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Nuove polarità territoriali nel contesto dell'area centrale veneta
La ricerca indaga le dinamiche socio - economiche in atto in rapporto con le trasformazioni territoriali e valuta in quale misura la pianificazione territoriale ed urbanistica sia in grado di soddisfare le attuali esigenze nella gestione del territorio, urbanizzato e non. La riflessione parte dalla necessità di capire come un territorio possa
conservare vitalità nel momento in cui si ritrova all’interno di un sistema di dinamiche che non si rivolge più ad ambiti di riferimento vicini (fino ad una decina d’anni fa la competitività veniva misurata, generalmente, tra regioni contermini, al massimo con riferimento ai trend nazionali), ma che necessita di confrontarsi per lo meno con le realtà regionali europee, se non, per certi versi, con la scala mondiale, globale appunto. La generalità della tematica ha imposto, di conseguenza, l’individuazione di un case book al quale riferirsi così da approfondirla attraverso una conoscenza diretta di un preciso ambito territoriale. È stato scelto, quale esemplificazione, il territorio della regione Veneto, con particolare riferimento all’area centrale. La ragione di tale scelta è
da individuarsi, oltre che in motivi meramente strumentali, nel fatto che il Veneto, tra le regioni italiane, tuttora si configura come un territorio soggetto a forti trasformazioni indotte dalle dinamiche socio - economiche.
Infatti da un primo periodo veneto, legato alla costruzione dell’armatura territoriale articolata su una molteplicità di poli diffusi sul territorio, si è passati al Secondo Veneto, quello della diffusione produttiva, dei capannoni, della marmellata urbanistica, del consumo del suolo. L’epoca attuale risponde poi ad un Terzo Veneto, un periodo forse di transizione verso un nuovo assetto. Il punto di partenza è stato dunque quello della delimitazione dell’area di riferimento, attraverso il riconoscimento di quei caratteri territoriali che la contraddistinguono da
altre aree all’interno della regione stessa e su scala europea. Dopo una prima descrizione in chiave descrittiva e storico - evolutiva rivolta alla comprensione dei fenomeni in atto (diffuso e frammentazione insediativa tra i principali) si è passati ad una lettura quantitativa che consentisse, da un lato, di comprendere meglio alcuni caratteri della Regione e, dall’altro, di confrontarla con la scala globale, che si è scelto essere per la realtà considerata quella dell’Unione Europea. Le problematiche, i punti di forza e di debolezza emersi hanno consentito di formulare alcune ipotesi volte al miglioramento del territorio dell’area centrale veneta attraverso un processo che individuasse, non solo gli attori interessati alla trasformazione, ma anche gli strumenti maggiormente idonei
per la realizzazione degli stessi. Sono emerse così le caratteristiche che potrebbe assumere il Quarto Veneto, il Veneto che verrà. I temi trattati spaziano dall’individuazione dei metodi di governance che, tramite il
processo di visioning, siano in grado di individuare le priorità, di definire l’intensità d’uso, la vocazione dei luoghi e chi siano gli operatori interessati, all’integrazione tra i valori della storia e della cultura territoriale con i nuovi modi del fare (nuove tecnologie), fino all’individuazione di strumenti di coesione economica, sociale e territoriale per scongiurare quei rischi di disgregazione insiti nella globalizzazione. La ricerca si è dunque concretizzata attraverso un approccio euristico alla problematica delle trasformazioni territoriali, in cui il tema della scala di riferimento (locale - globale), ha consentito di valutare esperienze, tecniche e progetti volti al raggiungimento di livelli di sviluppo territoriale ed urbano sostenibili
Paesaggi di rete o rete di paesaggi
Percorrere oggi l’autostrada che da Venezia porta verso Verona significa poter percepire il risultato di un lungo processo di sedimentazione della struttura territoriale in cui, attraverso un variegato mix funzionale e tipologico, si è arrivati ad una rete continua di caselli autostradali, stazioni, centri commerciali, business park, ville venete, zone residenziali e, come costante leit motiv, aree industriali.
Uscendo poi da un casello e dirigendosi ad esempio verso Nord ci si accorge che, man mano che ci si addentra nel territorio, esso rimane unito dal continuo motivo della “campagna urbanizzata”fino a che non si cominciano a percepire le montagne come elemento cogente sul territorio.
Nasce così un paesaggio che alcuni studiosi hanno definito “ibrido”.
Essi sostengono che esso sia frutto dell’eterogeneità e del contrasto tra i diversi oggetti territoriali, in cui l’elemento di unificazione è una nuova maniera di concepire lo spazio.
