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    Optimized experimental designs to best detect spatial positional association of response codes in working memory

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    "Optimized experimental designs to best detect spatial positional association of response codes in working memory" by Morgane Ftaïta, Maëliss Vivion, Emilie Banks, Alessandro Guida, Stephen Ramanoël, Michaël Fartoukh, Fabien Mathy

    Alcune riflessioni su 'guerra psicologica' e dittature militari in America Latina

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    Nel corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento una vera e propria ondata controrivoluzionaria investì l’America Latina, con l’affermazione di un nuovo tipo di regime autoritario nell’ambito di una nuova collocazione del potere militare. Il colpo di Stato del marzo del 1964 in Brasile, infatti, inaugurò una vera e propria stagione autoritaria che, nella maggior parte dei casi, ebbe come protagoniste le Forze Armate in quanto istituzione. Fu ciò che accadde, seppur con dinamiche e risultati anche molto differenti tra loro, in Uruguay, in Cile, in Argentina, dove l’intervento dei militari e la successiva instaurazione di regimi “burocratico-autoritari” furono motivati con la necessità di un’azione chirurgica finalizzata ad estirpare il “cancro marxista” e a rigenerare società concepite come “malate”, nell’ambito di una Dottrina di riferimento che era quella della sicurezza nazionale. Al di là delle singole specificità nazionali, i regimi politici sorti da questi colpi di Stato presentarono diverse similitudini. Tra queste, figurò la presenza di un’ideologia militare ben precisa, che era, essenzialmente, un’idea di guerra specifica, ovvero la guerra contro-sovversiva

    "«Todo hombre tiene derecho a ser persona». Un simposio internazionale sui diritti umani nel Cile di Pinochet"

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    Nel novembre del 1978 si teneva in Cile il Simposio internazionale sui diritti umani La Iglesia y la dignidad del hombre, sus derechos y deberes en el mundo de hoy, evento conclusivo del ciclo di iniziative realizzate nel cosiddetto “anno dei diritti umani in Cile”. Per la prima volta dal colpo di Stato del 1973, che aveva spianato la strada alla feroce dittatura capitanata dal generale Augusto Pinochet, veniva pubblicamente messo sul tavolo il tema dei diritti umani (e della loro violazione). Si trattava di una vittoria dell’arcivescovo Raúl Silva Henríquez e, soprattutto, delle donne e degli uomini della Vicaría de la Solidaridad. Un evento che i militari si erano trovati nell’impossibilità di impedire e che, successivamente, non sarebbero stati in grado di sottoporre al proprio controllo. Elementi, questi, che a loro volta chiamavano in causa la grave crisi che stava attraversando il regime civico-militare in quell’anno, probabilmente la crisi più profonda che la dittatura avesse mai affrontato dal golpe.The International Symposium on Human Rights La Iglesia y la dignidad del hombre, sus derechos y deberes en el mundo de hoy was held in Chile in November 1978, and it was the final event of the cycle of initiatives carried out in the so-called “year of human rights in Chile”. For the first time since the coup d’etat of 1973, which had paved the way for the ferocious dictatorship led by General Augusto Pinochet, the theme of human rights (and of their violation) was publicly put on the table. It was a victory for Archbishop Raúl Silva Henríquez and, above all, for the women and men of the Vicaría de la Solidaridad. An event that the military had found it impossible to prevent and that subsequently they would not have been able to submit to their control. These elements called into question the serious crisis that the civic-military regime was going through in that year, probably the deepest crisis that the dictatorship had ever faced since the coup

    "L’America Latina: continuità e (pochi) cambiamenti"

