306,112 research outputs found

    Due saggi di estetica

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    Traduzione e introduzione di due saggi importanti di estetica scritti da Victor Basch, il primo docente di estetica della Sorbona

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    University of California Press eScholarship editions

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    Divorce has become one of the most widely discussed issues in America. In this innovative exploration of the phenomenon of divorce in American society, Norma Basch uses a variety of analytic perspectives to enrich our understanding of the meaning of divorce during the formative years of both the nation and its law, roughly 1770 to 1870. She provides a fascinating, thoughtful look at divorce as a legal action, as an individual experience, and as a cultural symbol in its era of institutionalization and traces the powerful legacy of the first American divorce experiences for us today.Using a unique methodology, Basch fragments her story into three discrete but chronologically overlapping perspectives. In Part I, "Rules," she analyzes the changing legal and legislative aspects of divorce and the public response to them. Part II, "Mediations," focuses on individual cases and presents a close-up analysis of the way ordinary women and men tested the law in the courts. And Part III, "Representations," charts the spiraling imagery of divorce through various fiction and non-fiction narratives that made their way into American popular culture during the nineteenth century.The composite picture that emerges in Framing American Divorce is a vividly untidy one that exposes the gulf between legal and moral abstractions and everyday practices. Divorce, Basch argues, was always a focal point of conflict between the autonomy of women and the authority of men. Tracing the legal, social, and cultural experience of divorce allows Basch to provide a searching exploration of the limits of nineteenth-century ideals of domesticity, romantic love, and marriage, and their legacy for us today. She brings her findings up-to-date with a provocative discussion of the current debate over fault or no-fault divorce

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

    Melt-rock interactions in the oceanic lithosphere: microstructural and petro-geochemical constraints from ophiolites

