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La genesi della guerra non ortodossa al comunismo e della strategia della tensione
Il saggio - La genesi della guerra non ortodossa al comunismo e della strategia della tensione - affronta inizialmente il tema della "guerra rivoluzionaria", nei suoi presupposti teorici e politici, così come vengono discussi nell'ambito del movimento comunista internazionale. Successivamente, passa all'analisi della risposta che le viene data sul versante della lotta al comunismo. In particolare, si prendono in esame i presupposti teorici e politici della "guerra contro-rivoluzionaria", discussa nei comandi militari dei paesi occidentali, e la sua influenza sul neofascismo italiano. Ci si sofferma infine sul rapporto tra linguaggio politico e linguaggio medico, che costituisce una delle caratteristiche forse più interessanti rispetto all'individuazione degli strumenti e delle modalità con cui agire per contrastare l'espansione e l'influenza del comunismo, da parte dei teorici della "guerra contro-rivoluzionaria" nella seconda metà del '900
TRA MEMORIA DELLA SCUOLA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO STORICO-EDUCATIVO Il caso del Museo della Scuola “Paolo e Ornella Ricca” dell’Università degli Studi di Macerata
I concetti di patrimonio culturale e di comunità di eredità introdotti dalla Convezione di Faro hanno avviato un dibattito internazionale sulla dimensione collettiva del patrimonio e prodotto una pluralità di politiche culturali. Una categoria recente di patrimonio culturale è costituita dai beni culturali scolastici che sono custoditi nei musei del patrimonio storico-educativo e su cui la comunità internazionale degli storici dell’educazione appunta la propria attenzione, considerandoli preziosi giacimenti di fonti materiali, necessari all’indagine storico-educativa. L’obiettivo di questa ricerca è quello di indagare le dinamiche sottese al processo di patrimonializzazione e valorizzazione del patrimonio storico-educativo conservato presso il Museo della Scuola “Paolo e Ornella Ricca” dell’Università degli Studi di Macerata, inquadrandolo in una visione europea della cultura.
A questo proposito, lo studio affronta due questioni iniziali. La prima riguarda la discussa definizione di patrimonio storico-educativo, che risolve inquadrandola nella più vasta visione europea di patrimonio culturale, elaborata dalla Convezione di Faro. La seconda questione indaga alcuni aspetti della comunità di cittadini e studiosi attivi attorno al Museo della Scuola e individua i tratti per cui essa può essere considerata una “comunità patrimoniale”. In seguito, la ricerca definisce i principi fondativi che orientano le strategie di lungo termine del Museo della Scuola nell’ambito delle politiche culturali europee dell’accessibilità, dello sviluppo sociale e dell’inclusione. Per ognuna di esse la tesi di ricerca presenta i casi paradigmatici di due musei di arte contemporanea e le relative sperimentazioni condotte dal Museo della Scuola
Le sperimentazioni del Museo della Scuola nella direzione delle politiche dell’accessibilità si rivolgono alle persone non vedenti, ipovedenti e alle persone con disturbi dello spettro autistico. Al fine di rendere accessibile il patrimonio museale, esse utilizzano un approccio che traduce le immagini tridimensionali degli spazi museali in parole, secondo i criteri del linguaggio dell’inclusione.Nel secondo ambito delle politiche sociali, il Museo della Scuola mette in atto due azioni che affrontano le problematiche dell’immigrazione e del bullismo nella scuola. Al fine di rendere la visita al museo un’«esperienza educativa significativa» e il museo stesso come un possibile agente di cambiamento, in queste seprimentazioni sono adottati, come materiali di insegnamento gli oggetti del patrimonio storico-educativo e le emozioni dei visitatori, e come strategie didattiche il learning by doing e il learning by thinking, secondo i principi della filosofia dell’educazione di Dewey. Infine, il Museo intraprende due percorsi di politica inclusiva nell’ambito dei programmi di alternanza scuola-lavoro e di tirocinio universitario. Essi si incentrano sulla memoria e il valore emozionale degli oggetti della cultura materiale storico-educativa e come strumento per la mediazione del patrimonio e risorsa per la cittadinanza utilizzano la tecnica della narrazione biografica.
