1,721,027 research outputs found

    Lo sport come spazio di costruzione identitaria. Uno studio di caso su Vanessa Ferrari

    Full text link
    L’identità d’atleta è una tematica piuttosto esplorata dalla letteratura psicologica, la quale ha mostrato particolare interesse per quelle variabili che concorrono alla costruzione e ricostruzione del Sé nel passaggio dallo sport di alto livello ad altri contesti di vita e d’esperienza. Meno esplorata, invece, risulta essere questa tematica in ambito pedagogico; se il passaggio da un contesto d’esperienza così intenso sul piano emotivoaffettivo come quello sportivo, ad altri contesti di vita, come quelli del lavoro e della vita adulta, può rappresentare un momento di crisi per il soggetto, allora la pedagogia è chiamata a riflettere su come si possa sostenere una efficace riorganizzare identitaria e quali strategie di intervento utilizzare. Attraverso lo studio di caso di Vanessa Ferrari, regina indiscussa della ginnastica artistica italiana, recentemente ritornata alla ribalta sui campi gara internazionali, l’intento della ricerca qualitativa è quello di mettere in luce l’importanza assunta dall’identità d’atleta nei processi di significazione delle biografie individuali e sportive.The theme of athletic identity has been extensively explored in psychological literature, which has shown particular interest in the variables that contribute to the construction and reconstruction of the self when moving from elite sport to other contexts of life and experience. However, this theme has been less explored in pedagogy. If the shift from such an intense emotional-affective experience context, such as elite sport, to other contexts of life, such as work and adult life, can be a moment of crisis for the individual, then pedagogy is called upon to reflect on how it is possible to support the effective reshaping of an identity and which strategies to use. Through the case study of Vanessa Ferrari, the undisputed queen of Italian artistic gymnastics who has recently returned to prominence in international competitions, the aim of this qualitative study is to highlight the importance assumed by athletic identity in the meaning of individual and sporting biographie

    Orientare la didattica universitaria con il Growth Mindset? Una ricerca esplorativa presso l’Università di Foggia

    No full text
    L’articolo affronta il tema del growth mindset, quale costrutto che indica quel punto di vista proprio dei soggetti che considerano la loro intelligenza come una caratteristica dinamica e sempre migliorabile nel tempo. Lo sforzo profuso diventa la cifra distintiva di un percorso di vita che implica l’impegnarsi per imparare, dunque, crescere. Il contributo, a partire da uno sfondo teorico di riferimento, presenta i risultati di un focus group con alcuni studenti dell’Università di Foggia, dove viene messo in evidenza il valore di una comunicazione didattica che utilizzi il feedback in maniera efficace. Il feedback, infatti, quando volto alla valorizzazione dell’impegno speso, piuttosto che delle qualità possedute, sembrerebbe orientare positivamente lo sviluppo di una mentalità dinamica e riflessiva. Tutto questo apre possibili piste di ricerca che tengano insieme il tema dell’orientamento formativo, la teoria del feedback e la promozione del growth mindset nella didattica universitaria.The article concerns the growth mindset, as a construct that indicates a subjective point of view that consider the intelligence as a dynamic characteristic that can always be improved over time. The effort becomes the distinctive feature of a life path that involves committing to learning, and therefore, growing. The article, starting from a theoretical background, presents the data of a focus group with some students at the University of Foggia, where the value of didactic communication is highlighted that uses feedback as an effective strategy. Feedback, in fact, when aimed at enhancing the effort expended, rather than the qualities possessed, would seem to positively guide the development of a dynamic and reflective mindset. All this opens possible research paths that bring together guidance, the theory of feedback and the promotion of the growth mindset in higher education