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    I processi di interazione fuso-roccia rappresentano processi chiave nella formazione ed evoluzione chimica della crosta oceanica, come mostrato da diverse evidenze: (1) lo studio delle zonature chimiche e delle inclusioni fluide in fenocristalli in lave (Lissenberg et al., 2013; Laubier et al., 2014; Coumans et al., 2016), (2) “trends” composizionali peculiari, osservati in basalti di dorsale medio-oceaniche (MORBs), non consistenti con processi di pura cristallizzazione frazionata (Collier & Kelemen, 2010; Van den Bleeken et al., 2010, 2011; Paquet et al., 2016), (3) troctoliti arricchite in olivina descritte nei livelli più profondi della crosta oceanica, le quali vengono ritenute rappresentare il prodotto ‘ibrido’ di reazione tra duniti, originariamente localizzate nel limite mantello-ctosta, e magmi MORB percolanti che dissolvono olivina e cristallizzano plagioclasio e clinopirosseno (Suhr et al., 2008; Drouin et al., 2010; Renna & Tribuzio, 2011; Higgie & Tommasi, 2012; Sanfilippo et al., 2014; Rampone et al., 2016). Gli studi sopra citati descrivono la formazione di rocce gabbriche ricche in olivina come risultato di processi multipli di interazioni fuso-roccia a spese di scaglie di peridotiti di mantello incorporate alla base della crosta oceanica (Drouin et al., 2010, Sanfilippo & Tribuzio, 2012). Lo studio condotto in questa tesi ha come obiettivo quello di determinare le variazioni strutturali e geochimiche causate dai processi di interazione fusoperidotite in ambienti di transizione mantello-crosta oceanica, processi che causano la formazione di rocce ibride (duniti a plagioclasio, troctoliti, olivin gabbri). Questi processi sono descritti negli ambienti oceanici attuali (Mid-Atlantic Ridge, Southwest Indian Ridge, East Pacific Rise) dove però sono spesso carenti le relazioni strutturali tra i diversi litotipi, dai protoliti di mantello alle rocce gabbriche “ibride”, non permettendo quindi l’osservazione diretta dell’evoluzione microstrutturale e geochimica che accompagna i processi di interazione fuso-roccia. Questo lavoro di tesi e’ stato sviluppato mediante lo studio di peridotiti ed associate rocce gabbriche in tre sequenze ofiolitiche che preservano le relazioni strutturali primarie tra i diversi litotipi, ed in cui studi precedenti hanno documentato processi di interazione fuso/peridotite a diversi livelli litosferici : i) l’unita’ peridotitica Erro-Tobbio (Alpi Liguri; Rampone & Borghini, 2008; Rampone et al., 2016), ii) le peridotiti di Mt.Maggiore (Corsica Alpina, Francia; Rampone et al., 2008), e iii) la zona di transizione in Oman che presenta un layering alternato di livelli dunitici e livelli di olivin gabbri variabilmente evoluti (Koga et al., 2001; Higgie & Tommasi, 2012). Lo studio è stato sviluppato seguendo un approccio multidisciplinare che combina studi di terreno, strutturali (Electron Backscatter Diffraction, EBSD) e di composizione chimica degli elementi maggiori ed in tracce dei minerali (Electron Probe Micro-Analyzer e Laser Ablation Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometer) con l’obiettivo di definire l’origine ibrida o magmatica “sensu strictu” delle rocce gabbriche, e la correlazione tra cambiamenti strutturali e geochimici durante il processo di interazione tra rocce di mantello e fuso, in settings geologici vincolati da chiare evidenze di terreno. Nell’Unità Erro-Tobbio (Alpi Liguri, Italia), le peridotiti di mantello impregnate sono primariamente associate a corpi mafici composti di troctoliti e wehrliti a plagioclasio, entrambi tagliati da dicchi di gabbro tardivi. I corpi troctolitici mostrano un’importante complessità composizionale interna: il corpo principale di troctolite (Troctolite A) è tagliato da una seconda generazione di corpi troctolitici con dimensioni metriche e forma pseudo-tabulare (Troctolite B) (Borghini et al., 2007; Rampone & Borghini, 2008; Rampone et al., 2016). La Troctolite A incassante è caratterizzata da due differenti occorrenze tessiturali di olivina, comprese tra olivine corrose e defornate di taglia millimetrica a centimetrica ed olivine tondeggianti, non deformate e di taglia fine; entrambe le olivine sono incluse in cristalli di plagioclasio e clinopirosseno con forma da interstiziale a poicilitica. La troctolite A mostra inoltre aggregati dunitici di dimensioni da centimetriche a decimetriche, circondati da zone arricchite in plagioclasio. Tali caratteristiche microstrutturali indicano la formazione della troctolite incassante A per impregnazione di una dunite da parte di un fuso sottosaturo in olivina (l’olivina viene corrosa dal plagioclasio interstiziale). L’evoluzione tessiturale durante l’evento di impregnazione è accompagnata da un evidente cambio dell’orientazione preferenziale degli assi cristallografici dell’olivina (CPO), che varia dal caratteristico pattern assiale [100] degli aggregati dunitici a plagioclasio interstiziale (simile al CPO analizzato nelle peridotiti associate) ad un CPO ad orientazione “random” nei campioni arricchiti in plagioclasio dove singoli cristalli di olivina sono inclusi in plagioclasio pecilitico. Quest’ultimo indica la perdita di coesione tra i cristalli di olivina, costituenti la matrice solida, durante l’evento di impregnazione ad elevati rapporti fuso/roccia (Rosenberg & Handy, 2005; Drouin et al., 2010). Le composizioni chimiche dei minerali