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The Boby Goes to the City project: Research on safe routes to school and playgrounds in Ferrara
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12 Colori per 12 Comuni. Ricerca per la realizzazione di Città amiche dell’infanzia e dell’adolescenza nei Comuni dell’ex distretto socio sanitario di San Giorgio di Piano
Il progetto/ricerca dei “Dodici Comuni” ha rappresentato un’occasione di applicabilità del percorso formativo degli studenti del Laboratorio interdisciplinare “Urban Size” del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e un’interessante sfida per i docenti e i collaboratori che lo coordinano.
Fare interagire ricerca e formazione a diversi livelli sul campo della concretezza, in casi applicativi e direttamente operativi attraverso il coinvolgimento delle amministrazioni locali e delle strutture del territorio non è sempre facile. Quando il Centro CAMINA ci ha proposto di collaborare alla promozione di progetti tesi ad uno sviluppo sostenibile dell’ambiente urbano con i dodici Comuni dell’ex Distretto Socio Sanitario di San Giorgio di Piano (Argelato, Baricella, Bentivoglio, Castel Maggiore, Castello d’Argile, Galliera, Granarolo, Malalbergo, Minerbio, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale) abbiamo subito compreso come quest’opportunità potesse essere veramente strategica e rappresentare un primo caso regionale di grande interesse.
La formazione sui temi della partecipazione e dell’uso della città da parte delle categorie deboli, raffinata e precisata dalla frequenza degli studenti coinvolti nella ricerca al seminario “La città percorsa” organizzato dalla Facoltà di Architettura di Ferrara nell’ambito del curricolo formativo del quarto anno del corso di laurea, ha trovato nel progetto un immediato campo di sperimentazione soprattutto nella fase dei laboratori creativi che hanno coinvolto molti bambini e ragazzi delle scuole interessate.
La “città percorsa” è piena di segni degli abitanti: un viottolo nell’erba tracciato dai piedi e dall’uso nel tempo, una seduta consumata o, viceversa, mai utilizzata, i graffiti, l’uso improprio dell’arredo urbano sono tra i segnali che un progettista dovrebbe cogliere per pensare la riqualificazione degli spazi. I segni della città sono sintomo di comportamenti che definiscono la piccola scala e la riuscita dell’intervento.
La formazione degli studenti coinvolti nella ricerca, attraverso il seminario “La città percorsa”, ha avuto come obiettivo lo spostamento d’attenzione verso i comportamenti delle persone e ha consentito loro di sviluppare strategie d’ascolto del significato quotidiano dei luoghi.
I diversi livelli di partenza delle singole azioni nei Comuni, la diversa tipologia dei siti oggetto di interesse, la molteplicità dei riferimenti amministrativi e, al tempo stesso, la necessità di coordinamento degli interventi tra di loro in un continuo sforzo di formazione permanente, hanno creato un panorama ricchissimo di relazioni, necessità operative, proposte. Questo quadro relazionale, per il valore determinato dall’ampio campione applicativo, non deve essere disperso ma deve diventare il punto di partenza per affinare strategie di coinvolgimento e nuove modalità (tecnico-amministrative, politico-gestionali, ecc.).
I percorsi laboratoriali, fortemente differenziati in quanto ad età, scuola e organizzazione degli stessi, hanno costituito un banco di prova della stretta connessione operativa tra un approccio pedagogico esperienziale, basato sulla ricerca di nuove e integrate modalità espressive, e le competenze tecniche degli operatori.
Una pedagogia della scoperta che ha visto, nella forte variabilità dei casi di intervento, la necessità di applicare una metodologia situazionale, continuamente bisognosa di accomodamenti, confronti, scambi di opinioni.
L’architetto educatore è la figura, spiazzante sul piano epistemologico, che i bambini hanno incontrato nei laboratori: giovane professionista in formazione in grado di proporre soluzioni sul piano tecnico e, al contempo, di far misurare lo spazio a braccia, di annusarlo, di farlo percepire ad occhi chiusi, ascoltandone i rumori o giocando a disorientarsi, di far raccogliere materiali da riciclare e costruire plastici inaspettati.
