1,720,962 research outputs found

    Legge regionale sulle dimore storiche e Palazzo Chigi Albani di Soriano nel Cimino

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    L'intervento ha avuto come tema l'inquadramento di Palazzo Albani-Chigi nel contesto urbano-territoriale e lo stato attuale del monumento. Si è analizzata la storia dell'edificio, il suo degrado e le possibili soluzioni per porre rimedio al suo disfacimento

    Nuovi documenti sulla cappella Accoramboni in Sant’Andrea delle Fratte e sulla figura di Giovanni Somazzi

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    Some unpublished documents provide a more complete sight about the realization of the chapel of the Crucifix in the Church of S. Andrea delle Fratte in Rome. It was created, starting from 1661, by Giovanni Somazzi, a marble craftsman who had worked in many relevant buildingsites and with important architects such as Borromini, Bernini and Virgilio Spada, as well as in various chapels, during the Seventeenth century. These experiences led him to take inspiration from various sites to compose, in a personal and autonomous way, the lay-out in S. Andrea that freely syncretices, only with quarry stones, lexical elements from other Roman chaplaincy, drawing also from a peculiar and not of frequent use symbolic repertory

    Umanesimo e tutela delle rovine a Roma. Giovanni Dondi e l’avvio tra XIV e XV secolo

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    From the humanistic studies of the Fourteenth century came up a new vision of man, which will lead to the development of a new vision of art and architecture. The interest in the monuments of Rome of the early humanists taught us to look at antiquity differently. At the instig of Francesco Petrarca, classical studies took on a new character. There was a first conceptualization of history as a discipline and of art as an autonomous activity. Ancient monuments were studied from a new perspective. The distanced gaze was affirmed, which transformed the buildings of the past into an object of meditation. Giovanni Dondi (1330-1388) with the Iter Romanum renewed the literature of the description of the Roman ruins, marking the beginning of a new phase of archaeological investigation, anticipating the great humanists of the Fifteenth century and supporting the subsequent revaluation of the ancient also in its material aspects. The process of maturation of a historical consciousness in the age of Humanism had its first significant manifestation

    Roma e i giubilei nel XV secolo. Modificazioni della città e motivazioni teologiche ed ideologiche

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    Il saggio presenta un’analisi relativa agli interventi di tipo architettonico ed urbanistico promossi a Roma da alcuni pontefici, nel corso del XV secolo, in concomitanza con lo svolgersi dei Giubilei. Lo studio vuole cercare di descrivere quali istanze di carattere ideologico (intese sia come il complesso delle idee e delle mentalità proprie di una società in un determinato periodo storico e sia come il sistema concettuale e interpretativo che costituisce la base politica di uno stato) e teologico, abbiano motivato l’attuazione di tali modificazioni della città, a partire anche dall’esame dalle bolle di indizione degli eventi giubilari. L’esposizione inizia prendendo in esame i cantieri di restauro attuati in alcune delle principali fabbriche religiose da Bonifacio IX (1391-1404). Si prosegue poi con Nicolò V (1447-1455). Si arriva infine al notevole corpus di iniziative realizzate da Sisto IV (1471-1484) ed al suo stretto legame con il pensiero di S. Agostino (354-430)

    La selezione come prassi. La tutela e il restauro nelle Marche nel XIX secolo e l’abbazia di Santa Maria in Castagnola a Chiaravalle

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    Partendo dalla vicenda e dagli interventi di cui fu oggetto l’abbazia di S. Maria della Castagnola a Chiaravalle, vicino Ancona, si focalizza l’attenzione sulla tutela ed il restauro nelle Marche tra la seconda metà del XIX sec. e gli inizi del XX. Il sito, fin dalla rifondazione operata dai cistercensi nel XII secolo, ha costituito una delle realtà più rilevanti nell’ambito delle fabbriche religiose marchigiane, divenendo il centro di un’importante entità politico-economica dal secolo XIII al XV. Dopo la soppressione dell’età napoleonica, il complesso monastico venne acquisito al patrimonio “dell’Appannaggio” di Eugène de Beauharnais, rinnovando la propria vocazione direzionale e rimanendovi fino al 1845; in questo periodo fu oggetto di trasformazioni che segnarono marcatamente la struttura e lasciarono molteplici segni. Una vasta documentazione proveniente dall’Archivio della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche unita all’analisi critica dell’operato delle due maggiori figure attive in quest’area geografica nel periodo postunitario, Giuseppe Sacconi ed Icilio Bocci, conduce ad esaminare un periodo in cui la grande attenzione alla storia dei monumenti ed alla loro evoluzione venne interpretata con esiti sovente troppo selettivi nei confronti della memoria e del dato materiale

