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Angela Bernardo, Alessandro Saggioro (eds), I Princìpi di Toledo e le religioni a scuola
Il libro pubblicato nel dicembre del 2015 a cura di Angela Bernardo e Alessandro Saggioro costituisce la presentazione e la traduzione in italiano di un documento pubblicato nel 2007 dall’ODIHR dell’OSCE (Organization for Security and Cooperation in Europe). L’edizione è nata come significativa testimonianza di un vivace dibattito presente in ambito accademico all’interno degli interessi più recenti degli studi storico-religiosi in Italia. Il problema dell’insegnamento delle religioni, laicam..
Definire il pluralismo religioso
Il pluralismo religioso come concetto è un prodotto della modernità, ma sempre più animatamente diviene emergenza politica e culturale del nostro tempo. Affondando le radici nel contatto fra religioni, esso assume dimensioni diverse a seconda degli ambienti di estensione e presenta anche una diversa durata e complessità a seconda dei contesti istituzionali chiamati a gestirne l'articolazione. Questo libro raccoglie una serie di studi interdisciplinari per approfondire aspetti diversi del campo del pluralismo religioso. L’idea di “definizione” non si dispiega in senso classificatorio e morfologico, bensì in quello di elaborazione del campo di azione della diversità religiosa. L'intento complessivo consiste nel sollecitare una maggiore consapevolezza tematica e programmatica intorno ad alcune questioni di grande rilievo, tanto per lo studio delle religioni del passato quanto per la riflessione sul presente
Alessandro Saggioro, Un progetto e un libro per definire il pluralismo religioso.
Questo libro raccoglie l’esito di una serie di incontri organizzati nella primavera
del 2017 nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dall’Ateneo
Sapienza. In questo capitolo introduttivo viene raccontata la genesi e lo svolgimento
del progetto di ricerca nel suo insieme, ricordando gli obiettivi del progetto,
le attività svolte e proponendo una sintesi relativa ai capitoli del libro stesso.This book collects the results of a series of meetings organized during the
spring of 2017 as a part of the Sapienza research project «Defining religious pluralism:
a research “hub” for the study of religions». This introductory chapter
explains the idea behind and realization of the project, discussing its objectives
and related activities. It also presents an outline of the chapters of the book
Vestirsi sulle Ande, una questione di identità
L’idea di identità, fin da epoca preispanica, si considera nelle Ande a partire non solo da concetti etnici e da relazioni di parentela, reale o spirituale, ma in modo ancora più vincolante in base al legame con il territorio abitato. In questo senso il concetto di provenienza si lega indissolubilmente con il concetto di identità, appartenenza ad un gruppo. L’idea stessa di ayllu, cellula minima della società andina fina da epoca preispanica, si definisce in base a legami di parentela di un gruppo di individui con un antenato mitico e in base alla residenza su uno specifico territorio, considerando che l’antenato mitico si trova, inoltre, ad essere rappresentato da un elemento naturale del territorio in questione, una pietra, una montagna, una laguna ec
Verità e rappresentazione. Logiche discorsive e pratiche performative del dis/ velamento nell’antica Grecia
Dei vari termini che la lingua greca adotta per indicare il velo o, più precisamente, l’ampio mantello passibile di essere sollevato sul capo per una delle estremità a copertura totale o parziale del volto oltre che del corpo (krēdemnon, kaluptra, kalumma, kolpos, pharos, tegidion, himation ecc.),16 scegliamo dunque di concentrarci sull’uso del krēdemnon e del pharos, sovente ripreso in forma sinonimica a indicare l’ampio telo di rivestimento o copertura impiegato all’occorrenza come lenzuolo funebre o sudario, per delineare un quadro generale delle logiche discorsive sottese alla loro attestazione nei testi classici e delle pratiche performative a carattere mistico o iniziatico cui il riferimento al kredemnon o al pharos rinvierebbe nel contesto socioculturale della Grecia antica
Sciamanesimo e sciamanesimi. Un problema storiografico
