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    From the Condemnations to the Schools. The Correctorium Literature in the Lectura Thomasina

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    Censures, condemnations, and corrections animated the debate around Thomas Aquinas’ works between the end of the 13th and the first de- cades of the 14th century. The Lectura Thomasina of William of Peter of Godin (†1336) seems to typify this passage of Thomas Aquinas’ thought from the condemnations, characterizing the last decades of the 13th century, to teaching activities of the 14th-century schools. Godin does not aim at writing a mere collection of Thomas’ dicta, but rather an original teaching handbook. These peculiarities make the Lectura Thomasina a fundamental piece to the mosaic of the reworking of Aquinas in late medieval teaching activity before his canonization

    Appendix B: Lectura Thomasina, Lib. II, dist. 12, q. 1

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    In Lectura Thomasina's Book II, dist. 12, q. 1, William of Peter of Godin focuses on the nature of celestial bodies. This text constitutes an irrefutable example of the interrelation between Godin's position and the Anonymous Brugensis, examined by Maxime Mauriège in his article

    Preface

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    Introduction to the volume "The Lectura Thomasina in Its Context. Philosophical and Theological Issues", which collects articles based on the workshop “Freedom of Teaching and Educational Policy. Censures, Condemnations, Corrections in the Late Medieval Schools,” held in Cologne in February 2017

    Ugo di Saint Cher e il principio del mondo. Tra errores filosofici e polemica antimanichea

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    La distinctio prima delle Sentenze di Pietro Lombardo (Libro II) è un passaggio obbligato per ogni teologo del XIII secolo che intenda pronunciarsi sul versetto biblico In principio. Il presente lavoro si propone di presentare un’edizione, basata su cinque testimoni manoscritti, della prima parte della distinctio prima del Super libros Sententiarum (Libro II) del teologo domenicano Ugo di San Cher, preceduta da una breve analisi di due motivi essenziali della sua riflessione sull’inizio del mondo: la critica agli errores della filosofia e la polemica contro il dualismo manicheo.The distinctio prima of Peter Lombard’s Sentences (Book II) is a necessary passage for any 13th-century theologians intending to pronounce on the biblical verse In principio. This paper aims to present an edition, on the basis of five manuscript witnesses, of the first pars of the distinctio prima of Hugh of Saint Cher’s Super libros Sententiarum (Book II), preceded by a brief analysis on two essential motifs of his reflection on the beginning of the world: the critique of the errores of philosophy and the polemic against Manichean dualism

    Freedom of Teaching and Educational Policy. Censures, Condemnations, Corrections in the Late Medieval Schools

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    16.-18. Februar 2017, Köln (Deutschland): Universität zu Köln. Organized within the context of Horizon 2020 Marie Curie Skłodowska Action “TEACHPOL: Freedom of Teaching and Political Control: The Case of Thomas Aquinas’ Assimilation in William of Peter of Godin’s Lectura Thomasina (14th C.)”, submitted by Andrea Colli to the European Commis- sion CORDIS. Scientific Committee: Francesca Bonini (Köln-Lecce), An- drea Colli (Köln), Maxime Mauriège (Köln), Alessandro Palazzo (Trento), Andreas Speer (Köln) and Loris Sturlese (Lecce

    Franco AMATORI y Andrea COLLI, Business History: Complexities and Comparisons, London, Routledge, 2011, 262 p. [Ressenya de llibre]

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    Ressenya del llibre: Franco AMATORI y Andrea COLLI, Business History: Complexities and Comparisons, London, Routledge, 2011, 262 p. [Ressenya de llibre

    Imprenditoria e formalizzazione dei legami sociali: i casi italiano e francese dal Medioevo ad oggi

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    L'articolo analizza il modo in cui mercanti, proto-imprenditori ed industriali ricorsero, tra il tardo Medioevo ed il XX secolo, alla formalizzazione di legami sociali come supporto alla propria attività economica (processi di trustbuilding, di costituzione di reti sociali, ecc.). Particolare attenzione è dedicata al confronto tra Italia e Francia, entrambe calate nel contesto europe

    Il Made in Italy: una «via italiana» all’integrazione nella terza rivoluzione industriale?