Dal patrimonio storico-educativo materiale, la ricerca approda infine alla valorizzazione delle risorse culturali immateriali, il cui studio occupa il secondo e terzo capitolo della tesi. Attraversando il concetto di coscienza storica e le metodologie dell’ «Historical Thinking»,«Historical Imagination» e «Historical Empathy» in base alle quali i musei oggi progettano e costruiscono i propri processi di mediazione culturale, la ricerca individua la categoria di mediatori degli spiriti-testimoni e svolge un’ampia attività di ricognizione di casi di musei italiani ed europei che si collocano all’avanguardia nella valorizzazione del proprio patrimonio culturale di tipo immateriale.
Su queste basi, il terzo ed ultimo capitolo della tesi presenta due casi si studio, condotti in via sperimentale al Museo della Scuola. Il primo caso di studio si svolge durante la Notte Europea dei Ricercatori in stretta relazione con le celebrazioni dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale e definisce alcuni testimoni-mediatori relativi al patrimonio storico-educativo immateriale. Il secondo caso di studio è un esempio di come l’agire della comunità patrimoniale del Museo della Scuola possa portare al ritrovamento di una memoria scolastica collettiva ovvero l’esperienza della Scuola all’aperto di Macerata, che diviene oggetto di studio in un campo ancora poco noto ed poco esplorato della storiografia educativa e scolastica.The concepts of cultural heritage and heritage communities introduced by the Faro Convention have launched an international debate on the collective dimension of heritage and produced a plurality of cultural policies.A recent category of cultural heritage is constituted by the scholastic cultural assets that are kept in museums of historical-educational heritage and on which, the international community of educational historians draws its attention, considering them precious deposits of material sources, necessary for the historical-educational investigation . The aim of this research is to investigate the dynamics underlying the heritage process and enhancement of the historical-educational heritage preserved at the “Paolo e Ornella Ricca” Museum of the University of Macerata, framing it in a european vision of culture.
In this regard, the research face up two initial questions. The first concerns the controversial definition of historical-educational heritage, which it resolves by framing it in the broader ruropean vision of cultural heritage, elaborated by the Faro Convention. The second question investigates some aspects of the community of citizens and scholars, active around the School Museum and identifies the features for which it can be considered a "heritage community". Then, the research defines the founding principles that guide the long-term strategies of the School Museum in the context of European cultural policies of accessibility, social development and inclusion. For each of them, the research thesis presents the paradigmatic cases of two contemporaney art museum and the related experiments conducted by the School Museum.
The experiments of the School Museum in the direction of accessibility policies are aimed at blind and visually impaired people and people with autism spectrum disorders. In order to make the museum heritage accessible, they use an approach that translates three-dimensional images of museum spaces into words, according to the criteria of the language of inclusion. In the second field of social policies, the School Museum implements two actions that address the problems of immigration and bullying in schools. In order to make the visit to the museum a "significant educational experience" and the museum itself as a possible change makers, in these experiments the objects of historical-educational heritage and visitor’s emotions are adopted as teaching materials, and learning by doing and learning by thinking are used as teaching strategies, according to the principles of Dewey's philosophy of education. They focus on memory and emotional value of the objects of historical-educational material culture and as a tool for the mediation of the heritage and resource for citizenship they use the technique of biographical narration.
At last, from the historical-educational material heritage, the research reaches the valorization of intangible cultural resources, whose study covers the second and third chapter of the thesis.
Crossing the concept of historical consciousness and the methods of "Historical Thinking", "Historical Imagination" and "Historical Empathy" based on which museums now design and build their own cultural mediation processes, the research identifies the category of mediators of the spirit-witnesses and carries out an extensive activity of reconnaissance of Italian and European museums that are at the forefront in the development of their own intangible cultural heritage.
On this basis, the third and final chapter of the thesis presents two case studies, conducted experimentally at the School Museum. The first case study takes place during the European Researchers' Night in close relation with the celebrations of the European Year of Cultural Heritage and defines some witnesses-mediators of the intangible historical-educational heritage. The second case study is an example of how the work of the School Museum’s patrimonial community can lead to the discovery of a collective scholastic memory that is the experience of the Macerata open-air school, which becomes the object of study in a field still little known and little explored in educational and scholastic historiography
Graduate employability in rural economies
L'occupabilità può essere analizzata a tre livelli, che comprendono le componenti principali della vita di un individuo: (1) livello macro, che è il livello di sistema strutturale legato alle politiche e a come i sistemi educativi sono coordinati all'interno del quadro nazionale e internazionale; (2) livello meso, che riferisce a come l'occupabilità e l’occupazione siano mediate da processi delle istituzioni, in questo caso università e imprese; e (3) il livello micro, costruito a livello personale, che comprende la relazione tra dinamiche soggettive, biografiche e psico-sociali, aspetti culturali e contesti individuali.
