1,720,957 research outputs found
Touch technologies e bambini, giochi per piccoli adulti
Oggi i bambini possono approcciarsi precocemente alle tecnologie, soprattutto quelle mobili: sono gli Screenagers mobile born e mobile first, sempre connessi. I DDs fanno parte della loro identità e danno un’opportunità per ampliare le possibilità di ricerca e di accesso all’informazione (Tapscott, 1999). I DDs al contempo accendono il dibattito intorno la necessità di alfabetizzazione digitale: possono ridefinire il processo educativo in quanto permettono l’acquisizione di competenze in modo ludico e precoce, ma significativo ed efficace, attraverso interfacce e app appositamente progettate, col risultato di apprendere anche in altri contesti (Jonassen, 2008; Buckingam, 2003) oltre quello scolastico. Questo rappresenta un mercato fiorente e interessante, con prospettive di lungo periodo, che hanno dato vita a un vero e proprio settore specifico di prodotti e soluzioni pensati per i più piccoli, a imitazione degli originali DDs degli adulti, evidenziando l’embeddedness che le tecnologie mobili hanno anche verso i settori dell’infanzia. Ai genitori è demandata la funzione di controllo, aprendo un’ulteriore questione di alfabetizzazione digitale degli adulti, oltre che di imitazione nell’uso e nell’approccio
Millennials e esperienza di consumo - customer Journey e uso dei media digitali di una generazione connessa
I Millennials rappresentano un particolare tipo di consumatore: sono esperti, informati, consapevoli, usano le tecnologie e i media digitali con padronanza, hanno alte aspettative riguardo le performance dei prodotti, cercano soddisfazione emozionale ed emotiva, esperienziale e relazione nel consumo. Conquistarli, quindi, è una sfida che i brand devono intraprendere poiché sono un mercato di riferimento interessante e complesso. I Millennials delineano un percorso di media meshing e convergenza (Jenkins, 2007), di coesistenza fra analogico e digitale. Sono la prima generazione “mobile first”, dove lo smartphone ha cannibalizzato gli accessi rispetto ad altri device, favorendo l’incontro con molti touchpoint anche in mobilità. I brand si trovano a competere in uno spazio sociale e socializzato, il quale vede la frammentazione dei media e dei canali da una parte (Hoffmann, 1996) e la necessità di creare esperienza anche e soprattutto a partire dai media digitali dall’altra. Il processo di acquisto non si riduce all’atto fisico di compravendita: altrettanto importante, se non di più, è l’aspetto emotivo, esperienziale, relazionale. I Millennials infatti sono un target che tiene alla propria unicità come persona – pur nelle complesse dinamiche di socializzazione e di omologazione, derivanti dai bisogni di appartenenza e accettazione da parte del gruppo/dei gruppi - e cercano prodotti e brand che esaltino questa caratteristica che va oltre l’acquisto. La customer experience diventa pertanto la dimensione centrale nel rapporto (Schmitt et al., 2013; Lemon et al., 2009 e 2016), e nel processo decisionale interviene l’insieme di questi asset, fisici, digitali ed emotivi, che influenzano le decisioni d’acquisto e la predisposizione a connettersi col brand.
Tecnologie, dispositivi digitali e altri trend cambiano il modo in cui i consumatori in generale - e i Millennials in particolare - trovano e acquistano prodotti. I Millennials infatti sono always connected (Fidler, 2000), vogliono esperienze uniche e autentiche e svolgono un ruolo attivo nel processo decisionale e di consumo; si avvicinano spontaneamente ai brand e li costringono a cambiare i propri modelli di business e le strategie di comunicazione (Bonceck, 2012). La condivisione sui social media favorisce la proliferazione delle esperienze e ne amplifica il significato sociale.
Il customer journey si configura come narrazione articolata e complessa della relazione fra brand e persone (Gentile et al., 2007; Lemon et al., 2009, 2016). Con la metafora del viaggio, la customer experience diventa un percorso circolare: si introduce il concetto di feedback anche nel marketing e si propone un superamento dei modelli “a imbuto”, descritti dalla metafora del funnel, ormai potenzialmente superabile. La customer journey map è uno strumento che contribuisce a risolvere la complessità e dare indicazioni circa il processo decisionale, attraverso l’esplicitazione dei touchpoint. Il customer journey evidenzia la potenzialità di un modello di marketing communication-based e guidato dai dati. I Millennials hanno infatti una moltitudine di punti di contatto (touchpoint), fisici ma soprattutto digitali, coi quali interagiscono lungo il loro percorso e che amplificano l’esperienza (Lemon, 2016). L’esigenza specifica per i brand di presidiare i touchpoint e personalizzare l’esperienza obbliga le vendite a diventare omnicanali e multicanali, anytime, anyplace, anywhere, per realizzare un’esperienza olistica. Con una customer experience così orientata si crea un sistema di legame a lungo termine, dove non è solo l’acquisto il momento di successo e si favorisce la creazione di customer retention, - anticamera di customer lifetime value - ovvero di qualcosa che va oltre la fedeltà di marca che comprende anche conoscenza, identità, immagine e ovviamente relazione (Buttle, 2009).
