1,724,563 research outputs found

    Reply to AlQasimi, E.; Mahdi, T.-F. Comment on “Aureli et al. Review of Historical Dam-Break Events and Laboratory Tests on Real Topography for the Validation of Numerical Models. Water 2021, 13, 1968”

    Get PDF
    This is the reply to the comments by Mahdi (2021) on the classification attributed to the Lake Ha! Ha! real-field test case by Aureli et al. (2021) in their review of historical dam-break events useful for the validation of dam-break numerical models. While admitting that this test case is affected by the data shortcomings reported by the Discusser, in the authors’ opinion, it should remain included in the group of well-documented test cases due to the large and complete dataset available in digital format. This conclusion is also supported by the fact that the Lake Ha! Ha! case was chosen as a benchmark in the framework of the 2001–2004 IMPACT (Investigation of Extreme Flood Processes and Uncertainty) European project and was then widely used in the literature for the validation of one-dimensional and two-dimensional geomorphic flood models

    Planol de la carretera de Madrid a França per la Jonquera : travessia d'El Masnou / Aureli Farguer (?). El Masnou, agost del 1936

    No full text
    1 Mapa. - Obra atribuïda Aureli Farguer.1:50033 x 449 c

    Nuovi approfondimenti di studio nell’ambito del comparto delle piccole imprese: le ethnic and minority businesses

    No full text
    Tra i vari ambiti di specializzazione dell’Economia Aziendale, un campo di indagine particolarmente importante è rappresentato dal comparto delle piccole imprese, le cui peculiarità hanno fatto emergere, fin dai primi anni ’80, la necessità di individuare modelli interpretativi diversi da quelli sviluppati in letteratura con riferimento alle grandi imprese (Atti del Convegno AIDEA, 1986). In effetti, la dimensione limitata e la centralità dei fattori soggettivi legati della figura dell’imprenditore proprietario non sempre rendevano applicabili le teorie generali di governo aziendale (Marchini, 1995), ma indicavano addirittura l’esistenza di diverse tipologie di piccole imprese, aventi specifici problemi di governo e difficilmente riconducibili ad un modello unitario (Marchini, 2002). Negli ultimi anni, a seguito dell’incremento dei flussi migratori verso i Paesi più industrializzati, è apparsa, all’interno di questo eterogeneo comparto, una nuova classe di imprese (c.d. ethnic and minority businesses) distinguibili in virtù della nazionalità o dell’etnia di appartenenza dell’imprenditore. Il fenomeno -indicato in Italia con il termine di imprenditorialità straniera o immigrata- ha assunto una dimensione rilevante (Caritas, 2007), apportando benefici sia economici che sociali. Tuttavia, poche e molto frammentate sono le ricerche sul tema (Aureli, 2005). Spinti dalla necessità di superare l’attuale stato delle ricerche italiane, peraltro non sempre condotte con rigore scientifico, ed integrare nella nostra dottrina lo studio di questa nuova realtà economica, ci proponiamo, innanzitutto, di analizzare le teorie interpretative sviluppate a livello internazionale nell’ambito di studi specialistici, appartenenti anche a discipline diverse, per poi verificare se la creazione ed i comportamenti di queste imprese possono essere efficacemente spiegati anche attraverso teorie aziendali generali già note, sì da riflettere sulla validità dei principi teorici costruiti nel tempo dagli studiosi di Economia Aziendale e sui potenziali benefici derivanti dall’applicazione di concetti derivanti da discipline diverse

    Contratto di rete e imprese artigiane: quali prospettive per l’internazionalizzazione?

