587 research outputs found
Alessandro Naso, La Tomba dei Denti di lupo a Cerveteri
Bouloumié Bernard. Alessandro Naso, La Tomba dei Denti di lupo a Cerveteri. In: L'antiquité classique, Tome 62, 1993. p. 560
Luisa Pranzetti, Alessandro Lupo, Civiltà e religione degli Aztechi, Milano, Mondadori, 2015, pp. LXX-1326
Book review of Luisa Pranzetti, Alessandro Lupo, Civiltà e religione degli Aztechi, Milano, Mondadori, 2015, pp. LXX-1326.Recensione di Luisa Pranzetti, Alessandro Lupo, Civiltà e religione degli Aztechi, Milano, Mondadori, 2015, pp. LXX-1326
Il mestiere di fare libri. Raffaele Crovi intellettuale e scrittore
Il fascicolo monografico di «Humanitas», a cura di Giuseppe Lupo e Silvia Cavalli, è dedicato alla poliedrica figura di Raffaele Crovi. Gli interventi di Cesare De Michelis, Giuseppe Langella, Velania La Mendola, Alessandro Zaccuri, Pierluigi Castagnetti, Ferruccio Parazzoli, Raffaele Nigro e dello stesso Lupo, ripercorrono i vari aspetti della sua attività, dall'editoria al romanzo, dalla politica al versante biografico, restituendo la fisionomia di un protagonista emblematico del Novecento
Editoriale
Editoriale in cui si illustra il passaggio della rivista dal formato cartaceo a quello digitale open access e le conseguenze sul piano della diffusione internazionale che se ne intendono ricavare.The author illustrates the passage of the magazine from the paper format to the digital open access format and the greater diffusion that will be consequently achieved internationally
Séminaire mésoaméricaniste - Alessandro Lupo - Une ethnographie des cieux mexicains
Chères et chers collègues, Dans le cadre du séminaire pluridisplinaire mésoaméricain, Alessandro Lupo Professeur de la Sapienza Università di Roma interviendra lors de plusieurs séances sur la thématique "Une ethnographie des cieux mexicains" Ethno-astronomie en Méso-Amérique A l'INALCO, 65 Rue des Grands Moulins, 75013 Paris. Le vendredi 6 mars, de 17h à 20h, en salle 3.16: "Introduction : étude des connaissances et des pratiques des peuples indigènes autour des phénomènes as..
Síntesis controvertidas. Consideraciones en torno a los límites del concepto de sincretismo.
Sin resume
Luisa Pranzetti y Alessandro Lupo (eds.), Civiltà e religione degli aztechi, Milán, Mondadori, 2015, 1 326 p.
Reseña de Luisa Pranzetti y Alessandro Lupo (eds.), Civiltà e religione degli aztechi, Milán, Mondadori, 2015,1326 p
Tlacochitta: ‘Vedere cose dormendo’. Enunciati e riflessioni sulle pratiche oniriche tra i Nahua del Messico
L’articolo esamina le concezioni e le pratiche intorno alla dimensione del sogno dei Nahua del Messico, tanto preispanici quanto odierni. Per la civiltà precolombiana degli Aztechi si prendono in considerazione le testimonianze storiche di cronisti ed evangelizzatori, così come i repertori linguistici e i testi in lingua nahuatl redatti nel primo periodo coloniale. Per il presente, ci si basa sulla documentazione etnografica raccolta dall’autore presso i Nahua del municipio di Cuetzalan (Puebla), mettendo in luce il rapporto tra le diverse componenti spirituali e l’attività onirica, il ruolo dei sogni nella “chiamata” alla professione degli specialisti rituali, la capacità di questi di esercitare un controllo attivo dei propri sogni, nonché le insidie che i viaggi onirici comportano per l’integrità della persona. La sfera onirica presenta per i Nahua un ambito in cui il confine tra il mondo umano e quello extraumano diviene poroso e che consente l’accesso a forme di conoscenza e di agentività precluse nello stato di veglia. Il sogno infine risulta un’esperienza fortemente socializzata, nella quale i modelli tradizionali forniscono strumenti cognitivi e operativi con cui conferire senso a episodi critici dell’esistenza e individuare per essi risposte non prive di efficacia.The article examines the conceptions and practices concerning dreams of the Nahuas of pre-Hispanic and contemporary Mexico. For the pre-Columbian Aztec civilization, the study is based on the historical testimonies of chroniclers and evangelizers, as well as the linguistic re pertoires and Nahuatl texts written during the early colonial period. As for the contemporary Nahuas, the author presents and analyses the