Oggi si può altresì sostenere che l’elemento unificante i diversi tipi di paesaggio è la strada: l’autostrada, arteria di scorrimento veloce e di elevata visibilità, capace di divenire la vetrina delle attività svolte lungo i propri assi, e la strada secondaria, dove il rapporto tra l’oggetto che compone il paesaggio e l’osservatore che lo percepisce diventa diretto in quanto essa è elemento di accessibilità. Si tratta quindi di un modello auto-organizzativo in cui l’uomo, attraverso il sistema dei vincoli, non è riuscito a risolvere le criticità all'interno del rapporto bene tutelato e bene comune. Da qui prende piede l’idea della rete: un insieme di relazioni che potremmo definire “orizzontali” quando coinvolgono elementi tra essi omogenei (come ad esempio le relazioni tra elementi costituenti i paesaggi) e “verticali”, quando si riferiscono a sistemi di risorse e condizioni locali (il mix funzionale che ha portato alla “nascita” dei paesaggi ibridi). E se, come già accennato, i paesaggi si mettono in rete attraverso il particolare rapporto esistente tra l’infrastruttura ed il suo intorno, cosa accade se si pensasse ad una rete di paesaggi e quali sarebbero le ricadute all'interno dei modi della pianificazione
Gli interventi di Pier Luigi Giordani nel Polesine
L'articolo racconta le modalità insediative connesse con la riforma agraria nel Polesine in relazione al piano preparato da Pierluigi Giordani. La descrizione dalla scala territoriale arriva a focalizzare il particolare dei centri servizi per i quali vengono proposte delle chiavi di lettura sul significato che queste hanno nel campo della creazione del paesaggio culturale
Territorio della produzione, territorio rifiutato
Dalla densificazione delle attività produttive sul territorio, con modalità e forme scoordinate dai sottosistemi della mobilità e avulse dalla stessa quotidianità di vita delle popolazioni, al superamento della pratica della concentrazione spaziale, frutto di necessità legate alla crescente esigenza di flessibilità e dinamicità del lavoro, sono il punto di partenza per una riflessione sull'impatto delle aree produttive sul territorio e sulle opzioni di riconversione dell'esteso patrimonio immobiliare
La perdita di identità nel paesaggio urbano: il caso dei villaggi industriali
Nel processo di costruzione dello spazio antropizzato, l’uomo svolge un duplice ruolo.
Da un lato egli è osservatore, contemplatore e conservatore dell’ambiente e delle preesistenze storico culturali. Dall’altro è promotore di azioni di trasformazioni volte alla ricerca di un nuovo ordine spaziale e funzionale. Si tratta di un comportamento antitetico, per il quale agisce ora da ispiratore di nuovi ordini e nuovi paesaggi, ora da conservatore di una realtà che, spesso, difficilmente risponde alle mutate esigenze del vivere odierno.
Il paesaggio diventa un processo dinamico di sedimentazione continua, in cui l'uomo a volte riesce a sostituire i landmark con nuovi riferimenti, mentre altre volte deve puntare sulla conservazione perché incapace di costruirne di nuovi. La trasformazione è il tentativo di creare un nuovo ordine che, per non ricadere nell’incapacità progettuale, deve sapere relazionare le esigenze della memoria con quelle della rifunzionalizzazione.
Di qui la necessità di osservare il presente per comprendere quali siano le corrette vie di intervento all’interno del mosaico paesistico affinché questo non diventi l’esito di una carenza propositiva, ma riproponga piuttosto il nostro passato sotto nuove forme.
Tale riflessione è nata affrontando il tema dei villaggi industriali (veri e propri paesaggi culturali), i quali necessitano oggi di ritrovare un nuovo ruolo ed una nuova funzionalità proprio attraverso la reinvezione delle proprie funzioni e la conservazione di quei segni che sono il simbolo dell’organizzazione dello spazio antropizzato. Infatti tali sistemi insediativi ed i paesaggi che li rappresentano costituiscono un patrimonio imprescindibile sia dal punto di vista meramente paesaggistico che come testimonianza dell’evoluzione, nel tempo e nello spazio (dalla scala urbana a quella di area vasta), del sistema produttivo locale. Lo studio ha cercato di focalizzare le modalità di intervento all’interno dei paesaggi della produzione al fine di recuperare ed attualizzare i legami esistenti tra gli elementi che costituiscono lo specifico paesaggio culturale e le nuove matrici insediative urbane e di area vasta. I casi sono stati affrontati prendendo in considerazione il profilo storico, culturale e dell’inserimento nel contesto (quest’ultimo, assieme alla ricerca del carattere identitario, è il principio cardine che sovrintende a tutti gli altri), la funzionalità residua (elemento fondamentale per qualsiasi operazione di recupero per non fermarsi ad una mera salvaguardia), le caratteristiche intrinseche dei beni, nonché le dinamiche in atto e le pressioni che tendono a modificarlo.