    La vita dopo lo sport. Orientare le transizioni identitarie

    No full text
    Il volume, attraverso un’attenta analisi di sfondo del costrutto d’identità e del fenomeno sportivo nelle loro derive postmoderne, cerca di approfondire il delicato tema delle transizioni identitarie in ambito sportivo, secondo una prospettiva squisitamente pedagogica, tra l’altro scarsamente approfondita in letteratura. Il punto di partenza dell’autore è quello di domandarsi quale sia il nesso tra sport, identità e turning point esistenziali, allo scopo di proporre una visione alternativa della formazione del soggetto, sia in ambito formale sia in ambito sportivo. Nell’attualità anche le caratteristiche costitutive dello sport contemporaneo sembrano essere influenzate dalla pervasiva supremazia della tecnica che contraddistingue i nostri tempi. In tal senso, le componenti di iper-specializzazione, iper-razionalizzazione, iper-quantificazione e iper-spettacolarizzazione dello sport contemporaneo, richiamate all’interno del volume, sembrano andare in direzione opposta rispetto a quell’imprescindibile processo evolutivo di accompagnamento ed emancipazione della sfera identitaria in questo ambito; in altre parole, se in un contesto così carico di significato, come è da ritenere lo sport agonistico, è lecito pensare che il soggetto possa già incontrare delle criticità nel compiere quel “salto in lungo” utile a transitare verso forme differenti dell’età adulta, allora è anche ipotizzabile pensare che, alla luce delle caratteristiche così “dismorfiche” dello sport contemporaneo, le criticità si aggravino ulteriormente. Queste problematicità non emergono da quel progresso scientifico che ha riguardato, tra i tanti altri contesti del vivere quotidiano, anche lo sport, certamente da accogliere positivamente, bensì da un eccesso di enfasi delle componenti tecniche dello sport stesso, che lo hanno condotto verso derive costitutive che, in un certo qual senso, potremmo definire come “patologizzate”

    Essere adulti dopo lo sport. Proposte educative per promuovere le transizioni identitarie di fine carriera

    Full text link
    uella delle transizioni identitarie di fine carriera in ambito sportivo è una tematica piuttosto esplorata dalla letteratura psicologica negli ultimi anni (Lavallee & Andersen, 2000; Wylleman, Alfermann & Lavallee, 2004; Wylleman, De Knop, Verdet, & Ceci Erpi, 2007), la quale ha mostrato interesse per quelle variabili intrapsichiche che conducono a una ri-determinazione identitaria del soggetto nel passaggio ad altri ambiti dell’esistenza umana; l’intento della ricerca psicologica è stato quello di delineare non solo le caratteristiche del fenomeno, ma anche di far emergere sia i predittori sia le variabili personali e ambientali in grado di determinare la qualità della transizione (Kerr & Dacyshyn, 2000; Lally, 2007). Meno esplorata, invece, risulta essere questa tematica in ambito pedagogico; se il passaggio da un contesto di esperienza molto forte ed intenso sul piano emotivo, come quello dello sport agonistico, ad altri contesti di vita, come quelli del lavoro e della formazione formale o, più in generale, della vita adulta, può rappresentare un momento di crisi per il soggetto, allora la pedagogia è chiamata a riflettere su come sia possibile sostenere una efficace riorganizzare identitaria e quali strategie di intervento utilizzare. Ambito pedagogico prescelto è quello dell’orientamento formativo, quale modalità della quale ogni contesto di formazione sportiva dovrebbe avvantaggiarsi, in modo da prevenire proattivamente forme di disagio che potrebbero presentarsi al termine della carriera sportiva di molti atleti.Identity transitions out of sport is a rather explored theme by psychological literature in recent years (Lavallee & Andersen, 2000; Wylleman, Alfermann & Lavallee, 2004; Wylleman, De Knop, Verdet & Ceci Erpi, 2007), which has shown interest in the intra-psychological variables that lead to a re-determination of the individual identity turning to other areas of human existence; aim of the psychological research was to define not only the characteristics of the phenomenon, but also to bring out both predictors and personal and environmental variables able to determine the quality of the transition (Kerr & Dacyshyn, 2000; Lally, 2007). However, this theme in less explored in pedagogy. If the shift from a very strong and intense emotional experience context, such as competitive sport, to other contexts of life, like work and formal training or, more generally, of adult life, can be a moment of crisis for individual, the pedagogy is called to reflect on how is possible to support an effective identity reshaping and what strategies it needs to use. Educational guidance is the chosen pedagogical strategy, intended like the process of what every sports context should advantage, in order to proactively prevent discomforts that could arise at the end of the sport career of many athlete

    L'altra faccia della medaglia. L'agonismo secondo la prospettiva della pedagogia dello sport.