costituenti la troctolite A mostrano trend evolutivi tipicamente di cristallizzazione “reattiva”, caratterizzati da variabili contenuti in anortite nei plagioclasi a costante contenuto in forsterite nelle olivine della matrice: questo indica che la composizione del fuso viene modificata e tamponata dall’assimilazione di olivina durante il processo d’impregnazione (Borghini et al., 2007; Rampone et al., 2016). I corpi pseudo-tabulari di troctolite B corrispondono ad intrusioni fragile-duttili nella troctolite A preesistente. Il CPO dell’olivina nella troctolite B indica che la sua origine è magmatica e la sua formazione è legata ad un flusso magmatico (orientazione preferenziale della forma dei cristalli; Benn & Allard, 1989; Jousselin et al., 2012). Le troctoliti B sono caratterizzate da estremevariazioni tessiturali, con olivine da dendritiche di dimensioni decimetriche a euedrali di dimensioni inferiori, entrambe incluse in plagioclasio poichilitico. Questa variazione tessiturale è il risultato dell’assimilazione di olivina durante la formazione della troctolite A (percolazione diffusa) ed intrusione della troctolite B, che causa un aumento del grado di raffreddamento del fuso percolante (aumento della temperatura di liquidus del fuso fino a 65°C durante l’assimilazione d’olivina; Faure et al., 2003, 2007; O’Driscoll et al., 2007). Le composizioni dei minerali costituenti la troctolite B sono simili a quelle dei minerali nella troctolite A e indicano che i processi di interazione fusoroccia, che sono responsabili per la dissoluzione di olivina, erano continuamente attivi durante la percolazione focalizzata di fusi. I minerali nelle intrusioni gabbriche che tagliano le peridotiti di mantello ed i corpi troctolitici, mostrano variazioni composizionali consistenti con processi di cristallizzazione frazionataa partire da fusi modificati durante la percolazione reattiva che ha determinato la formazione della troctolite A e troctolite B. I corpi troctolitici dell’Erro-Tobbio registrano quindi una storia evolutiva polifasica legata all’evoluzione termica di questo settore di mantello durante la progressiva esumazione (Borghini et al., 2007; Rampone & Borghini, 2008), dalla percolazione reattiva diffusa e formazione della troctolite incassante A, in aambiente duttile,alla percolazione reattiva focalizzata in ambiente fragile-duttile e formazione della troctolite B, fino alla tardiva intrusione e cristallizzazione frazionata del fuso modificato e formazione dei dicchi gabbrici in ambiente fragile più superficiale. Le peridotiti di Monte Maggiore (Corsica Alpina, Francia) registrano una chiara storia evolutiva di progressiva esumazione litosferica, accompagnata da processi di interazione fusoroccia, da lherzoliti e minori duniti a spinello a litotipi che presentano variabili contenuti in plagioclasio (peridotiti a plagioclasio, troctoliti ricche in olivina e troctoliti) (Rampone et al., 1997, 2008; Muntener & Piccardo, 2003; Piccardo & Guarnieri, 2010).In facies a spinello, la percolazione reattiva di un fuso povero in LREE ha causato la dissoluzione di pirosseni di mantello e la crescita di cristalli d’olivina, fino alla formazione di harzburgiti reattive, e minori corpi di duniti di sostituzione a spinello. Come risultato, aggregati dunitici di dimensioni metriche, caratterizzati da irregolari cristalli di olivina di grandi dimensioni, sono inclusi in harzburgiti a spinello reagite e ricche in olivina (Rampone et al., 1997, 2008; Muntener & Piccardo, 2003; Piccardo & Guarnieri, 2010). L’evoluzione progressiva da lherzoliti a spinello, a harzburgiti fino alla formazione di duniti di sostituzione, è marcata da un cambio del CPO dell’olivina, da un pattern assiale [100] nelle lherzoliti, consistente con deformazione per dislocation creep ad alta temperatura e generalmente descritto in peridotiti di mantello (Tommasi et al., 2000), al pattern assiale [010] del CPO dell’olivina nelle duniti, che tipicamente è interpretato come il risultato di deformazione in presenza di un fuso (Holtzman et al., 2003; Le Roux et al., 2008). La composizione iniziale del fuso di percolazione é consistente con singoli incrementi di fuso prodotti dal 6% di fusione parziale di un mantello depleto (Rampone et al., 1997, 2008). La percolazione reattiva conduce al progressivo arricchimento del fuso in concentrazioni assolute di HREE, mentre preserva la concentrazione povera in LREE (Vernières et al., 1997; Rampone et al., 2008): queste sono consistenti con le composizioni delle olivine analizzate nelle duniti a spinello che sono arricchite in HREE. In facies a plagioclasio, i fusi modificati durante il processo di percolazione (impoveriti in LREE, arricchiti in HREE) impregnano le peridotiti e duniti a spinello, portando alla dissoluzione di olivina e cristallizzazione di plagioclasio e ortopirosseno (+- clinopirosseno) nelle peridotiti (Rampone et al., 1997, 2008; Piccardo & Guarnieri, 2010). Lo stadio di impregnazione è anche osservato nelle duniti a spinello, dove la reazione fuso-roccia porta alla formazione ibrida di troctoliti ricche in olivina e troctoliti successiva alla dissoluzione di olivina e cristallizzazione di plagioclasio interstiziale. La reazione di dissoluzione-precipitazione, che forma le troctoliti ibride, sviluppa variazioni tessiturali progressive correlate con il contenuto modale in olivina (diminuisce durante la reazione). Come dedotto da studi precedenti