Le conclusioni hanno mostrato proprio due posizioni antitetiche.
La prima, quella della conservazione tout court attraverso l’apposizione di un vincolo che ingessa e mantiene fermi gli oggetti mentre l’intorno si trasforma, creando a volte un bibelot, elemento estraneo all’insieme che fornisce però un’aura di memoria. Dal lato opposto la sostituzione degli stessi senza nemmeno porsi il probelmi dei legami territoriali che si vanno a recidere, riscrivendo una matrice che, raramente, riesce a diventare un nuovo genius loci.
Sia la trasformazione che la conservazione possono quindi essere uno scempio incapace di conservare la memoria del luogo, perché incapaci di tessere rinnovate trame insediative.
Di qui la necessità di proporre una modalità di intervento basata sul riconoscimento del livello di integrità non tanto dei singoli oggetti quanto dei caratteri che compongono la matrice del paesaggio culturale a scala territoriale (rapporto tra elementi spaziali diversi come possono essere la fabbrica ed il quartiere) ed edilizia (relativa ai diversi elementi che compongono il singolo manufatto) al fine di fornire degli spunti metodologici (e normativi) per gli interventi di pianificazione urbana e territoriale
La ri-generazione della Zona Industriale Nord di Padova Opportunità o necessità?
Il tema del riuso e della riqualicazione di brani urbani è
sempre di più il tema centrale nella revisione dello spazio
urbano. Con il cosiddetto “Decreto Sviluppo” queste
questioni vengono elevate a vere e proprie strategie di
sviluppo economico a cui associare gli strumenti innovativi
del “Piano Sviluppo Città” e del “Contratto di valorizzazione
urbana”.
Tali norme assumono un signicato particolare quando le
porzioni urbane e territoriali oggetto di possibile
intervento risultano avere ancora una suciente
funzionalità in relazione alle attività svolte, ma , allo stesso
tempo, mostrano la necessità di rinnovamento al ne di
riuscire a conservare un adeguato livello di competitività a
fronte dei cambiamento in atto.
È questo il caso della Zona Industriale Nord di Padova la
quale necessita di ricongurare il proprio ruolo all’interno
dello spazio urbano e metropolitano per mantere il
proprio ruolo di nodo all’interno di una rete di relazioni di
valore regionale
Qualità delle trasformazioni per nuove forme di ospitalità in montagna
L'articolo affronta il tema della trasformazione degli insediamenti montani in relazione al cambiamento produttivo da un'economia prevalentemente agricola ad una che si poggia essenzialmente sul turismo. In tal senso approfondisce le questioni legate alle tipologie insediative ed architettoniche tipiche e alle possibili scelte di trasformazioni che ne garantiscano il recupero, la valorizzazione e la possibilità di creare nuovo reddito
Rigenerare per competere
L’intervento cerca di focalizzare il tema della rigenerazione attraverso la messa a fuoco di innovate esigenze che hanno quale riferimento non tanto lo spazio urbano dimenticato e/o dismesso, ma tutto quell’insieme di inadeguatezze dovrebbero stare alla base del processo di rilancio socio-economico. Esso si inserisce perciò nel campo delle relazioni tra norme e piano, tra strategie e progetto che hanno come riferimento le politiche urbane europee e sono la chiave per orientare le possibili scelte di governo dello trasformazioni. Esso quindi è testimonianza di situazioni specifiche, ma, allo stesso tempo potrebbe diventare elemento di dibattito tecnico per progettisti pubbliche amministrazioni
Piccole aree di agribusiness ai margini della metropoli
Il contributo cerca di riconsiderare le caratteristiche del fenomeno della crescita urbana rispetto al fenomeno della metropolizzazione al fine di capire che cosa accade quando la città cresce al di fuori di quello spazio definito che sta oltre le mura (fisiche e non) che lo circondano. La proposta è quella di individuare un approccio capace di coniugare assieme spazio urbano e spazio rurale, rivedendo quella dicotomia che, nata con la rivoluzione industriale, è stata superata quando, per lo meno nei paesi più industrializzati, industria e agricoltura si sono incontrate per dare vita a quello che gli agronomi definiscono agroindustriale o agribusiness
Questioni e lineamenti nel progetto di pianificazione urbana e territoriale di ambiti ad elevato sviluppo insediativo
L'intervento illustra l'esperienza della Società di trasformazione Urbana di Padova Zona Industriale Nord per trattare il tema della rigenerazione dei tessuti insediativi e osservare la rispondenza degli strumenti di pianificazione rispetto alle mutate esigenze di gestione del territorio
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