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    Gli archivi della follia in Toscana. Guida-Inventario

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    La ricerca prende in esame gli archivi degli ex Ospedali Psichiatrici di Arezzo, Firenze, Lucca, Pistoia, Siena e Volterra; inoltre vengono analizzate le serie archivistiche dei Soggetti che, a vario titolo gestivano le fasi del ricovero provvisorio del malato di mente. Sono stati censiti 33 archivi, realizzando una Guida-Inventario che, complessivamente, copre un arco cronologico relativo ai secoli XVII-X

    Le carte della follia : gli archivi dei manicomi in Toscana

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    Il patrimonio degli istituti manicomiali costituito oltre che dall'archivio, da beni immobili, biblioteche, raccolte museali di strumenti ed arredi manicomiali, venne affidato alle ASL di competenza. L’attività di censimento ha interessato sette provincie della Toscana (Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia e Siena) e 33 archivi di istituzioni che hanno avuto un ruolo determinante nella storia della gestione della malattia mentale. Il lavoro di censimento ha coinvolto pertanto anche le cliniche universitarie, le opere pie, le amministrazioni provinciali, le stanze di osservazione all’interno degli ospedali civili che hanno avuto un ruolo decisivo nella vita manicomiale

    Una risorsa per la storia della Psichiatria: gli archivi dei manicomi in Toscana

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    Gli archivi sanitari conservano documenti preziosi capaci di far rinascere quei luoghi che spesso la memoria collettiva ha voluto rimuovere. Particolare menzione meritano le cartelle cliniche che consentono di ricostruire non solo la malattia di ogni singolo paziente, ma anche la storia della sua vita prima del ricovero e durante la sua permanenza in istituto. Sono documenti unici che raccontano la dimensione privata, intima di queste persone che ci restituiscono aspetti della loro soggettività, il loro punto di vista, il loro vissuto e la loro stessa esistenza

    Memoria, scrittura e diari: l’Archivio di Sibilla Aleramo

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    Sibilla Aleramo fu scrittrice senza censure, scandalosa, pellegrina d’amore e simbolo di donna trasgressiva e ribelle. Nel 1906 pubblica il romanzo autobiografico Una donna che rappresenta un grido di rivolta sociale per tutte le donne, che come lei avevano subito maltrattamenti da uomini violenti. I documenti di archivio diventano così l’occasione per riscoprire una scrittrice che con il suo percorso di vita, le sue scelte, il suo impegno lavorativo ha saputo essere un esempio per il mondo femminile e che ha lottato fino alla fine per non cadere nell’oblio

    Le donne negli archivi della follia

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    Il contributo indaga la delicata questione delle donne in manicomio attraverso la descrizione archivistica. L’articolo prende in esame la situazione di tutte quelle donne che per vari motivi sono state ricoverate in manicomio nel corso del XX secolo. I documenti d’archivio diventano così una preziosa testimonianza, una piccola speranza viva per tutte quelle donne vittime di una società che le condannava a morire lentamente. Inutile era il tentativo di ribellarsi alle ingiustizie di quella società che non ammetteva deroghe al ruolo femminile predeterminato dalla morale, dagli usi, dai costumi prima ancora che dalle norme giuridiche

    Irene Kowaliska : dalla ceramica alla moda nella Costiera Amalfitana degli anni Trenta e Quaranta del Novecento

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    The paper would give information about a first description of Irene Kowaliska, polish artist who comes to the Amalfi coast in 1931 to deepen their knowledge in traditional ceramic manufacturing. In Vietri Irene works at the Ceramica Salernitana Industry, she attends the group of artists that revolves around the company including Richard Dölker, Barbara Margarethe Thewalt-Hannasch, Marianne Amos. In 1942 Irene moves to Positano and starts a new business creating sketches for fabrics. Irene Kowaliska was an eclectic artist who during his professional career has experimented with various fields of applied arts

    Il libro dei morti degli anni 1818-1821 nella chiesa di Santa Felicita in Firenze

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    Il volume si apre con una breve introduzione storica sulle vicende della Chiesa di Santa Felicita, poi sulla gestione dello stato civile e sull’importanza degli archivi parrocchiali. La seconda parte è dedicata invece alla trascrizione del Registro dei Morti degli anni 1818-1821 tenuto dal curato Giovanni Luigi Massai che apportava la sua firma in calce ad ogni singolo atto che registrava

    Mario Tobino: tra Letteratura e psichiatria

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    L’articolo esprime il disagio mentale attraverso il punto di vista dello scrittore psichiatra Mario Tobino. Tobino visse la sua lunga vita all’interno dell’Ospedale Psichiatrico di Maggiano dove lavorò come psichiatra per più di quarant’anni. L’esperienza viene raccontata nel libro le “Libere donne di Magliano” pubblicato nel 1953
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