15 research outputs found
Validation of Left Atrial Volume Estimation by Left Atrial Diameter from the Parasternal Long-Axis
Measurement of left atrial (LA) volume (LAV) is recommended for quantification of LA size. Only LA anteroposterior diameter (LAd) is available in a number of large cohorts, trials, or registries. The aim of this study was to evaluate whether LAV may be reasonably estimated from LAd
Speckle-tracking analysis based on 2D echocardiography does not reliably measure left ventricular torsion
Diastolic dysfunction reduces stroke volume during daily's life activities in patients with severe aortic stenosis.
Comparison of linear versus cubic assessment of left atrial size in the prediction of atrial fibrillation development in hypertrophic cardiomyopathy
Percutaneous treatment of patients with heart diseases: selection, guidance and follow-up. A review
Aortic stenosis and mitral regurgitation, patent foramen ovale, interatrial septal defect, atrial fibrillation and perivalvular leak, are now amenable to percutaneous treatment. These percutaneous procedures require the use of Transthoracic (TTE), Transesophageal (TEE) and/or Intracardiac echocardiography (ICE). This paper provides an overview of the different percutaneous interventions, trying to provide a systematic and comprehensive approach for selection, guidance and follow-up of patients undergoing these procedures, illustrating the key role of 2D echocardiography. © 2012 Contaldi et al; licensee BioMed Central Ltd
Aortic and Mitral Calcification Is Marker of Significant Carotid and Limb Atherosclerosis in Patients with First Acute Coronary Syndrome
PURPOSE: Atherosclerosis is a systemic disease and coronary artery disease is frequently associated with peripheral artery disease. As aortic and mitral valvular calcification (VC) share some etiopathogenetic mechanisms with atherosclerosis, we analyzed the risk profile and the echocardiographic characteristics of patients admitted for first acute coronary syndrome (ACS) to investigate whether the presence of VC could be a marker of asymptomatic hemodynamically significant peripheral atherosclerosis.
METHODS: A total of 151 patients admitted for ACS without previous history of cardiovascular disease were consecutively enrolled. The presence of VC was identified by echocardiography; a carotid stenosis ≥50% by ultrasound identified carotid artery disease (CarAD); an ankle-brachial index ≤0.9 or ≥1.4 identified lower extremity artery disease (LEAD). Significant peripheral atherosclerosis was defined by the presence of CarAD and/or LEAD.
RESULTS: Peripheral atherosclerosis was diagnosed in 82 (54.3%) patients; isolated CarAD in 24, isolated LEAD in 20, both diseases in 38 patients. VC was present in 103 (68.2%) patients. By multivariate analysis, age (OR = 1.059, 95% CI 1.007-1.113, P = 0.025), diabetes mellitus (OR = 5.068, 95% CI 1.480-17.351, P = 0.010), VC (OR = 7.422, 95% CI 2.421-22.880, P < 0.001), and multivessel CAD (OR = 3.317, 95% CI 1.281-8.586, P = 0.013) were the only independent predictors of having peripheral atherosclerosis. C-statistic for VC was not inferior to that obtained by age (0.728, 95% CI 0.649-0.797 vs. 0.800, 95% CI 0.727-0.861, P = 0.101) and to that obtained by the combination of multivessel CAD with diabetes (0.750; 95% CI 0.673-0.817, P = 0.635), and, furthermore, it was higher than that obtained by diabetes alone (0.620, 95% CI 0.538-0.698, P = 0.036).
CONCLUSION: Ruling out the presence of significant peripheral atherosclerosis should be routinely considered in patients with ACS showing VC at echocardiography
Distretti industriali e sostenibilità. Analisi nei distretti e nei poli industriali della Campania
La sostenibilità dei sistemi economici e dei processi produttivi è un elemento di progettualità e di applicazione che, nell’epoca attuale, non può essere sottostimato e merita, invece, un’attenzione particolare alla luce di una serie di variabili che hanno un effetto sullo sviluppo di iniziative e strategie di sostenibilità nelle imprese. In questo lavoro si intende indagare i fattori di contesto legati alle specificità locali e settoriali dei distretti industriali e dei poli produttivi.