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    L’avvento di Obama alla Casa Bianca venne accompagnato da numerose aspettative in America Latina. Le sue dichiarazioni iniziali in merito alla necessità di un approccio finalmente multilaterale, finalizzato a riqualificare le relazioni tra i paesi del continente su basi nuove, paritarie e solidali, fecero pensare alla possibilità di una svolta nei rapporti interamericani. Del resto, durante la presidenza di George W. Bush, il peso di Washington nella vita delle nazioni latinoamericane era diminuito progressivamente ed il legame tra Stati Uniti e subcontinente aveva toccato livelli di incomunicabilità mai raggiunti in passato. Al nuovo presidente spettava l’arduo compito di invertire questa tendenza, recuperando lo “spazio perduto” da Washington nella regione. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni e dei buoni propositi iniziali, l’amministrazione Obama avrebbe dimostrato, ben presto, di non possedere alcuna strategia specifica per l’America Latina. Gli Stati Uniti avrebbero continuato a mostrarsi sostanzialmente indifferenti nei confronti dei vicini meridionali, se non per le tematiche considerate urgenti per la loro sicurezza. La presidenza Obama si sarebbe caratterizzata anch’essa per una sorta di politica dell’emergenza, votata a risolvere le questioni che toccavano direttamente gli interessi statunitensi. Gli appelli alla cooperazione e i proclami in merito alla necessità di un approccio multilaterale ai problemi d’interesse comune, non solo non avrebbero avuto alcun riscontro pratico, ma, in più d’un occasione, sarebbero stati contraddetti da una politica unilaterale che avrebbe ricordato molto la linea d’azione seguita da Bush

    “Continuità strategica, diversità di approcci: Stati Uniti e America Latina nel sistema post-bipolare”

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    Eccetto che nell’immediato post-Guerra Fredda, quando sono state definite le nuove linee fondamentali della politica estera statunitense nel continente, le amministrazioni nordamericane che si sono susseguite fino ai giorni nostri, indipendentemente dal colore politico, hanno mostrato un sostanziale disinteresse nei confronti delle vicende dei vicini meridionali, eccezion fatta che per le questioni ritenute vitali per la sicurezza degli Stati Uniti. Non a caso, almeno sino all’avvento di Donald Trump, i pilastri principali della strategia statunitense in America Latina sono rimasti, nella pratica, sostanzialmente immutati. A variare, da una gestione all’altra, sono stati, piuttosto, l’approccio delle diverse amministrazioni e la predilezione per le tecniche di soft o hard power

    “1990: Fuerzas Armadas”

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    El 11 de marzo de 1990, Augusto Pinochet entregó la banda presidencial al líder de la Democracia Cristiana, Patricio Aylwin, después de 17 años de feroz dictadura. Su larga permanencia en el poder, años durante los cuales hubo una progresiva concentración de autoridad en sus manos y en las instituciones que presidió cuando fue jefe de la Junta militar, jefe supremo de la nación y luego presidente de la República, contribuyó a difundir la imagen de una dictadura personalista. Dicho retrato fue alimentado por el protagonismo del que podía presumir el dictador incluso después de la vuelta a la democracia, cuando utilizaba su poder para intervenir (e interferir) en el proceso político, para proteger a la “familia militar”, para obstruir la búsqueda de la verdad en el frente de las violaciones de los derechos humanos. En realidad, la dictadura chilena fue mucho más compleja de lo que se piensa. Es más, dicha complejidad ayudaría a explicar, al menos en parte, la cuantiosa herencia que tendría que afrontar el país en los años venideros

    "La propaganda internacional de la Junta militar de Chile en el contexto de la Guerra fría global"

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    Cuando se piensa en dictaduras como la que surgió en Chile tras el golpe de Estado que derrocó a Salvador Allende el 11 de septiembre de 1973, lo primero que nos viene a la mente es, en la mayoría de los casos, y comprensiblemente, la violencia. La asociación con los asesinatos, desapariciones, campos de detención y torturas cometidos por militares sin escrúpulos resulta prácticamente inmediata. Hay mucha verdad en esta forma de interpretar la cuestión, pero probablemente no es toda la verdad. La hipótesis de partida de este trabajo, por tanto, es que la dictadura chilena fue algo más complejo que un régimen de terror liderado por gorilas dedicados a prácticas de exterminio. Indudablemente fue esto, pero también mucho más que eso. La dictadura chilena actuó sobre la base de ideas fundamentales bien definidas y elaboradas, en torno a las cuales intelectuales o presuntos tales debatieron constantemente, y cuya presencia se puede encontrar en las formulaciones subyacentes a la (nueva) institucionalidad, y también en muchos otros campos, como aquellos de la educación a todos los niveles y el de la cultura en general. Con respecto al frente interno, la población tuvo que ser literalmente conquistada, mediante una propaganda, una guerra psicológica, una manipulación que fue implacable, permanente y que se llevó a cabo con todos los medios disponibles. Y en el frente externo, la campaña de propaganda realizada por la dictadura chilena fue probablemente una de las más grandes y onerosas del período de la Guerra Fría, después, por supuesto, de aquellas llevadas a cabo por las dos superpotencias, Estados Unidos y la Unión Soviética

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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