Si è proceduto a catalogare le caratteristiche generazionali dei Millennials, con particolare attenzione ai comportamenti e alle esperienze di consumo e a indagare il ruolo dei media e touchpoint digitali nel processo decisionale e di acquisto; quindi, come i media digitali si integrino nelle strategie di marketing per la creazione di engagement e la progettazione di esperienze che abbiano valore per il consumatore e come contribuiscano a rendere l’esperienza omnicanale.
Il progetto di tesi ha richiesto una metodologia mista per la raccolta di dati della fase sperimentale, mixando metodi quantitativi e qualitativi. Una prima parte dell’indagine ha riguardato una ricerca esplorativa e di letteratura nazionale e soprattutto internazionale; in secondo luogo è stata svolta mediante somministrazione di una web survey, compilata su base volontaria, a più di 500 soggetti appartenenti alla popolazione d’interesse. In un’altra fase sono state analizzate mediante una scheda di valutazione, autoprodotta ed inedita nel panorama della ricerca sulla materia, delle customer journey map prodotte da alcuni soggetti appartenenti alla popolazione di riferimento.
L’analisi delle customer journey map rappresenta un punto di innovazione nel panorama della ricerca sulla materia specialmente in accademia, in quanto solitamente utilizzate da istituti privati di ricerca di marketing su commissione. In ultimo, si presentano delle buyer personas, cioè idealtipi di consumatore Millennials nelle sue caratteristiche socio-demografiche e di comportamento ed educazione digitale, anch’esse di rara diffusione nell’ambito della ricerca accademica.
In ultima istanza, il periodo di lockdown dovuto al SARS Cov 19, ha reso opportune riflessioni ulteriori sui temi sopra affrontati, problematizzando alcuni risultati ed eventualmente orientare nuove linee di ricerca. In questa fase, persone e consumi hanno subito profonde mutazioni, soprattutto in virtù di una forzata digitilizzazione e domesticazione di attività quotidiane tra cui l’uso dei media, della casa, delle attività di consumo
Il customer journey alla ricerca dell’omnicanalità
LA SFIDA DEL CUSTOMER JOURNEY ALLA RICERCA DELL’OMNICANALITA’ Keyword: media digitali, omnicanalità, touchpoint, customer journey, millennials La trasformazione digitale e la digitalizzazione obbligano al confronto con una realtà always on e un individuo proattivo, prosumer, esperto, informato, con alte aspettative, ma anche soggetto ad un overload di informazione e non disposto ad aspettare. Questa predisposizione tecnologica modifica l’approccio che le imprese hanno nel modo di avvicinare l’individuo consumatore, non più disposto a essere “preda” della pubblicità. I brand possono continuare a esser produttivi se amplificano la loro esperienza di relazione col cliente prosumer. L’esperienza si fa largo come nuova categoria di offerta, unica e autentica, da vivere con i brand, attraverso i media digitali, elemento di differenziazione e competitività e sancisce i parametri di scelta e relazione. Il dialogo col consumatore si fa determinante per la costruzione di questa esperienza. Tutto questo costringe i brand a modificare i propri modelli di business, presidiare attivamente i touchpoint, intraprendere un approccio omnicanale. Per indagare i termini di questa relazione, è essenziale conoscere il percorso di ciascun individuo consumatore, ovvero il customer journey, distinto da una forte componente comunicativa del racconto di questo legame, dallo svolgimento sia online che offline e amplificato dai media. Il customer journey è un itinerario cognitivo, circolare, costruito attivamente a partire dall’individuo consumatore, che tiene traccia – tramite la customer journey map - delle interazioni impresa-individuo. Soprattutto, tiene traccia del legame relazionale, permettendo di capire in quale punto del viaggio si trova il consumatore lungo tutto questo percorso; è un’attività di storytelling che racconta la storia di un viaggio emotivo, esperienziale e di consumo. Attraverso la costruzione di customer journey map, si evidenzia lo stretto legame esistente fra consumi e media, soprattutto digitali, e un legame ormai inscindibile fra online e offline, dimensioni che non hanno più ragione di essere distinte. Bibliografia: Arcidiacono Davide, 2013, Consumatori attivi - Scelte di acquisto e partecipazione per una nuova etica economica, Franco Angeli, Milano Bell David R., Gallino Santiago, Moreno Antonio, 2014, How to win in an omnichannel world, MIT Sloan management review, fall, n.56 vol.1 Lemon Katherine, Verhoef Peter, 2016, Understanding customer experience throughout the customer journey, Journal of marketing Vol. 80, Novembre, pagg. 69-96 Pine B. J. II, Gilmore J. H., 1998, Welcome to the experience economy, Harvard Business Review, July/August, pp. 97-105 Sassoon Joseph, Maestri Alberto, 2017, Customer experience design - Progettare esperienze di marca memorabili sui media digitali, Franco Angeli, Milano Schmitt Berndt, Zarantonello Lia, 2013, Consumer experience and experiential marketing: a critical review, Review of Marketing Research, n.10, pagg. 25-6
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
Quale presente per la pubblicità, la ridefinizione dei palinsesti televisivi con il branded entertainment: quando il prodotto diventa la storia
Quale presente per la pubblicità, la ridefinizione dei palinsesti televisivi con i prodotti di brand integration: quando il prodotto diventa la storia.