ethnographic data he has collected in the municipality of Cuetzalan (Puebla), highlighting the relationship between the different spiritual components and the dream activity, the role of dreams in the professional "call" of ritual specialists, their ability to exercise an active control on dreaming, as well as the threats that dreams can imply for the integrity of the person. For the Nahuas, dreaming constitutes a domain in which the boundary between the human and extra-human world becomes porous and which allows access to forms of knowledge and agency that are precluded in the waking state. Finally, dreaming is a highly socialized experience, in which traditional models provide cognitive and operational tools with which to confer meaning to critical existential experiences and identify responses that often prove effective
La lezione di Tullio Seppilli. Relazione di apertura al Convegno
Il testo contiene la relazione introduttiva al 2° Convegno nazionale della Società italiana di antropologia medica, realizzato a Perugia nel giugno 2018 e dedicato alla memoria di Tullio Seppilli, la cui scomparsa nell’agosto del 2017 – dopo l’intenso primo trentennio di vita della SIAM – costituisce uno spartiacque nella storia di questa disciplina in Italia. Dopo i ringraziamenti alle istituzioni e alle persone che hanno reso possibile la realizzazione del convegno, si traccia una breve ricapitolazione del fondamentale lascito di Tullio Seppilli, fondatore dell’antropologia medica italiana e promotore della sua crescita scientifica e affermazione come sapere dalla essenziale utilità sociale (come dimostra l’esempio del pluridecennale rapporto di collaborazione con le istituzioni sanitarie attuato in Umbria). Vengono quindi presentati alcuni dei risvolti problematici rilevabili nella pratica antropologico-medica: la difficoltà a soddisfare la frequente aspettativa di fornire in tempi assai ridotti risposte semplicificate a problemi riguardanti fenomeni complessi; la percezione spesso riduttiva dell’antropologia medica come sapere tecnico, utile essenzialmente a gestire la popolazione straniera; l’idea fuorviante della sua “neutralità” e facilità applicativa; il rischio che essa si presti a fornire dei fenomeni spiegazioni riduttivamente culturaliste che ne occultino le cause strutturali. Vengono quindi avanzate alcune esigenze e proposte per il futuro della SIAM: la promozione dell’interlocuzione con le componenti più aperte e motivate delle discipline di ambito medico; l’incremento della collaborazione interdisciplinare; l’adozione di forme di comunicazione degli esiti delle ricerche che siano chiare, sintetiche e accessibili; la cura particolare dell’insegnamento dell’antropologia nell’ambito formativo della medicina e delle professioni sanitarie; il potenziamento dei vincoli istituzionali e delle forme di collaborazione con l’estero. Infine, per quanto riguarda la vita associativa, si delineano alcuni impegni programmatici: a incrementare l’accessibilità della produzione scientifica della SIAM, anche attraverso il potenziamento del sito e la digitalizzazione delle pubblicazioni; a realizzare un calendario di iniziative e incontri con cadenza serrata e ampia distribuzione territoriale; rafforzare i rapporti con le istituzioni sanitarie e monitorare la qualità della didattica antropologica in ambito medico-sanitario. In conclusione, viene ribadito il convincimento del ruolo sostanziale che l’uso sociale dell’antropologia può fornire nella tutela e nel funzionamento del sistema sanitario nazionale come bene comune.The article consists of the introductory report to the 2nd National Conference of the Italian Society of Medical Anthropology, held in Perugia in June 2018 and dedicated to the memory of Tullio Seppilli, whose death in August 2017 - after the first thirty years of SIAM’s existence - constitutes a watershed in the history of this discipline in Italy. After thanking the institutions and the people who made the conference possible, the Author presents a brief summary of the fundamental legacy of Tullio Seppilli, founder of Italian medical anthropology and promoter of its scientific growth and affirmation as a socially useful knowledge (as shown by the example of the