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    La nascita del paperback. Dalle origini dell’idea di portabilità del libro fino all’affermazione del prodotto simbolo dell’editoria di massa contemporanea

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    L’espressione “libro paperback” o, più comunemente, “paperback” – preliminarmente traducibile, nella sua accezione più letterale, come “libro dal dorso di carta” – è un prestito dalla lingua inglese, rilevato in italiano alla comparsa sul mercato di questa categoria editoriale relativamente nuova, per differenziarla dai libri legati o da quelli a copertina rigida, gli hardback. Il paperback è uno degli oggetti più diffusi dell’età industriale e, numeri alla mano, nonostante la mancanza di statistiche oggettive che affligge il ricercatore che indaga su qualsiasi area dell’editoria libraria, la tipologia di libri più venduta del XX secolo. Nell’immaginario collettivo, i paperback sono rappresentati su scala mondiale dalla Penguin Books, in Germania da Reclam, in Francia da Hachette, in Italia Mondadori, con le collane Oscar e Gialli. Sono parte integrante della cultura popolare, vengono citati dal cinema o dalla musica, soprattutto nelle aree di madrelingua inglese. Nella nostra lingua molte locuzioni di uso corrente si riferiscono a questa particolare tipologia editoriale: espressioni quali “libro tascabile”, “edizione economica”, “libro in brossura” e “libro da edicola” – molte delle quali presenti, seppur con alcune variazioni, anche nelle principali lingue occidentali – descrivono solo una porzione dell’ampio bacino semantico ascrivibile al paperback. A un primo sguardo, questa diffusione e varietà lessicale lascia intravedere il riflesso di un fenomeno merceologico sufficientemente vasto e variegato da essere difficilmente contenibile entro i confini di un’unica parola: tale ampiezza semantica altro non è che un primo sintomo – e, di conseguenza, una prima conferma – della grande rilevanza culturale e commerciale della diffusione dei libri in formato paperback, nonché dell’enorme proliferazione di editori, produttori, titoli e consumatori, coinvolti lungo il corso della storia del libro e dell’editoria. La varietà semantica non è esclusiva della lingua italiana e comporta un elevato grado di ambiguità nel definire cosa sia esattamente il paperback, sia come termine sia come oggetto. Tra gli autori che si sono occupati della storia e delle vicende relative al paperback, che verranno citati in questo studio, possiamo riconoscere, semplificando, due approcci generali. In prima istanza esistono coloro che tendono a considerare paperback qualsiasi libro che soddisfi, come unica condizione, quella di essere realizzato con una copertina morbida: si tratta di una definizione decisamente ampia, derivata da una traduzione puramente letterale del termine. L’altro approccio, invece, è condiviso da coloro i quali ritengono di poter far rientrare nel novero dei paperback solamente quei progetti editoriali dotati di alcune particolari caratteristiche, superando la mera distinzione materiale. È questo secondo approccio che abbiamo fatto nostro in questa indagine, partendo dal presupposto che il paperback non sia semplicemente un libro tascabile, economico, in brossura e venduto in edicola. Il paperback è tutte queste cose, ma al contempo è anche più della somma delle singole parti che lo componongo. Peraltro, il paperback è più un’idea che un formato. Un documento prodotto nel giugno del 2007 dal Ministerio de Cultura spagnolo, a chiosa di un osservatorio dedicato al libro de bolsillo (il “libro da tasca”) e a una riflessione circa il suo ruolo nell’industria editoriale locale, esordisce con la premessa «No existe una definición precisa y de valor universal del ‘libro de bolsillo’». Per tentare di definire questo prodotto, prosegue il documento spagnolo, occorre indicarne le caratteristiche, materiali, immateriali e costitutive. Ed è questo invito che si intende cogliere in questa ricerca con un obiettivo in mente: indagare l’identità del paperback, comprendendo cosa esso sia e quale sia stato il suo ruolo nella lettura di massa del Novecento. Tra le tante possibilità che un’indagine sul paperback potrebbe aprire, quali ad esempio lo studio della letteratura veicolata tramite questo formato o l’indagine dei canali distributivi che ne hanno permesso la diffusione capillare, l’obiettivo in questa tesi è stato quello di focalizzarsi sulle questioni più merceologiche e materiali, esplorando l’argomento dal punto di vista del prodotto, della sua ideazione e produzione. Pertanto, si sono prese in considerazione le condizioni che hanno permesso al