    Full text link
    Il senso comune attribuisce all’agonismo un’esclusività di appartenenza all’ambito sportivo, complici anche i tradizionali ambiti dell’educazione fisica che ne hanno proposto una visione essenzialmente tecnicistica, facendone emergere un significato per lo più legato alla qualità delle attività praticate dai soggetti. Anche in ambito biomedico la differenza tra l’agonismo e il non-agonismo viene considerata come fondamentale per indicare ai soggetti quale e quanta attività motoria o sportiva poter praticare, laddove le attività sportive non-agonistiche non prevedano proprio il raggiungimento di obiettivi sportivi di una certa levatura. Dal punto di vista della pedagogia dello sport, ci si domanda se sia ancora corretto parlare di agonismo solamente in quegli ambiti volti al conseguimento di elevati livelli di prestazione sportiva, laddove una visione culturalista dello stato agonale ci suggerisca, piuttosto, che l’agonismo è da intendere proprio nei termini di un comportamento presente in tutti quegli ambiti della vita in cui si intende ottenere stima e consenso sociale, dunque non solamente sportivi. A partire da questa prospettiva, il contributo propone un rinnovato modo di intendere l’agonismo in ambito sportivo, alla luce del rapporto che intercorre tra sport, educazione e valori. È attraverso un processo di ri-significazione di questo tipo che l’agonismo può divenire una condizione di educabilità alla base dello sport per tutti.Common sense gives to agonism an exclusive belonging to the sport. The reason why is directly connected with physical education, which has proposed an essential technical vision linked to the quality of the sport activities practiced by individuals. Biomedical area has proposed such a perspective too, where the difference between competitive and non-competitive sportis considered essential to indicate to individuals which and how physical activity or sport practice, because non-competitive activities do not provide for sport achievements of a certain level. From the sport pedagogy point of view, we wonder if it is still correct to speak about agonism only in those areas aimed at achieving high levels of sport performance. A cultural perspective about agonism rather suggest that it has to be understoodas a behavior where individuals needs to get esteem and social consensus, not only into sport. From this perspective, the paper propose a renewed way of thinking the agonism in sport contexts, in the light of the relationship among sport, education and values. It is through this kind of re-signification process that the agonism become a condition of educability at the base of sport for all

    Athletes' Identity transition out of sport pedagogical and educational tools

    Full text link
    Abstract: Le transizioni identitarie di fine carriera in ambito sportivo rappresentano una tematica ampiamente approfondita in psicologia, la quale ne riconosce una dimensione processuale che non interessa solamente il momento della transizione, bensì l’intero percorso sportivo ed oltre. La processualità di tale fenomeno chiama direttamente in causa la pedagogia, sollecitandola a riflettere su quali intenzionalità educative porre alla base di tale processo e quali strumenti di intervento utilizzare per sostenere una efficace riorganizzare identitaria. Lo strumento educativo prescelto è rappresentato dall’orientamento formativo, intendendolo sia come l’approccio teorico di fondo al quale educativamente riferirsi sia come lo strumento operativo per prevenire e accompagnare le possibili forme di disagio legate a questo periodo di transizione e riorganizzazione del Sé. Abstract: Identity transitions out of sport represent a widely research theme in psychology, which recognizes a processual dimension that does not concern only the moment of transition but the entire sports path. The processuality of this phenomenon directly calls into the question the pedagogy, urging it to reflect on which educational intentionality putting at the basis of such phenomenon and which tools to use to support an effective reshaping identity process. The chosen educational instrument is represented by educational guidance, interpreting it both as the main educationally referring theoretical background and as the operational tool to prevent and accompany the possible forms of discomfort associated with this period of transition and of reorganization of Self

    Il corpo come mediatore didattico. Tra cosa si insegna e come si apprende

    Full text link
    La scuola attuale sembra ancora risentire di un paradigma dualistico della conoscenza che separa artificiosamente il cognitivo dal corporeo. Nonostante vari tentativi di superare un modello tradizionale di didattica, per lo più incen-trato su una dimensione trasmissiva, persiste in maniera abbastanza generalizzata un approccio all’apprendimento e all’insegnamento che non tiene in sufficiente considerazione la peculiarità interattiva dei sistemi e le specifiche dimensioni relazionali che in essi si esprimono. Sembra necessario, allora, ripensare i contesti di formazione formale ponendo al centro del processo formativo il soggetto nella sua interezza, dunque mente e corpo; ciò richiede, innanzitutto, una svolta decisiva circa l’ideazione e l’organizzazione dei setting didattici.Nowadays the school still seems to be influenced from a dualistic paradigm of knowledge that artificially separates the body from the mind. Despite several attempts to overcome traditional didactics model mostly focused on a transmission dimension, generally persists a learning-teaching approach that does not pay attention to the interactive systems peculiarity and the specific relational dimensions expressed in it. It seems necessary rethinking the formal teaching contexts focusing on individual educational process in its entirety. First of all it requires a decisive turning about the organization of didactics setting

