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L'a-rappresentatività del monumento "L'ago, il filo e il nodo"
The article aims to highlight contradictions between architecture and sculpture in contemporary art. In particular it attempts to shed light on how certain works of architecture may be mistakenly perceived as macrosculptures in an urban dimension, while on the other hand some sculptures, such as the Needie, Thread and Knot in Piazzale Cadorna in
Milan, must necessarily have a limited durability, given how improbable it is that they should find interested admirers in future generations. Once again the author deals with the subject of memory as it affects architecture, and the contemporary impasse regarding its disavowal.
References
- M. FUCKSAS, P. CONTI, Caos sublime, Milano 2001
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- J. CHEVALIER, A. GHEERBRANT, Dizionario dei simboli, Milano 1997
- E. SEVERINO, La filosofia moderna, Milano 1999
- E. PANOFSKY, Studi di Iconologia, Torino 1975
- J. P. SARTRE, L'Essere e il nulla, Mondadori, Milano 1958
- T. S. ELIOT, Opere 1939-1962, Milano 1993
- I. CALVINO, Lezioni americane - Sei proposte per il prossimo millennio, Milano 1988
- G . C . LEONCILU MASSI, Quando l`immagine uccide il reale, Atti del convegno "Disegno luogo della memoria, Firenze 199
l simbolo "moralizzato" cristiano nei monumenti alla memoria (Parte II): i modelli architettonici nella storia
This second article concludes the author's study of memorial monuments by considering the decisive role played in their historical metamorphosis by architectural models. These can he identified as archetypes which, through the successive canonical ages of Western civilisation, distinguish the motifs and iconography of the Egyptians, the Greeks, the Romans and of Christianity in the broadest sense, up to and including post Illuminist paradigms. The analysis leads to the ascertaining of a metahistorical persistence of architectural and figurative models - as described by H. Focillon - until the mid-20th century, albeit in a contextual transformation of continually altered symbolic values. Such alterations are indeed intrinsic to the meaning but not to the medium: man is always represented in his epic, saintly or heroic personae through painting and sculpture combined with architecture. The contemporary era, on the other hand, seems close to oriental models in omitting to depict itself on its own monuments, omitting, too, in the process the high ethical and moral value that such defections have for the education of peoples.
References
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- H. COLViN, Architecture and the after-life, New Haven and London, 1991
- M. PETRANTONI (a cura di), Il Monumentale di Milano - Il primo Cimitero della Libertà 1866-1992, Milano 199
Tradizione e contraddizione nell'architettura mediterranea
L’architettura mediterranea - quella storica e quella attuale - ha come riferimento naturale il mare: l’acqua è il fondale prospettico di ogni idea di edificio e l’orizzonte ne costituisce il non-limite del medesimo quadro prospettico. Di per sé tali connotazioni sono detentrici di un sapore romantico leggibile attraverso due registri: il primo è legato alla nostalgia e il secondo è sensibile alla conservazione. Ce n’è poi un terzo che si lega al progetto tout-court, ma la faccenda si complica perché si esce dal retaggio ideologico (così caro alla cultura italiana contemporanea) generato dai primi due registri e comprensibile solo agli architetti e non ai cultori della materia
Building by Signs. Disegno memoria progetto
Scrivevo nell’introduzione alla prima edizione: “[...] non esiste più nulla di sacro da dissacrare, probabilmente perché, a torto o a ragione, con massimalismo o con precisione, tutto è già stato dissacrato”. Mi riconosco ancora in questa radicale affer- mazione, anche se negli anni certa reazionarietà che contraddistingueva i miei scrit- ti si è andata mitigando per lasciare maggiore spazio ad una riflessione “tollerante”, che accogliesse fra le proprie istanze anche gli aspetti giustificativi di un momento storico, il nostro, in cui l’architettura è scesa dal piedistallo.
