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I bambini ci amano: Il sapore del grano
Il tema dell’amore (e/o della passione dei sensi) per il bambino rappresenta senza dubbio un argomento sensibile nella società contemporanea. Il presente articolo si propone di indagare questo tema in Il sapore del grano (Gianni da Campo, 1986). La tesi dell’articolo è che la messa in scena del desiderio amoroso del dodicenne protagonista per il proprio insegnante e del modo in cui quest’ultimo risponde ha legami col pensiero contro-pedagogico degli anni settanta: un pensiero che, attraverso i suoi principali autori (Réné Schérer, Guy Hocquenghem, Tony Duvert, Maud Mannoni), incrocia il tema dei rapporti tra amore, sguardo e desiderio, e può essere posto all’origine di alcuni sviluppi della teoria queer contemporanea
"Non faccio questo mestiere mettendomi sul mercato come una merce" : note sull'attore cinematografico italiano e il suo contributo al cinema di interesse culturale.
This article investigates the role of the actor in contemporary Italian cultural interest film. It offers two lines of analysis. First, it examine the correlations between films financed by the Italian ministry, Mibact, for being “of cultural interest” and the various prizes won by the actors that appear in significant roles within those films during the 2004-2014 period. Second, it analyses the star-image of actors in quality cinema, following the developments provided by the recent evolution of celebrity and stardom studies in the Italian context, too. Its aim is to illustrate: 1) how certain actors can elude the judgment of the box office, which is typically used to evaluate the presence/performance of the star within the film industry; 2) how they can accumulate reputation capital, making them better placed to bring a kind of quality label to their films; and 3) how they define themselves in an oppositional (but also contradictory) way with respect to the standard modes of constructing stardom. It focuses in particular on the trajectories of two exemplary actors in the field of quality cinema, for reasons that are respectively made clear: Margherita Buy and Toni Servillo
«Tutto ciò che voglio lo prendo». Il caso Corona: celebrity culture, sistema dei media, immaginario cinematografico.
Il presente contributo si propone di studiare i rimandi tra la costruzione del personaggio mediale di Fabrizio Corona e gli elementi dell’immaginario cinematografico sui quali questa stessa costruzione ha fatto leva (più o meno consapevolmente). L’argomentazione si sviluppa in quattro parti. Nella prima e nella seconda vengono considerati gli aspetti salienti della celebrity di Corona in relazione al mediascape italiano attuale. Nella terza e nella quarta è offerta un’analisi delle influenze cinematografiche ricorrenti nella costruzione del personaggio-Corona a cavallo tra infotainment (Un giorno in pretura, vari talk show) e fiction (Squadra antimafia). Le influenze più evidenti sono reperite nell’ambito del gangster movie - così come viene “filtrato” dalla rivisitazione del genere avvenuta negli ultimi quarant’anni in film o serie tv come The Godfather, Scarface (remake), Goodfellas, The Sopranos - in relazione a due piani distinti: 1) i richiami all’iconografia del gangster movie (gestualità, sistema della moda, costruzione dell’immagine personale); 2) l’aggiornamento del profilo (a)morale dell’outlaw hero e di alcuni suoi tratti costitutivi (mascolinità, trasgressione della legge e della morale comune, ethos individualista, denuncia dell’ipocrisia sociale) e ricadute di questi elementi sulle strategie di costruzione della celebrity italiana contemporanea
Saturday Night Fever: il soft body e la mascolinità passiva del nuovo divo-ballerino
In this article, Saturday Night Fever (John Balham, 1977) is read as an example of a pop reappropriation of dance culture. It investigates the analogies and differences between the film and two other accounts of disco’s revolution: the article that inspired Saturday Night Fever (Tribal Rites of the New Saturday Night, by Nik Cohn) and the documentary The Secret Disco Revolution (Jamie Kastner, 2012). It furthermore analyses the types of dance depicted in the film, and the ways in which they connect to the mise-en-scène of Travolta/Manero’s body: a body which is represented as “soft”, and which on a narrative level uses dance to maintain an equilibrium between the active exercise of seduction and a particularly unusual form of abstinence
Cinema per vendere dischi: il caso del musicarello
Il cinema musicale degli anni Sessanta è studiabile come un cinema “di servizio” nei confronti della musica, cioè incline a cercare il riconoscimento commerciale tramite l’incorporazione di risorse musicali ma anche a dare visibilità e circolazione intermediale ai prodotti della musica leggera degli anni Sessanta. Da questo punto di vista ha rappresentato uno degli strumenti di promozione commerciale che il mondo dell’industria musicale aveva a disposizione in un periodo di formidabile espansione del proprio mercato di riferimento. Il presente intervento focalizza l’attenzione su un case study composto da un corpus ridotto di film musicali in cui è particolarmente evidente la presenza della musica e della canzone pop come risorsa commerciale: Juke-box – Urli d’amore (Morassi, 1959), I ragazzi dell’hully gully (Giannini, Infascelli, 1964), In ginocchio da te (Fizzarotti, 1964). L’analisi prende in considerazione in particolare i seguenti aspetti:
1) Le differenze tra il cinema come dispositivo promozionale nei confronti dell’esperienza musicale della canzone pop e come dispositivo promozionale della merce-supporto musicale (il disco: LP o 45 giri).
