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L’educazione di genere tra teoria e prassi: itinerari di ricerca per l’infanzia
Il superamento del gender gap nei percorsi di studio, in particolare in quelli
scientifici, necessita di una formazione attenta alle differenze fin dai primi gradi
dell’istruzione. L’interesse verso le differenti discipline presenti nel curricolo
scolastico tende a manifestarsi proprio durante le prime fasi di scolarizzazione
influenzando, in modo determinante, le scelte formative e professionali future.
È fondamentale considerare l’influenza che la famiglia e la scuola esercitano
nell’indirizzare, seppur in modo implicito, le bambine/ragazze verso un determinato
percorso di studio e quindi poi professionale e riconoscere l’importanza
dell’educazione soprattutto nella prima fase di vita. In questa prospettiva, alla
luce delle recenti evidenze neuroscientifiche, il contributo intende riflettere sul
ruolo che la scuola di base e i relativi ambienti di apprendimento possono svolgere
nella decostruzione di stereotipi e pregiudizi attraverso gli stimoli offerti
dai docenti che, grazie alle loro capacità relazionali, saranno in grado di orientare
le pratiche educative e cogliere in ogni alunna/alunno l’unicità, il suo essere
irripetibile e portatore della propria diversità
Ripensare la letteratura per l’infanzia alla luce delle Scienze Bioeducative
A partire dai più recenti studi neuroscientifici e dal riconoscimento della embodied cognition e del reading body il seguente contributo intende sollecitare la riflessione sulla lettura e sulla narrazione, già a partire dalla prima infanzia, come opportunità elettive per consentire ai bambini e alle bambine di pensarsi come «esseri culturali» in relazione; intende inoltre esplorare l’azione del narrare e dell’essere narrati quale esperienza educativa e di apprendimento incarnato, occasione di confronto e incontro tra corpi, fondamentale per nutrire e valorizzazione competenze empatiche e relazionali, con l’ obiettivo di promuovere una riflessione sulle attuali problematiche epistemologiche, pedagogiche e culturali che interessano la disciplina e, nel contempo, fornire un quadro delle più recenti e stimolanti prospettive d'indagine che caratterizzano questo settore di studi
Il corpo oggettivato delle donne: il ruolo della formazione
La ricerca della perfezione fisica, seppur desiderata da entrambi i sessi, è, in particolar modo, perseguita da quello femminile. Di-verse ricerche evidenziano, infatti, come siano in primis le ragazze/donne a sperimentare sentimenti di frustrazione e inadeguatezza verso il loro corpo, soprattutto perché abituate a far derivare buona parte dei giudizi positivi altrui dal loro aspetto fisico. In que-sta profonda frammentazione della soggettività sul piano pedagogico ne deriva la necessità di riflettere su come la formazione, in quanto processo biodinamico tra mente e ambiente, possa inibire o limitare il prodursi di stereotipi e categorizzazioni esistenti e accompagnare il soggetto in formazione a recupere una materialità, quella corporea, per riconoscerla, comprenderla, apprezzarla e rispettarla in sé e negli altri, valorizzando la sua unicità
Percezione tattile e disabilità visiva: un’esperienza con i docenti del corso di formazione per le attività didattiche di sostegno agli alunni con disabilità
La costruzione e l’adattamento dei materiali didattici è prassi abbastanza comune in tutta la didattica speciale, ma con la disabilità visiva diventa un’esigenza quotidiana. È quindi fondamentale fornire ai docenti strumenti e strategie più idonee per impostare interventi psicoeducativi e didattici funzionali e rispondenti alle
peculiari esigenze educativo-didattiche degli alunni ciechi e/o ipovedenti. Nel seguente contributo è riportata l’esperienza realizzata dai corsisti del IV ciclo del Corso di Specializzazione per le attività di sostegno presso l’Università Internazionale degli studi di Roma (UNINT) durante il laboratorio di didattica speciale per la disabilità sensoriale, con l’obiettivo di condividere buone prassi e fornire utili suggerimenti per la strutturazione di percorsi improntati all’accessibilità e all’inclusione
La formazione scientifica nella Scuola dell’infanzia Nuovi percorsi didattici e nuovi scenari in prospettiva di genere
A partire dalla prima metà degli anni Novanta, sono state elaborate
numerose iniziative, a livello nazionale e internazionale, volte a incrementare
la partecipazione delle donne nella scienza e nella tecnologia.