su troctoliti ibride ricche in olivina formatesi in ambiente oceanico (Suhr et al., 2008; Drouin et al., 2010), le olivine con abito irregolare e di grosse dimensioni costituenti il protolita dunitico sono corrose progressivamente e fragmentate dal fuso reattivo che cristallizza plagioclasio, per finalmente formare le tessiture caratterizzate da numerose olivine tondeggianti incluse in plagioclasio poichilitico. Durante il progressivo processo di impregnazione, si osserva l’aumento di ‘grain number’, il quale è correlato con la diminuzione di ‘grain area’, ‘aspect ratio’ e ‘shape factor’ dei cristalli di olivina. L’evoluzione tessiturale legata all’impregnazione non è accompagnata da chiare variazioni del CPO dell’olivina, quindi indicando che il processo di impregnazione è caratterizzato da bassi rapporti fuso/roccia instantanei. Le composizioni in REE di olivina, plagioclasio e clinopirosseno analizzati nelle troctoliti concordano con un processo di impregnazione associato ad una progressiva chiusura della porosità del sistema (a progressiva diminuzione della massa del fuso), la quale conduce alla cristallizzazione di fuso e, conseguentemente, all’arricchimento in REE nelle fasi cristalline durante gli ultimi incrementi di cristallizzazione (Vernières et al., 1997, Rampone et al., 2008). La cristallizzazione di piccole frazioni di fuso intrappolato sono consistenti con i bassi rapporti fuso/roccia instantanei suggeriti dal fatto che il CPO dell’olivina conserva caratteristiche precedenti la reazione durante il processo di impregnazione. La zona di transizione Moho in Oman è costituita di un layering alternato di duniti (sensu lato; >70 vol% olivina modale) e livelli di olivin gabbri variabilmente evoluti (da 10 vol% a 70 vol% di olivina; Boudier & Nicolas, 1995; Higgie & Tommasi, 2012). In un recente studio petrologico e strutturale, Higgie & Tommasi (2012) hanno dimostrato che i livelli di olivin gabbro sono di origine reattiva di sostituzione, formatesi durante un processo deformativo guidato dalla percolazione reattiva focalizzata in pre-esistenti duniti, durante il quale le olivine della matrice vengono corrose e clinopirosseno e plagioclasio cristallizzano interstiziali. La progressiva evoluzione delle composizioni modali (diminuzione della composizione modale dell’olivina) è accompagnata da un cambio della simmetria del CPO dell’olivina: da un pattern assiale [100] nelle duniti ad un CPO dell’olivina con pattern assiale [010] negli olivin gabbro, gli ultimi osservati in un range di composizione modale dell’olivina tra il 60% e 40 vol%. Higgie & Tommasi (2012) hanno interpretato quest’evoluzione del CPO dell’olivina come evidenza di un’intensa deformazione progressiva concentrata in zone ad elevato rapporto fuso/roccia nei livelli ad olivin gabbro. L’occorrenza di tali variazioni strutturali in scala centimetrica, che sono state osservate nel layering di dunite-olivin gabbro, indica una correlazione positiva tra deformazione e focalizzazione del fuso nei livelli più duttili ad olivin gabbro, come descritto in esperiment precedenti che riproducono deformazione per simple shear in presenza di fuso (Zimmerman et al., 1999, Holtzman et al., 2003b). Forti discrepanze si osservano tra le composizioni chimiche dei livelli dunitici e quelle dei livelli ad olivin gabbro: i “trends” di evoluzione composizionale delle duniti sono indicativi di un processo di impregnazione da fusi in un sistema chiuso, con la composizione del fuso controllata dalla roccia ospite e modificata dall’interazione fuso-roccia e dissoluzione di olivina; i livelli ad olivin gabbro mostrano composizioni dominate da quelle del fuso di percolazione, consistenti con un processo di percolazione reattiva in sistema aperto come descritto precedentemente da Higgie & Tommasi (2012). Abbiamo osservato una buona correlazione tra le microstrutture, che marcano una transizione da pattern assiale [100] nei campioni ricchi in olivina a pattern assiale [010] negli olivin gabbri più evoluti, e le composizioni geochimiche dei minerali che indicano una transizione da sistema chiuso (dominato dalla composizione della roccia) a sistema aperto (dominato dalla composizione del fuso). Le composizioni in REE ed elementi in tracce, che sono consistenti con le composizioni di fusi tipo MORB, sono simili ai clinopirosseni analizzati nei gabbri della sezione di crosta oceanica inferiore in Oman: questo suggerisce che i fusi che migrano nells zona di transizione Moho sono successivamente estratti ed alimentano la crosta oceanica (Kelemen et al., 1997; Korenaga & Kelemen, 1997; Koga et al., 2001). Gli olivin gabbri mostrano una sequenza di cristallizzazione [olivina linopirosseno-plagioclasio] (Browning, 1984), e l’elevato contenuto in anortite nel plagioclasio (An = 87-92 mol%) è associato ad una composizione relativamente evoluta di olivina (Fo = 83-84 mol%) e clinopirosseno (Mg = 86-88 mol%). Studi precedenti (Kelemen et al., 1997; Korenaga & Kelemen, 1997; Koga et al., 2001) hanno invocato la cristallizzazione di fusi idrati per interpretare il peculiare ordine di cristallizzazione e le composizioni chimiche dei minerali, che non sono consistenti con un fuso anidro tipo MORB a 2 kbar di pressione (Koga et al., 2001). In contrasto, considerando l’assenza di fasi idrate nelle rocce investigate, le elevate temperature di equilibrio calcolate tra plagioclasio e clinopirosseno (geotermometro REE