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    La storiografia sull’impresa italiana può articolarsi in tre filoni esegetici, che corrispondono ad altrettante fasi evolutive del nostro capitalismo. Il primo - che si snoda dalla belle époque agli anni ’70 del Novecento - ha focalizzato l’indagine, in chiave macroeconomica e di performance comparata, sullo sviluppo della grande impresa e sui tentativi di imitazione e di catching-up volti a colmare il ritardo dell’Italia nei confronti dei first comers. Il secondo - riferito all’ultimo trentennio del XX secolo - facendo leva su un approccio insieme macro e micro-economico, ha posto al centro della riflessione lo studio delle formule produttive e organizzative adottate dalle imprese per far fronte alle più agguerrite forme di concorrenza internazionale inaugurate dagli schock petroliferi degli anni ’70: assume, nell’ambito di questo orientamento, un’assoluta centralità l’analisi scientifica dell’innovazione produttiva e organizzativa esemplificata dai sistemi distrettuali. Il terzo indirizzo - inerente ad una fase ancora in fieri - è impegnato a far luce sul declino industriale dell’Italia e sulle nuove strategie imprenditoriali per affrontare tale situazione e acquisire nuove basi competitive: rientra in questo contesto la fenomenologia del Made in Italy. In letteratura, si possono individuare due approcci esplicativi della nascita e dell’evoluzione del Made in Italy. Il primo, lo ha considerato un fenomeno relativamente recente, sviluppatosi in conseguenza di alcuni fattori accidentali, quali il basso costo del lavoro, l’emergere di un nuovo ceto imprenditoriale, il fiorire di alcuni stilisti e designer; il secondo, lo ha collocato nella cornice della lunga prospettiva della tradizione e della cultura italiane, per cui esso sarebbe il frutto di una cross fertilisation tra cultura, arte, artigianato, abilità manifatturiera, territorio, memorie storiche. In entrambi i casi, la scelta del Made in Italy si sarebbe posta, da un lato, come resistenza al nuovo e incapacità di confrontarsi con un nuovo paradigma che esigeva cambiamenti radicali dei metodi produttivi e dell’approccio al mercato, e, dall’altro, come presa di coscienza e valorizzazione delle peculiarità economiche e culturali della tradizione manifatturiera del nostro Paese. Mancate, infatti, le occasioni di sviluppo nelle nuove tecnologie, l’industria italiana avrebbe trovato la propria collocazione internazionale dando vita a un sistema eclettico, fondato sulla riqualificazione dei comparti produttivi tradizionali. Tuttavia, i pericoli che si annidano dietro queste chiavi di lettura sono quelli di cadere in una sindrome nazionalista o, all’opposto, di cedere ad una logica meramente difensiva, che vede nella valorizzazione del Made in Italy una sorta di sollievo alla decadenza delle grandi imprese. Per evitare i rischi sottesi a questi approcci, ed in specie quello di arroccarsi a difesa di mere nicchie di sopravvivenza, appaiono plausibili due comportamenti strategici, non in contrasto tra loro. Il primo, di abbandonare definitivamente le attività tradizionali del Made in Italy, per intraprendere in modo deciso il cammino dell’innovazione tecnologica, in chiave di innovation by interaction; il secondo, di affrontare il definitivo passaggio da una specializzazione manifatturiera a una specializzazione nel campo dei processi immateriali di produzione del valore, sulla base di configurazioni di imprese knowledge-based. In conclusione, riteniamo siano cinque le azioni di policy industriale da intraprendere per rispondere efficacemente alle sfide della concorrenza internazionale e per valorizzare definitivamente le produzioni Made in Italy: 1) rimuovere le inefficienze strutturali del «sistema-Paese»; 2) tutelare adeguatamente il Made in Italy, non solo in quanto prodotto ma anche come marchio collettivo di fatto dell’industria italiana; 3) favorire la crescita dimensionale delle imprese, per rimuovere i rischi del «nanismo» imprenditoriale; 4) promuovere l’internazionalizzazione delle imprese del Made in Italy ed una loro maggiore presenza nella distribuzione; 5) rilanciare ricerca e innovazione
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