Questo lavoro si è focalizzato sul meso e micro livello, analizzando le esigenze di occupabilità dei laureati provenienti da università situate in contesti rurali, al fine di individuare elementi distintivi che possano orientare le università nell'elaborazione delle loro strategie di occupabilità in relazione ai mercati del lavoro locali, che sono il più delle volte i mercati di destinazione dei laureati.
Il lavoro sul campo ha compreso un caso di studio multiplo in tre università europee, questionari agli studenti e interviste a laureati in Beni Culturali e Turismo dell'Università di Macerata (Italia).
I risultati evidenziano come le transizioni tra università e mondo del lavoro nelle economie rurali siano caratterizzate da elementi distintivi e individuano i principali aspetti che le università dovrebbero considerare per favorire l’occupabilità dei laureati.Employability can be seen at three levels, which encompass the main components of an individual’s life over time across systems: (1) macro-level, which is the structural system-level related to policies and on how educational systems are coordinated within the framework; (2) meso-level, which refers on how employability and people’s work related activities are mediated by institutional-level processes in institutions, in this case, universities and businesses; and (3) micro-level, which is constructed at personal level and includes relationship with a range of subjective, biographical and psycho-social dynamics, individuals’ cultural profiles and backgrounds.
This work focused on meso e micro level, by analysing employability needs of graduates from universities located in rural settings, in order to identify distinctive elements that can guide universities in draft their strategies in relation to local labour markets, which are most of time the destination markets of graduates.
Field work included a multiple case study in three European universities, questionnaires to students, and interviews to graduates of Cultural Heritage and Tourism’ degrees at the University of Macerata (Italy).
Results highlight specific characteristics of transitions from education to work in rural economies, and identify main issues that should be considered by universities in terms of employability provisions
TESTIMONIANZE SULLA SCUOLA NEL TERRITORIO MARCHIGIANO IN ETÀ CONTEMPORANEA. L’archivio delle fonti orali come patrimonio storico e come strumento per la didattica della storia nella scuola primaria
La presente ricerca intende dimostrare le ampie potenzialità euristiche delle fonti orali nell’ambito storico-educativo attraverso la raccolta e l’analisi di un significativo campione di testimonianze di ex-maestri e maestre e di ex-alunni ed alunne sulla storia della scuola nel territorio marchigiano in età contemporanea. Seppur l’utilizzo delle fonti orali sia oggi ampiamente accettata dalla storiografia educativa, i pochi studi intrapresi nello specifico ambito della storia dell’educazione sull’uso di tali risorse dimostrano che si tratta di un territorio ancora largamente inesplorato.
Sono state intervistate 52 persone che hanno frequentato le scuole elementari, quindi ex-alunni e alunne ed ex- maestri e maestre, sottoponendo ad esse un questionario per indagare sulle reali pratiche didattiche ed educative svolte all’interno dell’aula scolastica, ma anche sulla cultura materiale della scuola e sui costumi educativi in atto, principalmente tra gli anni Trenta e Settanta del Novecento.
Nel primo capitolo di questo lavoro, dopo aver presentato una rassegna delle più recenti tendenze storiografiche in ambito storico-educativo e degli studi più recenti e accreditati dedicati alla metodologia di raccolta e di analisi delle fonti orali in Italia, tenendo conto delle numerose problematiche metodologiche insite nella raccolta delle fonti orali, sono state illustrate le prime ricerche italiane avviate in questi anni, le quali hanno rappresentato un imprescindibile punto di riferimento in questa indagine.
Il secondo capitolo è dedicato ai risultati della raccolta delle testimonianze, con particolare attenzione alla metodologia di lavoro e alle principali tematiche emerse dalle interviste, le quali hanno evidenziato l’importanza delle fonti orali nella ricerca storico-educativa per conoscere costumi educativi e pratiche didattiche e disciplinari in uso nelle aule scolastiche. Sono state estrapolate dalle interviste le dichiarazioni più significative e sono state analizzate, riservando maggiore considerazione a quegli aspetti della vita scolastica che emergono principalmente attraverso una testimonianza orale, restituendo un quadro assai meno monolitico della scuola elementare marchigiana studiata da un punto di vista eminentemente storico-istituzionale.
