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    Evoluzione quaternaria della media Val di Vizze (Vipiteno, BZ – Alpi Aurine).

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    Con questo lavoro viene affrontata per la prima volta l’evoluzione quaternaria del segmento mediano della Val di Vizze (Pfitschtal) – situata in provincia di Bolzano (Alpi Aurine) – il più ricco di evidenze geomorfologiche, distribuite lungo 12 km di fondovalle piatto e sovralluvionato. L’obiettivo è stato perseguito attraverso il confronto tra numerosi dati geomorfologici e sedimentologici e il relativo modello digitale del terreno (DEM) implementato con la mappa del microrilievo. Ne è scaturita una cartografia originale di estremo dettaglio in grado di evidenziare le interferenze di volta in volta prodotte dai processi deposizionali ed erosivo/esarativi (glaciali, fluviali e glacio-fluviali), attivi in special modo durante gli ultimi 15.000 anni circa (Tardoglaciale e postglaciale). In mancanza di reperti fossili e relative datazioni, una consistente parte delle scansioni temporali della complessa griglia evolutiva sono state definite sulla base degli eventi tardoglaciali e dei correlati accumuli frontali e di contatto glaciale. Attraverso i limiti delle nevi perenni (lnp, per ghiacciai di ridotte estensioni coincidenti con le ELA – Equilibrium Line Altitude) si è potuto risalire ai corrispondenti stadi tardoglaciali e alle rispettive età attribuitein letteratura. Parole chiav

    Geological map of the Friuli upper plain and the Tagliamento moraine amphitheatre

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    The map provides good evidence of the spatial relationships among the widespread Upper Pleistocene glacial, fluvioglacial and fluvial deposits in the classic area of the uppermost Friuli plain. The map has been the fundamental start point to evaluate the Pleistocene fluvial pattern and the abrupt changes the drainage experienced throughout the transition from Late Pleistocene to Holocene

    Scarpata fluviale di Aonedis

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    Nell’Alta Pianura Friulana, appena a valle di Pinzano (cfr. geosito Stretta di Pinzano), esiste una enorme scarpata fl uviale, mirabilmente esposta. La lambiscono le acque del Tagliamento al quale e affi dato il compito di mantenerla in lenta erosione, evitando che la vegetazione ne ricopra il contenuto. Quest’ultimo, formato da conglomerati, ghiaie, sabbie e limi, testimonia l’evoluzione ambientale del settore friulano centrale durante gli ultimi 100.000 anni circa

    Antico spartiacque di Cimano

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    A volte il territorio conserva evidenze stratigrafi che, tettoniche o morfologiche di primaria importanza concentrate in nuclei di esigue dimensioni. E’ il caso delle rocce mioceniche di questo sito che emergono dalle alluvioni del Tagliamento, tra Cimano e Cornino. Ancora 30.000 anni fa circa (Pleistocene Sup.) apparivano molto piu estese e continue in affi oramento, tanto da unire il versante del Monte Prat (destra Tagliamento) ai rilievi di Susans (sinistra Tagliamento). Oggi, quanto resta dell’antica fascia rocciosa e denominato “baluardo di Cimano” o “diaframma di Cimano”. Quest’ultimo appellativo richiama il ruolo rivestito fino a qualche decina di migliaia d’anni fa da questo sperone roccioso che aveva funzione di spartiacque tra i bacini del Torrente Arzino e del Fiume Tagliamento

    Deposito di contatto glaciale (Kame) di Clavais

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    Il sito si propone come esempio didattico di facile percezione. La presenza di un’estesa spianata erbosa in posizione morfologicamente anomala trova spiegazione solo considerando il ripiano come parte di una superficie di Kame (deposito accumulato contro uno sbarramento glaciale). Sono sedimenti alluvionali di cosiddetto “contatto glaciale”, ossia appoggiati lateralmente a una lingua glaciale che funge da ostacolo momentaneo (v. geosito Deposito di contatto glaciale (Kame) di Illegio)

    Depositi pleistocenici di Ponte Arceons-Flaudona

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    Risalendo la Val Pesarina si incontrano (località Flaudona) i resti di un ampio conoide di deiezione, appoggiati al versante meridionale del Monte Creta Forata. In origine il conoide s’indentava con una potente successione torrentizia accumulata nel fondovalle (località Ponte Arceons). I depositi (probabile Pleistocene) sono sicuramente precedenti all’ultimo acme glaciale würmiano, anche se mancano i dati per definirne con precisione l’età. Oltre alle evidenze morfologiche e stratigrafiche, la successione affiorante offre un interessante esempio di paleo-frana pre-glaciale di cui è conservata solo la nicchia. Inoltre, il sito dimostra indirettamente quanto labile sia la potenzialità di preservazione dei depositi alluvionali accumulati in ambiente intermontano

    Neotettonica dell'area veronese: uno studio integrato fra microrilievo e remote sensing

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    Questo lavoro mostra le potenzialità dell'integrazione fra l'interpretazione delle immagini da satellite e del microrilievo per l'individuazione di lineamenti neotettonici in area pedemontana e di pianura. Come area test è stata scelta la porzione di fascia pedemontana veneta compresa fra il Lago di Garda ad ovest e S. Bonifacio a est. L'interpretazione del microrilievo e delle immagini satellitari (Landsat 5 TM) ha messo in evidenza dei sistemi di lineamenti con indizi di attività durante il Quaternario. L'ipotesi di un'unica faglia ai margini meridionali del blocco lessineo (linea di Verona) non sembra confermata dalle analisi effettuate. Si propende piuttosto per un'ampia zona di deformazione costituita da sistemi a diversa orientazione. In particolare è stata dimostrata l'attività recente dei sistemi NNE-SSW (Sistema delBaldo), NNW-SSE (Sistema di Castelvero) e ENE-WSW. Essa legata al basculamento verso sud del blocco lessineo da ricondurre all'effetto del peripheral bulge nell'avampaese della catena appenninica, ad ulteriori raccorciamenti crostali in atto o al roll-back della litosfera Adria in subduzione sotto la catena appenninica stessa

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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