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    Il sindacato brasiliano tra tentativi di riforma della contrattazione collettiva e pervasività dell’intervento normativo

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    The aim of this article is the illustration of current situation of the Brazilian trade union- ism. The Brasil is one of the Brics countries that have a long tradition of corporative syn- dicate also for the regime dictatorial that interested the country for 20 years (1964-1985). After the exit of military dictatorship, based on a strong intervention state’s in the economy and in labor relations, the trade unions leave in the country a new leadership in the in- dustrial relations end in the new politic context, although there are many authors that in- sist on the permanence of the corporate character of the trade union system. Then the decade of the 90s characterized by restructuring and flexibility of the labor market, the trade unions have found a new leadership both for the best economic conditions, both for the advent of progressive governments progressive governments led by the PT, a political party with close ties to the main trade union organization in the country. With the eco- nomic and political recent crisis the role of the central trade unions, however, goes to meet from new challenges both to respond to new demands for flexibility in the labor laws both the new conservative-reactionary political framework which has in program a strong re- duction of social protection system

    Il piano industriale FIAT 2010-2014 e l’industria dell’auto regionale: l’organizzazione del lavoro, le condizioni di lavoro in FIAT-SATA e nell’indotto e le proposte della Fiom Basilicata

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    5° rapporto sull’auto e la componentistica in Basilicata con dati riferiti aull’occupazione, alle produzioni e al loro impatto sulle condizioni di lavoro e di sicurezza. Lo studio prende in esame il progetto Fabbrica Italia e le sue ricadute sul piano dell'organizzazione del lavoro e della produzione, e sulle relazioni industriali con riferimento allo stabilimento SATA di Melfi

    Secondo rapporto sull’ENI e il suo indotto industriale e occupazionale in Val d’Agri

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    Il rapporto è organizzato in 8 parti, ciascuna delle quali dedicata ad un argomento specifico. Volendo sintetizzare i contenuti del rapporto nella prima parte abbiamo ricostruito il quadro delle intese istituzionali tra Regione Basilicata, ENI e Governo nazionale a partire dall’Accordo di Programma Quadro del 1998 per giungere fino alla bozza di memorandum e alla più recente decisione della Giunta e del Consiglio Regionale di Basilicata in tema di moratoria dei permessi di ricerca. Nella seconda parte l’attenzione è stata invece portata ai dati dell’attività estrattiva in Italia e in Basilicata e delle royalty che ne derivano. La terza parte, quella più estesa, contiene i dati della ricerca condotta sulle imprese dell’indotto ENI della Val d’Agri. Va qui evidenziato che i risultati della ricerca oltre che sulla base delle informazioni pervenute dai delegati Cgil delle aziende dell’area provengono anche dell’indagine campionaria svolta su 10 tra le più importanti aziende dell’indotto, in prevalenza locali. Questa parte della ricerca ha reso possibile una maggiore e migliore conoscenza delle attività delle imprese, dei loro livelli occupazionali, dei loro investimenti e del tipo di relazione con ENI, ma anche dei limiti e delle problematiche che si registrano a distanza di quasi vent’anni dall’inizio dell’attività estrattiva (le gare d’appalto, il coinvolgimento delle imprese locali e il loro posizionamento nella parte a minor valore aggiunto della catena del valore della filiera petrolifera) che in parte hanno trovato alcune prime risposte all’interno del Contratto di Sito. In questo ambito si è inserita la problematica dell’occupazione a termine e nei cambi d’appalto e quindi la proposta avanzata dalle organizzazioni sindacali, a partire dalle iniziative promosse dalla Cgil negli ultimi anni, del Contratto di Sito per i lavoratori delle aziende dell’indotto ENI. La terza parte del rapporto si conclude, inoltre, con un esame dello stato di attuazione del Contratto di Rete promosso nel novembre 2010 da Confindustria Basilicata tra alcune aziende dell’indotto ENI ed altre esterne a questo. Nella quarta parte abbiamo realizzato, invece, una mappatura delle imprese insediate nella zona industriale di Viggiano, che costituisce l’area di localizzazione del Centro Olio Val d’Agri (COVA) e che, di recente, è stata interessata dall’insediamento di nuove aziende, non tutte legate all’indotto dell’ENI. Nella parte quinta abbiamo ripreso il tema del Contratto di Sito in relazione ai temi che riguardano la prevenzione e la tutela della sicurezza per i lavoratori delle aziende dell’indotto ma più in generale della zona industriale di Viggiano . In questo ambito abbiamo cercato anche di fare, seppure non in maniera approfondita, il punto delle questioni ambientali e degli interventi effettuati o che ancora non sono stati realizzati e in alcuni casi abbandonati come il progetto “Ambiente e Salute” della Regione Basilicata che avrebbe dovuto realizzare un importante lavoro sul piano della sorveglianza sanitaria con riferimento alla popolazione dell’area della Val d’Agri. Nella sesta parte, a partire dall’esperienza fin qui conseguita dal PO Val d’Agri, abbiamo cercato di ragionare sugli effetti più generali, sull’economia e sull’occupazione, conseguiti con questo programma sul territorio osservando, ad esempio, le conseguenze prodotte sulle dinamiche demografiche dell’area. Nella penultima parte abbiamo fatto infine alcuni brevi cenni alle future attività estrattive di Tempa Rossa e al relativo investimento della TOTAL. Il rapporto si conclude con alcune osservazioni conclusive e alcune suggerimenti circa gli investimenti e le politiche industriali che sarebbe utile sviluppare nell’immediato futuro

    L'economia del petrolio e il lavoro. L'estrazione di idrocarburi in Basilicata tra fabbisogno energetico nazionale e impatto sull'economia locale