Infine, nel terzo capitolo, oltre alla presentazione di alcune iniziative di public history in occasione delle quali sono stati illustrati i primi risultati della ricerca e che hanno permesso di avviare un costruttivo confronto con la società, è stata spiegata la fase di ideazione, progettazione e realizzazione
di un laboratorio rivolto alle scuole primarie sul tema delle fonti orali, in collaborazione con la commissione didattica del Museo della scuola «Paolo e Ornella Ricca» dell’Università di Macerata. Si tratta di un laboratorio che non solo ha dimostrato in che modo il patrimonio immateriale della scuola possa diventare uno strumento per la didattica della storia nella scuola, ma ha permesso agli studenti e alle studentesse di acquisire una serie di competenze trasversali in ambito multimediale e giornalistico. La presente ricerca ha quindi inteso dimostrare che le fonti orali rappresentano un’importante risorsa per affrontare le nuove sfide euristiche della storiografia educativa. Attraverso le vive voci dei protagonisti della scuola del passato è infatti possibile tentare di indagare quale fosse la «scuola reale» dietro quella «legale» studiata attraverso la manualistica, la stampa pedagogica e la legislazione e ricostruire una nuova storia della didattica e delle reali pratiche educative svolte in classe.This research aims to demonstrate the great heuristic potential of oral sources in the historical-educational field through the collection and analysis of a large sample of testimonies of former teachers and students on schools in the Marche region in contemporary times. Although the use of oral sources is now widely accepted by educational historiography, the few studies undertaken in the specific field of the history of education on the use of these resources show that this is a largely unexplored territory.
A questionnaire was submitted to 52 people who attended primary schools, both former students and teachers, in order to investigate various aspects of school matters, including: the real didactic and educational practices performed in the classroom, the actual school culture and the educational habits between 1930s and 1970s.
Starting with an overview of the most recent historiographical trends in the historical-educational field and continuing with a report of the most recent studies on the methodology of collection and analysis of oral sources – taking into account the methodological problems in the collection of oral sources – the first chapter of this work illustrates the first Italian researches of these years.
The second chapter focuses on the results of the collection of testimonies, with particular attention to two features: on the one hand, the working methodology and on the other hand, the main themes emerged from the interviews, highlighting the importance of oral sources in the historical-educational research in order to learn real educational customs and teaching practices in the classroom at that time. The most significant statements were extrapolated from the interviews and analyzed, giving greater consideration to those aspects of school life emerging mainly through the oral testimony, thus providing a much less monolithic picture of primary schools in the Marche region than if studied from a historical-institutional point of view.
Finally, after describing some projects of public history during which the first results of this research were illustrated and which allowed to start a proactive dialogue with the society, the third chapter
describes all the structural phases of a workshop for primary schools on the topic of oral sources, in collaboration with the didactic commission of a School Museum of the University of Macerata called "Paolo e Ornella Ricca". This workshop not only demonstrated how the school's intangible heritage can become a tool for teaching history at school, but also allowed students to acquire a series of cross-functional skills in multimedia and journalism.
In conclusion, the present research aims to demonstrate that oral sources represent an important resource to face the new heuristic challenges of educational historiography. Through the strong voices of the main protagonists of the school of the past, it is in fact possible to investigate which was the "real school" behind the "legal" one studied through manuals, pedagogical press and legislation, and to reconstruct a new history of didactics, including real educational practices, performed in the classroom
Orientare verso nuovi profili professionali
Lo studio prodotto nel corso della ricerca ha trattato il tema dell’alternanza e dell’orientamento nelle scuole secondarie di secondo livello, legge 107/2015 e successive modifiche, e come la centralità del ruolo della scuola sia fondamentale nella formazione degli studenti come futuri cittadini, consapevoli, di un mondo che è in una fase di grandi trasformazioni. Orientare i giovani verso le nuove frontiere professionali rendendoli il più possibile consapevoli del come prepararsi al meglio per affrontare le future sfide globali è il filo conduttore su cui la ricerca ha lavorato.