La scelta dell’unità di indagine dei distretti e dei poli produttivi risulta rilevante per due ordini di motivi. In primo luogo la disaggregazione dei processi produttivi tra più attori, coinvolgendo gli operatori della subfornitura, dell’indotto, dei servizi, fa sì che l’attenzione alla sostenibilità debba spostarsi da una “pratica individuale” di singola impresa a quella di network e distretti. Azioni individuali per la tutela dell’ambiente o dei diritti umani producono risultati limitati che possono essere addirittura vanificati da comportamenti non etici di altri attori della filiera. Per ottenere la finalità ultima di raggiungere un bene davvero comune, è necessario condividere progetti di sostenibilità tra più attori, creare partenariati pubblico-privato, collaborare con la supply chain. Infatti, azioni progettate ed implementate in forma collaborativa consentiranno di sviluppare progetti di maggiori dimensioni, di legittimare i progetti stessi, nonché di fornire loro le condizioni necessarie per poter essere efficacemente sviluppati; allo stesso tempo la sostenibilità diviene un’opportunità per la costruzione di interazioni collaborative e di partnership tra soggetti pubblici e privati.
La seconda motivazione si riferisce alla condizione della natura imprenditoriale del tessuto economico-produttivo italiano, caratterizzato quasi esclusivamente da attori di piccole e media dimensione (PMI), per i quali, al fine di diffondere pratiche di corporate social responsibility (CSR), la letteratura ha suggerito di agire attraverso un approccio basato sulla cooperazione, sottolineando che se lo studio della CSR nelle grandi imprese deve basarsi sulla stakeholder theory, per le PMI sarebbe opportuno basarsi sul concetto di social capital; le istituzioni hanno suggerito di supportare scenari basati sul dialogo con gli stakeholder (Unido, 2007) o la formazione di aggregazioni di imprese (ad es. reti di impresa e distretti produttivi), quale risposta per sostenere la crescita e la competitività (EC, 2011).
I distretti industriali rappresentano un contesto organizzativo privilegiato per lo studio delle iniziative di sostenibilità nelle PMI in virtù del fattore territorio, ovvero del peculiare legame che tali imprese costruiscono con l’area territoriale in cui sono inserite e con le comunità locali.
La questione della sostenibilità dei network e dei distretti è dunque particolarmente rilevante, ma in letteratura si registra una preferenza ad affrontare questo tema a livello di impresa singola (McGuire, Sundgren, Schneeweis, 1988; Wheeler, Colbert, Freeman, 2003). E’ quindi con l’intento di contribuire a colmare questo gap conoscitivo che il lavoro si focalizza sullo studio di progetti di sostenibilità nei distretti industriali e nei poli produttivi, generalmente caratterizzati da un alto livello di interdipendenza produttiva e da relazioni stabili, fondate su basi di norma di natura fiduciaria. Si tratta quindi di progetti che interessano un insieme di imprese a cui è data la possibilità di condividere risorse ed attività allo scopo di migliorare e di rafforzare la propria competitività.
La finalità del lavoro è quella di approfondire la conoscenza sulle dinamiche sottostanti la gestione della sostenibilità nei network e nei distretti, le relazioni tra gli attori della rete e gli strumenti idonei a favorire l’engagement.
Il lavoro si articola in due parti. La prima concerne il background teorico sulla relazione di reciproca interdipendenza esistente tra territorio ed imprese, soprattutto di piccole e medie dimensioni, che influisce e condiziona la competitività di entrambi (capitolo 1); analizza la risorsa strategica del social capital per progettare e dare attuazione a strategie di sostenibilità, individuandone di queste ultime gli aspetti caratteristici e definitori e focalizzandosi sulla sostenibilità nei distretti industriali e nei network (capitolo 2); propone principi e strumenti per gestire l’engagement e per il governo della sostenibilità nei network (capitolo 3). La seconda parte concerne la ricerca empirica su otto distret-ti/poli produttivi presenti sul territorio della Campania, appartenenti alle filiere tipiche del made in Italy, l’alimentare ed il sistema moda (tessile, conciario, calzature), ed alla filiera dei prodotti di gioielleria - di cui è riconosciuto il valore in termini di tradizione manifatturiera e contribuzione al sistema economico locale- rappresentata da diversi poli produttivi, della gioielleria in pietre preziose (Napoli e Caserta) e della gioielleria in coralli e cammei (Torre del Greco). Le ragioni della ricerca e la metodologia di indagine (capitolo 4), svolta a partire da interviste dirette effettuate con i referenti dei distretti industriali e dei poli produttivi indagati, fanno da premessa all’analisi conoscitiva sullo stato dell’arte delle politiche di sostenibilità nei distretti e nei poli industriali campani, effettuata seguendo il modello delle linee guida ISO 26000, sulle modalità di funzionamento sottostanti ai “progetti di rete”, sulle motivazioni e sui benefici raggiunti o che si intendono raggiungere, sia rispetto ai beneficiari del progetto, intendendo le imprese appartenenti al network, sia i soggetti esterni a cui il progetto si rivolge (capitolo 5). Infine, sono affrontati i temi del ruolo svolto dalle politiche pubbliche locali, da cui emergono elementi di criticità per la gestione della sostenibilità dei distretti e dei poli produttivi, e delle azioni proposte per le istituzioni locali al fine di migliorare la performance sostenibile dei distretti/poli (capitolo 6).