    Il colombario degli Scipioni. La diagnostica connessa ai recenti interventi di restauro

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    Il Colombario degli Scipioni è situato nell’area archeologica dell’omonimo Sepolcro. Il monumento fu scavato nel 1840. Nel dicembre 2011, dopo quasi vent’anni di chiusura, l’area archeologica del Sepolcro degli Sciponi è stata riaperta al pubblico. Prima di procedere alla progettazione degli interventi di restauro, curati della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale ed eseguiti tra il 2008 e il 2011, sono stati effettuati per vari anni di studi e ricerche, al fine di trovare le più adatte metodologie di consolidamento per il recupero del sito. Nel 2013 la Sovrintendenza Capitolina nota la formazione di tre diverse tipologie di patine recanti alterazioni cromaticamente differenziate e distribuite in maniera disomogenea sulle pareti intonacate e dipinte dell’ipogeo. Le forme di degrado riscontrate hanno fatto emergere la necessità di conoscere se e quali nuovi eventuali meccanismi di degrado fossero presenti nel sito, di valutare l’efficacia dell’ultimo restauro eseguito e di ipotizzare nuove possibili strategie di monitoraggio, conservazione e restauro finalizzati alla tutela del bene.The Columbarium of the Scipioni is located in the archaeological area of the Tomb of the same name. The monument was excavated in 1840. In December 2011, after almost twenty years of closure, the archaeological area of the Tomb of the Sciponi was reopened to the public. Before proceeding with the planning of the restoration interventions, managed by the Superintendency of Cultural Heritage of Rome Capital and carried out between 2008 and 2011, several years of studies and research were carried out in order to find the most suitable consolidation methodologies for site recovery. In 2013, the Capitoline Superintendency noted the formation of three different types of patinas bearing chromatically differentiated alterations distributed unevenly on the plastered and painted walls of the hypogeum. The forms of degradation found have highlighted the need to know if and what new degradation mechanisms were present on the site, to evaluate the effectiveness of the last restoration carried out and to hypothesize new possible monitoring, conservation and restoration strategies aimed at protecting of the good

    Restoration works in Germany after World War II between material reintegration and memory of places. Hans Döllgast, Josef Wiedemann and their relationship to ruins

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    The destruction occasioned by World War II (WWII) made Germany sadly known for the desolation affecting its cities and the severe destruction occurred to monuments and historic urban fabrics. This destruction was followed by exemplary reconstructions and reintegrations. Particularly, the case of the post-WWII recovery of the city of Munich will be investigated in this paper by using as illustrative examples the restoration projects by Hans Döllgast and his pupil Josef Wiedemann. These embody methodological principles currently in use in our practice of today and are showing a remarkable awareness of the classical world and the concept of ruin linked to this