    Orientarsi per crescere. Il Growth Mindset nella formazione universitaria

    No full text
    Il volume intreccia ricerca teorica e ricerca empirica, con vocazione didattica, nel campo dell'orientamento collocato nell'ambito degli studi inerenti la riflessività e l'apprendimento trasformativo. In particolare, riprende e sviluppa il costrutto di "Growth Mindset" di Carol Dweck, poco noto ed applicato nei contesti educativi italiani, e lo connette alla ricerca pedagogica, studiandone limiti e possibilità. Esplora anche evoluzioni e possibilità formative, nel contesto accademico della formazione degli educatori, del costrutto di resilienza

    Orientarsi per crescere. Il Growth Mindset nella formazione Universitaria

    No full text
    Il volume, a partire da una riflessione pedagogica sui temi dell’orientamento come costruzione del Sé, presenta alcune ricerche che individuano nel Growth Mindset di Carol Dweck uno spazio educativo originale e particolarmente fecondo per la costruzione di identità critico-riflessive. L’opera si articola in due assi principali. Orientarsi, nel senso di mettere a fuoco l'ineludibilità del lavoro sul Sé, come passaggio pedagogico fondamentale nei processi di orientamento, e per crescere, nei termini di una postura dell’apprendimento che viene implementata in percorsi trasformativi ispirati proprio ad una mentalità intesa come apertura, flessibilità e consapevolezza della natura plastica e creativa dell'intelligenza umana. Il volume è rivolto a insegnanti, educatori e a tutti coloro che sono interessati a pratiche di orientamento formativo, come anche testimoniato da un’appendice metodologico-didattica e da un percorso bibliografico in grado di fornire possibili strumenti per la formazione pedagogica dei professionisti dell'orientamento

    I protocolli MOBAK per la valutazione delle abilità motorie nella scuola primaria

    No full text
    L’individuazione di metodi e strumenti per la valutazione delle competenze motorie costituisce una fase centrale e ineludibile del processo didattico. La valutazione del processo didattico esprime relazioni ineludibili con i nuclei tematici dell’educazione fisica e con gli obiettivi ed i traguardi necessari alla progettazione delle unità di apprendimento ed alla personalizzazione dell’intervento didattico. In educazione fisica la proposta delle prove di verifica e valutazione si sviluppa come un processo educativo nella misura in cui si considera l’unità della persona ed i fattori che costituiscono le competenze motorie, restituendo all’insegnante, ai genitori ed ai bambini, in particolare sottoforma di autovalutazione, informazioni utili all’analisi dell’azione didattica svolta ed al miglioramento della qualità dell’insegnamento. La programmazione dell’intervento didattico ed il controllo di ciascun fattore della competenza motoria sono interdipendenti: la verifica del processo didattico è finalizzata ad individuare il repertorio delle abilità di ciascun bambino e delle capacità motorie correlate, controllare sistematicamente le tappe dell’apprendimento e l’evoluzione dello sviluppo motorio, ottenere feedback sull’intervento didattico svolto. L’obiettivo del seguente contributo è presentare il protocollo MOBAK per valutare le abilità motorie nella scuola primaria. MOBAK è suddiviso in 4 protocolli, ciascuno rivolto ad una fascia di età, per valutare le abilità di locomozione e di controllo degli oggetti. È un protocollo innovativo perché suddiviso in prove diverse in relazione all’età, consente di monitorare le tappe del processo di apprendimento motorio, prevede un kit per la formazione dell’insegnante. L’applicazione del MOBAK rientra nel Programma Erasmus + Sport (2018-2019) cui hanno partecipato 24 Istituzioni Universitarie e di Ricerca, Europee ed extracomunitarie
    corecore