Tuttavia, recenti report, tra cui Woman in Science, evidenziano che solo
una piccola percentuale di donne, a livello globale, riesce ad affermarsi
in ambito STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics),
a occupare posizioni apicali all’interno degli istituti di ricerca o a proseguire
la carriera accademica. Per avvicinare le donne alla scienza e
favorire il superamento del gender gap nei percorsi scientifici è necessario
promuovere una formazione attenta alle differenze fin dai primi
anni dell’istruzione, quando inizia a delinearsi quell’interesse verso le
differenti discipline presenti nel curricolo scolastico, determinante per
le scelte professionali future. Alla luce delle più recenti evidenze neuroscientifiche,
il seguente contributo intende analizzare l’efficacia delle
esperienze scientifiche precoci nel promuovere apprendimenti STEM
a partire dalla Scuola dell’infanzia
Tecnologie digitali e apprendimenti STEM
La questione relativa al gender gap nei percorsi STEM è, negli ultimi anni, oggetto di attenzione da parte della ricerca pedagogica e didattica. La percezione stereotipata delle professioni in relazione al genere, che, in accordo con studi in letteratura, inizia a delinearsi già a partire dai primi anni della formazione, invita a riflette sull’importanza di avviare bambini e bambine a esperienze scientifiche precoci, al fine di determinare un’inversione di tendenza. In questa prospettiva l’utilizzo di dispositivi digitali e artefatti tecnologici può favorire un miglioramento degli apprendimenti nell’educazione STEM. La ricerca presentata nel seguente contributo fa emergere l’insegnante come la figura centrale del sistema formativo e quindi anche quella da esplorare in forma riflessiva per generare un ambiente più consapevole e aperto al cambiamento. Lo specifico gruppo di professioniste coinvolte fa da supporto per restituire significato all’esperienza educativa e far emergere dal contesto esplorato gli elementi di una progettazione in grado di intercettare le questioni critiche relative al gender gap negli ambiti STEM e tracciare traiettorie di consapevolezza per una cultura dell’educazione in grado di agire sui cambiamenti e sui pregiudizi di genere, a partire dalla qualità della pratica quotidiana
Geni e ambiente: elementi guida dell’educabilità
Recensione al testo di Asbury Kathryn e Plomin Robert. G come geni. L’impatto della genetica sull’apprendimento, Raffaello Cortina, 2015
Dentro la povertà. Uno sguardo pedagogico.
La nozione di povertà educativa è stata introdotta intorno agli anni Novanta, per indicare un fenomeno multidimensionale (Sen, 2000), influenzato da una serie di fattori (sociali, culturali, anagrafici, territoriali) (Morlicchio, 2012), multiforme, dinamico ed evolutivo, correlato alla povertà economica, quest’ultima intesa come la carenza, o la totale assenza, di risorse necessarie per vivere una vita dignitosa (Evans, 2004). Questa correlazione limita le possibilità educative, inasprendo le condizioni di svantaggio e di disuguaglianza sociale che ostacolano, di fatto, la possibilità di vivere esperienze educative necessarie ad apprendere e a sviluppare competenze (Benvenuto, 2011).
La povertà educativa è strettamente legata alla condizione di povertà e di vulnerabilità economica vissuta dai bambini e dagli adolescenti coinvolti e, riferendosi ad una generale mancanza di opportunità di realizzare il proprio potenziale, è, prima di tutto, una negazione dei loro diritti umani fondamentali. In questo senso la povertà educativa costituisce non solo uno svantaggio per coloro che si trovano in una situazione di deprivazione, ma anche per tutta la comunità in cui sono inseriti, in quanto incide sulla loro ridotta capacità di contribuire allo sviluppo e al benessere della società di cui fanno parte
Tra scienza e paesaggio: formare al pensiero ecologico nella scuola dell’infanzia
A partire dal XX secolo, l’intervento sulla natura da parte dell’uomo e il suo desiderio di dominarla e controllarla hanno condizionato le relazioni tra gli esseri viventi, mettendo da parte tutte quelle disposizioni ecologiche che hanno permesso la sopravvivenza delle specie per secoli. La nascita della scienza moderna ha segnato la fine della concezione della natura quale madre benevola e nutrice, lasciando spazio a un riduzionismo meccanicista che l’ha manipolata come materia inerte e frazionata, riducendone la capacità di rigenerarsi e di rinnovarsi. Una scienza improntata alla sottomissione che, in poco tempo, è stata causa del depauperamento di terre fertili e dell’estinzione di migliaia di organismi viventi. Da qui, l’importanza di un’educazione ambientale che parta dall’infanzia, coinvolgendo bambine e bambini affinché imparino, attraverso il rapporto con la natura, ad avere rispetto e cura verso il mondo che li ospita; ad entrarci in relazione in un’ottica di scambio e protezione così da divenire ricettivi rispetto a una visione sistemica orientata alla sostenibilità. Nello specifico il ruolo del paesaggio nella didattica outdoor è, nell’emergenza del tempo attuale, una risorsa fondamentale ancora tutta da esplorare in termini cognitivi, emozionali nonché occasione di riflessione sul nostro patrimonio culturale. Infatti, il contatto con le bellezze della natura, all’insegna della condivisione, basandosi sull’apprendere dall’esperienza facilita, soprattutto nei più piccoli, lo sviluppo di sensoriale e socio relazionale. In questa prospettiva diventa necessario riflettere sul ruolo che le istituzioni educative hanno nel formare a un pensiero ecologico: nuove conoscenza e competenze, valori e sensibilità, atti a progettare nuovi modi di costruire il futuro insieme alle altre specie viventi da cui dipende la sopravvivenza del genere umano
Plasticità cerebrale e formazione scientifica: buone prassi nella scuola dell’infanzia per combattere gli stereotipi di genere
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