2) Le forme di narrazione e rappresentazione del consumo musicale sullo schermo.
3) Il problema della scarsità di documentazione d’archivio che attesti l’esistenza di routines produttive che regolavano i rapporti tra industria musicale e industria cinematografica in relazione alle pratiche di promozione/sfruttamento delle canzoni nei film musicali degli anni Sessanta
The TV Recap: Knowledge, Memory, and Complex Narrative Orientation.
In the world of digital media, populated by new paratexts and short forms, there are certain textual structures that, despite appearing subordinate to other texts, play vital functions and yet remain little studied. This article investigates the recap (recapitulation), beginning with the general hypothesis that they constitute narrative devices in which brevity serves 1) as a resource that takes those elements of ephemeral narratives that are destined otherwise to be forgotten, and converts them into persistent elements within the audience’s memory; and 2) as a resource for self-orientation, in temporal but also spatial terms, within serial forms that span years of programming and take up long periods of the user’s consumption experience. Following the introduction, the discussion highlights how the problem of summary has been addressed in relation to literature, and what changes when it is applied to the context of serialized television (in the second section). The third section identifies three contexts for the study of recaps: its collocation within serial forms, its two principal types, and the most important functions that it adopts (summary, a guide to the narrative components of a series, spatial orientation, regulation of the spectator’s meta-discursive capacity). The fourth section is devoted to the ways in which the recap interacts with the viewer by controlling sets of knowledge and recognition. The fifth proposes conclusions in two areas: the first reads the recap not only as a summary-tool for narrative universes but also as a kind of map that allows us to move within such universes; the second expands on the role of the recap in the construction and maintenance of our recollection of long serial forms
La Soffitta Cinema
I media digitali sono sempre più al centro delle nostre vite. A partire da questa constatazione poco controversa, la programmazione della sezione cinema del Centro La Soffitta offre una serie di occasioni per interrogare il ruolo che i nuovi media hanno conquistato in molte azioni quotidiane, dalla ricerca del lavoro all’attività politica, passando per la sfera dell’espressione artistica e dell’audiovisivo. Il programma prevede un ciclo di incontri sul rapporto tra sfera pubblica, società e web (“La rete contesa: partecipazione, creatività, cittadinanza e media digitali”), in cui avranno modo di confrontarsi diverse posizioni. Ma soprattutto in cui gli ospiti (giornalisti, studiosi, operatori nel settore della cultura digitale) affronteranno casi concreti in cui la rete ha contribuito a cambiare le abitudini e i comportamenti, come il crowdsourcing, l’impatto della rete sulla partecipazione e la cittadinanza attiva, i nuovi sistemi di finanziamento dei progetti creativi.
Un secondo ciclo di appuntamenti (“Aspettando Media Mutations”) sarà dedicato alla presentazione di prodotti audiovisivi legati all’ambito dei nuovi media, allo scopo di riflettere su fenomeni come la nuova serialità e la produzione di fiction seriale per il web.
Il programma, come da tradizione, sarà concluso dal Convegno Internazionale di studi “Media Mutations”. Il convegno è giunto alla sua quinta edizione e affronterà il tema degli ephemeral media
Critica,
i primi tre paragrafi ricostruiscono le principali tappe di sviluppo della critica di cinema nel corso del Novecento, concentrando l’attenzione su due paesi in cui la cultura cinematografica è stata una parte estremamente significativa dell’identità nazionale, la Francia e l’Italia. Il quarto paragrafo affronta alcune questioni di metodo. La conclusione è dedicata alla critica cinematografica sul web
Lo statuto dell’autore. Una figura guida: Augusto Genina
L'articolo ricostruisce lo statuto d'autore di Augusto Genina tra anni venti e anni trenta. Una prima sezione è dedicata agli anni venti. Una seconda sezione alla costruzione di uno statuto autoriale per il regista attraverso la stampa dell'epoca. Una terza sezione è dedicata all'immagine di eclettismo costruita dall'autore. Infine una sezione è rivolta al suo profilo internazionale
Introduction
L’articolo ricostruisce nel dettaglio le ragioni di fondo che hanno portato alla realizzazione del numero monografico di “Comunicazioni sociali” dal titolo “Italian Quality Cinema. Institutions, Taste, Cultural Legitimation”, a cura di Claudio Bisoni, Danielle Hipkins, Paolo Noto. Dopo una breve premessa su “La grande bellezza” e “Fuocoammare”, film appartenenti all’ambito delle pellicole di “interesse culturale”, l’articolo offre uno sfondo per inquadrare la nozione di “qualità” nel cinema italiano contemporaneo, in relazione al contesto istituzionale rappresentato in primo luogo da Mibact e dalle sue politiche di finanziamento. Più in generale è ricostruito il ruolo dell’etichetta di “cinema di qualità” nel discorso pubblico. In seguito, l’analisi si focalizza sul contributo portato dagli interventi che compongono il numero monografico nel verificare la complessità e la produttività della nozione stessa di “qualità” in vari ambiti della produzione cinematografica nazionale e nelle politiche culturali che la accompagnano, in Italia come all’estero
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