elaborato da Sun et al., 2017), e la discordanza tra i contenuti in anortite nel plagioclasio ed in forsterite nell’olivina (entrambi correlati positivamente con il contenuto in acqua nel fuso), riteniamo che la composizione dei minerali che cristallizzano nelle rocce gabbriche non sia primariamente controllata dal contenuto in acqua nel magma parentale, quanto piuttosto dalla sua peculiare composizione chimica, ricca in CaO (elevati CaO/Na2O e CaO/Al2O3), possibilmente acquisita per fusione parziale di una sorgente mista di mantello peridotite-pirossenite (Borghini et al., 2017)Melt-rock interactions have been increasingly invoked as key processes in the formation and compositional evolution of the oceanic crust, from separate lines of evidence: (1) the study of the chemical zoning and melt inclusions in lava phenocrysts (Lissenberg et al., 2013; Laubier et al., 2014; Coumans et al., 2016), (2) peculiar compositional trends observed in mid-ocean ridge basalts (MORBs), not consistent with a process of pure fractional crystallization (Collier & Kelemen, 2010; Van den Bleeken et al., 2010, 2011; Paquet et al., 2016), (3) olivine-rich troctolites found enclosed in the lowermost oceanic crust, thought to represent the “hybrid” reactive product of the interaction between dunites from the crust-mantle boundary and percolating MORB melts, dissolving olivine and crystallizing interstitial plagioclase and clinopyroxene (Suhr et al., 2008; Drouin et al., 2010; Renna & Tribuzio, 2011; Higgie & Tommasi, 2012; Sanfilippo et al., 2014; Rampone et al., 2016). The latter studies thus describe melt-rock interactions as a rock-forming process, leading to the incorporation of mantle slivers into the lower oceanic crust and formation of olivine-rich lithologies after multiple episodes of melt-rock interaction (Drouin et al., 2010, Sanfilippo & Tribuzio, 2012). The study presented in this thesis aims at constraining the structural and geochemical variations caused by melt-rock interaction processes acting at oceanic peridotite/gabbro transition settings, leading to the replacive formation of hybrid lithologies (plagioclase-bearing dunites, troctolites and olivine gabbros). These processes are often described in oceanic settings (Mid-Atlantic Ridge, Southwest Indian Ridge, East Pacific Rise), where clear field associations from the mantle protolith to the end-product are lacking, thus not allowing the direct observation of the evolution related to melt-rock interaction processes. The work has been developed through investigations on three ophiolitic case studies, fossil analogues of the oceanic lithosphere, preserving the primary association between mantle peridotites and gabbroic rocks: i) the Erro Tobbio peridotitic body and associated troctolites and olivine gabbros, in the Ligurian Alps (Italy), ii) the Monte Maggiore peridotites and associated dunites and troctolites, in the Alpine Corsica (France), and iii) the Maqsad massif Moho Transition Zone, in the Oman ophiolites. In all these ophiolites, previous studies documented a multi-stage melt-rock interaction history. In this study, we have used a multidisciplinary field, structural (EBSD) and geochemical approach (mineral major and trace element analyses) to define the replacive vs magmatic origin of the gabbroic lithologies and the correlation between the structural and geochemical variations induced by melt-rock interaction processes in a field-controlled petrological setting. In the Erro-Tobbio unit (Ligurian Alps, Italy), impregnated mantle peridotites are primarily associated to a hectometre-size mafic body composed of troctolite and plagioclase-bearing wehrlite, both crosscut by late gabbroic dykes. The troctolitic body exhibits high inner complexity, with a host troctolite (Troctolite A) crosscut by a second generation of troctolitic metre-size pseudo-tabular bodies (Troctolite B) (Borghini et al., 2007; Rampone & Borghini, 2008; Rampone et al., 2016). The host Troctolite A is characterized by two different textural types of olivine, between corroded deformed millimetre- to centimetre-size olivine and fine-grained rounded undeformed olivine, both embedded in interstitial to poikilitic plagioclase and clinopyroxene. It includes centimetre- to decimetre-size dunitic pods, surrounded by plagioclase enrichments. The Troctolite A shows meltrock reaction microstructures indicative of formation after impregnation of dunites by an olivineundersaturated melt (olivine being corroded by interstitial plagioclase). The textural evolution during impregnation is accompanied with a clear change of the olivine Crystallographic Preferred. Orientation (CPO), from dunitic aggregates bearing interstitial plagioclase preserving an axial-[100] pattern, similar to the CPO analyzed in the country peridotites, to single olivine grains embedded in poikilitic plagioclase in the most plagioclase-rich samples, showing a randoming of the olivine CPO indicative of the loss of cohesion of the solid matrix during impregnation at high melt/rock ratios (Rosenberg & Handy, 2005; Drouin et al., 2010). The Troctolite A shows reactive mineral compositional trends of evolution, characterized by variable Anorthite contents in plagioclase at constant Forsterite content in the olivine matrix, indicative of the buffering of the melt composition by the assimilation of olivine during impregnation (modelling performed using the pMELTS thermo