Oggi – inteso come periodo iniziato con la rivoluzione informatica e digitale degli anni novanta del secolo scorso – il discorso sull’architettura si è connotato di una costruzione meno aulica, più legata all’opinione anche non specialistica, alla “gene- ricità” propria di tanti teorici contemporanei. Dieci anni fa non sarei stato così trans- igente in queste posizioni, ma una considerazione proposta da Ratzinger nella sua enciclica “Caritas in veritate” mi ha provocato un nuovo paradigma – più positivo – di riflessione
Architettura / Linee e controlinee
Fra gli architetti e il mondo dell’architettura - e questo libro tenta di sostenerlo con considerazioni fatte qua e là, su argomenti anche troppo diversi stesso: tutti sono grandi, nessuno è grande. Il disegno oggi, passando per il digitale e il fotorealismo, sembra mettere tutti sullo stesso piano, senza distinzioni fra buon progetto e mediocre progetto, senza un linguaggio rappresentativo che ci dia parametri abbastanza certi di valutazione. Forse però il problema è mal posto: smettiamo di chiederci se gli architetti sono grandi o mediocri e capiamo perché il mestiere di architetto è percepito come velleitario. Insomma smettiamo di guardarci dal di dentro, e ricominciamo ad ascoltare le voci esterne al nostro mondo, cerchiamo di farci capire.
Smettiamo anche di inseguire quella politica che il 99% dello sviluppo delle città agli speculatori. Gli architetti di chiara fama sono chiamati solo per progetti di risonanza giornalistica (si legga il capitolo “Vere regole, false interpretazioni. Oggi come ieri”), ma poi tutti i bravi architetti di non chiara fama - e ce ne sono tanti! - sono costretti a fare la fame perché gli appalti pubblici e privati più rilevanti sono in mano ai nuovi palazzinari, al becero professionismo il cui unico vanto sono le buone relazioni.
Cerchiamo di capire perché la professione di architetto, in Italia e altrove in Occidente, non è più percepita come un mestiere serio, strutturale al buon sviluppo di un Paese, ma come un servizio di lusso che la maggior parte dei cittadini non può permettersi, o neanche interessa loro. Affrontiamo anche l’annoso problema italico dell’organizzazione delle procedure di lavoro che ha visto e vede, all’estero, il successo di tante iniziative di architettura. Occorre adeguarsi ai processi internazionali per poter essere ancora protagonisti della nostra storia architettonica, per non assistere inermi all’invasione del nostro mercato da parte di architetti stranieri (si legga in proposito il capitolo “Nuove procedure del mestiere: cambiamenti veri e falsi”).
Ecco, rimettiamo i piedi per terra, “perché nulla cambi”, l’impegno e la dedizione ad un mestiere antico che può ancora esistere nell’era della complessità.
Venendo ai contenuti propri del libro - dopo aver descritto l’incipit culturale del volume - occorre pubblicati su riviste specializzate dal 2003 sino ad oggi, opportunamente revisionati allo scopo di principalmente di rappresentazione architettonica legata ai valori visivi, relazione applicata a casi esemplari dell’architettura italiana e straniera. In particolare ci si occupa del rapporto fra restauro conservativo e creativo (in “Il disegno restauratore, fra vero e falso”), del senso attuale del concetto di tradizione (in “Falsa tradizione, vero mestiere”), di città commerciale e città per l’uomo (in “Vero o falso: dei trattatisti per il progetto contemporaneo (in “Vere regole, false interpretazioni. Oggi come ieri”), del ruolo del professionista sul mercato di oggi (in “Nuove procedure del mestiere: cambiamenti veri e falsi”), e della rivoluzione informatica (in “Vere rivoluzioni, false reazioni... o viceversa”)
Cuba, le idee muoiono di inedia
Biblioteche ovunque, come le facce di Fidel e del Che. La medicina? Superlativa. Eppoi? Le idee, le idee e ancora le idee. Ovunque, sono sbattute ovunque scritte sulle idee: sui muri delle case, nei cartelloni pubblicitari (ops!,“comunicazione sociale”, la pubblicità commerciale è proibita), sulle magliette, nelle cartoline, agli ingressi dei negozi... ovunque, tranne che sulla faccia della gente, del pueblo de Cuba. Quelle facce sono esauste delle idee, non ne parlano, gli viene il vomito: vogliono altro, avere una vita normale. Ora hanno scoperto che è possibile – una vita normale – da quando Fidel Castro ha aperto le frontiere ai viaggiatori di tutto il mondo per compensare economicamente la caduta dei rapporti commerciali con l’Unione Sovietica, nel 1991. Hanno parlato con i “turisti” di