paperback di verificarsi e le caratteristiche che esso ha presentato una volta apparso sul mercato. Inoltre, per meglio collocare questo prodotto-libro nel tempo e nello spazio, è stato altresì analizzato il ciclo storico-vitale del paperback, partendo dalla sua fase di concezione e sviluppo, seguendone i momenti fondamentali nel percorso che lo ha portato all’affermazione e infine chiedendosi se nel frattempo non ne sia sopraggiunto il declino. Per raggiungere questi obiettivi si è proceduto come segue. Nell’introduzione (cap. 1) sono stati elencati gli obiettivi del progetto di ricerca, che sono già stati riportati qui sopra. Nel cap. 2 “Che cos’è il paperback?”, con l’obiettivo di fornire una prima definizione di paperback, parziale e temporanea, in modo da comprendere cosa includere e cosa escludere dalla trattazione successiva, si è svolta un’indagine lessicale del termine. Partendo dalla definizione generale di libro si è dimostrato innanzi tutto che paperback fa parte del medesimo universo semantico e merceologico. Si è poi ricostruita la storia del termine paperback, attraverso dizionari di diverse lingue ed enciclopedie, tracciandone le differenti localizzazioni nei paesi indagati. Sono anche state prese in esame le varianti terminologiche che si riferiscono a paperback in italiano, francese, tedesco, spagnolo e in altre lingue europee. Infine si è data una definizione comparata per binomi, tra di loro in opposizione reciproca o uno a complemento dell’altro: harback e paperback per quanto riguarda il formato, mass-market e trade per quanto riguarda il canale distributivo, reprint e original per quanto riguarda invece le opere contenute. Nel cap. 3 “Breve storia della portabilità del libro” si è svolta un indagine in senso diacronico con l’obiettivo di raccogliere le testimonianze di un possibile percorso evolutivo non tanto del paperback in senso stretto, essendo un prodotto affermatosi nell’era contemporanea, quanto piuttosto di quelle tappe simili, materiali e concettuali, che l’hanno preceduto, alla ricerca di una storia sintetica del concetto di portabilità del libro e della sua evoluzione. Trattando il libro come uno strumento della conoscenza portatile si sono esplorati esempi molto antichi, come i libri amuleto delle culture mediterranee, poi i rotoli con particolare attenzione agli strumenti per il loro trasporto, e infine i libelli di età romana. Per quanto riguarda il Medioevo sono stati descritti sia le legature nate per il trasporto dei libri, come quelle da cintura, sia i nuovi codici in-ottavo e i tentativi di “industrializzare” la produzione libraria, come la pecia. Con l’avvento della stampa si passa al periodo moderno, dove Aldo Manuzio recupera il formato imperiale per creare un nuovo standard di libro tascabile. Nell’età moderna oltre all’esperienza degli Elzevier si rilevano i progetti di transizione, gli ultimi per quanto riguarda il libro in antico regime, prima dell’avvento dell’era industriale. Nel cap. 4 “Prove tecniche di editoria di massa” si seguono invece le evoluzioni apportate dalla Rivoluzione industriale con un’indagine di taglio sincronico limitata ad alcune nazioni: Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna e Stati Uniti. Tale selezione è avvenuta considerando l’importanza del mercato editoriale locale di ciascuna nazione, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo, considerando ovviamente soprattutto la densità di progetti ascrivibili al paperback e procedendo in accordo con gli orientamenti della storiografia di settore. Oltre alle “prove tecniche” che conducono, per avvicinamenti progressivi, alla contemporaneità, si sono anche rilevate le mutate condizioni sociali e tecnologiche delle nazioni analizzate, ponendo attenzione ai cambiamenti culturali intercorsi, compresi i cambiamenti nelle abitudini di consumo. Nel cap. 5 “L’era del paperback” si sono invece passati in rassegna i casi studio oramai maturi, costituiti da singole collane o talvolta persino da intere case editrici, che hanno effettivamente realizzato il paperback nella sua forma compiuta. I casi analizzati sono Reclam, Tauchnitz e Albatross per quanto riguarda la Germania, Penguin per il Regno Unito, Mondadori con più serie per l’Italia, Little Blue Books e Pocket Books per gli Stati Uniti. Vengono inoltre brevemente citati alcuni significativi casi minori. Di tutti questi progetti si è cercato di cogliere i tratti salienti valutando sia questioni aziendali, come la figura dell’imprenditore, la struttura aziendale, la nascita dell’idea e la sua mission, sia questioni merceologiche, come il catalogo, i prezzi, la grafica di copertina, i formati, le vendite, ecc. L’obiettivo