La sfida è globale ma anche locale: globale, in quanto si gioca, ormai da tempo, fuori dai propri confini nazionali, ci troviamo agli inizi di una rivoluzione industriale senza precedenti che può offrire opportunità incredibili per il futuro professionale dei nostri giovani nei più diversi ambiti professionali; locale, perché è necessario ripensare un nuovo modello di organizzazione sociale, sostenibile e solidale, in grado di costruire nel proprio territorio un network di persone, enti, istituzioni e stakeholder capaci di produrre e condividere una visione di futuro.
La gestione di questo cambiamento richiederà un nuovo modello di educazione, completo di programmi mirati per insegnare ai lavoratori nuove competenze. Rispetto alle precedenti grandi trasformazioni le nuove tecnologie stanno cambiando la dimensione culturale dell’uomo ma anche del lavoro; pertanto, i giovani potranno assicurarsi le precondizioni per l’ingresso nel mondo lavorativo solo se, a scuola, nel corso della loro frequenza ai vari cicli di studio, avranno la possibilità di acquisire conoscenze e competenze spendibili nel futuro mercato del lavoro. In questo senso la Ricerca ha cercato di interpretare al meglio le finalità con cui nasce “La Buona Scuola”, in particolare rispetto ai Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’orientamento, proponendo un percorso strutturato di alternanza scuola-lavoro, guidato dalla scuola, che possa produrre risultati interessanti sul fronte dell’apprendimento e della costruzione di conoscenze e competenze. Il processo ha lavorato sul potenziamento delle soft skills, in particolare sulla comunicazione e sulla capacità relazionale, sulla cittadinanza attiva attraverso la promozione e la valorizzazione del territorio, sulla costruzione di una visione futura rispetto ad un mercato del lavoro in continuo mutamento e sull’orientamento finalizzato ad un progetto di prospettiva personalizzato.
Attraverso questo tipo di progettualità, riteniamo di aver raggiunto l’obiettivo della nostra sperimentazione: favorire l’apprendimento situazionale e promuovere l’autoriflessione, intesa come ricerca della dimensione del Sé. In questa prospettiva, gli studenti hanno partecipato ad un ciclo di esperienze significative, integrate in un percorso co-progettato da scuola-studente-stakeholder e supportato da un network sociale, che ha consentito a tutti loro di essere al centro della propria esperienza educativa. Su questo presupposto si è lavorato per integrare i ragazzi coinvolti nella sperimentazione non solo nel territorio in cui ha sede la loro scuola ma li si è coinvolti, in attività organizzate presso contesti situati sia nella zona centrale di Torino che nella periferia sud della città, dove ha sede l’istituto professionale presso il quale le studentesse del liceo di scienze umane hanno svolto una parte delle loro attività. Mettere al “Centro” due realtà scolastiche delle due periferie storiche più importanti della città, Barriera di Milano e Mirafiori sud, ha consentito allo studio di approfondire aspetti che riguardano le nuove generazioni di studenti e alcune delle problematiche che incontrano frequentando la scuola di oggi; dai focus group e dai momenti di rielaborazione dei contenuti prodotti dalle attività è emersa la necessità di approcciarsi agli studenti con una didattica, anche del fare, che ha privilegiato l’uso di metodologie educative di carattere operativo, piuttosto che solo trasmissivo, che ha sviluppato una proposta formativa partendo dai bisogni e dagli interessi dei discenti. Un’azione che ha incentivato la “problematizzazione” del contesto sociale e ambientale in cui gli studenti vivono quotidianamente, che ha dato valore alle esperienze da loro vissute, fornendogli chiavi di lettura rispetto ai fatti della vita quotidiana. Il sapere interdisciplinare visto come integrazione dei diversi saperi, attraverso l’utilizzo della conoscenza in forma esperienziale, a volte anche attraverso la formulazione di unità didattiche di apprendimento (UDA), è stato promotore di attività di lavoro-studio di gruppo durante le quali gli studenti hanno scoperto la dimensione sociale dell’apprendimento.
La piattaforma multimediale è stata pensata al fine di poter socializzare le esperienze di PCTO realizzate da ciascuno studente con i compagni della propria scuola o di altre scuole, anche di indirizzo diverso, oltreché nel voler essere fonte di informazione e di formazione sul tema dell’alternanza e Repository di buone pratiche realizzate nelle varie scuole.
