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A pragmatic framework for truth in fiction
According to R. Stalnaker, context plays a role in determining the proposition
expressed by a sentence by providing the domain of possible worlds that propositions distinguish between: a sentence expresses a proposition by selecting a subset of the set of possible situations given by the context. This is also true for embedded sentences, but these sentences express propositions
by selecting subsets out of contexts derived from the basic one. In this paper we propose a semantic analysis of sentences of the form “In fiction x, p” based on this picture of context. We argue that the derived contexts for sentences in the scope of “In fiction x” are determined by three factors: what the
beliefs of the author are taken to be, the conventions established for the fiction,
and a defeasible presumption of reliability of the narrator. We develop a formal implementation based on the notion of a system of spheres centered on a set of worlds
La lingua dei quotidiani
In questo capitolo si descrivono la lingua dei quotidiani degli ultimi decenni e la lingua dei quotidiani on line e dei quotidiani gratuiti. La descrizione è seguita da un'esemplificazione e un'analisi puntuale di alcuni testi
Bonomi e Modigliani: due riformisti a confronto
Il contributo mette a confronto l'impegno politico di Ivanoe Bonomi e G.E. Modigliani nel Partito socialista italiano con particolare riferimento al confronto che li vide protagonisti allo scadere dell'età giolittiana e di fronte alla Guerra di Libia. Esponente il primo di quel riformismo di destra ben presto destinato a confermare il proprio revisionismo e ad uscire dal partito, di fatto leader del riformismo di sinistra il secondo e già legato al riformismo politico di Gaetano Salvemini, Bonomi e Modigliani si dettero battaglia nei Congressi nazionali del 1911 e 1912 sia sui temi del sindacato, che vedeva Bonomi ormai orientato verso il trade-unionismo, sia sull'impresa coloniale che Modigliani osteggiava con posizioni in parte anticipatrici del suo costante pacifismo successivo. Intanto Filippo Turati tentava una mediazione "olimpica" e la sinistra rivoluzionaria si rafforzava conquistando la Direzione del partito
Food and knowledge sharing in una rete di relazioni organizzativo tra pubblico, privato e non profit
territori sono fortemente influenzati dalle esternalità negative dello sviluppo economico, quali possono essere l'inquinamento, i rifiuti, il sovrappopolamento, l'esclusione sociale, l'invecchiamento della popolazione e così via. Molti di questi problemi devono essere affrontati a livello di sistemi territoriali, perché la condivisione e la collaborazione in logica di sussidiarietà circolare (Zamagni 2012), cui si affianca il supporto “smart” (intelligente) e lungimirante consentito dalle nuove tecnologie, è spesso percepita come l'unica soluzione possibile a tali sfide (Dameri et al. 2014).
La ricerca sulle “smart city”, un movimento eterogeneo e multidisciplinare, suggerisce sempre più di sfruttare le tecnologie con l'obiettivo del bene comune e della sua sostenibilità. Le “smart city”, però, richiedono “smart community” per costruire un "mondo più intelligente", in cui la prosperità economica sia accoppiata con una maggiore sostenibilità sociale ed ecologica, una migliore qualità della vita per tutti e una resilienza dei sistemi sociali critici quali le comunità locali o i distretti economici.
L'innovazione tecnologica per questo non è sufficiente; sono necessari anche condivisione di pratiche, valori, ruoli e regole del gioco e sfide manageriali innovative da parte di enti pubblici, imprese, associazioni non-profit e cittadini (Ricciardi et al. 2011, 2014), che possano co-creare valore, a partire dalla co-progettazione strategica e condividendo risorse umane, materiali e procedure. Ci si chiede se e come tale co-progettazione e condivisione possa essere risolutiva in alcune problematiche, legate in particolare alla prevenzione dei rifiuti organici e all’esclusione sociale.
Esploriamo il caso di un progetto di food sharing, coordinato nel Nord Est dell’Italia da un’organizzazione a movente ideale, che coinvolge in sussidiarietà circolare imprese for profit municipalizzate e private, amministrazioni locali e il cosiddetto terzo settore. Il metodo di ricerca scelto è il case-study (Yin 2013).