Sciamanesimo (o sciamanismo), ovvero uno dei modi di pensare e dire l'alterità: così si può riassumere la tendenza di studio affacciatasi negli ultimi decenni volta a decostruire una delle categorie più ampie e complesse dell'antropologia e degli studi storico-religiosi. Il volume, immettendosi in questo filone di ricerca, si concentra soprattutto sulle modalità di rappresentazione del mondo e dell'alterità secondo tratti o caratteristiche riconosciuti di volta in volta come "sciamanici", cercando di misurare anche l'utilizzo e la permanenza della categoria in campi disciplinari e accademici diversificati eppure non del tutto privi di profonde e spesso oscure connessioni. La declinazione fra "sciamanesimo", al singolare, e "sciamanesimi" come pluralità di approcci e di sguardi, dunque, già in parte percorsa da altre ricerche prima di quelle qui presentate, vuole soprattutto mettere in luce l'uso e l'abuso del termine nei campi di studio che si sono appropriati di tale "etichetta"
Il non-abito religioso di Francesco d'Assisi
4° quaderni di simbologia del vestire, a cura di Alessandro Saggioro. Il mio contributo (capitolo 2°) riguarda una sorta di anomalia dell'abito di Francesco d'Assisi, che non si inserisce in schemi di ordini religiosi (tra l'altro, Francesco non è un monaco, ma un frate di uno dei nuovi Ordini Mendicanti).4th notebooks on symbolism of dress, by Alessandro Saggioro. My contribution (chapter 2) concerns a kind of apparel abnormality of Francis of Assisi, which does not fit into patterns of religious orders (by the way, Francis is not a monk, but a friar of one of the new mendicant orders)
con M. Ferrara, Introduzione
Velo, velare, velarsi, ma anche svelare, svelarsi. Il velo quale oggetto che copre o nasconde è spesso di grande interesse agli occhi di un semiologo come di un antropologo o di uno storico dell’arte o delle religioni, di un sociologo o di un giurista che si addentra tra le pieghe delle pratiche e delle rappresentazioni, delle storie pubbliche e private, dunque tra i sistemi normativi e i campi semantici nei quali un oggetto apparentemente innocuo come il velo agisce come un’arma, trasmette un messaggio, esercita una forma di controllo, ma anche di resistenza o di ostensione. Velo si dice in molti modi, recita uno dei saggi qui presentati, ma il velo è anche molte cose: un copricapo, una veste, un accessorio, un oggetto di protezione. È un segno che non si limita a indicare. Il velo produce un’azione, appunto copre, nasconde, lascia intravedere, distingue, esibisce. Il velo talvolta è gender-oriented, ha una valenza religiosa, una funzione normativa, un significato identitario. La sua rimozione può dunque diventare un gesto di rottura, di ribellione, un affronto, uno smascheramento che getta luce e sguardi su quanto il velo intendeva tenere al riparo, in segreto, in disparte. Per tutte queste ragioni, il velo è innanzitutto un oggetto di studio che attraversa la storia e le storie. Ripartiamo dunque dalle possibili metodologie dello studio del velo nei sistemi religiosi
'Chamanisme' di Mircea Eliade alla prova della comparazione. L'assenza del profetismo ebraico antico
Il contributo si interroga su una significativa assenza all’interno di un volume che Eliade stesso definiva come dedicato ad una considerazione sistematica e complessiva dello sciamanesimo. L’assenza ha radici ideologiche e teoretiche, e si ricollega alla concezione eliadiana della storia delle religioni e del rapporto tra religione e sacro, oltre che al suo “antisemitismo ideologico”. Eliade distingue tra uno sciamanesimo stricto sensu, quello siberiano e centroasiatico, e «fenomeni magico-religiosi» che però sono «realmente sciamanici», che contengono cioè elementi sciamanici: tra gli esempi elenca Odino, Pitagora, Zarathustra, il Libro tibetano dei morti, i Moso della Cina sud occidentale, eppure non il profetismo ebraico antico. I «procedimenti estatico-mistici attestati nel giudaismo» (p. 77), come rileva anche Moshe Idel, sono messi da parte. L'articolo risale dunque alle radici ideologiche di questa scelta, che in definitiva siconnette alla prospettiva «“arcaico-centrica”» (p. 81) dello studioso romeno: per Eliade vi sarebbe una «purezza originaria e primordiale» (p. 82), massimamente emergente nei fenomeni sciamanici (come ierofanie), la quale sarebbe stata “corrotta” dalle «religioni storiche» come cristianesimo ed ebraismo
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