    Author, publisher and bookseller : a tripartite synergy in Nigerian book industry

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    This work is about the roles of Author, Publisher and Bookseller in Book development in Nigeria. The paper started by delving into the history of Book Publishing in Nigeria after which it proceeded by defining who an author, a publisher, and a bookseller is and expatiated on the indispensable roles of these key actors in Nigerian Book Industry and in the emerging Information Society. Furthermore, the various constraints to book development were identified while the paper advised on how the Book Industry can be further promoted in Nigeria. However, the paper concluded and made recommendations on how the Book sector can help in enhancing scholarship in the country

    Melt migration and melt-rock reaction in the Alpine-Apennine peridotites: Insights on mantle dynamics in extending lithosphere

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    The compositional variability of the lithospheric mantle at extensional settings is largely caused by the reactive percolation of uprising melts in the thermal boundary layer and in lithospheric environments. The Alpine-Apennine (A-A) ophiolites are predominantly constituted by mantle peridotites and are widely thought to represent analogs of the oceanic lithosphere formed at ocean/continent transition and slow- to ultraslow-spreading settings. Structural and geochemical studies on the A-A mantle peridotites have revealed that they preserve significant compositional and isotopic heterogeneity at variable scale, reflecting a long-lived multi-stage melt migration, intrusion and melt-rock interaction history, occurred at different lithospheric depths during progressive uplift. The A-A mantle peridotites thus constitute a unique window on mantle dynamics and lithosphere-asthenosphere interactions in very slow spreading environments. In this work, we review field, microstructural and chemical-isotopic evidence on the major stages of melt percolation and melt-rock interaction recorded by the A-A peridotites and discuss their consequences in creating chemical-isotopic heterogeneities at variable scales and enhancing weakening and deformation of the extending mantle. Focus will be on three most important stages: (i) old (pre-Jurassic) pyroxenite emplacement, and the significant isotopic modification induced in the host mantle by pyroxenite-derived melts, (ii) melt-peridotite interactions during Jurassic mantle exhumation, i.e. the open-system reactive porous flow at spinel facies depths causing bulk depletion (origin of reactive harzburgites and dunites), and the shallower melt impregnation which originated plagioclase-rich peridotites and an overall mantle refertilization. We infer that migrating melts largely originated as shallow, variably depleted, melt fractions, and acquired Si-rich composition by reactive dissolution of mantle pyroxenes during upward migration. Such melt-rock reaction processes share significant similarities with those documented in modern oceanic peridotites from slow- to ultraslow-spreading environments and track the progressive exhumation of large mantle sectors at shallow depths in oceanic settings where a thicker thermal boundary layer exists, as a consequence of slow-spreading rate

    Epidemiology : Basis for Disease Prevention and Health Promotion

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    By David F. Duncan, with the assistance of Robert S. Gold [College at Brockport alumnus and former faculty member], Charles E. Basch [College at Brockport alumnus], Victoria C. Merkellis [formerly at the College at Brockport].https://digitalcommons.brockport.edu/bookshelf/1259/thumbnail.jp
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