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    Introduzione Parte I - La Mente Emozionale: cornice teorica, prospettive di ricerca e declinazioni applicative.

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    La possibilità di pensare le proprie e altrui emozioni costituisce una tappa di fondamentale importanza per lo sviluppo psichico individuale. La consapevolezza di ciò che proviamo in termini emotivi ci rende più vicini alla nostra realtà interiore, quel luogo del Sé profondo che la Psicoanalisi ha definito mondo interno, e di conseguenza più liberi di compiere scelte esistenziali in funzione di ciò che riteniamo più vitale per la nostra realizzazione personale. La familiarità con i nostri stati mentali e affettivi ci consente inoltre di esprimere e modulare le emozioni nelle relazioni interpersonali, e tale acquisizione può contribuire a rendere più autentici e reciprocamente appaganti i rapporti umani, migliorando la qualità dell’adattamento al contesto sociale. Ritengo pertanto di assoluto rilievo approfondire lo studio della «Mente Emozionale», quella costellazione di sensazioni, emozioni, affetti, aspettative, pensieri, capace di sintonizzarsi con gli stati psicofisici di benessere e di malessere, di sé e degli altri, ed esaminare le funzioni che essa svolge nella nostra quotidiana vita di relazione intrapsichica e interpersonale, soprattutto in riferimento all’età evolutiva

    Mente Emozionale, Intelligenza Emotiva di tratto e costrutti correlati. Una panoramica sullo sviluppo delle competenze emotive tra teoria clinica e ricerca empirica.

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    In questo contributo mi propongo di fornire alcuni spunti di riflessione sul rapporto tra il concetto di Mente Emozionale e il modello teorico dell’Intelligenza Emotiva (IE) di tratto, traendo spunto dai dati provenienti da due vertici osservativi, tra loro differenti ma al tempo stesso complementari: da un lato l’osservazione clinica, declinata nell’agire terapeutico, da cui deriva il termine «Mente Emozionale», e dall’altro l’indagine sperimentale, a cui appartiene la definizione di « Intelligenza Emotiva di tratto». In questo percorso, volto a stabilire un ponte di significati tra la teoria e la prassi clinica e i dati della ricerca scientifica in età evolutiva, farò riferimento anche al modello cognitivo-evolutivo di sviluppo della Consapevolezza Emotiva, che si colloca proprio al confine tra clinica e l’indagine empirica e che, a mio avviso, può aiutare a chiarire il legame tra i due costrutti precedenti. Un ultimo costrutto, in parte correlato ai precedenti, che verrà preso in considerazione è quello della Competenza Emotiva che a livello evolutivo fa la sua comparsa intorno ai 2 anni di età del bambino

    Sviluppare la Competenza Emotiva. Un percorso psico–educativo nella Scuola dell’infanzia

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    Numerose indagini trasversali, condotte a livello nazionale e internazionale, hanno prodotto risultati univoci sull’importanza del ruolo giocato dalle componenti emotive nei processi psico-educativi, e in particolare nelle interazioni sociali all’interno del contesto scolastico durante l’infanzia. A partire dall’interesse per lo studio delle emozioni che si è sviluppato nel corso degli anni Sessanta del Novecento, le ricerche empiriche in psicologia si sono focalizzate sullo sviluppo di alcuni costrutti (Intelligenza Emotiva, Consapevolezza Emotiva, Regolazione emozionale, ecc.) tra loro differenti, ma anche in parte affini e sovrapponibili, che emergono nelle diverse fasi evolutive . Si è giunti così a superare progressivamente l’idea che le emozioni siano qualcosa di irrazionale, vedendole invece come una risorsa per l’organizzazione mentale e comportamentale del soggetto. Le abilità emozionali, o competenze emotive, hanno quindi acquisito uno status sempre più rilevante nei quadri teorici che descrivono i processi di adattamento socio-affettivo in età evolutiva

    Mente Emozionale e Mente di coppia nella psicoterapia infantile

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    La vicenda riportata in questo capitolo riguarda il lavoro clinico con un bambino in età di latenza, che per ragioni di riservatezza chiameremo Cosimo, seguito per poco più di tre anni in un percorso di psicoterapia con sedute a cadenza settimanale accompagnato, come di prassi, dai colloqui mensili svolti con i genitori. Nell’illustrare le diverse fasi dell’intervento (l’invio e il primo contatto telefonico; la consultazione psicodiagnostica con il bambino e con i genitori; il colloquio di restituzione – con gli elementi riguardanti la diagnosi, la prognosi e le indicazioni per il progetto terapeutico), farò riferimento al Manuale di pratica clinica e teoria della tecnica – Infanzia (Crocetti & Pallaoro, 2007) a cui rimando il lettore interessato. La presentazione del caso e dei nuclei salienti della psicoterapia con il bambino e dei colloqui con i genitori sono orientati a evidenziare le dinamiche relative alle carenze della Mente di coppia che hanno contribuito al malessere manifestato da Cosimo, e l’azione compensativa della Mente Emozionale per come si è esplicitata nelle sedute

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Mente Emozionale e dimensione corporea nel lavoro terapeutico con l’adolescente

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    Scopo di questo scritto è mostrare come si declina la Mente Emozionale dello psicoterapeuta (psicoanaliticamente formato) nel lavoro clinico e quali sono i nessi che legano l’intuizione empatica ai vissuti corporei attivi nella relazione tra terapeuta e paziente, in funzione del processo di cura. Come abbiamo visto, l’intuizione empatica è la punta di diamante della Mente Emozionale che si attiva in quegli stati regressivi profondi propri della donna durante la gestazione, della coppiamadre orientata all’accudimento del bambino, dei partner nell’intimità di coppia, ecc. L’intuizione empatica si innesca anche quando terapeuta e paziente si incontrano in assenza di parole, in un silenzio – che può essere di tipo inibitorio o difensivo, oppure sovraccarico di angosce, ma anche elaborativo, in cui la mente razionale/conoscitiva tace lasciando trapelare quelle suggestioni somatiche che emergono a partire dalle percezioni sensoriali e sono associate alle fantasie (consce o inconsce) dei due protagonisti della seduta

    Gruppi Balint e formazione degli insegnanti

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    Avere a cuore il benessere del bambino significa anche non dimenticarsi del benessere di chi si occupa di lui. In questo senso, il Benessere Bambino (Crocetti, 2008), quello stato esperienziale che il bambino sperimenta qualora i suoi bisogni, fragilità e richieste vengano assunte e contenute nella Mente Emozionale delle figure di accudimento, è un concetto che può essere esteso alle diverse fasi del ciclo di vita di ogni individuo. Sostenere quella condizione psicofisica orientata al gioco, al godimento, alla ricreazione costante di sé e del proprio essere nel mondo sia nella persona in età evolutiva, sia nell’adulto, consente all’individuo di espandere le proprie potenzialità e di rendere disponibile dentro di sé uno spazio per accogliere l’altro. Nelle professioni che implicano un costante coinvolgimento emotivo e relazionale, come quella educativa, migliore è lo stato complessivo di benessere dell’operatore (insegnante, educatore, pedagogista), maggiori energie potenzialmente positive possono essere rivolte agli allievi e alle attività a supporto degli apprendimenti. Per questo motivo, riteniamo che l’istituzione scolastica abbia il compito di pensare e contenere le esigenze degli insegnanti, di rispondere ai loro bisogni, e di offrire loro adeguate risposte organizzative e formative per favorire le migliori condizioni ambientali a sostegno dell’importante ruolo educativo svolto nei confronti dei bambini/ragazzi
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