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[Recensione di] Stefano Pivato, Storia sociale della bicicletta, Bologna, Il Mulino, 2019, 251 págs, ISBN 978-88-15-28521-8
Stefano Pivato, Storia sociale della bicicletta, Bologna, Il Mulino, 2019, 251 págs, ISBN 978-88-15-28521-8Stefano Pivato, Storia sociale della bicicletta, Bologna, Il Mulino, 2019, 251 págs, ISBN 978-88-15-28521-
Stefano Pivato, Storia sociale della bicicletta
« Traverso le viti di una bicicletta si può anche scrivere la storia d’Italia ». Con questa citazione di Gianni Brera – uno dei più grandi cantori del ciclismo e dello sport in Italia – si apre Storia sociale della bicicletta di Stefano Pivato. Le 251 pagine del volume, organizzato in dieci capitoli tematici, dimostrano che Brera aveva pienamente ragione, e che davvero attraverso la storia della due ruote è possibile ricostruire la storia dell’Italia e degl..
[Recensione a] Paul Dietschy-Stefano Pivato, Storia dello sport in Italia, Bologna, Il Mulino, 2019
RECENSIONE: Aldo AGOSTI, Giovanni DE LUNA, Juventus. Storia di una passione italiana. Dalle origini ai giorni nostri, Milano, DeA Planeta Libri-UTET, 2019, 368 pp.
The “American Way of Mobility”. The influence of the American model on traffic and mobility planning in Italy (1920-1960)
Tra le due guerre in Italia si comincia a parlare di pianificazione della mobilità e del traffico, all’interno del più vasto tema della pianificazione urbana, e lo si fa guardando soprattutto al modello americano. È quello infatti il momento in cui si realizza un vero e proprio capovolgimento di equilibri nella cultura di pianificazione urbanistica tra Europa e Stati Uniti, con questi ultimi che divengono il modello da seguire. Un esempio tipico di questa “importazione” è quello della gerarchizzazione degli utenti della strada, che porta a escludere gli utenti più deboli (pedoni e ciclisti) a favore dell’automobile. Nel secondo dopoguerra queste tendenze vengono accentuate, perché la motorizzazione di massa, e la sua cornice infrastrutturale, divengono parte integrante dell’american way of life. Il contributo si propone di identificare i momenti e le dinamiche più significativi dell’interazione tra Italia e Stati Uniti nello scambio del modello di pianificazione della mobilità, al fine di evidenziare se l’adozione del modello di mobilità americano, e di conseguenza del modello infrastrutturale per la mobilità, può essere ritenuta una forma di subalternità culturale.Mobility and traffic planning was an issue first tackled in Italy between the two major world conflicts as part of the broader theme of urban organization and with especial attention to the American model. It is in this moment that a significant change in the balance of urban planning culture takes place between Europe and the United States, with the latter becoming the model of reference. A typical example of this “importation” can be seen in the hierarchization of road users, a process that led to the exclusion of the weaker ones (pedestrians and bicyclists) in favor of the car. Following the Second World War, these tendencies are accentuated further as mass motorization, and its infrastructural frame, become an integral part of that ‘American way of life’. The present contribution aims to identify the most significant moments of this process as well as the dynamics stemming from the interaction between Italy and the United States in the exchange of the mobility planning model, in order to verify if the adoption of the American system, and consequently its infrastructural model for mobility, can be considered as a form of cultural subordination
Bicicletta e storia d’Italia (1870-1945). La modernizzazione su due ruote
Da quando la bicicletta fece la sua comparsa nelle strade italiane, negli anni Settanta dell’Ottocento, le sue vicende incrociarono quelle della modernizzazione della società. Partendo da questa premessa, il contributo vuole rileggere alcune delle tappe più importanti della vicenda storica nazionale attraverso la storia della due ruote. Una storia di successo, quella della bicicletta come mezzo di trasporto, come strumento di loisir, come fenomeno sportivo. Ma anche la storia di una lunga, combattuta e non sempre vittoriosa battaglia per la conquista dello spazio pubblico, in una contesa che non ha riguardato solamente il pedone, la bicicletta o l’automobile, ma ha chiamato in causa, di volta in volta, visioni diverse dello sviluppo, del progresso, della democratizzazione, del quadro culturale e valoriale di riferimento del percorso di costruzione dell’identità italiana
