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Ancora per Li Funs. Chrétien de Troyes, Charrette , vv. 12-13
Barbiellini Amidei Beatrice. Ancora per Li Funs. Chrétien de Troyes, Charrette , vv. 12-13. In: Romania, tome 129 n°515-516, 2011. pp. 303-320
Libro d'amore attribuibile a Giovanni Boccaccio : volgarizzamento del De Amore di Andrea Cappellano : Testi in prosa e in versi
Il volume presenta l'edizione critica e commentata, a cura di Beatrice Barbiellini Amidei, dell'elegante volgarizzamento fiorentino del «De Amore» di Andrea Cappellano, il più noto trattato medievale sull'amore. Tramandata da quattro manoscritti, l'opera appare, secondo l'analisi della curatrice, attribuibile a Giovanni Boccaccio. Il volgarizzamento, già pubblicato nel 1947 da Salvatore Battaglia facendo riferimento al ms. Riccardiano 2318, quattrocentesco e deteriore, è ora edito sulla base del trecentesco ms. Riccardiano 2317 e del resto della tradizione - Ricc. 2318, Pal. 613, Laur. Pluteo XLI.36 -. Completano il «Libro d'Amore», come è definito dallo stesso autore, alcuni notevoli testi in prosa e in versi, in parte inediti e qui integralmente pubblicati. Si tratta di un raro campionario di letteratura cortese composto da due lettere amorose, una ballata dubbia dantesca a cui si aggiungono due stanze e un commento epistolare, quattro sonetti manieristici, una lode amorosa in forma di lettera ispirata al linguaggio biblico e un congedo al lettore con echi classici e romanzi in cui si richiamano la compassione femminile e il «mezzano» tra la donna e l'amante. Ne risulta nel complesso un Libro riconducibile a un unico autore, con rilevanti elementi linguistici, contenutistici e metrici a favore della paternità boccacciana
Libro d'amore attribuibile a Giovanni Boccaccio. Edizione critica a cura di B. Barbiellini Amidei
La redazione riccardiana del volgarizzamento del "De amore" di A. Cappellano è edita da Beatrice Barbiellini Amidei con una problematica attribuzione a Giovanni Boccaccio: se la resa editoriale è buona, si formulano vari dubbi sul versante attributivo, a partire da autorevoli pronunciamenti paleografici che hanno escluso la paternità boccacciana del codice riccardiano
Introduzione
Il contributo rappresenta l'Introduzione al Volume «Cultura come cibo», che è nato dall'idea di sollecitare umanisti di diversa estrazione, letterati, antropologi, etnologi e filosofi su una riflessione che avesse come tema la centralità stessa della cultura, la sua capacità nutritiva, per riferirsi alla metafora del «Convivio» dantesco.This Introduction addresses the issue of culture itself as a source of nourishment. Food will thus be discussed as a metaphor conducive to a multidisciplinary approach to learning and creative processes, as in Dante’s «Convivio» knowledge is, precisely, a form of nourishment. Accordingly, we will approach culture not only as a refinement of the individual, but as an all-encompassing strategy for producing meaning, touching on every aspect of human life: from rituals to the arts, from historical self-representations to forms of popular culture, and to the contemporary re-negotiations of material habits in our consumerist societies
Alcune osservazioni sul cibo spirituale nella letteratura medievale (Chrétien de Troyes, «Conte du Graal»; Dante Alighieri, «De Vulgari Eloquentia» e «Convivio»)
Il saggio analizza alcune metafore del cibo spirituale nella letteratura medievale, come ad es. il simbolo del Graal di Chrétien de Troyes come medium di cibo "invisibile" e metaforico contrapposto al cibo materiale del banchetto lussuoso e cortese, o la formazione filosofica che Dante offre in quell'opera di orizzonti e profondità straordinari che è il suo «Convivio», in cui imbandisce una ricca tavola di alimenti sapienziali
Il personaggio di Cepparello e la sua confessione
The article deals with the interpretation of Dec. I, I, and stresses the role of double of the author which is clearly visible in Ciappelletto. The notary from Prato is in fact a «mezzano», an intermediary, as the «Decameron» itself and its author. The confession is an act of creativity, a parody of literature, conceived to undermine the boundaries between true and false and to remind the moralistical detractors of Boccaccio that only God can judge
“Joie de la cort / joie de l’acort”. L’armonia degli elementi discordi nell’«Erec et Enide»
L’articolo si sofferma sulla tematica delle nozze e dell’accordo degli elementi discordanti nell’Erec et Enide di Chrétien de Troyes, e sull’interpretazione allegorica della conjointure, con riferimento a Marziano Capella e a Macrobio. Una lettura allegorica viene proposta anche per il nome dell’avventura della «joie de la cort» che si può anche intendere come «joie de l’acort», in cui l’autore sintetizza come en abyme gli intenti del romanzo.The article treats the theme of the marriage and the armony of discordant elements in the Erec and Enide of Chrétien de Troyes, underlining the allegorical meaning of the conjointure, with reference to Martianus Capella and Macrobius. An allegorical interpretation is proposed also for the final adventure of the «joie de la cort» ‘Joy of the Court’, that is to be regarded also as a «joie de l’acort» ‘Joy of Agreement’, in which the author reveals and summarizes the focus of his romance.</p