R.e.b.u.s., un acronimo che significa Recupero delle eccedenze dei beni utilizzabili solidalmente, è un modello di condivisione di risorse, replicabile e trasferibile; i beni con intatto valore di utilizzo, ma ridotto o nullo valore commerciale, sono destinati ad associazioni non profit, mediante il meccanismo della donazione nel rispetto della normativa vigente. Posto che alcuni sprechi si ritengono fisiologici (ad esempio nelle mense scolastiche per malattia, epidemie, difficoltà di gestione nelle calamità naturali; presso i grossisti per imprevedibili flessioni della domanda ecc.), è necessario riuscire almeno a ridurne l’impatto, mantenendo i prodotti nel loro stato di bene ed evitando che diventino rifiuti, prevenendone la formazione a monte della raccolta (Bonomi 2012, Bonomi et al. 2014).
Attraverso la rete di relazioni inter-organizzative, attivata tra pubblico, privato e non-profit, è possibile sviluppare nuove pratiche di economia condivisa e innovativa che favoriscano un maggior senso di comunità mediante la compartecipazione di tutti i soggetti di un territorio e una crescita sostenibile che miri ad un benessere diffuso
L'IMPIEGO DEI SEMI DI PISELLO ESPANSI (Pisum sativum L.) NELL'ALIMENTAZIONE DEL CONIGLIO DA CARNE
Molecular features of protein and starch in African rice relate to their processing behavior
Research and development interventions in the African rice sector mainly focused on increasing farm-level production, whereas little attention was paid to processing and quality enhancement issues, which play major roles in the definition of the value of rice and rice-derived product.
The aim of this study was to investigate the starch and protein properties of rice varieties popularly cultivated in Africa in order to identify which varieties could be most suitable for the development of various specific food products. These products may include pasta, pasta-like products, and a large variety of ready-to-eat rice-based foods. For this reason a number of African varieties and species representative of various locales and produced in commercially significative amounts were selected also according to distinctive physical and chemical parameteres.
Starch properties and protein content in individual samples were characterized by standard chemical methods. In selected cases, structural organization of starch was investigated by measuring susceptibility to selective enzymatic activities [1]. Viscoamilography was used to investigate the possible relationships between structural features and the pasting behavior of starch [2]. Information on the protein pattern in selected varieties was gathered by electrophoresis, whereas the accessibility of specific residues and of specific regions that may be involved in determining the properties of products was addressed by appropriate reagents and spectroscopic approaches [3].
The approaches presented here seem able to provide useful insights as for the intrinsic structural characteristics of starch and proteinsin various African rice varieties. Further studies will verify whether this information will be able to define proper processing and the possible end uses of some of the materials investigated here.
This work was supported by the “New Products“ Project from the Global Rice Science Partnership (GRiSP).
References
[1] Barbiroli A, Bonomi F, Casiraghi MC, Iametti S, Pagani MA, Marti A (2013). Process conditions affect starch structure and its interactions with proteins in rice pasta. Carbohyd. Polym. 92, 1865–1872.
[2] Marti A, Seetharaman K, Pagani MA (2010). Rice-based pasta: a comparison between conventional pasta-making and extrusion- cooking. J. Cereal Sci., 52, 3, 404-409.
[3] Bonomi F, D’Egidio M G Iametti S, Marengo M, Marti A, Pagani MA, Ragg EM (2012). Structure–quality relationship in commercial pasta: A molecular glimpse. Food Chem. 135, 348–355
Government-Third Sector Relations and The Triple Helix Approach: Patterns in The Italian Social Innovation Ecosystem
Immigrazione e integrazione sociale : scuola e lavoro
La ricerca sugli aspetti psicosociali dell’immigrazione nei contesti lavorativo e scolastico è stata svolta nel 1999 nell’ambito del progetto Miur (Ministero Istruzione Università Ricerca). La ricerca è stata realizzata sulla base di quattro modelli teorici di riferimento:
• la teoria del Sé;
• le teorie dell’attribuzione;
• le teorie delle dinamiche di gruppo e di intergruppo;
• la dinamica dell’interazione intergenerazionale tra gruppi.
