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Introduction
In the last three decades, more or less, ethnography, that was long thought to be simple, turned into a complicated concept. At least for anthropologists, as is clearly demonstrated by the dense reflection and the vivid discussion that emerged about ethnography inside the anthropological academic community. Ethnographic practice, ethnographic theory, and ethnographic writing are not at all an easy and epistemologically plain activity. The Introduction aims to underline the common line of this edited volume that ethnography is strongly connected with a sophisticated theoretical reflection and strongly linked with cultural and social anthropology. Outside this frame, ethnography is nothing, and worthless are also the forms of knowledge one may expect to obtain by a naive use of a so-called “ethnographic method.
Dennis and Barbara Tedlock: The Dialogic Turn in Anthropology
The chapter discusses three main aspects of Barbara Tedlock’s and Dennis Tedlock’s anthropological reflection. Poetics. According to Barbara ad Dennis Tedlock, every act of speech, writing or doing has a poetic dimension. They discuss how the categories of a poetics based in Western literacy tradition require extensive revaluation in order to improve our comprehension of native arts. Participation. Barbara Tedlock created the concept of “Observation of participation.” During participant observation ethnographers attempt to be both emotionally engaged participants and coolly dispassionate observers. In the observation of participation, ethnographers both experience and observe their own and others’ coparticipation within the ethnographic encounter. Translation. Translation is the main topic of Barbara and Dennis Tedlock’s reflection. They proposed the concept of “dialogical anthropology”—an important epistemological paradigm shift. Theoretical and methodological implications of this shift will be analyzed in the chapter—also with regard to the contemporary discussion of the consequences of thinking anthropology as dialogue
“Ethnography in France”: Ethnographic Practices and Theories in Marcel Griaule Between the Empirical and Rhetorical
The chapter explores how ethnography in France—a relatively neglected scholarly practice till the late twenties—developed and was actually practiced and conceptualized during the two world wars up to the late fifties, when Marcel Griaule published his now classic Méthode de l’Ethnographie (1957), the first ethnographic handbook available in French. The chapter highlights how the idea of ethnography of Marcel Griaule was really variable and contingent, going from a documentary ethnography, to a semi dialogical and exegetical ethnography—as it emerges from the famous Conversation with Ogotemmeli—, to a new redefinition of ethnography as judiciary inquiry, as it was strongly expressed in Méthode. corresponds to the ADI-ARfD for the general population. The establishment of limit values according to this strategy allows performing risk assessment in the pesticide workers and in the general population by exploiting the capability of modern analytical approaches to the targeted measurement of trace chemicals in biological specimens
Introduzione
L’introduzione all’edizione critica del testo di Ruth Finnegan spiega la specificità del paradigma dell’”interconnessione ” proposto dall’antropologa. La comunicazione umana da un lato ha un forte radicamento nel biologico (che la rende simile per molti aspetti alla comunicazione animale), dall’altro è estremamente variabile, in base ai contesti socio-culturali, alle situazioni, agli individui coinvolti. Ha un potere fortemente performativo e creativo, basato sulla multimodalità dell’interazione umana, in cui entrano in sinergia odori, suoni, il tatto, gli sguardi, i movimenti, gli oggetti materiali e le attività incorporate
La responsabilità di esser-ci : I dilemmi etici della ricerca in antropologia applicata
La dimensione etica assume una centralità ineludibile in antropologia applicata, ambito in cui costituisce l’ossatura stessa della ricerca:
- nella decisione, definizione e costruzione dell’oggetto di studio;
- nelle diverse modalità di fare ricerca, di accedere e partecipare alla vita delle comunità e di rapportarsi agli interlocutori sul campo;
- nella gestione dei conflitti e dei molteplici condizionamenti esterni, politici ed economici;
- nella restituzione dei dati attraverso la scelta di temi, linguaggi, strategie testuali.
In tutte queste fasi la posizione del ricercatore, ben lontano dall’essere oggettiva, neutra, ovvia, è sempre il prodotto di un’intenzionalità conoscitiva – fatta di pre-comprensioni, aspettative, pregiudizi, investimenti personali e professionali – carica di implicazioni etiche, non sempre facilmente prevedibili e controllabili. In quanto tale l’essere sul campo è sempre un essere compromessi ed essere esposti e la sua restituzione attraverso la scrittura un atto politico forte. Quella che varia però è la consapevolezza e l’attenzione rivolta alle condizioni grazie alle quali la descrizione dell’oggetto di studio diventa possibile e quindi la sensibilità alla qualità della relazione che riusciamo a instaurare sul campo, alla responsabilità di esser-ci, così come la capacità di rendere i lettori – i destinatari – partecipi di questo complicato intreccio di fattori. Stimolare questa sensibilità e questa capacità è uno degli obiettivi che si prefiggono i contributi di questo numero
Come nel gioco della palla che scotta. Riflessioni a margine di un progetto sulla responsabilità educativa
L’articolo discute un progetto di antropologia applicata svoltosi in un circolo didattico di una scuola italiana a partire dall’anno scolastico 2018/2019 avente come oggetto la sperimentazione di un nuovo modo di gestire le tradizionali udienze o colloqui scuola-famiglia. Esso si presenta come la restituzione di un progetto di ricerca interrotto, la riflessione critica su di esso e al tempo stesso come un’interrogazione sul ruolo della ricerca applicata nei contesti educativi. In particolare viene indagata la scuola in un’ottica di “luogo di sperimentazione di se stessi” e osservata la reazione degli studenti, investiti di un ruolo di maggior responsabilità del proprio apprendimento, degli insegnanti e dei genitori, a cui viene richiesta una modalità differente di interazione. A questo si aggiungono le impressioni delle ricercatrici che provano ad inserirsi nel tessuto scolastico italianoThe article discusses an applied anthropology project held in a school whose
object is the experimentation of a new way of managing traditional Parents’ Day. It
presents the return of a failed research project, the critical reflection on it and at the
same time as a questioning of the role of applied research in educational context
Comprendimi, motivami, appassionami. Riflessioni sulle aspettative degli studenti nei confronti dei docenti della scuola secondaria di secondo grado
Il presente articolo propone alcune riflessioni a partire da un’analisi di alcune rappresentazioni culturali di docenti e studenti delle scuole secondarie di secondo grado, mettendo in dialogo le aspettative degli uni e degli altri sui reciproci ruoli.
In particolare, l’articolo riflette sulla mancata condivisione di alcuni presupposti fondamentali alla base della relazione educativa, interrogandosi, e interrogando, sulle motivazioni.This paper proposes some comments starting from the analysis of high school students’ and teachers’ cultural representation regarding their respective roles. Specifically, the focus is on the non-sharing of some crucial assumptions underlying the educational relation, questioning on the motivations
Conversazione con Angela Biscaldi
Intervista a Angela Biscaldi sull'applicazione dell'antropologia culturale e sociale in ambito socio-educativ
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