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    Dalla metà degli anni novanta la Basilicata si trova al centro di interessi di portata nazionale per effetto delle attività estrattive di gas e petrolio che interessano l’area della Val d’Agri. La produzione di petrolio in regione da parte di Eni e Shell è andata nel corso del tempo assumendo una rilevanza in grado di coprire il 6% dei consumi petroliferi nazionali. Tuttavia il petrolio estratto in Basilicata non concorre a soddisfare una domanda crescente, ma sembra destinato ad accompagnare la riduzione progressiva del ricorso a questa fonte di energia. Inoltre gli investimenti di grandi gruppi industriali nazionali ed esteri sul territorio regionale avvengono in una situazione di debolezza programmatica e politica che riduce spesso i termini dello scambio ora alla risorsa finanziaria, ora all’occupazione, mettendo da parte scelte e opzioni di sviluppo di medio lungo periodo e fattori di qualificazione delle stesse risorse finanziarie e dell’occupazione, per di più in un quadro di ritardi e mancanza di informazioni certe sul piano dei controlli ambientali e sanitari. In questo volume si ragiona su questi temi con l’idea di restituire una dimensione reale e meno pubblicitaria degli esiti occupazionali e delle ricadute effettive delle attività estrattive per il territorio della valle e per la regione nel suo insieme

    Crisi economica, crisi politica e conflitto di classe nel Brasile contemporaneo

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    Lo scopo dell’articolo è quello di contribuire a fornire un quadro aggiornato dell’attuale crisi economica e politica del paese a partire da una lettura della crescita economica brasiliana degli ultimi anni, comprensiva delle componenti che ne sono state protagoniste, dei motivi dell’arresto di questa crescita, delle problematiche rimaste irrisolte sul piano sociale ed economico, e del perché di una ripresa dell’opposizione conservatrice e dell’interpretazione dell’attuale crisi come esito del conflitto di classe. In questo quadro i progetti di riduzione della spesa sociale e l’ulteriore flessibilizzazione del mercato del lavoro presentati dai partiti di destra e di centro non rappresentano solo la loro risposta alla crisi economica, ma anche il tentativo di riconfermare quelle posizioni di privilegio che ciclo petista sono state cominciate ad essere messe in discussione, anche per un rinnovato e maggiore protagonismo dello Stato nei in alcuni servizi pubblici essenziali (salute ed educazione in termini di ampliamento dell’acceso) e negli interventi sociali, oltre ad un’avversione per l’intervento eccessivo dello Stato nello sviluppo economico del paese, in un paese tuttavia contraddistinto da sempre da un forte intervento statale in tutti i settori dell’economia, se si fa eccezione per l’ondata liberista del decennio ’90

    L'indotto industriale e di servizi del Centro Olio ENI di Viggiano e dei pozzi di estrazione petrolifera della Val d'Agri: la proposta del contratto di sito

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    Le attività di ricerca petrolifera in Basilicata sono state piuttosto modeste fino alla metà degli anni ’90. La scoperta del giacimento della Val d’Agri da parte dell’ENI risale all’inizio degli anni ’80, ma solo dalla metà degli anni ’90 la società ha deciso di procedere ad una campagna di coltivazione su larga scala e alla costruzione di un Centro Olio nel quale avviene una prima attività di trattamento del greggio (separazione da acqua, zolfo e dall’idrogeno solforato, H2S, un gas inodore e per questo pericoloso e mortale). Attualmente i pozzi di estrazione in Val d’Agri sono 39, ma non tutti sono ugualmente utilizzati. L’esaurimento degli attuali giacimenti in concessione all’ENI è previsto per il 2025. Le previsioni di investimento da parte dell’ENI in Basilicata formulate, a metà degli anni ’90, ammontavano fino al 2002, in 3 mila miliardi di lire. Nel 1998 l’ENI ha concluso con la Regione Basilicata e con l’allora governo un accordo per lo sfruttamento delle risorse minerarie da cui dipendono le c.d. royalties petrolifere (393 milioni di euro accreditati alla Regione Basilicata alla fine del 2007), una parte delle quali destinate al sostegno delle attività produttive, ma di cui mancano ancora ricadute definitive e soprattutto positive. Sulla base dei dati e delle informazioni che abbiamo rilevato si può ritenere che gli addetti che svolgono un’attività stabile e continuativa tra il Centro e i pozzi di estrazione siano complessivamente circa 450. Questo numero comprende oltre ai 180 dipendenti dell’ENI, i circa cento di APM e ITALFLUID (gestione pozzi, attività di presidio e di LPT che consiste nei caricamenti provvisori del petrolio in vasche di accumulo), i circa 60 della manutenzione programmata elettrostrumentale del Centro Olio (Sudelettra, COSMI, Iniziative Industriali), i circa 30 della Baker (fornitura prodotti chimici) e della MAERSK (gestione e verifica dei sistemi di sicurezza), e circa 50 tra SAIPEM e PERGEMINE. Altre imprese minori, spesso locali, svolgono poi attività marginali in modo continuativo come Garramone e GDM (circa 30 addetti). Una stima degli addetti secondo la provenienza geografica lascia valutare l’occupazione regionale non oltre il 50% (la metà dei dipendenti dell’ENI, i due terzi di APM e ITALFUILD, il 90% delle imprese della manutenzione programmata e in misura minore in tutte le altre aziende finora citate con esclusione di quelle dell’indotto minore). Ai 450 addetti impiegati in modo strutturale vanno poi aggiunti una media di 140 addetti che lavorano per conto delle altre ditte appaltatrici (compresi i servizi di trasporto greggio). Nel complesso si può, dunque, stimare un’occupazione giornaliera di 600 addetti, anche se quest’ultimo aggregato di unità di lavoro è presente in numero molto variabile e indeterminabile durante la normale attività di estrazione
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