Presentazione
Presentazione del volume “I luoghi del racconto", di cui è curatrice insieme ad A. M. Cabrini, dedicato ai luoghi del racconto in senso geografico oppure retorico nella narrativa dal Medioevo al Cinquecento e oltre, in testi e autori italiani, provenzali, francesi antichi e spagnoli
«In pubblico»: tra oralità e scrittura. La «vexata quaestio»: sulla tradizione dell'ottava rima dei cantari "popolari" e del Boccaccio
Riassunto: Il saggio è un contributo alla vexata quaestio sull'origine dell'ottava rima narrativa. Si riflette su importanti spunti di Surdich e su dati noti per ipotizzare un'imitazione del metro del Cantare di Fiorio da parte del Boccaccio, che utilizza negli stessi anni nel Filocolo lo stesso tema romanzesco del Cantare e nel Filostrato l'ottava narrativa. Le operazioni inverse delle due opere giovanili rispetto al Cantare di Fiorio si aggiungono a molti altri elementi speculari nelle due opere boccacciane. Immaginare che l'autore del Cantare di Fiorio o chi per lui accogliesse il metro di nuova invenzione istantaneamente, adattandolo a esigenze espressive molto dissimili da quelle del Filostrato e calandovi una sintassi semplificata diversissima da quella delle ottave di Boccaccio, significa ritenere possibile un'operazione problematica per un genere tradizionale e conservativo come quello dei cantari. Che al contrario l'appropriazione del metro e di alcuni pochi tratti espressivi del cantare da parte del Boccaccio potesse costare all'autore una fatica modesta lo testimonia tutta o quasi la sua produzione. Come ha sottolineato Balduino nello stabilire la tradizione da cui dipende l'ottava rima cosí come la utilizzano i cantari è cogente l'esigenza di situarla in un contesto culturale "popolare", in cui la forma metrica sia legata all'esecuzione orale, a caratteristiche di generi come il serventese, a una temperie caratteristica e a un repertorio linguistico e formulare secolari. Se è imprescindibile tener conto di precise coordinate socioculturali per interpretare l'opera degli autori come lo sviluppo dei generi e delle forme, nel medioevo in particolare, categorie come popolare e colto non vanno intese in senso assoluto ma andrebbero utilizzate come valori scalari e relativi. Nonostante accostamenti possibili tra l'operato del Boccaccio e i cantari è evidente che i cantari sono da ascrivere un ambito per lo piú semicolto, mentre nelle opere in ottava rima del Certaldese intravediamo un autore che desidera appropriarsi delle tradizioni in cui si imbatte e segnare tali esperienze nobilitandole.
Parole chiave: vexata quaestio, ottava rima, cantari, Boccaccio, Filostrato, Filocolo, Cantare di Fiorio e Biancifiore, popolare, colto.
Abstract: The essay is a contribution to the vexata quaestio of the origin of ottava rima. Some important ideas of Surdich and known data are discussed to hypothesize Boccaccio's imitation of Cantare di Fiorio's meter. The author used in the same years in the Filocolo the topic of the Cantare and in the Filostrato the ottava rima. The inverse operations with respect to the Cantare di Fiorio are added to many other specular elements in Boccaccio's juvenile works. To imagine that the Cantare di Fiorio's author or someone else could welcome the meter of new invention instantly, adapting it to requirements very different from Filostrato's, with a simplified syntax very different from that of Boccaccio's ottave is very problematic for a conservative and traditional genre like that of cantari. On the contrary, the appropriation of the meter and few expressive features by Boccaccio might've been a modest effort, as his literary production attests. As underlined by Balduino, in establishing the tradition of ottava rima used in the cantari it's imperative to place it in a "popular" context, with a secular repertoire; the metrical form has to be connected to the performance, to genres as serventese. To interpret authors' works and the development of literary genres and forms it's essential to take into account precise socio-cultural coordinates, but we can anyway remember that in the Middle Ages in particular, categories as popular and cultured should be used as scalar and relative values. It's possible to put Boccaccio and the cantari side by side, but these last are to be ascribed most of the times to a semieducated literary field, instead Boccaccio's poems in ottava rima show an author who wishes to appropriate the traditions in which he comes across ennobling them.
Keywords: vexata quaestio, ottava rima, cantari, Boccaccio, Filostrato, Filocolo, Cantare di Fiorio e Biancifiore, popular, cultured
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