decades-long relationship with healthcare institutions implemented in Umbria). Subsequently, he outlines some of the problems that can be detected in the practice of medical anthropology: the difficulty in satisfying the frequent expectation of providing in a very short time simple answers to problems concerning complex phenomena; the frequent reductionist perception of medical anthropology as technical knowledge, essentially useful for managing the foreign population; the misleading idea of its being "neutral" and easy to apply; the risk that it may lend itself to providing reductively culturalist explanations of health phenomena, thus concealing their structural causes. Furthermore, he illustrates some proposals for the future of SIAM: the promotion of dialogue with the most open and motivated members of medical sciences; increasing interdisciplinary collaboration; the adoption of clear, concise and accessible ways to communicate research results; a particular care in teaching anthropology in the educational field of medicine and health professions; the strengthening of institutional relations and collaboration with foreign countries. Finally, concerning the associative life, some programmatic commitments are outlined: an increase of the accessibility to SIAM's scientific production, pursued through the updating and enhancement of the site and the digital conversion of publications; the creation of a dense schedule of initiatives and meetings with a wider territorial distribution; the strengthening of relations with health institutions and monitoring the quality of anthropological education in the medical-health field. Finally, the Author stresses the conviction of the substantial role that anthropology’s social use can provide in the defense of the national health system as a common good
“Chi cura non è il terapeuta”: la dimensione religiosa nella cura attraverso alcuni casi etnografici
L’articolo presenta una riflessione sul ruolo giocato dalla dimensione del significato sulla salute e sulla malattia, e dunque anche di come quest’ultima venga spesso letta in termini religiosi, come castigo, prova, destino o frutto di cattive relazioni con la società, il cosmo o le entità extraumane. Partendo da alcuni esempi etnografici “esotici” per poi giungere ad altri riguardanti pazienti ricoveranti presso un ospedale romano, l’autore illustra quanto diffusa sia – anche nella nostra moderna e secolarizzata società occidentale – la tendenza a distinguere tra la spiegazione scientifica della patogenesi e la ricerca di una spiegazione morale dell’insorgere della malattia. Cerca inoltre di mostrare come il ricorso alle terapie biomediche non escluda l’esigenza di fare parallelamente ricorso a pratiche rituali. Infine spiega come sia possibile che la gestione del significato non sia soltanto funzionale alla gestione della malattia sul piano concettuale ed emotivo, ma come attraverso l’aspettativa di guarigione che può ingenerare nei pazienti essa sia spesso capace di innescare processi endogeni la cui efficacia è possibile verificare concretamente.The article presents a reflection on the role played by the dimension of meaning on health and illness, and therefore also why the latter is often interpreted in religious terms, as punishment, trial, destiny or the result of bad relations with society, the cosmos, or extra-human entities. Starting from some "exotic" ethnographic examples and then arriving at others concerning patients admitted to a Roman hospital, the author illustrates how widespread is - even in modern and secularized Western society - the tendency to distinguish between the scientific explanation of the pathogenesis and the search for a moral explanation for the illness’ origin. He also tries to show how the use of biomedical therapies does not exclude the parallel need to make use of ritual practices. Finally he explains how it is possible that the management of meaning can be not only functional to the management of the disease on a conceptual and emotional level; it can also generate in patients an expectation of recovery that may trigger endogenous processes whose effectiveness can be empirically verified
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