    No full text
    In considerazione dell’importanza attuale e prospettica del fenomeno, negli ultimi anni sono state sviluppate diverse prospettive di studio sul contratto di rete, che hanno approfondito l’analisi degli aspetti giuridici, sottolineando l’efficacia di questo nuovo strumento atipico (Cafaggi et al. 2012a; 2012b) e di quelli economico aziendali, portando l’attenzione sulle implicazioni economicogestionali, organizzative e strategiche (Aureli et al. 2011a; 2011b; Aureli e Del Baldo 2012; 2013) e sottolineando il contributo del contratto di rete nel perseguire obiettivi di internazionalizzazione e di innovazione delle PMI di fronte alla crisi. Le analisi si sono soffermate anche sulla validità di questa forma aggregativa in specifici settori, come il turismo (Iaffaldano e Santamato 2012; Pedrana e Bizzarri 2012; Aureli e Forlani 2013; Del Baldo 2014). Le riflessioni emerse ne rimarcano vincoli e punti di forza, specie con riferimento alle opportunità di sviluppo internazionale che scaturiscono, direttamente o indirettamente, dall’aggregazione nella forma del contratto di rete. Tuttavia, appare ancora poco indagata la sua diffusione presso le imprese artigiane, che costituiscono una componente importante del tessuto socio-economico italiano e rappresentano spesso anche quella in cui persistono aree di debolezza legate al prevalere di una cultura imprenditoriale poco sensibile all’apertura internazionale, radicata nella logica di distretto e dove l’aggregazione è più spesso realizzata attraverso la partecipazione a consorzi o forme associative in cui le singole aziende artigiane, subfornitrici di imprese più grandi, mantengono un ruolo ancillare o vivono un rapporto di dipendenza. Posta quindi come premessa l’ipotesi dell’esistenza di maggiori difficoltà nel processo di sviluppo internazionale delle imprese artigiane e tenendo conto dell’importanza dell’internazionalizzazione per superare la debolezza competitiva e i limiti del mercato domestico, questo lavoro si propone di comprendere quale sia la diffusione e l’efficacia del contratto di rete tra le imprese artigiane rispetto all’obiettivo dell’internazionalizzazione. Gli spunti di riflessione, le cui implicazioni sono rintracciabili sia sul fronte operativo e manageriale che su quello politico, sono tesi a sottolineare se e come il contratto di rete offre alle imprese artigiane l’occasione per diventare «protagoniste» di percorsi di sviluppo estero, ossia partner attivi e superare il diffuso modello di sviluppo estero «trainato» da un’impresa leader (Musso 2006) che, in virtù della maggiore dotazione di risorse e competenze, presiede sul piano operativo e strategico i contatti con i mercati esteri. Rispetto all’obiettivo conoscitivo si è deciso di sviluppare la ricerca empirica seguendo un approccio qualitativo (Eisenhardt 1989; Yin 2003) e di focalizzare l’attenzione sui contratti di rete stipulati nella provincia di Pesaro-Urbino che comprendono tra i nodi una o più imprese artigiane, assumendo come database l’universo dei contratti di rete stipulati in Italia al 1o gennaio 2014. La scelta di una provincia marchigiana è motivata dalla presenza di una vocazione imprenditoriale artigiana particolarmente evidente in questa area della «Terza Italia» (Fuà e Zacchia 1983), che vanta alcuni tra i distretti più noti del made in Italy. Con il 31,1% di imprese artigiane sul totale delle imprese attive, le Marche sono precedute solo da Valle d’Aosta (34,1%), Liguria (32,68%), Emilia Romagna (32,67%), Piemonte (31,77%) e Lombardia (31,42%)2. Inoltre, se in termini assoluti le Marche registrano a fine 2012 solo 49.831 aziende artigiane, dopo la Valle d’Aosta rappresentano la regione a più alta densità di imprese, con un rapporto pari a 32,3 imprese artigiane ogni 1.000 abitanti, contro una media nazionale di 24,9 (UnionCamere-Telemaco). Dal punto di vista metodologico si è proceduto estraendo dal database nazionale i contratti di rete aventi sede (almeno uno dei nodi) nella provincia di Pesaro-Urbino; in questo modo sono state ottenute 22 reti, successivamente selezionate in funzione del parametro «presenza di obiettivi di internazionalizzazione » nell’oggetto del contratto. Questa seconda fase ha permesso di identificare 6 contratti di rete, dei quali, tramite il sistema informativo camerale Telemaco, è stato possibile visionare il contratto originale, sottoposto ad una prima fase di analisi documentale. Successivamente è stato formulato un questionario semi-strutturato, articolato in diverse sezioni tese ad acquisire informazioni relative ai singoli nodi e alla rete, indirizzato (tramite mail, previo contatto telefonico) a tutte le imprese aderenti alle reti selezionate, individuando come interlocutore l’imprenditore/l’amministratore delegato o il responsabile designato per la gestione del contratto. Hanno risposto all’indagine nove aziende appartenenti a tre contratti di rete (Design Connection, Gusterete, Italian Building Network), sui quali è stata sviluppata un’analisi di profondità, che si è soffermata in particolare sulla presenza di forme di sviluppo internazionale antecedenti alla stipulazione del contratto, sulle motivazioni dell’adesione alla rete, sul ruolo del contratto di rete come driver dell’internazionalizzazione e sui benefici conseguiti. I risultati dell’analisi danno atto della validità del contratto di rete, che dà una risposta concreta, con implicazioni sul piano operativo e strategico, soprattutto alle PMI e, nello specifico, alle imprese artigiane. Fare rete significa poter acquisire una maggiore visibilità nei confronti di clienti e fornitori, rendere più percepibile sul mercato il valore creato nell’ambito di reti di tipo verticale, ma anche acquisire una maggiore attenzione, esigenza oggi particolarmente avvertita, da parte delle amministrazioni pubbliche ed istituzioni finanziarie, ottenendo risultati che singolarmente non si potrebbero raggiungere, in termini di utilizzo di infrastrutture o servizi altrimenti non accessibili In sintesi, parafrasando Peloso (2011, p. 171), si può dire che le potenzialità ci sono, ma che per tradursi in risultati concreti occorre lavorare ancora in due direzioni. In primo luogo è necessario agire sulla mentalità imprenditoriale: i giudizi sulla efficacia/soddisfazione del contratto di rete, non sempre del tutto positivi, fanno trapelare una certa insofferenza o comunque un atteggiamento interlocutorio rispetto ai risultati attesi, che segnala il persistere di una mentalità opportunistica, che va corretta, perché la visibilità verso gli stakeholder e il processo di internazionalizzazione si consolidano in tempi medio-lunghi e sono tanto maggiori quanto più articolata è la programmazione e la condivisione del progetto di sviluppo internazionale, che non si risolve con la partecipazione saltuaria a fiere internazionali. In secondo luogo occorre individuare gli attori che più di altri possono giocare un ruolo critico nel sostenere non solo la creazione, ma l’efficacia nel tempo del contratto di rete. Emerge infatti il bisogno, che è particolarmente forte per le imprese artigiane, di un maggiore e durevole supporto soprattutto da parte delle associazioni di categoria che, in molti casi, hanno attivamente partecipato alla formazione del contratto di rete e, dimostrando una particolare sensibilità, si sono mosse proattivamente sondando l’interesse degli associati verso la creazione di contratti di rete o altre forme di collaborazione, anche sviluppando specifici skill come mediatori di rete (si veda il caso della rete ‘Insieme Si Può’ creata da Confindustria, Confartigianato e CNA della Provincia di Pesaro). Tuttavia, la leadership della rete resta un aspetto cruciale e diventa necessario il ruolo dell’associazione di categoria nel ricoprire il ruolo di coordinatore forte, capace di «distribuire» uniformemente l’impegno dei partecipanti, di facilitare la condivisione degli obiettivi, di garantire la trasparenza, oltre che di apportare competenze in campo commerciale internazionale, ruolo che a volte manca, perché non sempre è individuabile in un’impresa leader del contratto di rete, tenendo conto che la maggior parte delle aziende artigiane sono poco strutturate e che tutte le risorse sono impegnate nella gestione corrente e non possono essere impiegate per la gestione e il coordinamento della rete. Questa lacuna spiega in parte le difficoltà e i ritardi segnalati dagli imprenditori nella fase operativa e la discordanza nella percezione dei benefici. E specie quando il contratto di rete è «indotto» dall’associazione, diventa cruciale il suo ruolo di governo e di mediazione sia per sviluppare e consolidare il capitale relazionale e di fiducia, che per mettere in campo conoscenze tecnico-gestionali ponendosi come soggetto esterno riconosciuto e stimato, in grado di capire le differenze culturali dei nodi della rete e di gestire aspetti negoziali legati al processo di acquisizione e gestione delle commesse, facendosi interprete e mediatore nella dialettica tra le imprese della rete e favorendo la scoperta di ulteriori campi e problemi su cui lavorare insieme

