1,721,071 research outputs found
Pirro Nord (Apricena, FG)
Il sito di Pirro Nord rappresenta la prima evidenza dell’arrivo dell’Uomo in Europa all'incirca 1,6-1,3 milioni di anni fa. Il sito si trova all’interno di una fessura carsica del bacino estrattivo di Apricena-Poggio Imperiale (Cave Dell’Erba) nel comune di Apricena, in provincia di Foggia.
I reperti litici, associati a faune del Villafranchiano finale (unità faunistica di Pirro Nord), sono stati rinvenuti all'interno di una fessura riempita da sedimenti del Pleistocene inferiore. I reperti litici hanno permesso di definire quelle che sono state le strategie di sussistenza adottate dai primi uomini che hanno colonizzato l’Europa: catene operative corte, su materie prime di origine locale (essenzialmente selce), finalizzate principalmente all’ottenimento di schegge
Riparo Tagliente (Stallavena di Grezzana, VR)
Scoperto nel 1958, il Riparo Tagliente è localizzato a
226m s.l.m., lungo il versante sinistro della Valpantena. Le indagini
condotte tra il 1962 e il 1964 dal Museo Civico di Storia Naturale di
Verona e a partire dal 1967 dall’Università di Ferrara hanno messo
in luce depositi musteriani, aurignaziani ed epigravettiani. La posizione
favorevole del sito, all’incrocio fra diversi contesti ambientali,
e la sua ubicazione lungo il corridoio della Valpantena, che dà accesso
all’altopiano dei Lessini e alle Alpi interne, hanno certamente
favorito l’intensa e lunga occupazione del riparo da parte dei gruppi
umani lungo un ampio arco cronologico, esteso dal Paleolitico medio
alla fine del Paleolitico superiore, coincidente con la fase terminale
dell’ultima glaciazione. Studi interdisciplinari consentono di definire
la successione dei cambiamenti climatici, lo sfruttamento delle risorse
animali e le attività svolte nel riparo dai cacciatori-raccoglitoripescatori
paleolitici nel tempo
Lesioni su resti umani scheletrizzati: contributo all’identificazione personale o all’interpretazione delle cause di morte?
L’associazione tra evidenze di trauma e momento di morte è un elemento di importanza cruciale nelle
indagini forensi su resti umani scheletrizzati. Determinare se un trauma sia avvenuto prima (antemortem),
durante (peri-mortem) o dopo (post-mortem) la morte consente infatti di metterlo o meno in
relazione a questa, contribuendo così a ricostruire gli ultimi momenti di vita di un individuo e gli
eventi che lo hanno portato alla morte. Mentre la distinzione tra traumi ante-mortem e post-mortem su
cadavere integro è piuttosto agevole (indagini necroscopiche e istologiche), sui resti scheletrici essa è
più difficile, e si basa sull’osservazione di alcune caratteristiche macroscopiche e microscopiche
dell’osso: tra queste, la presenza di rimodellamento osseo (ante-mortem) e le caratteristiche dei
margini di frattura, che indicano se essa è avvenuta su osso fresco (peri-mortem) o secco (postmortem).
È inoltre possibile individuare il tipo di trauma, se accidentale o inflitto, ed eventualmente il
tipo di arma (da taglio, smussata, pistola ecc.) e le modalità con cui è stata utilizzata (forza impressa,
direzionalità del colpo ecc.). L’analisi dei traumi ante-mortem, con relativa localizzazione, tipologia, e
determinazione del tempo intercorso tra formazione del trauma e momento di morte, può fornire un
enorme contributo all’identificazione personale, qualora si disponga di informazioni relative alla storia
traumatologica pregressa dell’individuo (banche dati mediche e ospedaliere, testimonianze di
famigliari ecc.). Nel caso di traumi peri-mortem viceversa può fornire indicazioni fondamentali per
ricostruire la dinamica e, in alcuni casi, per determinare la causa di morte (omicidio, suicidio,
incidente, cause naturali ecc.) dell’individuo. La presenza di traumi post-mortem può infine dare
indicazioni sull’ambiente di seppellimento ed eventuali interventi sul cadavere. Si sottolinea quindi
l’importanza della figura dell’antropologo nella risoluzione di casi forensi su resti umani
scheletrizzati
Il Musteriano di Grotta Reali: le industrie litiche: stdio tecno-economico
Il sito Grotta Reali è caratterizzato da un insieme litico abbondante attribuibile al Musteriano finale sulla base delle caratteristiche tecnologiche delle industri
Promoting the value of prehistoric lithic artefacts in the museum: strategies and perspectives
The significance of the remote past and human origins in the context of cultural heritage is underrated in the contemporary
collective consciousness, as also reflected by the underrepresentation of prehistoric sites in the World Heritage List. Lithic artefacts
constitute a tangible link to our biological and cultural roots and represent human ingenuity and innovation on a global and deep time
scale, but they often manifest as inadequate proof whose significance is not immediately apparent to the public, rendering their full
interpretative value rather semi-invisible. In the museum context, this creates the need for a well-grounded strategy that: 1) makes
explicit the scientific and heritage value of lithic artefacts, 2) enhances scientific communication and public engagement, and 3) works
well within the limits of public administration, especially in small museums. The potentialities of capitalising on concepts and theories
from archaeological science research, on information and communication technology (ICT), as well as on the creation of a museum network, are hereby recognise
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Middle Palaeolithic stone-tool technology from the Central Balkans: The site of Uzun Mera (eastern Republic of Macedonia)
Whether a refugium, a transit area, or both, the Balkan Peninsula played a crucial role in the population dynamics of Europe during prehistory. However, the Balkans Peninsula is poorly represented in the European archaeological record. This article presents the newly discovered Middle Palaeolithic stone tool assemblage from the Uzun Mera site in the eastern Republic of Macedonia. Following fieldwork that included diverse methods in survey and excavation, as well as techno-economical and taphonomic assessment of the recovered stone tools, Uzun Mera is reported here as a typical Middle Palaeolithic assemblage that follows the pattern of a highly variable Balkan complex. The quality of the raw material reflects a highly selective approach, resulting in relatively low lithological variability where small blocks of raw material used for knapping are still present on site. These results contribute to better understanding the Palaeolithic of the Balkans and inform the population process in a region where little investigation has been previously conducted
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