1,720,969 research outputs found
Different generations of type-b monoamine oxidase inhibitors in parkinson’s disease: From bench to bedside
Three inhibitors of type-B monoamine oxidase (MAOB), selegiline, rasagiline, and safinamide, are used for the treatment of Parkinson’s disease (PD). All three drugs improve motor signs of PD, and are effective in reducing motor fluctuations in patients undergoing long-term L-DOPA treatment. The effect of MAOB inhibitors on non-motor symptoms is not uniform and may not be class-related. Selegiline and rasagiline are irreversible inhibitors forming a covalent bond within the active site of MAOB. In contrast, safinamide is a reversible MAOB inhibitor, and also inhibits volt-age-sensitive sodium channels and glutamate release. Safinamide is the prototype of a new generation of multi-active MAOB inhibitors, which includes the antiepileptic drug, zonisamide. Inhibition of MAOB-mediated dopamine metabolism largely accounts for the antiparkinsonian effect of the three drugs. Dopamine metabolism by MAOB generates reactive oxygen species, which contribute to nigro-striatal degeneration. Among all antiparkinsonian agents, MAOB inhibitors are those with the greatest neuroprotective potential because of inhibition of dopamine metabolism, induction of neurotrophic factors, and, in the case of safinamide, inhibition of glutamate release. The recent development of new experimental animal models that more closely mimic the progressive neurodegeneration associated with PD will allow to test the hypothesis that MAOB inhibitors may slow the progression of PD
Clorexidina e gel di fluoro: riduzione dello streptococcus mutans nel paziente special needs
Effetti dell’assunzione sistemica di doxiciclina iclato sul movimento ortodontico
Il trattamento ortodontico di un paziente parodontopatico può essere effettuato con tutta tranquillità solamente quando tale patologia non si trova più in fase attiva.
Qualora, infatti, si decidesse di applicare delle forze ortodontiche a denti il cui parodonto si trovi in uno stato di infiammazione attiva, alto sarebbe il rischio di ottenere un riassorbimento alterato ed incontrollato dell’osso alveolare attraverso cui questi denti vengono mossi, con il conseguente instaurarsi di difetti ossei verticali o orizzontali o l’aggravarsi di difetti già pre-esistenti.
Perciò un paziente parodontopatico candidato ad un trattamento ortodontico deve essere innanzi tutto inserito in un protocollo di igiene orale professionale e di mantenimento domiciliare che abbia come scopo la rimozione dei depositi di placca e tartaro, la riduzione dei livelli di infiammazione gengivale e la guarigione delle tasche attive.
In seguito ad una rivalutazione a distanza, qualora il paziente abbia raggiunto una manualità ed un’abilità tale da consentirgli il mantenimento quotidiano di un buon livello di igiene orale, è possibile iniziare un trattamento ortodontico la cui biomeccanica dovrà tenere conto dei bracci di forza spesso alterati che sono presenti a causa del riassorbimento osseo che permane come exitus della malattia parodontale, con conseguente alterazione dei rapporti dimensionali tra corona clinica e radice del dente e quindi con uno spostamento verticale del baricentro o centro di resistenza dentale a cui le forze ortodontiche devono essere applicate.
Questo tipo di approccio, stante la collaborazione attiva del paziente quale conditio sine qua non, associato alla eventuale terapia parodontale chirurgica, è in grado di garantire la guarigione nella quasi totalità dei casi trattati. In una piccola percentuale di pazienti però tutto ciò non è sufficiente e perciò questo tipo di parodontopatia viene classificata come parodontopatia refrattaria.
Da ciò deriva un’integrazione del protocollo meccanico-chirurgico con un approccio di tipo chimico che si avvale di diverse combinazioni di antisettici locali ed antibiotici locali o sistemici. Tra i protocolli di trattamento che si avvalgono di antibiotici assunti per via sistemica è stato di recente proposto l’utilizzo per periodi di tempo abbastanza lunghi (cicli di tre mesi ripetibili fino ad un massimo di tre volte consecutivamente) di doxiciclina iclato a basse dosi (20 mg, 2 volte al giorno).
Tali dosi permettono alla doxiciclina di esplicare la sua attività inibitrice nei confronti delle collagenasi e delle metalloproteinasi della matrice coinvolte nei meccanismi che portano al riassorbimento dell’osso alveolare che avviene non solo durante la fase attiva della malattia parodontale, ma anche durante il movimento di un dente a cui sono applicate forze ortodontiche.
Lo scopo del presente lavoro è di valutare se l’assunzione, da parte di un paziente con esiti di malattia parodontale, per un periodo di tempo di sei mesi di 20 mg di doxiciclina iclato due volte al giorno, possa modificare i meccanismi di rimodellamento dell’osso alveolare ad un livello tale da influenzare in modo clinicamente rilevante la resistenza opposta al movimento ortodontico dei singoli denti
Studio della risposta statica all’applicazione di forze estrusive in un modello biologico
Orthodontic treatment of class II malocclusion: molar distalization with low collaboration
Utilizzo delle cellule staminali nella terapia di pazienti con esiti di labiopalatoschisi
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
- …
