12 research outputs found
Consegna di una medaglia d'oro per S. E. Ministre de la Culture, de la Jeunesse et des Loisirs prof. Abdelbaki Hermassi
Giovedì scorso, aprendo questo convegno abbiamo voluto ricordare come quattro anni fa a Djerba in occasione della XIII edizione dei nostri incontri, S.E. il Ministro della Cultura Abdelbaki Hermassi abbia parlato con ammirazione del nostro sforzo e dello sforzo della comunità scientifica che si dedica agli studi classici per superare i nazionalismi e per favorire la nascita di rapporti di collaborazione, di confronto e di scambio culturale tra le due rive del Mediterraneo
Consegna di una medaglia d'oro per S. E. Ministre de la Culture, de la Jeunesse et des Loisirs prof. Abdelbaki Hermassi
Giovedì scorso, aprendo questo convegno abbiamo voluto ricordare come quattro anni fa a Djerba in occasione della XIII edizione dei nostri incontri, S.E. il Ministro della Cultura Abdelbaki Hermassi abbia parlato con ammirazione del nostro sforzo e dello sforzo della comunità scientifica che si dedica agli studi classici per superare i nazionalismi e per favorire la nascita di rapporti di collaborazione, di confronto e di scambio culturale tra le due rive del Mediterraneo
Stato ed economia nel mondo arabo
Il volume, scritto da studiosi arabi, discute i rapporti fra stato e mercato, il crescente ruolo del Maghreb, i nodi irrisolti delle relazioni con l'Europa e i problemi della cooperazione nel Mediterraneo.- Indice #6- Prefazione #8- Esperienze di cooperazione e di integrazione economica nel mondo arabo, con particolare riferimento al ruolo svolto dalla Lega araba, Mahmoud Abdel Fadil #10- Dalla burocrazia alla privatizzazione: ripercussioni interne, internazionali e per il mondo arabo, Nazih N. Ayubi #30- Complementarietà e concorrenzialità delle economie arabe: dal progetto panarabo ai complessi regionali, Fathallah Oualalou #56- Stato e legittimità nel Maghreb, Abdelbaki Hermassi #70- Bibliografia #8
Il dilemma dell'Islam: politica e movimenti islamisti nel mondo arabo contemporaneo
Promettendo la restaurazione del "vero Islam" a società traumatizzate dalla modernizzazione e beneficiando dello scontento popolare verso i regimi in carica, negli anni ottanta i movimenti islamisti si sono affermati come principale forza politica di opposizione nel mondo arabo. "Sì, ma solo a certe condizioni" è la risposta che emerge dagli studi raccolti in questo volume, che analizzano sia il caso di paesi, come Egitto, Tunisia e Algeria, in cui la competizione politica si è trasformata in scontro aperto con gli islamisti, sia il caso di quei paesi, come Giordania e Libano, in cui la partecipazione politica degli islamisti ha contribuito sinora ad un nuovo, più democratico consenso nazionale. Accusati di sovvertire gli Stati, reprimere le minoranze, intensificare i conflitti regionali, contrastare con ogni mezzo l'Occidente, l'islamismo e i regimi che lo incarnano in Sudan ed Iran, sono davvero una minaccia per la pace in Medioriente? In questo libro, frutto della ricerca di politologi, sociologi e studiosi di strategia di fama internazionale, sono riunite le informazioni necessarie per una risposta a questa domanda cruciale. Il volume, coordinato da Laura Guazzone, ospita i i contributi di Tyad Barghouti, Ali Dessouki, Abdelbaki Hermassi, Michael Hudson, Shireen Hunter, Gudrun Kramer, Hala Mustafa, Ahmed Rouadjia. Prefazione, di Laura Guazzone Gli islamisti in politica • I movimenti islamisti nel mondo arabo contemporaneo, di Laura Guazzone • I movimenti islamisti in politica: teoria e pratica, di Gudrun Krämer • I regimi arabi e la democratizzazione: le risposte alla sfida dell'islamismo, di Michael C. Hudson Cinque casi nazionali • Discorso e strategia dell'islamismo algerino (1986-1992),di Ahmed Rouadjia • Ascesa e declino del movimento islamico in Tunisia, di Abdelbaki Hermassi • Il ruolo politico degli islamisti in Giordania e nei territori palestinesi occupati, di lyad Barghouti • I movimenti islamisti sotto Mubarak, di Hala Mustafa • Islamisti e politica internazionale • L'impatto dei movimenti islamisti sulle relazioni interarabe, di Ali E. Hillal Dessouki • L'ascesa dei movimenti islamisti e la risposta occidentale: scontro di civiltà o scontro di interessi?, di Shireen T Hunte
L'Africa romana: atti del 13. Convegno di studio
Questo tredicesimo volume della serie dell’Africa romana, stampato per iniziativa
del Dipartimento di Storia e del Centro di studi interdisciplinari sulle province
romane dell’Università degli Studi di Sassari e dell’Institut National du
Patrimoine di Tunisi, contiene i testi delle comunicazioni presentate a Djerba
tra il 10 ed il 13 dicembre 1998, in occasione del Convegno internazionale promosso
sotto gli auspici dell’Association Internationale d’Épigraphie Grecque et
Latine, dedicato al tema Geografi, viaggiatori, militari nel Maghreb: alle origini
dell’archeologia nel Nord Africa. Ad esso hanno partecipato oltre 250 studiosi,
provenienti da 12 paesi europei ed extra-europei, che hanno presentato più di
170 comunicazioni. Una sessione è stata dedicata alle nuove scoperte epigrafiche
ed un’altra alle relazioni tra il Nord Africa e le altre province; in parallelo si sono
svolte alcune mostre fotografiche. Il congresso, che si è svolto con il patrocinio
del Ministro degli Affari Esteri, è stato inaugurato dal Ministro della Cultura
Abdelbaki Hermassi e dall’Ambasciatore italiano Armando Sanguini e concluso
dal Ministro dell’Insegnamento superiore Dali Jazi.
L’opera, curata da Mustapha Khanoussi, Paola Ruggeri e Cinzia Vismara, segna
un ulteriore ampliamento geografico verso la penisola iberica e verso l’Africa
centrale ed un’apertura cronologica più ampia verso l’età pre-romana e la tarda
antichità, tra permanenze, continuità e rotture medioevali, con una varietà di
temi che certamente non potrà non sorprendere il lettore. Un capitolo è stato
dedicato all’isola di Djerba – l’antica insula Meninx, tra la Grande e la Piccola
Sirte – luogo-simbolo che conosce oggi uno straordinario sviluppo turistico ma
insieme rigogliosa terra tropicale, isola della memoria che i naviganti di ogni
tempo hanno raggiunto e descritto con curiosità e con simpatia
L'Africa romana: atti del 13. Convegno di studio
Questo tredicesimo volume della serie dell’Africa romana, stampato per iniziativa
del Dipartimento di Storia e del Centro di studi interdisciplinari sulle province
romane dell’Università degli Studi di Sassari e dell’Institut National du
Patrimoine di Tunisi, contiene i testi delle comunicazioni presentate a Djerba
tra il 10 ed il 13 dicembre 1998, in occasione del Convegno internazionale promosso
sotto gli auspici dell’Association Internationale d’Épigraphie Grecque et
Latine, dedicato al tema Geografi, viaggiatori, militari nel Maghreb: alle origini
dell’archeologia nel Nord Africa. Ad esso hanno partecipato oltre 250 studiosi,
provenienti da 12 paesi europei ed extra-europei, che hanno presentato più di
170 comunicazioni. Una sessione è stata dedicata alle nuove scoperte epigrafiche
ed un’altra alle relazioni tra il Nord Africa e le altre province; in parallelo si sono
svolte alcune mostre fotografiche. Il congresso, che si è svolto con il patrocinio
del Ministro degli Affari Esteri, è stato inaugurato dal Ministro della Cultura
Abdelbaki Hermassi e dall’Ambasciatore italiano Armando Sanguini e concluso
dal Ministro dell’Insegnamento superiore Dali Jazi.