    Conservazione e attività di tutela a Roma da Bonifacio IX ad Alessandro VI

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    Il presente studio è volto ad esplorare le idee e le pratiche della tutela, nel periodo tra la fine del XIV secolo e tutto il XV secolo, nella città di Roma. Si può soffermare l'attenzione sul fatto che il processo di maturazione di una coscienza storica e critica nei confronti dei monumenti e della loro integrità materica è stato un fenomeno lungo, graduale, complesso e, a volte, contraddittorio. Ma proprio nell’età dell’Umanesimo esso ebbe una significativa epifania, la cui conseguente esigenza di tutela produsse una vasta codificazione legislativa in materia, un rilevante corpus, per impulso diretto dei pontefici e delle personalità culturali ad essi prossime. Roma e lo Stato pontificio detennero il primato nell’emanazione di questa normativa. Essa costituì la prima e più importante forma di difesa dei monumenti. Riegl affermava, riguardo le architetture antiche, che “...non esistendo una considerazione per i monumenti involontari, i monumenti intenzionali dovevano divenire preda di degrado e distruzione, non appena venivano a mancare coloro che avevano mantenuto un interesse costante per la loro conservazione.” Essi non rientravano più tra gli edifici di pubblica utilità. Nel solco di queste prime riflessioni il lavoro di ricerca si è focalizzato sulla salvaguardia delle fabbriche antiche e storiche indagando inoltre sia il sistema sociale sia il contesto culturale che ne rendeva possibile la conservazione. Si sono specificati, inoltre, i meccanismi di riorganizzazione giuridico-istituzionale e della gestione dell’attività urbanistico-edilizia operata dai pontefici. Si è approfondito, con una serie di documenti vaticani e con relative mirate traduzioni, un periodo interessante e poco indagato dalla storia del restauro, quello relativo al pontefice Bonifacio IX (1389-1404). Il suo operato merita attenzione per aver focalizzato ed anticipato alcune delle istanze che diverranno centrali nel corso del Quattrocento. Egli riuscì nell’intento di ridare unità politica allo Stato della Chiesa e di riorganizzarne la gestione finanziaria ed amministrativa. Ma in special modo riuscì nel reperire i fondi per eseguire un piano di restauri che interessò molte fabbriche ecclesiastiche e alcuni dei principali edifici civili e militari. Tra il 1395 ed il 1400 Bonifacio IX istituì varie commissioni per il restauro delle principali Basiliche tardoantiche. Le opere erano da pagare mediante il denaro ricevuto dalle oblazioni. Nelle commissioni vi era la presenza anche di mercanti fiorentini, che esercitarono il controllo nella gestione dei cantieri. La conservazione dei monumenti rappresentava per i pontefici il mezzo per mantenere ed accrescere la devozione dei sudditi. Essa risultava un'espressione ideologica. Sotto il profilo metodologico, lo studio è stato condotto tentando una lettura incrociata tra fonti dirette, gli interventi realizzati su alcuni edifici significativi per lo studio del rapporto con la conservazione dell’antico, e fonti indirette, attraverso l’indagine filologica delle fonti archivistiche e della letteratura specifica. Inoltre il vigore impresso agli studi di carattere umanistico, a partire dal XIV secolo, formò l'humus sul quale, dal secolo successivo, eruditi ed artisti redigeranno trattati, manuali, epistole e quanto altro, sviluppando una nuova visione dell'arte e dell'architettura. Anche la disputa filosofica sul "principium individuationis" fu foriera di ampie conseguenze per gli studi umanistici e la percezione dei monumenti. In sostanza cambiò il senso comune, cambiò il modo di percepire e collocare l'individuo nella società. Emerse una nuova visione dell'uomo e del mondo, si affermò il concetto dell'uomo "faber fortunae suae", cioè artefice del proprio destino e che determinava da sé la propria collocazione nel creato. Una nuova coscienza ed una nuova sensibilità si affacciarono a Roma, al volgere del XV secolo, nei confronti delle antiche vestigia monumentali, questa tendenza nacque appunto dall'interesse per i monumenti e la topografia di Roma da parte dei primi umanisti. E non va dimenticato che un significativo anticipo allo sviluppo delle norme a cui si fa riferimento in questo studio fu costituito anche dagli Statuti emanati nel 1363, durante la fase politica del libero comune. Al tempo di Martino V (1417-1431) l'opera di restauro e di recupero delle chiese fu espressa attraverso una valutazione qualitativa a favore di alcuni edifici e a danno di altri, considerati secondari. Si operava una selezione che contemplava in alternativa la cura o lo spoglio delle chiese, di cui risultarono eliminate quelle in rovina. Emblematica e significativa è invece la vicenda del Colosseo al tempo di Eugenio IV (1431-1447), il quale emanò un Breve per proteggerlo dall'annientamento. Le novità di questo documento furono due: da un lato si introdusse il concetto di "utilizzazione selettiva" del sito come cava - infatti, pur proibendo di toccare l'edificio, si autorizzava lo scavo per prelevare elementi lapidei posti sottoterra e distanti dal monumento - e nel contempo si regolò anche l'attività archeologica effettuata per soddisfare le esigenze del mercato antiquario. Le pietre potevano essere sacrificate se prese da parti della struttura che non erano più in situ, ma le arcate esterne non erano sacrificabili. Si poteva parlare di “conservazione selettiva”. L'applicazione delle norme ed il controllo dei siti antichi, inoltre, serviva a rendere manifesto il potere pontificio nella città. Nelle Bolle vi è sempre un riferimento alla facoltà del vescovo di Roma di concedere, secondo il proprio volere, una eccezione alla norma. Egli soltanto poteva gestire il patrimonio monumentale e attingervi in caso di necessità. Il papa era l'arbitro supremo a Roma

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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