Questo libro è anche il frutto della disponibilità di quanti, a vario titolo, hanno collaborato alla sua realizzazione. Sono pertanto doversi i miei ringraziamenti ai referenti dei distretti e dei poli produttivi, oggetto della ricerca empirica, in particolare, al dott. Aniello Pietro Torino, presidente del Distretto Agroalimentare Nocera Inferiore- Gragnano e al dott. Aldo Vastola, direttore dell’agenzia del Distretto “Patto agro Spa; al dott. Antonello Murru, responsabile area II “Promozione e Agricoltura” della CCIA di Avellino, per il Distretto Conciario di Solofra; al dott. Luigi Giamundo per il polo produttivo tessile di San Giuseppe Vesuviano; al dott. Carmine Valentino, Sindaco di Sant’Agata dei Goti, e alla dott.ssa Silvana Malagrinò per il polo tessile di Sant’Agata dei Goti, Casapulla, S. Marco dei Cavoti, Aversa, Trentola Ducenta; al dott Gabriele Piatto, Sindaco di Frignano (CE), per il polo calzaturiero di Grumo Nevano –Aversa; al dott. Roberto de Laurentiis, presidente del Consorzio Antico Borgo Orefici; al dott.Tommaso Mazza, presidente dell’associazione Assocoral; al Generale Maurizio Scoppa, amministratore delegato del Il Tarì e alla dott.ssa Floriana Marino.
Ancora un ringraziamento particolare va alle dott.sse Silvia Delli Carpini e Maria Laura Nazzaro che, con tenacia e serietà, hanno svolto le interviste per la ricerca empirica, hanno collaborato alla lettura ed all’analisi dei dati della ricerca, contribuendo alla stesura del rapporto sui distretti e sui poli produttivi in Campania, nonché hanno offerto il loro contributo in diversi aspetti operativi per la realizzazione del volume.
Infine un ringraziamento alla mia famiglia, accogliente nelle richieste e concreta nelle risposte
Ezrin defines TSC complex activation at endosomal compartments through EGFR-AKT signaling
Endosomes have emerged as major signaling hubs where different internalized ligand–receptor complexes are integrated and the outcome of signaling pathways are organized to regulate the strength and specificity of signal transduction events. Ezrin, a major membrane–actin linker that assembles and coordinates macromolecular signaling complexes at membranes, has emerged recently as an important regulator of lysosomal function. Here, we report that endosomal-localized EGFR/Ezrin complex interacts with and triggers the inhibition of the Tuberous Sclerosis Complex (TSC complex) in response to EGF stimuli. This is regulated through activation of the AKT signaling pathway. Loss of Ezrin was not sufficient to repress TSC complex by EGF and culminated in translocation of TSC complex to lysosomes triggering suppression of mTORC1 signaling. Overexpression of constitutively active EZRINT567D is sufficient to relocalize TSC complex to the endosomes and reactivate mTORC1. Our findings identify EZRIN as a critical regulator of autophagy via TSC complex in response to EGF stimuli and establish the central role of early endosomal signaling in the regulation of mTORC1. Consistently, Medaka fish deficient for Ezrin exhibit defective endo-lysosomal pathway, attributable to the compromised EGFR/AKT signaling, ultimately leading to retinal degeneration. Our data identify a pivotal mechanism of endo-lysosomal signaling involving Ezrin and its associated EGFR/TSC complex, which are essential for retinal function
Atrial Dilatation Development in Hypertensive Treated Patients: The Campania-Salute Network
Left atrial (LA) dilatation is associated with unfavorable outcome in hypertension. However, there are few data on clinical, demographic, and echocardiographic findings correlated with LA dilatation development