    Aureli Maria Escarré Jané

    No full text
    Pla detall de placa de recordatori de l'abat i prior del monestir de Montserrat, Aureli Maria Escarré i Jané. Mesura 0, 50 x 0, 70 metres i el material és l'acer esmalta

    Schottische Briefe, Oder Briefwechsel der Miß Aureli mit ihren Freunden

    No full text
    SCHOTTISCHE BRIEFE, ODER BRIEFWECHSEL DER MISS AURELI MIT IHREN FREUNDEN Schottische Briefe, Oder Briefwechsel der Miß Aureli mit ihren Freunden ( - ) Cover ( - ) Titelseite (1) Vorrede des Herausgebers. (3) [I. - X. Brief] (15) [XI. - XX. Brief] (56) [XXI. - XXX. Brief] (94) [XXXI. - XL. Brief] (121) [XLI. - L. Brief] (139) [LI. - LX. Brief] (187) [LXI. - LXVIII. Brief] (222

    Il patrimonio culturale come strumento per lo sviluppo inclusivo delle città storiche

    No full text
    Beyond their value as cultural heritage, historic houses and neighborhoods embody the image of cities and fulfill an important mission in modern urban development by their nature of commons: they are able to pro- mote an identity narrative that reinforces the sense of belonging of local communities and are key factors for the economic development of the district. Based on these premises, this paper presents a paradigmatic case study on the challenges to be faced by the city government where history and art are intertwined in a fruitful union. This analysis will also be carried out considering the principles of the “New Bauhaus”, an initiative promoted by the European Union, which links sustainability, inclusiveness, and artistic and architectural ex- perimentation to the design of living spaces. Specifically, our aim is to illustrate how the public administration of Urbino, an Italian UNESCO site, has designed and planned an urban regeneration project, safeguarding cultural heritage in its tangible and intangible dimensions and, at the same time, making it accessible to local communities
    corecore