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La coda non dimostra l’esistenza del cane: i limiti epistemologici della frenologia
In questo lavoro, Angelo Volpe mette in luce, fondamentalmente, i limiti epistemologici della frenologia, esaminando l’ampia questione del meccanicismo ed evidenziando, nel contempo, come la frenologia sia stata il punto più in basso in cui è caduto il meccanicismo stesso: se sul versante neurofisiologico l’importante contributo di Franz Joseph Gall – noto come il padre fondatore della frenologia – alla messa a punto di una teoria delle localizzazioni cerebrali è oramai universalmente riconosciuto, risulta invece assai discutibile il suo progetto di definizione di una psicologia della personalità e delle differenze individuali mediante il metodo semeiotico dell’indagine cranioscopica. Gall predispose, al riguardo, una peculiare tassonomia di facoltà individuali, ciascuna delle quali ineriva a diversi organi mentali, relativi a un dominio specifico, localizzabili a livello corticale ed esternamente rilevabili mediante l’osservazione o la palpazione di corrispondenti aree del cranio, ed ebbe infine l’ambizione di inferire da tale tassonomia la personalità di questo o di quell’individuo. Ebbene, in questo lavoro Angelo Volpe si cimenta in un’analisi in termini di sociologia della conoscenza, e spiega che affermare che la personalità di un individuo derivi esclusivamente da talune facoltà localizzabili a livello corticale sia non solo estremamente riduttivo ma, a volte, persino pernicioso
Oltre i confini della razionalità
- Il contributo di Angelo Volpe prende in esame fondamentalmen-te due oggetti: primo, la potenzialità indiscussa nella sociologia contemporanea degli approcci individualistici e razionali e, secondo, la necessità di trascendere la gabbia stessa della razionalità e di andare oltre. Ciò che l’autore auspica è la realizzazione di un “modello a spettro intero” per l’analisi dei fatti sociali, un modello che possa espandere il raggio d’azione della comprensione sociologica al di là di ciò che possiamo vedere e misurare razionalmente.
- The contribution of Angelo Volpe essentially examines two objects: first, the unquestioned potentiality in contemporary sociology of individualistic and rational approaches, and, second, the need to transcend the very cage of rationality and go further. What the author hopes is the realization of a "full-spectrum model" for the analysis of social events, a model that can expand the scope of sociological understanding beyond what we can see and measure rationally
La società di massa: critiche e contro-critiche
In questo lavoro Angelo Volpe si pone l’obiettivo di ricostruire la complessa topografia delle teorie (critiche) della società di massa, riesumando velocemente le rinomate posizioni di Max Horkheimer e Theodor W. Adorno, di Karl Mannheim e Charles Wright Mills, di Hannah Arendt e Emil Lederer, di William Kornhauser e Robert Nisbet e, da ultimo, quelle di David Riesman. Altrettanto spazio è stato inoltre riservato a quegli autori che hanno elaborato una vera e propria contro-teoria della società di massa: le posizioni di Edward Shils, Daniel Bell, Talcott Parsons, Leon Bramson costituiscono, infatti, una poderosa reazione alle precedenti e imperanti teorie apoca¬littiche. Ma – come spesso accade – quando ci si vuole contrapporre, la volontà di differenziarsi porta a enfatizzazioni di segno contrario. Così, agli eccessi di una tesi sono in qualche modo seguiti gli eccessi di una antitesi. E su questo terreno, il dialogo tra i critici e i contro-critici è un dialogo tra sordi: ciò che per i secondi è tutto un susseguirsi di eventi positivi, per i primi è la matrice di una serie di mali presenti e futuri. Sempre in riferimento all’obiettivo di cui sopra, l’autore ha inoltre posto in essere, anche in forza delle nuove riflessioni sula nostra contemporaneità, una sorta di bilancio, indicando le piste lungo le quali possa essere rinnovata l’analisi della società di massa, frettolosamente soppiantata dalla sociologia della differenziazione sociale
Materiale didattico riguardante il seminario introduttivo alla Sociologia della scelta razionale
Le motivazioni individuali ai piani bassi delle organizzazioni
Le motivazioni individuali ai piani bassi di una struttura aziendale costituiscono uno stimolante oggetto di analisi non solo degli studi organizzativi tout court, ma anche delle discipline sociologiche. Ebbene, in questo articolo Angelo Volpe mette in evidenza una serie di micro-dinamiche sociali, mostrando che ciò che “fermenta” ai piani bassi di un’azienda, o di un qualunque consesso, può incidere fortemente sulla sua leadership e, talvolta, sulla struttura stessa della sua organizzazione.
Dalle riflessioni esposte in questo lavoro, possono scaturire numerose implicazioni. La più importante concerne il carattere ontologico dell’imprenditorialità. L’imprenditorialità, cioè, qualunque sia il suo livello, è una qualità umana, e – seppure sottoforma di seme – è presente in tutti gli individui. Dalle ricerche, infatti, emerge chiaramente il sottile piacere che si prova quando si scopre di poter fornire servizi e prestazioni rare, e – come viene mostrato nell’articolo - chiunque può ritrovarsi in una condizione del genere e, quando accade, può perfino scoprire di essere in grado di mutare la struttura del gruppo e la propria collocazione al suo interno. Quel seme, dunque, è presente in tutti gli individui, e un’organizzazione può determinare le condizioni ottimali perché avvenga la germinazione e la fioritura. Ciò posto, si può tranquillamente traslare questa metafora, passando dalla flora alla fauna, e pensare ai pinguini. I pinguini – si sa – sono buffe creature. Con le loro zampe troppo corte, ad esempio, sembrano barcollare più che camminare. È dunque comprensibile chiedersi come l’evoluzione abbia potuto produrre simili goffi animali. Ma non appena saltano dalla terra in acqua, tutto cambia. Sott’acqua, infatti, essi diventano veloci, agili e finanche gioiosi! Il pinguino – qui – costituisce ovviamente una metafora, e questa metafora pone in risalto il potere del contesto. L’ambiente in cui operiamo, cioè, determina, o può determinare, quanto del nostro innato potenziale possiamo manifestare. E non è un caso che, ogni volta che l’umanità si è spostata verso una nuova fase della coscienza, il nuovo modello organizzativo che essa ha sviluppato ha consentito al nostro talento e alle nostre potenzialità di svilupparsi un po’ di più. Oggi, però, molte organizzazioni sono in crisi. Al loro interno, gli esseri umani, soprattutto coloro che si trovano ai piani bassi, sembra barcollino come pinguini sulla terraferma, e questo perché il loro talento e le loro potenzialità sono verosimilmente limitate dai molti mali della vita aziendale: dalla politica, dai problemi di comunicazione, dalle guerre intestine, dalla burocrazia e finanche dalla resistenza al cambiamento. Le aziende non hanno di certo l’assoluta responsabilità della non-fioritura dei propri dipendenti – per riprendere la metafora di cui sopra – poiché si tratta, come è evidente, di una questione psicologica che concerne il loro vissuto personale; ma possono senz’altro incidere sul contesto, fertilizzandolo e rendendolo quanto più idoneo alla loro crescita e, per strascico, alla creazione di valore per tutti gli stakeholders
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis
We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis
Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts
We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued
use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation
counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more
sophisticated methods
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