L’opera, curata da Mustapha Khanoussi, Paola Ruggeri e Cinzia Vismara, segna
un ulteriore ampliamento geografico verso la penisola iberica e verso l’Africa
centrale ed un’apertura cronologica più ampia verso l’età pre-romana e la tarda
antichità, tra permanenze, continuità e rotture medioevali, con una varietà di
temi che certamente non potrà non sorprendere il lettore. Un capitolo è stato
dedicato all’isola di Djerba – l’antica insula Meninx, tra la Grande e la Piccola
Sirte – luogo-simbolo che conosce oggi uno straordinario sviluppo turistico ma
insieme rigogliosa terra tropicale, isola della memoria che i naviganti di ogni
tempo hanno raggiunto e descritto con curiosità e con simpatia
L'Africa romana : atti del 13. Convegno di studio : Djerba, 10-13 dicembre 1998
Questo tredicesimo volume della serie dell’Africa romana, stampato per iniziativa
del Dipartimento di Storia e del Centro di studi interdisciplinari sulle province
romane dell’Università degli Studi di Sassari e dell’Institut National du
Patrimoine di Tunisi, contiene i testi delle comunicazioni presentate a Djerba
tra il 10 ed il 13 dicembre 1998, in occasione del Convegno internazionale promosso
sotto gli auspici dell’Association Internationale d’Épigraphie Grecque et
Latine, dedicato al temaGeografi, viaggiatori, militari nel Maghreb: alle origini
dell’archeologia nel Nord Africa. Ad esso hanno partecipato oltre 250 studiosi,
provenienti da 12 paesi europei ed extra-europei, che hanno presentato più di
170 comunicazioni. Una sessione è stata dedicata alle nuove scoperte epigrafiche
ed un’altra alle relazioni tra il Nord Africa e le altre province; in parallelo si sono
svolte alcune mostre fotografiche. Il congresso, che si è svolto con il patrocinio
del Ministro degli Affari Esteri, è stato inaugurato dal Ministro della Cultura
Abdelbaki Hermassi e dall’Ambasciatore italiano Armando Sanguini e concluso
dal Ministro dell’Insegnamento superiore Dali Jazi.L’opera, curata da Mustapha Khanoussi, Paola Ruggeri e Cinzia Vismara, segna
un ulteriore ampliamento geografico verso la penisola iberica e verso l’Africa
centrale ed un’apertura cronologica più ampia verso l’età pre-romana e la tarda
antichità, tra permanenze, continuità e rotture medioevali, con una varietà di
temi che certamente non potrà non sorprendere il lettore. Un capitolo è stato
dedicato all’isola di Djerba – l’anticainsula Meninx, tra la Grande e la Piccola
Sirte – luogo-simbolo che conosce oggi uno straordinario sviluppo turistico ma
insieme rigogliosa terra tropicale, isola della memoria che i naviganti di ogni
tempo hanno raggiunto e descritto con curiosità e con simpatia
Political imagination and the struggle for power : Algerian Islamism as a case study
This dissertation is
concerned with the case study of
Algerian
political
Islam in the contemporary era.
The
central research
question addressed
here is two fold. First, the question of whether
political
Islam
constitutes a radical
ideological break
with the
Algerian
political
ljfeworld is
asked.
The
political
imagination
of
Algerian Islamism is
analysed
in its historical
and political contexts
to unearth areas of rupture with
dominant forms
of political
imagination, but
areas of
hybridity
and of complicity with such
formations
are also
highlighted. Thus, the main contention of this
thesis is that the discursive
relationship
between Islamist
political
formation
and that of their opponents
in the political sphere
is
complex:
Islamist political
imagination is
oppositional to the state,
but it does
not escape the discursive tools for legitimation
present
in
the existing
ljfeworld. Secondly, the consequences of this argument
for
our understanding of the Algerian Civil War
of the 199os are
addressed.
It is
argued
here that political
imagination is
one of the
key loci
where political contest
has been
played out
in the
contemporary
Algerian
setting.
The
confrontation
between the
regime and political Islam is the most up to date
example of a
struggle
for
power that necessitates the monopoly over the
legitimising tools of
history
and culture.
More importantly, this
framework
questions the notion that the state-Islamist confrontation
in
subsequent years can
be
explained
in
a
binary fashion (Good
vs.
Evil; Rational
politics vs. Irrational theocracy). In fact, this
confrontation over political power
is
consistent with existing
patterns of political competition
in
postcolonial
Algeria
Islamists Movements in the Contemporary Arab World
This is the first chapter of the book. The contributions collected in this book examine the role played by Arab Islamist movements in domestic and international politics in the Middle East over the last decade. The first part of the book surveys the role of Islamist movements in the domestic political process, while the second looks at the impact of activism (Islamism) on regional and international relations. Definitionally, 'Islamism' does not connote a unitary phenomenon. Rather the term is used to indicate an ideology and to emphasize the conscious choice of Islamic doctrine as a guide in political action.