Gli spazi di vita, i bisogni, la relazione corpo-ambiente, la facilitazione, il progetto, sono alcune tra le parole-chiave dell’intervento.
Il percorso laboratoriale è stato supportato e accompagnato dalla consulenza di esperti, direttamente coinvolti nel progetto o esterni, che hanno contribuito a tracciare le linee metodologiche
12 colori per 12 comuni. Un’esperienza integrata di progettazione partecipata nei Comuni dell’ex distretto socio sanitario di San Giorgio in Piano
Il progetto qui presentato nasce dalla scelta dei Comuni dell’ex distretto Socio Sanitario di San Giorgio di Piano (BO) di promuovere azioni per lo sviluppo della partecipazione dei bambini e dei ragazzi alla progettazione degli spazi urbani attraverso il finanziamento della L 285/97. Il Comune di San Pietro in Casale ha svolto il ruolo di coordinamento e di gestione amministrativa della fase di ricerca azione. L’incarico, affidato a CAMINA, nel frattempo diventata Associazione nazionale è stato da questa condiviso con la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara.
L’approccio pedagogico e l’esperienza metaprogettuale Il progetto/ricerca dei “Dodici Comuni” ha rappresentato un’occasione di applicabilità del percorso formativo degli studenti del Laboratorio interdisciplinare “Urban Size” del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. Fare interagire ricerca e formazione a diversi livelli e trasformarle in casi applicativi e direttamente operativi attraverso il coinvolgimento delle amministrazioni locali e delle strutture del territorio non è sempre facile. Quando CAMINA ci ha proposto di collaborare alla promozione di progetti tesi ad uno sviluppo sostenibile dell’ambiente urbano con i dodici Comuni dell’ex Distretto Socio Sanitario di San Giorgio di Piano (Argelato, Baricella, Bentivoglio, Castel Maggiore, Castello d’Argile, Galliera, Granarolo, Malalbergo, Minerbio, Pieve di Cento, San Giorgio di Piano, San Pietro in Casale) abbiamo subito compreso come quest’opportunità potesse essere strategica nel rappresentare un primo caso regionale di grande interesse. I diversi livelli di partenza delle singole azioni nei Comuni, la diversa tipologia dei siti oggetto di interesse, la molteplicità dei riferimenti amministrativi e, al tempo stesso, la necessità di coordinamento degli interventi tra di loro in un continuo sforzo di formazione permanente, hanno creato un panorama ricchissimo di relazioni, necessità operative, proposte.
La formazione degli studenti coinvolti nella ricerca-azione sui temi della partecipazione e dell’uso della città da parte delle categorie deboli era stata raffinata e precisata dalla frequenza al seminario “La città percorsa” organizzato dalla Facoltà di Architettura di Ferrara nell’ambito del curricolo formativo del quarto anno del corso di laurea. Tale area professionalizzante ha trovato nel progetto un immediato campo di sperimentazione, in particolare nella fase dei laboratori creativi nelle scuole. I laboratori cerativi e di progettazione, fortemente differenziati in quanto ad età, scuola e organizzazione degli stessi, hanno costituito un banco di prova della stretta connessione operativa tra un approccio pedagogico esperienziale, basato sulla ricerca di nuove e integrate modalità espressive, e le competenze tecniche degli operatori. Una pedagogia della scoperta che ha visto, nella forte variabilità dei casi di intervento, la necessità di applicare una metodologia situazionale, continuamente bisognosa di accomodamenti, confronti, scambi di opinioni. L’architetto educatore è la figura, spiazzante sul piano epistemologico, che i bambini hanno incontrato nei laboratori: giovane professionista in formazione in grado di proporre soluzioni sul piano tecnico e, al contempo, di far misurare lo spazio a braccia, di annusarlo, di farlo percepire ad occhi chiusi, ascoltandone i rumori o giocando a disorientarsi, di far raccogliere materiali da riciclare e costruire plastici inaspettati
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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