L’Unità di ricerca dell’Università degli Studi di Milano da me coordinata ha studiato la percezione che gli italiani hanno dell’immigrato marocchino nel proprio gruppo aziendale.
Nella ricerca lo studio delle reciproche attribuzioni è stato condotto in un contesto strutturato e formale, quello lavorativo aziendale e nel contesto “famiglia dell’immigrato”, ove i ricercatori hanno fruito della “mediazione culturale” del bambino, figlio dell’immigrato lavoratore, secondo una innovativa metodologia di ricerca.
La microsocietà azienda genera modificazione dell’identità sociale del marocchino immigrato, costringendolo ad un processo di comprensione delle dinamiche intragruppo ed intergruppo esistenti in azienda.
Allo stesso tempo l’immigrato va a modificare l’interazione tra i gruppi di lavoro in azienda stimolando a una migliore definizione della cultura del lavoro nel paese ospitante, che tenga conto delle nuove variabili intervenienti.
La realtà aziendale considerata è la piccola e media impresa italiana (28 imprese industriali della provincia di Milano, Lecco, Brescia e Bergamo).
I lavoratori immigrati sono marocchini, per la maggior presenza di questi lavoratori nella realtà lombarda nel 1999.
Sono state effettuate in azienda 64 interviste ad un campione di soggetti (imprenditori, dirigenti, operai) equamente distribuito in funzione del ruolo e dell’età.
Per un confronto della percezione sociale dell’immigrato marocchino in azienda sono stati, poi, realizzati cinque piccoli gruppi di discussione intergenerazionali composti da imprenditori, dirigenti, operai.
La percezione sociale del lavoratore marocchino risulta essere caratterizzata da tre principali attribuzioni, registrate in ordine gerarchico:
• lavoratore dipendente “di ripiego”;
• immigrato;
• marocchino.
Le principali caratteristiche attribuite al lavoratore marocchino in azienda sono: astuzia, furbizia, intelligenza e non adattabilità al lavoro dipendente.
Solo i lavoratori con figli sono percepiti come affidabili e più “stabili”, perché interessati all’integrazione sociale dei propri figli nel territorio italiano.
Nelle aziende con più lunga esperienza di presenza di immigrati si registrano processi di integrazione interculturale stimolati da dinamiche intergenerazionali: un patto generazionale tra italiani adulti e anziani ed immigrati giovani salda i rapporti all’interno dell’impresa.
Le interviste ai lavoratori marocchini sono state realizzate in famiglia con la mediazione dell’insegnante dei figli in età scolare.
Tale modalità ha garantito un “clima di fiducia” e di collaborazione: il bambino (alunno dell’insegnante), in qualità di “traduttore”, è stato un facilitatore dell’interazione multietnica.
La relazione intergruppo lavoratori marocchini - italiani è caratterizzata da mera compresenza nei tempi e luoghi aziendali, senza vere e proprie interazioni sociali.
I dati di ricerca evidenziano la possibilità di relativizzare le categorie e gli stereotipi, stimolando nuove modalità di interazione e di integrazione sociale (A. Albanese, 1998, 2000, 2001, 2002).
La ricerca evidenzia il ruolo del bambino/scolaro quale agente di cambiamento e l’importanza della collaborazione tra scuola - impresa - università per un graduale passaggio dall’assistenza all’interazione all’integrazione sociale dell’immigrato.
I dati di ricerca sono stati oggetto di un Seminario di studio presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano a oggetto di forum Internet (dialogo tra imprenditori, dirigenti, studenti, insegnanti sul tema dell’immigrazione), stimolando nuove progettazioni e connessioni tra ricerca - formazione - progettualità
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