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    Costantino Dardi : l'arte della configurazione

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    Il rapporto tra arte e spazio è, per Costantino Dardi, terreno di una continua riflessione. Le sue frequentazioni con gli ambienti dell’arte, negli Settanta, lo portano a interessanti sperimentazioni sul tema. L’installazione, vera e propria arte della configurazione, rappresenta il luogo della massima tensione e sintesi tra arte e architettura. Opera d’arte e lo spazio, nelle configurazioni di Costantino Dardi, si fondono in un’unità complessa e necessaria

    Il progetto critico di Costantino Dardi

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    Il saggio, che fa seguito ad un convegno, analizza l’opera di Costantino Dardi, evidenziando l’importanza del rapporto tra teoria e pratica, indissolubile e reciproco al punto da poterne invertire i ruoli. Attraverso la lettura dei progetti e dei testi critici vengono sviluppati i temi principali della sua poetica, quali il rapporto arte-architettura, centrale nel pensiero dell’architetto friulano; la sperimentazione linguistica spinta fino alla cristallizzazione e all’astrazione del volume/forma in quanto condensatore di significato; il gioco delle contrapposizioni tra la massa, il volume, e la leggerezza, la trasparenza; il tema del rapporto tra effimero e perenne, tra installazione e monumento; la relazione tra architettura e natura, geometra e forma organica; la riscoperta del contesto del luogo, il ruolo della storia come motori del progetto

    Il progetto WAP09

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    Si tratta della pubblicazione del progetto di concorso per Ex-cave di Modena. In sintesi, la proposta presentata può essere riassunta nei tre punti seguenti: 1. Il sistema cave rappresenta, nel suo insieme, un sistema/problema alla scala territoriale che, al di là delle soluzioni specifiche per i singoli poli, richiede una riflessione più ampia, che metta in gioco le caratteristiche che costruiscono il variegato paesaggio del modenese. Da qui la necessità di una riflessione dal respiro più vasto che mira a cogliere le relazioni tra le cave e il territorio. La strategia proposta è pertanto quella di utilizzare le cave come elementi capaci di valorizzare le risorse già esistenti. 2. La vocazione turistica e le potenzialità che questa funzione contiene rappresentano l’opportunità di stabilire una relazione tra gli interventi di recupero delle cave e la valorizzazione delle risorse del territorio. Il turismo nelle sue differenti articolazioni e declinazioni sarà l’elemento connettivo capace di supportare i processi di trasformazione e di creare nuovi scenari. 3. L’esemplificazione del caso studio: la creazione del parco anfibio del Panaro (WAP) nell’area del Polo 7. Tale parco è contenuto all’interno della cassa di espansione e si organizza internamente all’argine che diviene un manufatto territoriale abitato sul quale si concentrano le funzioni e i percorsi che strutturano il parco

    Clover-leaf Towers

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    Il progetto per l’isola artificiale di Al Marjan, situata nell’Emirato di Ras Al Khaimah, intende essere un’ espressione di sviluppo sostenibile in senso ampio, a partire dall’individuazione del suo principio insediativo e morfologico, per giungere sino alle scelte spaziali e costruttive. Il principio insediativo, matrice del disegno del paesaggio dell’area oggetto di studio, si basa sulla disposizione di elementi puntuali sviluppati su 8 e 10 piani e disposti a gruppi all’interno di isole verdi. Tali edifici contengono funzioni residenziali e garantiscono a tutti gli appartamenti la vista verso il mare. La spina dorsale dell’insediamento è rappresentata dallo spazio pubblico, una sorta di piazza allungata, che costituisce una materia connettiva e un luogo di aggregazione. Isole verdi costituiscono degli spazi semi-privati volti alla creazione di un paesaggio vegetale sul quale si inseriscono gli edifici. Le clover-leaf towers contengono 3 oppure 4 appartamenti per piano, secondo la morfologia della torre. I materiali previsti intendono rispondere a esigenze di ottimizzazione delle risorse energetiche e soprattutto al miglioramento del comfort ambientale. Si è pensato all’introduzione di facciate ventilate e logge, all’utilizzo di schermature e frangisole e all’inserimento di spazi verdi, alberati, e piscine

