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    La gran belleza: El diario de Guido Boggiani

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    La reciente publicación del diario perdido del viajero, artista y etnólogo italiano Guido Boggiani (1861-1902) permite aclarar algunos puntos oscuros de su biografía, reconstruir el contexto de producción de sus célebres imágenes fotográficas de los pueblos nativos sudamericanos, y también matizar la idea romántica de que su fascinación antropológica por el mundo indígena surgió repentinamente de la nada.Fil: Villar, Diego. Consejo Nacional de Investigaciones Científicas y Técnicas; Argentina. Pontificia Universidad Católica Argentina "Santa María de los Buenos Aires"; Argentin

    El diario perdido de Guido Boggiani

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    Il libro consiste nell’edizione commentata e preceduta da una serie di saggi sui diari inediti che Guido Boggiani scrisse durante i suoi viaggi in Argentina, Paraguay e Brasile tra il febbraio 1888 e l’aprile del 1892. Boggiani fu un pittore, fotografo, etnografo ed etnologo italiano. Nel 1877, a 17 anni iniziò a studiare pittura con Filippo Carcano – padre del naturalismo lombardo – e a partire dal 1881 comincerà una promettente carriera artistica: ebbe il premio Principe Umberto e fu nominato membro dell’Accademia di Brera, i suoi quadri furono esposti in importante musei e gallerie di Roma, Milano, Firenze, Torino, Venezia e Brera. In quegli anni si trasferisce dalla natia Omegna a Roma, dove si legò ad ambienti artistici e frequentò l’alta società romana. Nel 1887 lascia la sua vita di artista italiano e parte per l'Argentina con l’intenzione di dipingere paesaggi sudamericani, vendere i suoi quadri ed esplorare le opportunità commerciali tra l’Argentina e l’Italia. Il diario: Il manoscritto comincia dal folio 13, datato febbraio 1888 con Boggiani in viaggio attraverso la Pampa e la Patagonia settentrionale in compagnia di un colonnello dell'esercito argentino. Le prime 12 pagine, che probabilmente descrivevano la traversata dell'Atlantico e l’arrivo Buenos Aires, sono andate perdute. Lì si dedicò alla caccia, alla pittura e a scattare fotografie in un viaggio che lo avrebbe portato a Carmen de Patagones, Choele-Choel, Viedma, San Blas Bay, Black Dead, Junin e Bahia Blanca, tra gli altri luoghi. Di ritorno, nel mese di luglio, si fermò per due mesi a Buenos Aires, dove conobbe gli esponenti di spicco della comunità italiana (tra cui Anzani Canzio, nipote di Garibaldi). Il 6 settembre si imbarcò a Asuncion, e il diario descrive in dettaglio la lenta ascesa del fiume Paranà e tutte le sue fermate. Tornò a Buenos Aires alla fine di ottobre per fare ritorno ad Asunción a fine novembre e qui nuovamente, Boggiani descrive in dettaglio il viaggio. Da lì sarebbe partito per intraprendere un viaggio attraverso il fiume Paraguay, per giungere a Puerto Casado, il centro della monumentale impresa taninera “Compañía Casado” (folio 107). Da allora Boggiani inizia ad essere interessato a temi di arte indigena ed etnologia. Rimarrà quattro mesi in questa regione, installato a Puerto Casado e facendo brevi spedizioni in diversi “porti” dell’ Alto Paraguay (Puerto Pacheco, Puerto San Jose, Peña Hermosa, Fuerte Olimpo, tra gli altri). Dedicava parte del suo tempo a scattare fotografie e “comporre le immagini” sul paesaggio e nelle “tolderie” indigene guaná, sanapaná e angaité, e seguendo l'esempio dell’esploratore spagnolo Jean de Comminges, che aveva conosciuto in barca- inizia a prendere appunti dei loro vocabolari e sulla loro vita sociale. Il 18 Maggio 1889 inizia il suo ritorno verso Asunción, con l'intenzione di tornare a Buenos Aires; conosce un mercante che lo invitò a unirsi in una attività di commercio in Alto Paraguay, con basi a Fuerte Olimpo e Bahia Negra, nel territorio degli indigeni Chamacoco. Fu allora che Boggiani comincia un periodo di viaggi tra Asunción e l’alto Paraguay, durante i quali lavorerà in modo permanente e sempre circondato da Chamacoco. L'ultima parte del diario (pagine 175-276) si occupano della spedizione verso il territorio caduveo del fiume Nabileque nel Mato Grosso in Brasile (tra il gennaio e l’aprile 1892). Queste pagine costituiscono, seppur con alterazioni multiple, aggiunte e omissioni – la base della sua opera etnografica più conosciuta: Viaggi d'un artista meridionale nell'America (Roma, 1895). Il diario viene interrotto alla fine di questa spedizione