tutto il mondo e hanno capito che la loro non era una vita normale, ma una sorta di materializzazione terrestre di un mondo delle idee di matrice platoniana. Ma come – si saranno chiesti i più giovani, coloro che sono nati dopo il 1959, anno della vittoria della Revolution socialista – non ci avevano detto che questo è il paradiso, che solo qui conta l’uomo, che l’Impero americano è corrotto e degradato e che la vita è vita solo qui? Non ci avevano detto socialismo o muerte, hasta la vittoria siempre, unità e solidarietà nel lavoro? Perché allora permettono all’Occidente di entrarci nel
ventre seminando germi di morte e di corruzione morale? Perché il turista ci racconta di non stare così male a casa sua, che la povertà nel suo Paese non raggiunge soglie superiori al 10% della popolazione, che lo stato è stato sociale anche da loro? Allora Fidel, che succede alla Rivoluzione
Ricostruzione della Jugoslavia
Il più grande architetto slavo del XX secolo, Joze Plecnik, da mitteleuropeo quale era avrebbe forse capito bene la situazione attuale dei paesi balcanici: da un’identità – forzata e costruita da Tito – a molte identità che ancora mancano di contenuto e rappresentazione. L’unica realtà distintiva che oggi si vede sono le frontiere: tante e vicine, a tratti surreali. Provate ad immaginare un vecchio ingresso scolastico in cui gli alunni e le alunne entrano da portoni separati per poi ritrovarsi nel medesimo atrio. Questione di forma senza contenuto, apparenza che non ha ancoraavuto il tempo di divenire sostanza. Senza equivoci: questa è un’analisi da architetto, non da sociologo. Non entro nelle questioni etniche ed antropologiche, nelle differenze culturali e religiose che da sempre caratterizzano la polveriera balcanica, ma rivendico il diritto di un’analisi scientifica condotta nei termini di una “pura visibilità” secondo i modelli di Konrad Fiedler e di Lisl Brewster Hildebrand. Saper conoscere attraverso gli occhi, vedere i fenomeni e catalogarli non solo attraverso una memoria letteraria erudita ma anche mediante un bagaglio iconografico di forme è, oggi, una questione fondativa per il futuro. Quante città, dal dopo-guerra ad oggi, sono state devastate dall’insensibilità visiva di molti urbanisti intellettuali? Si è pensato che lo zoning fosse la risoluzione di tutti i problemi, ma ci si è accorti che delle chiazze di colore indicanti destinazioni d’uso del territorio non potevano dare nessuna garanzia di buona forma urbana. Quel disegno urbano che era demandato ai professionisti in applicazione delle previsioni di piano, ma con nessuna indicazione di forma
Gli "Scherzi" di Pomponio Torelli. Edizione del codice autografo (Biblioteca Nazionale di Napoli, XIII.D.34)
Building by Signs / Costruire per Segni - Disegno Memoria Progetto
In questa seconda edizione, ampliata e modificata rispetto a quella del 2003, l'autore rivisita, con la diversa prospettiva aperta dall'evolversi delle tecnologie, i temi del suo primo saggio. Alessandro Bianchi è docente presso la Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano e Ricercatore di ruolo nel Dipartimento di Architettura e Pianificazione (DiAP) dal 2001. Negli apparati troviamo il repertorio dei temi affrontati, il repertorio delle immagini e delle fonti ed ampia bibliografia.
Indice
- Architettura e disegno (evoluzione,metodo dell'architetto, rivoluzioni tecniche, disegno e fotografia, disegno della tecnica verso la tecnica del progetto, geometrie non euclidee);
- Architettura e simbolo (sacro e profano, equivoco tra ornamento e simbolo, espressione simbolica dell'architettura);
- Architettura e progetto (il progetto come scelta dialettica, concretezza dell'azione progettuale, identificazione dell'architettura urbana);
- Architettura e recupero (il concetto di recupero, il caso delle Terme di Diocleziano a Roma, l'edificio e la rappresentazione urbana,il contesto come libero arbitrio dell'architettura).
L'ampia appendice è dedicata, con il supporto di molte illustrazioni,alle applicazioni tecniche nel progetto di recupero: teorie del rilievo per il progetto,dal rilievo all'ortofotopiano, fotorealismo tra colore e luce, colore come attributo della linea, ipotesi di classificazione cromatica, l'archivio informatizzato, le routes per la ricerca d'archivio, formati o estensioni dei files, contenuto dei files e trasmissibilità, masterizzazione
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