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I profili penali del reato ministeriale
La categoria del “reato ministeriale” ovvero del reato commesso dal Presidente del Consiglio dei ministri e dai ministri «nell'esercizio delle loro funzioni» (secondo la formula normativa prevista dall'art. 96 Cost.) costituisce una materia per sua natura interdisciplinare, in quanto può essere esaminata sotto tre distinte prospettive di analisi, tra diritto costituzionale, diritto penale e diritto processuale penale. Nella monografia in questione, pur partendo da tale doverosa premessa, si persegue - a differenza di altri approcci scientifici al tema - l'approfondimento delle problematiche strettamente penalistiche connesse alla figura del reato ministeriale. Invero, dopo l’analisi dell’origine storica e della evoluzione nel tempo della c.d. “giustizia politica”, nonché della speciale disciplina processuale prevista nel settore, la prospettiva di disamina prescelta privilegia quattro temi essenzialmente penalistici: in primo luogo, la selezione delle tipologie di reati riconducibili alla categoria in questione, ivi compreso il quesito sulla compatibilità degli illeciti colposi con il reato ministeriale; in secondo luogo, la verifica sulla possibile valenza del diniego di autorizzazione a procedere del Parlamento quale causa di giustificazione; in terzo luogo, l’analisi della circostanza aggravante indefinita della “eccezionale gravità del reato”; infine, la individuazione della natura “ministeriale” del reato, attraverso l’esegesi della formula costituzionale «reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni». Da ultimo, le riflessioni conclusive affrontano un quesito ulteriore e finale, in ordine alla opportunità o meno di mantenere un regime normativo peculiare di responsabilità penale per i ministri ed il Presidente del Consiglio dei ministri
I profili penali della erogazione del credito: gli illeciti rapporti patrimoniali tra dirigenza e banca
Il luogo di consumazione del delitto di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico: in attesa delle Sezioni Unite
Una recente ordinanza della Cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la
questione del locus commissi delicti dell’accesso abusivo a un sistema informatico o
telematico. Nel presente contributo si analizzano i diversi orientamenti interpretativi in
argomento, per provare a fornire una risposta al quesito. La condotta tipica descritta
nell’art. 615-ter c.p., letta alla luce delle peculiarità dei reati cibernetici, induce a ritenere
che il reato si perfezioni nel momento e nel luogo in cui l’operatore abusivo digita alla
tastiera del terminale periferico la serie di comandi necessari per acquisire le informazioni
contenute nel sistema
Commento agli artt. 2621-2642 (Disposizioni penali in materia di società e di consorzi)
I reati a tutela dell'integrità del capitale sociale e del regolare funzionamento delle società
La costituzione di parte civile innanzi i Tribunali militari: un ulteriore adeguamento del processo penale militare ai principi del nuovo codice di procedura penale (nota a Corte cost., sent. n. 60 del 28 febbraio 1996)
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