In ultimo, lo studio ha consentito di rilevare i risultati conseguiti dagli studenti in termini di acquisizione di soft skills e di life skills e della capacità nell’orientarsi rispetto alle scelte future scolastiche e/o professionali, come risultato di un processo di attività di tipo esperienziali integrate e finalizzate a un Percorso per l’acquisizione di Competenze Trasversali e per l’Orientamento.The study produced during the research addressed work experience and school guidance in middle school and high school, Law 107/2015 and amendments, and how the central role of school is fundamental in the education of students as future citizens, aware of a world that is undergoing major transformation. The guidance of young people towards new professional frontiers making them aware of how to prepare to address future global challenges is the fil rouge of the research.
The challenge is both global and local: global because for some time now we have been playing outside our national borders; we are at the beginning of an unprecedented industrial revolution that can offer incredible opportunities for the professional future of our young people in the most diverse professional fields; local because it is necessary to rethink a new model of social organization: sustainable and supportive, able to create a network of people, organizations, institutions and stakeholders capable of producing and sharing a vision of the future in its own territory.
The management of this change will require a new model of education, complete with targeted programs to teach workers new skills. Compared to previous major transformations, new technologies are changing the cultural dimension of man and work; therefore, young people will be able to secure the preconditions for entry into the working world only if they have the opportunity to acquire at school knowledge and skills that can be spent in the future labor market. In this sense the research tried to interpret the purpose for which “La Buona Scuola” was created; in particular with respect to Hard and Soft Skills and school guidance, offering a structured work experience program, guided by schools, which will lead to interesting results on the learning front and the building of knowledge and skills. The process worked on strengthening Soft Skills, in particular on communication and relational skills, on active citizenship through the promotion and enhancement of the territory, on the construction of a future vision with respect to a constantly changing labor market and guidance aimed at a personalized perspective project.
Through this type of planning we believe to have achieved the goal of our experiment: to promote situational learning and self-reflection;
that is, the search of the dimension of the Self. In this perspective students
participated in a cycle of meaningful experiences, integrated in a path co-designed by
school-student-stakeholders and supported by a social network which allowed them
all to be at the center of their educational experience. On this basis
students involved in the experiment were integrated not only in the territory where their school is located but also in activities organized both in the Turin city center and the southern suburbs of the city, where the professional humanities high school female students carried out a part of their activities. Putting two schools in the two most important historical suburbs of the city, Barriera di Milano and Mirafiori sud, at the center, allowed the study to investigate aspects concerning new student generations and some of the problems they encounter when they attend school
today; focus groups and reworking of content generated by
activities revealed the need to approach students with a hands on methodology
which led to the development of a syllabus which starts from the needs and
the interests of learners. An action that encouraged the” problematization" of the social and environmental context in which students live daily which gave value to
the experiences lived by them providing them with interpretations of
daily life. Interdisciplinary wisdom seen as an integration of notions,
through the use of knowledge in an experiential form, sometimes through the
formulation of educational learning units (UDA), promoted group
work-study activities during which students discovered the social dimension
of learning.
The multimedia platform was designed in order to socialize PCTO student
experiences with classmates from their own school or other schools, including different school types, besides the will to be a source of information and training on the topic of work experience and Repository of good practice implemented in various schools.