    Immigration italienne et littérature luxembourgeoise

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    International audienceDans cet article, Joseph Boggiani propose de suivre l’écrivain luxembourgeois Jean Portante, dans sa recherche - à la fois thématique et formelle, de son identité de fils d’ouvriers italiens dans l’univers de la sidérurgie luxembourgeoise. Au fil des générations et de la mémoire, se pose et se résout le problème de la double appartenance et du conflit des cultures

    Folder A Jornada Fotográfica de Guido Boggiani

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    Folder informativo da Exposição "A Jornada Fotográfica de Guido Boggiani".Museu de Arqueologia e Etnologia/UFB

    Charles Maunoir ; Thomas Wilson ; Guido Boggiani

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    Charles Maunoir ; Thomas Wilson ; Guido Boggiani. In: Journal de la Société des Américanistes. Nouvelle Série. Tome 1 n°1, 1903. pp. 103-106

    Charles Maunoir ; Thomas Wilson ; Guido Boggiani

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    Charles Maunoir ; Thomas Wilson ; Guido Boggiani. In: Journal de la Société des Américanistes. Nouvelle Série. Tome 1 n°1, 1903. pp. 103-106

    Guido Boggiani (1861-1802) and Chaco’s Indigenous: a Bio-Bibliography

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    The Piedmontese Guido Boggiani (1861-1902) cultivated painting and ethnography. He left behind appreciated publications on the places, languages and customs of the indigenous people of Gran Chaco (above all Chamacocos and Caduveos), in the Río de la Plata basin. He was a friend of Gabriele d’Annunzio, who saw in him a new Ulysses and dedicated many verses to him in the poem Maja. To document his travels, Boggiani combined painting with the then new technique of photography, creating an irreplaceable ethnographic iconography. He travelled in the vast region of Gran Chaco and always had good relations with the natives: however, on one of his trips he was killed in circumstances that have never been clarified. In 2024 Verbania – a town near Omegna, Boggiani’s hometown – dedicated a large commemorative exhibition to him.Il piemontese Guido Boggiani (1861-1902) coltivò la pittura e l’etnografia. Lasciò apprezzate pubblicazioni sui luoghi, sulle lingue e sui costumi degli indigeni (soprattutto Chamacoco e Caduvei) del Gran Chaco, nel bacino del Río de la Plata. Fu amico di Gabriele d’Annunzio, che vide in lui un novello Ulisse e gli dedicò molti versi nel poema Maja. Boggiani, per documentare i suoi viaggi, alla pittura affiancò l’allora nuova tecnica della fotografia, creando un’iconografia etnografia insostituibile. Viaggiò nella vasta regione del Gran Chaco ed ebbe sempre buoni rapporti con gli indigeni: però in uno dei suoi viaggi venne ucciso in circostanze che non furono mai chiarite. Nel 2024 Verbania – cittadina vicina a Omegna, città natale di Boggiani – gli dedicò una vasta mostra commemorativa
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