è stato quello di cogliere il DNA che ha caratterizzato questi progetti, in modo da individuarne somiglianze e differenze, al fine di comprenderne regole e denominatori comuni. Infine, dopo aver raccolto dati a sufficienza, seppur senza alcuna pretesa di esaustività, nel cap. 6 “Conclusioni” si è tracciata brevemente la fase di epilogo del paperback, coincidente con il periodo compreso tra il Secondo dopo guerra e gli anni Settant del Novecento, prima di fornire una definizione “definitiva” di questo prodotto/concetto. Nella definizione sono state sottolineate in prima istanza le condizioni (esterne e interne) necessarie per la nascita del paperback in un dato mercato, dimostrando che senza queste condizioni il genere non si perfeziona. In seconda battuta sono state date le caratteristiche tangibili e intangibili con le quali il paperback si è presentato, considerandole dal punto di vista di attributi quali product, price, place e promotion. Oltre alla vasta storiografia scientifica si è presa in considerazione la stampa tecnica, costituita da riviste di settore come Publisher’s Weekly o il Giornale della libreria, così come la stampa periodica generalista e i quotidiani. Inoltre, sono stati analizzati i principali manufatti, quando possibile nella loro edizione originale, con un approccio bibliologico che ha compreso misurazioni e studio di testi e paratesti, in particolar modo la grafica di copertina. Sono stati altresì oggetti d’analisi i cataloghi storici degli editori e gli epitesti, con particolare attenzione alle attività promozionali e alle inserzioni pubblicitarie, nelle quali spesso si è rinvenuto l’unico dato mancante da tutti i documenti sopra citati, cioè i prezzi di copertina, fondamentali per completare l’analisi del paperback come prodotto. Ciò che più si è osservato è stato pertanto il mercato, con le sue oscillazioni in equilibrio tra domanda e offerta, cercando di comprendere come a tali dinamiche hanno cercato di dare risposta gli editori in diversi tempi e in diversi luoghi. Con la speranza di aver soddisfatto tutte queste premesse, si ritiene che questo lavoro possa essersti ritagliato un piccolo spazio di originalità all’interno della storiografia sull’argomento, poiché, per quanto ci è dato sapere, non esistono altri studi che mettano insieme le esperienze dell’editoria paperback in senso comparato e che analizzino diversi periodi storici e diversi mercati alla ricerca dei denominatori comuni. La storia del paperback, del resto, è una narrazione polverizzata in una moltitudine di saggi e monografie, nascosta tra le pagine delle storie del libro e dell’editoria, e presenta normalmente focus dedicati alle singole collane oppure, in caso di respiro maggiore, ai casi studio complessivamente vissuti all’interno dei confini nazionali, uscendo raramente da questa demarcazione

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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    Innovating through Design. The work of the US cover designer Chip Kidd

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    During the American hardcover revolution, in the 1980s and 1990s, Alfred A. Knopf established itself as the leading publishing house in book design. Founded in New York in 1915, Knopf has been the recipient of many literary prizes and in 1999 was awarded the American Institute of Graphic Arts (AIGA) Corporate Leadership Award, a prize that recognizes forward-thinking organizations that have been instrumental in the advancement of design by applying the highest standards. Knopf made a name for itself using quality in design along with quality in writing as a strategy for its long-lasting success. One of the main people responsible for this success has been the graphic designer Chip Kidd, one of the most renowed American book cover designers alive. Kidd started working at Knopf in 1986 and soon became the go-to designer for well-known writers such as Michael Crichton, Haruki Murakami, and James Ellroy. His work shows an intuitive understanding of the narrative and a unique and deep connection between text and paratext. Kidd stretches the visual boundaries between words and visuals, asking readers to bridge the gap between what they read and what they see. His covers leave the image open to interpretation; this deliberate lack of definition engages contemporary readers more than traditional covers do. This article illustrates, through the analysis of a selection of the most significant covers designed by Kidd, how his work at Knopf helped create a revolution and shape a new visual language in American book design
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