    Paesaggi mediterranei in trasformazione. Due progetti in quattro operazioni

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    Le riflessioni presentate nascono da sperimentazioni progettuali condotte in occasione di alcuni concorsi di progettazione. I progetti, sviluppati in ambito siciliano, pongono con urgenza la questione di interventi su paesaggi fortemente a rischio e, soprattutto in un caso, gravemente compromessi, ma ancora dotati di potenzialità latente. Da qui il tentativo di articolare, mediante la predisposizione di quattro operazioni, una possibile strategia di intervento che, operando in modo chirurgico, prenda le mosse da un’attenta lettura dei contesti e dal presupposto che per trasformare è necessario mettere in gioco ciò che già esiste. Il restauro del paesaggio consiste nell’introdurre trasformazioni capaci di dare nuovo senso e significato ai materiali esistenti modificandoli. La demolizione è uno strumento necessario al restauro del paesaggio che richiede un vero e proprio progetto di sottrazione che incorpora il valore della memoria storica dei luoghi. L’idea di una naturalità ritrovata, seppure con modalità nuove e artificiali, rappresenta il punto di avvio per la predisposizione di progetti appropriati ai luoghi. I processi di restauro del paesaggio necessitano di tempi lunghi e richiedono una progettazione per fasi che tenga conto di reali necessità logistiche

    metriche spaziali

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    Il testo affronta alcune questioni di carattere metodologico che riguardano l’insegnamento della progettazione architettonica, in un tempo particolarmente delicato per il sistema universitario italiano. Nelle sperimentazioni didattiche condotte da Antonello Russo alla Facoltà di Architettura di Reggio Calabria, la necessità di stabilire con chiarezza una metodologia mediante una ricerca sugli strumenti del progetto, strumenti teorici e compositivi, e di temi, sotto forma di coppie dialettiche, si accompagna alla ricerca di definizione dei passaggi cruciali su cui si fonda l’intero iter progettuale, dall’ideazione alla stesura finale, letto come un percorso circolare piuttosto che lineare, continuo e discontinuo al tempo stesso

    la valigia di valter

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    Lo scritto descrive la ricerca formale di Valter Tronchin, architetto scomparso alcuni anni fa. Egli si avvale della pittura come di un terreno libero sul quale declinare potenzialità di strutture compositive e cromatiche che, seppure ridotte all’ambito bidimensionale, alludono, sempre, a una spazialità architettonica. Così come il disegno di una pianta o di un alzato rivela sempre una propria matrice iconografica. Trasmettere attraverso le pagine di un libro il pensiero della mano che traccia e ossessivamente ritraccia, pazientemente, nello stesso progetto o in quello successivo, per trovare e mettere a fuoco, attraverso gli elementi della composizione, l’esatta formula alchemica è quasi impossibile. Così com’è arduo restituire l’energia, la vitalità che il lavoro di Valter contiene. Una profusione continua di soluzioni, varianti che inducono ad altre varianti in un processo aperto, eppure teso verso un fine, quello dell’individuazione di una forma esatta, che restituisca, al termine del processo, la complessità che in essa si è andata stratificando

    La moschea

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    La pubblicazione raccoglie gli esiti della ricerca Murst dal titolo “Funzione e figura delle architetture pubblichee servizi per lo sviluppo sostenibile delle aree metropolitane: Firenze, Milano, Napoli, Mestre, prodotti dalle unità di Firenze, Milano, Napoli e Venezia, coordinata da Salvatore Bisogni, aventi come oggetto proposte e progetti per nuovi edifici pubblici e servizi dotati di precise identità, per segnare la presa di possesso civile del suolo extra-moenia e costituire riferimento per la periferia e per il territorio agricolo e naturale. Il progetto dell’unità di Venezia, coordinato da Franco Purini ha riguardato la zolla delle religioni, intesa come una grande piastra sulla quale, come frammenti contrapposti, hanno trovato luogo gli edifici sacri delle principali religioni. In particolare la Moschea si fonda sull’idea di recinto, interpretato quale archetipo primario dell’architettura del bacino mediterraneo e dispositivo misuratore di spazio. Il progetto si configura come una sequenza di vuoti e di masse che definiscono un doppio sistema di recinti delimitati da un elemento murario continuo che si snoda con andamento spiraliforme generando gli spazi esterni ed interni
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