Laura Guazzone's searching opening chapter synthesizes the main contention of the book. Islamist movements, Guazzone cogently argues, are complex and multi-sided political actors, simultaneously interacting with, and reacting to, different domestic environments, political actors, and regime strategies, in addition to Western discourse and policies toward them. Their appeal is attributed to their ability to 'supply' two commodities on the 'political market' of Arab states: an organic and self-sufficient world view, and an oppositional platform against corrupt regimes. This being the case, Guazzone identifies two 'Islamist dilemmas': how to include Islamist movements advocating illiberal political views in liberalization processes while avoiding the equally objectionable alternatives of an authoritarian status-quo or an Islamist take-over? The second dilemma, of special concern to Western governments, involves reconciling the defense of short-term interests (e.g., the peace process, migratory flows toward Western Europe) with the long-term interest of a more democratic Middle East ruled by governments answerable to their citizens and capable of guaranteeing regional stability. The resolution of these dilemmas involves a paradox: It requires the integration of illiberal Islamist movements in a pluralistic political process which Guazzone hopes will help in the emergence of an alternative to Islamism, and will offer incentives for a liberal political and cultural evolution of these movements.
Most of these ideas are dealt with in greater detail in following chapters. Gudrun Kramer seeks to clarify the conditions under which pragmatic Islamism can be included in the liberalization and democratization process. She concludes that a successful accommodationist strategy requires preventing Islamists from monopolizing intellectual debate and political power. Kramer carefully shows how Islamist activists, like other political actors, base their actions on tactical considerations rather than abstract principles. The difference between the theory and practice of Islamist movements comes out clearly in the case-study chapters focusing on the experience of the FIS in Algeria (by Ahmed Rouadjia), Islamists in Jordan and the Palestinian Occupied Territories (by Iyad Barghouti), and the Sudanese experiment (by Hayder Ibrahim Ali). In the remaining case-studies Abdelbaki Hermassi describes the series of mistakes of Tunis' al-Nahda which ultimately led to its disbanding, and Hala Mustafa describes the failure of the Mubarak regime to deal with its Islamist challenge thus enabling the latter to control the dynamics of the confrontation.
In the second part of the book, Michael Hudson presents a taxonomy of regime responses (the dependent variable) to the Islamist challenge as one way of testing the process of liberalization and democratization in the Arab World. His explanatory variables include the socio-economic environment, the structure of the leadership and ruling elite, and the regime's external relations. Classifying and comparing these responses, Hudson identifies a continuum ranging from forced exclusion (Iraq, Syria), marginalization (Egypt, Tunis), pre-emption (Saudi Arabia, Morocco, Sudan), limited accommodation (Jordan, Lebanon, Yemen), to full inclusion. Hudson concludes his chapter by advising a strategy of limited accommodation, not as an end in itself, but as a transitional phase toward the full inclusion of all parties - including Islamists - willing to play by liberal-pluralist rules of the game. From another perspective, Ali Hillal Dessouki examines the impact of Islamism on the Arab state system. His chapter suggests that while an increase in inter-regime cooperation and coordination in combating a common threat has contributed to the de-idealization of regional politics at the top (i.e., regime level), the borders of the Arab regional system remain permeable to the winds of Islamism as Islamist groups in one country cooperate and are inspired by those in another. Furthermore, it is the imperatives of raison d'etat, rather than ideological rigidity, that seem to shape relations between countries belonging to the 'Islamist' camp and those facing domestic Islamist challenges.
Remy Leveau explores the problematic of integrating the urban youth into the political process as a necessary, though insufficient, condition for the stabilization of Arab political systems. Using Morocco as an example, Leveau argues that regimes must break the Islamists' continued ability to monopolize the realm of the imaginaire among the urban youth. The remainder of the book looks at the international dimensions of Islamism. Roberto Aliboni and Sohrab Shahabi investigate the international economic implications of the emergence of Islamist movements in the Arab World. Both agree that economic co-operation between Islamic and Western countries is a viable option. Shireen Hunter's instructive final chapter contrasts Western opinions regarding the causes of the Islamists' anti-Westernism, their character, and goals. Hunter identifies two main clusters of opinion, respectively dubbing them neo-Third-Worldist and neo-Orientalist. She deftly debunks the neo-Orientalist thesis as based on essentialist cultural assumptions. Her sober analysis of this subtle topic defuses alarmist views of the potential long-term Islamist threat to Western interests