Keyword: branded integration, branded content, product placement, televisione, pubblicità, palinsesto, relazione, marketing narrativo, storytelling, pubblici.
Nella diaspora dei pubblici provocata dalla nascita di molteplici canali tematici e piattaforme di contenuti (Youtube, Netflix, ecc.), i broadcast hanno l’esigenza di riempire i palinsesti con contenuti. I brand, invece, hanno l’obbligo di cercare relazione col consumatore, engagement emotivo e generare profitto. Si associa però una sempre maggiore difficoltà di incontrare i pubblici, i quali rifuggono la pubblicità tradizionale.
Da questo scenario, l’occorrenza di creare nuovi formati televisivi e pubblicitari, che coniughino entrambe le esigenze: i progetti di brand integration, ovvero forme di product placement basate sulla costruzione di storie intorno ai prodotti/servizi, i quali diventano anche interi programmi televisivi (per es. Masterchef) in cui i prodotti sono inseriti e contestualizzati all’interno di situazioni narrative: questo product placement diventa parte integrante della trama. Se da una parte i progetti di brand integration rappresentano un ulteriore approccio alla creazione di valore per il consumatore-pubblico, proveniente dall’evoluzione del content marketing applicato ai palinsesti televisivi, dall’altra intervengono nelle modalità di produzione e distribuzione dei contenuti televisivi stessi. Al contempo, ridefiniscono le modalità della pubblicità, integrata all’interno del canale in cui è proposta, tanto da sfumare il confine fra l’una e l’altro: ogni inquadratura ha un brand in vista, pertanto si rende una pubblicità senza soluzione di continuità e priva dell’abituale ma forzata interruzione. Inoltre, supportati da attività crosspiattaforma e multicanale contribuiscono a generare un universo di marca.
L’obiettivo di questi progetti di product placement è creare una relazione con i pubblici, restando impresso nella mente dei consumatori e raccontando l’unicità di un brand attraverso lo storytelling. Con le attività cross piattaforma e multicanale si cerca di creare engagement e “l’esperienzalizzazione” dei percorsi. I progetti di brand integration sfumano verso il branded entertainement; tentano di catturare l’attenzione, dissimulando l’intento di vendita del programma tv con la proposta di identificazione, emulazione, stile di vita.
Comunicazione, marketing, pubblicità si trovano coinvolti in un rapporto di coevoluzione e ibridazione, che dà vita a nuovi universi narrativi e porta a interrogarsi sulle pratiche di creazione dei contenuti mediali, di formati e stili comunicativi con forme inedite e sui nuovi pubblici cui sono rivolti. Si presenta l’occorrenza di ripensare la marca e il suo ruolo sociale, intervenendo sulla produzione di senso, di contenuti e sulla loro distribuzione all’interno dell’economia dell’esperienza. I programmi televisivi propongono una situazione-guida per il consumatore che potrà co-creare la propria esperienza e situazione narrativa col brand. Punto cruciale è non solo creare il “cosa”, l’esperienza, ma il “come” questa venga progettata.
Le teorie sugli audience studies e sull’industria culturale sono pertanto in evoluzione, parallelamente alle strategie di marketing rivolte alla creazione di relazione ed engagement con un nuovo consumatore.
BIBLIOGRAFIA
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Russel Cristel A., Belch Michael, 2005, A Managerial Investigation into the Product Placement Industry, Journal of advertising research, Cambridge university press
Van Reijmersdal Eva A., Neijens Peter C., Smit Edith, 2007, Effects of Television Brand Placement on Brand Image, Psicology e Marketing, Vol.24 Issue 5, pag. 403-420
Williams Raymond, 2000, Televisione: tecnologia e forma culturale, Editori Riuniti, Roma
BIOGRAFEMA
Alessia Bellezza è dottoranda di ricerca in Comunicazione, marketing e ricerca sociale presso il CoRiS, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza – Università di Roma. I suoi interessi di ricerca vertono sui temi del comportamento del consumatore, innovazione tecnologica, media digitali e social media, social television, comunicazione d’impresa, marketing. In passato ha lavorato nella comunicazione e nel marketing presso Teatro Olimpico, Universal Pictures e altri
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