La nascita della Toscana “ciclistica”. Dagli esordi alla Grande guerra
Il contributo ricostruisce le vicende della nascita del ciclismo – primo sport moderno – in Toscana, dalla comparsa delle prime rudimentali biciclette fino all’istituzionalizzazione del ciclismo sportivo a livello locale e nazionale. Nel 1870 nasce a Firenze (in quel momento capitale d’Italia) il primo Veloce club italiano. Da quel momento la Toscana si afferma come terra di ciclismo e di ciclisti. Il contributo ne ricostruisce le vicende fino alla Grande Guerra, mostrandone la progressiva diffusione sul territorio regionale e le modalità con cui tali vicende si intrecciano con quelle della modernizzazione sociale, politica ed economica a cavallo tra Otto e NovecentoThe aim of this research is to reconstruct the events of the birth of cycling - the first modern sport - in Tuscany, from the appearance of the first rudimentary bicycles to the institutionalization of sports cycling at a local and national level. In 1870 the first Italian Veloce club was born in Florence (at that time the capital of Italy). Since then, Tuscany has established itself as a land of cycling and cyclists. The contribution reconstructs the events up to the Great War, showing the progressive diffusion of the cycling on the regional territory and the ways in which these events are intertwined with those of the social, political and economic modernization at the turn of the nineteenth and twentieth centurie
Questione ambientale e paesaggio: i “tabù” della politica infrastrutturale. Voci critiche negli anni del miracolo economico
Ogni modello di mobilità porta con sé delle criticità ambientali: i progressi nella mobilità rappresentano un superamento di alcuni ostacoli, ma al contempo ne creano altri. La questione, se si pone con evidenza già con la prima infrastrutturazione legata alla costruzione delle vie ferrate nell’Italia post-unitaria, e si delinea poi con l’ampliamento della rete stradale negli anni tra le due guerre, assume tuttavia contorni più precisi nel secondo dopoguerra. Alla luce di questa nuova consapevolezza anche il dibattito sulle infrastrutture ha conosciuto un ampliamento di prospettiva, dove all’approccio dominato dall’idea del progresso tecnologico e del diritto alla mobilità a ogni costo se ne è affiancato un altro che ha aggiunto al dibattito temi quali la sostenibilità, la tutela del paesaggio e, in ultima analisi, l’idea di progresso come benessere sociale. Il saggio affronta queste tematiche ricostruendo il dibattito – animato da specialisti del settore ma anche da nuovi soggetti della scena culturale italiana, quali “Italia Nostra” – che ha portato alla formazione di una nuova consapevolezza delle ricadute ambientali delle strutture materiali della mobilità.Every mobility model brings with it environmental issues: progress in mobility means overcoming some obstacles while at the same time creating others. While this matter is already present in the first infrastructure related to the construction of railways in post-unitary Italy, and is then outlined with the expansion of the road network in the years between the two World Wars, it nevertheless takes on more precise contours after the Second World War. In the light of this new awareness, the debate on infrastructure has seen an expansion of perspective, from the approach dominated by the idea of technological progress and the right to mobility at all costs, to another approach which has added to the debate topics such as sustainability, landscape protection and, ultimately, the idea of progress as social well-being. The essay addresses these issues by reconstructing the debate - animated by specialists in the sector but also by new subjects on the Italian cultural scene, such as the association "Italia Nostra" - which has led to the formation of a new awareness of the environmental effects of the material structures of mobility
Recensione a Patrizia Gabrielli (ed), Elette ed eletti. Rappresentanza e rappresentazioni di genere nell'Italia Repubblicana, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2020
Recensione a S. Pivato, Sia lodato Bartali. Il mito di un eroe del Novecento, Roma, Castelvecchi, 2018
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