessarci anche nelle ricerche attuali: il tentativo di rintracciare alcuni segni della tradizione rurale campana (quale ad esempio l’edificazione a corte) nell’architettura residenziale moderna, nel suo cammino verso i caratteri sempre più urbani dell’abitare. La ricerca per la Legge 5, che qui si conclude, ha scelto di aggiornare le tecniche di intervento prendendo come punti di applicazione (ad eccezione di un borgo rurale), quartieri ad alta densità abitativa realizzati fino agli anni novanta del novecento. Dalla fine degli anni ’50 molti quartieri di edilizia economica e popolare realizzati in Campania abbandonano il rigore compositivo e la coerenza stilistica acquisita dal razionalismo europeo e sperimentano maggiori articolazioni morfologiche, richiamandosi ad altre esperienze europee in particolare a quelle realizzate nei paesi scandinavi. Dal punto di vista scientifico non ci interessa dare giudizi di valore sul passaggio che intercorre dai primi anni dell’attività dell’Ina Casa e dell’IACP alle successive vicende degli anni novanta e di fine millennio. Tuttavia è indubbio che questa scelta “temporale” indirizza in qualche misura l’angolazione della ricerca. Il carattere pluralista e diversificato delle architetture realizzate negli anni settanta-ottanta in Italia meridionale ci ha consegnato, tranne poche eccezioni, opere assai meno caratterizzate rispetto a quelle dei protagonisti del dopoguerra (Libera, Moretti, Quaroni, Samonà, Fiorentino, Ajmonino ecc.). Nel recupero dei quartieri “autoriali” dell’immediato dopoguerra il problema centrale della ricerca era quello di elaborare interventi tecnicamente efficaci che non alterassero l’identità e il senso degli insediamenti ormai “storicizzati” nella nostra cultura. La rigenerazione invece di quartieri successivi, segnati da una più modesta qualità architettonica, richiede una più incisiva reinterpretazione dei temi urbani, -e allo stesso tempo consente a chi interviene di operare con maggiori possibilità di sperimentazione, libere da timori reverenziali nei confronti dei maestri.
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