At last the study made it possible to acknowledge the results achieved by students in terms of soft skill and life skill acquisition and their ability to navigate future school and/or professional choices as a result of a process of experiential-like activities
integrated and aimed at a curriculum for the acquisition of Hard and Soft Skills and for School Guidance
IL LINGUAGGIO COME AZIONE Basi di un confronto tra Bodily Cognition e Didattica
La ricerca intende porre le basi di un dialogo tra Nuove Scienze Cognitive (la cosiddetta Embodied Cognition o EC) e Didattica, dialogo che, anche alla luce dell’attuale tumultuoso sviluppo delle neuroscienze, prevedibilmente assumerà sempre più un ruolo di primo piano nella ridefinizione dei confini delle Scienze dell’Educazione. Per la centralità che il linguaggio verbale riveste nelle pratiche didattiche della nostra scuola, da un punto di vista teorico ci si è concentrati su quelle ricerche condotte in ambito embodied che mettono in evidenza il radicamento del linguaggio nel corpo agente ed in particolare sulla tesi del linguaggio come azione, ovvero la tesi di fondo di una specifica teoria embodied del linguaggio, la teoria socio-corporea. Il nostro obiettivo è stato quello di focalizzare l’attenzione di ricercatori ed insegnanti sul ruolo che il corpo agente riveste anche in quei processi di insegnamento-apprendimento che, essendo mediati principalmente dal linguaggio, sembrano non implicarlo. Su questa consapevolezza è stata sviluppata la ricerca sperimentale presentata nell’ultimo capitolo. La ricerca si pone in continuità con una sperimentazione già avviata all’interno del gruppo di ricerca coordinato dal mio Tutor sul tema del coinvolgimento del corpo agente nei processi di insegnamento-apprendimento e nasce dall’idea di monitorare il consumo energetico di un docente impegnato in attività didattiche caratterizzate dall’uso prevalente della parola. Lo strumento utilizzato è l’Armband SenseWear, un multisensore che, indossato a fascia sul tricipite del braccio dominante, permette un campionamento continuo di alcune variabili fisiologiche tra cui il dispendio energetico. La raccolta e classificazione dei dati si articola in due fasi, distinte sul piano cronologico e metodologico ma parallele sul piano logico. Durante la lezione il docente indossa l’Armband SenseWear e viene videoregistrato. I dati sul suo consumo energetico vengono successivamente confrontati con le azioni del docente in quelle fasi della lezione caratterizzate dall’uso prevalente della parola. L’obiettivo della sperimentazione è quello di indagare se esiste una relazione tra queste ultime e le variazioni dei dati sul consumo energetico del suo corpo.The research intends to lay the foundations for a dialogue between New Cognitive Sciences (the so-called Embodied Cognition or EC) and Didactics, a dialogue which, even in the light of the current tumultuous development of neurosciences, is expected to increasingly take on a leading role in the redefinition of boundaries of the Education Sciences. For the centrality that verbal language plays in our school's teaching practices, from a theoretical point of view we focused on those research carried out in the embodied field that highlight the rooting of language in the agent body and in particular on the thesis of language as action, or the basic thesis of a specific embodied theory of language, socio-corporeal theory. Our goal was to focus the attention of researchers and teachers on the role that the agent body also plays in those teaching-learning processes that, being mainly mediated by language, do not seem to imply it. On this awareness the experimental research presented in the last chapter was developed. The research is in continuity with an experiment already started within the research group coordinated by my Tutor on the subject of the involvement of the agent body in the teaching-learning processes and stems from the idea of monitoring the energy consumption of a teacher involved in educational activities characterized by the prevalent use of the word. The instrument used is the Armband SenseWear, a multisensor which, when worn as a band on the triceps of the dominant arm, allows a continuous sampling of some physiological variables including energy expenditure. The collection and classification of data is divided into two phases, distinct from a chronological and methodological point of view, but parallel on a logical level. During the lesson the teacher wears the SenseWear Armband and is videotaped. The data on its energy consumption are subsequently compared with the teacher's actions in those phases of the lesson characterized by the prevalent use of the word. The objective of the experimentation is to investigate if there is a relationship between the latter and the variations in the data on the energy consumption of his body
Angelo Ventrone, Il nemico interno. Immagini, parole e simboli della lotta politica nell’Italia del Novecento
Dans un contexte historiographique où les chercheurs sont invités à relire et réinterpréter les faits historiques grâce à des « sources» non traditionnelles, Angelo Ventrone nous propose son histoire de la lutte politique dans l’Italie contemporaine à travers la reproduction et l’analyse de plus de cent images (affiches, tracts, vignettes, cartes postales), recueillies dans des archives publiques et privées. Son volume, divisé en deux parties, une partie introductive et une partie consacrée a..
Il terrorismo di destra e di sinistra in Italia e in Europa. Storici e magistrati a confronto
Il libro esamina il terrorismo "nero" di marca neofascista e quello legato alle Brigate rosse e ad Autonomia operaia, nelle loro caratteristiche ed i loro legami internazionali per come sono emersi anche nel corso delle inchieste giudiziarie. E' inoltre presa in esame la riflessione delle principali forze politiche sul fenomeno eversivo e su quello sovversivo nel corso degli anni Settanta del secolo scors
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