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Allegro non troppo. Bruno Bozzetto's Animated Music
Allegro non troppo is the third full-length feature by the Italian director and animator Bruno Bozzetto. The film pretends to be a parody of Walt Disney’s Fantasia, as it reproduces its structure and sets up an audiovisual dialogue between classical music and animation; it is actually one of the most original Italian animated films, and one of the peak achievements in Bozzetto’s career.
The book is divided into two parts. The first one deals with Allegro non troppo from a general point of view. It provides a biography of Bruno Bozzetto; an introduction to his works and aesthetics; a description of Allegro non troppo as a whole; context information about society and culture in Italy during the 1970s; a reconstruction of the animation production; a comparison between Allegro non troppo and Walt Disney’s Fantasia; an exploration of discarded episodes.
The second section is more analytical and approaches the several episodes of Allegro non Troppo in separate chapters. Each chapter is subdivided into a description of the short film, followed by “program notes”, that is to say a look into some historical details on the musical repertoire and an audiovisual analysis of the episode, that comments upon the expressive effects of the interactions between the musical choices and the animation aesthetics.
Bozzetto’s own recollections, archives and expertise are among the sources of this book. The author extensively interviewed the director over one year, while getting in contact with former members of the animation department and production crew of the film
Accanto allo schermo. Il repertorio musicale de Le Giornate del Cinema Muto.
La tesi di dottorato utilizza queste considerazioni come premessa per ricostruire e studiare una collezione particolare e circoscritta di musica per il cinema muto: il repertorio di partiture eseguite al Festival internazionale Le Giornate del Cinema Muto, dal 1982 al 2010. L’accuratezza filologica dimostrata da tale Festival nella presentazione e nella divulgazione delle pratiche musicali del muto offre infatti una solida base per studi di questo genere. Inoltre, Le Giornate del Cinema Muto hanno già espresso, nel 2009, l’intenzione di fondare concretamente un archivio come quello sopra descritto, in seguito ad un suggerimento da me avanzato nel corso del XI Collegium di studi organizzato dalla manifestazione.
La tesi è divisa in due parti. La prima include un capitolo introduttivo, dove vengono discussi problemi riguardanti la conservazione archivistica delle fonti musicali pertinenti alla musica per il muto; dopodiché, un primo capitolo tratta della storia della musica per il muto, scegliendo un approccio non lineare guidato dallo sviluppo delle pratiche musicali, e non da una consequenzialità cronologica; infine, la prima parte si conclude con un capitolo descrivente l’estetica della musica per il muto, nel quale si offre una rassegna della letteratura sull’argomento ed una descrizione delle strategie audiovisive utilizzate dai compositori.
La seconda parte presenta il repertorio della musica che è stata eseguita a Le Giornate del Cinema Muto sulla base di partiture scritte. Si tratta di un elenco di 115 film, coprente la 29 edizioni del Festival e completo di informazioni filmografiche. Ogni scheda di film è accompagnata da una breve analisi delle principali strategie audiovisive.
Le fonti di questa ricerca sono principalmente le registrazioni audiovisive delle proiezioni a Le Giornate del Cinema Muto conservate presso La Cineteca del Friuli, Gemona. Altri dettagli si sono ottenuti tramite conversazioni (di persona o tramite email) con alcuni degli autori delle musiche: Gillian B. Anderson, Neil Brand, Günter A. Buchwald, Philip Carli, Antonio Coppola, Berndt Heller, Stephen Horne, Maud Nelissen, Donald Sosin e Gabriel Thibaudeau
Le stelle dei desideri. Cielo notturno, inquinamento luminoso e fotorealismo tra astrofotografia, cinema e animazione: uno sguardo ecocritico
Il cielo stellato ha un ruolo speciale nella cultura visiva contemporanea, specie da quando l’animazione fotorealistica ne ha enfatizzato la raffigurazione per stimolare desideri ed emozioni, in linea con le estetiche del CGI sublime (Trifonova 2018, 75) e del cosmological sublime (Goodwin 2018, 153-163). Il cielo notturno fotorealistico è allora spesso strumento di meraviglia o soggezione, sia che appaia fugacemente—come nel finale di Titanic (1997), sulla cui versione 3D (2012) James Cameron intervenne in digitale per ottenere stelle più verosimili—, sia che abbia centralità narrativa, come in Don’t Look Up di Adam McKay (2021) o nei film animati di Makoto Shinkai, tra cui Your Name (2016).
Questa estetica sembra figlia di certe tendenze spettacolari dell’astrofotografia, consolidatesi dagli anni Ottanta grazie a David Malin; il presunto realismo esclude però una questione ecologica essenziale, ossia l’inquinamento luminoso, noto sin dal 1930 (Gelder 2018, 2), ma ignorato dall’iconografia fotorealistica della volta celeste, che sconfina così nel fascino artificioso del cosiddetto ecoporn fotografico (Millet in Ulman 2016, 28).
Il saggio studia le rappresentazioni fotorealistiche del cielo stellato e i relativi scambi tra fotografia, cinema e animazione, offrendo una lettura ecocritica sull’inquinamento luminoso e considerando anche come il repertorio audiovisivo e fotografico in esame aiuti comunque a perpetuare positivamente i valori estetici e culturali di un panorama naturale sempre meno visibile.
The night sky has a key role in contemporary visual culture, especially by means of the emphatic photorealism of digital animation, which fosters wishes and emotions in the aesthetic framework of the CGI sublime (Trifonova 2018, 75) and of the cosmological sublime (Goodwin 2018, 153-163). The photorealistic starry sky is thus often an instrument of marvel or awe, be it a background with little screen time —as in the Titanic (1997) finale, later revised by James Cameron in the 2012 3D version, to make the stars look truer to reality— or a primary narrative item, as in Don’t Look Up by Adam McKay (2021) o in the animated films by Makoto Shinkai, like Your Name (2016).
Such aesthetics seems a consequence of a spectacular trend in astrophotography instated in the 1980s by David Malin. Notwithstanding its supposed realism, this approach left out a major ecological issue: light pollution, a matter known since the 1930s (Gelder 2018, 2), but mostly ignored by the new iconography of the night sky, in an attitude which might be likened to the so-called photographic ecoporn (Millet in Ulman 2016, 28).
The essay studies the photorealistic renderings of the night sky and the pertinent cross-pollinations between photography, cinema and animation, while advancing an ecocritical reading about light pollution, and discussing how the audiovisual and photographic repertory at issue might nonetheless positively perpetuate the aesthetic and cultural value of this natural spectacle, which is getting increasingly hard to access
«Oh... Musica moderna!». Hollywood, satira e ‘modernismo’ nella musica di Giuseppe Piazzi per I fratelli Dinamite
“Le fasi della ‘Luna’. I colori ritrovati e le nuove sonorità di Le voyage dans la Lune di Georges Méliès”
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