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    Italy of presidents. Four readings on the role of the head of state in changing times [Review Article]

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    Review Article of the following books: Quale Presidente? La scelta del Presidente della Repubblica nelle crisi costituzionali, by Carla Bassu, Francesco Clementi, Giulio Enea Vigevani (eds), Napoli, Editoriale Scientifica, 2022, pp. 100, €10.00 (paperback), ISBN 979-12-5976-232-0 Il Presidente della Repubblica al tempo delle crisi, by Erik Furno, Napoli, Editoriale Scientifica, 2021, pp. 156, €10.00 (paperback), ISBN 979-12-5976-001-2 Il settennato presidenziale. Percorsi transnazionali e Italia repubblicana, by Francesco Bonini, Sandro Guerrieri, Simona Mori, Marco Olivetti (eds), Bologna, IlMulino, 2022, pp. 336, €26.00 (paperback), ISBN 978-88-15-29454-8. Il Presidente della Repubblica in Italia, by Gianluca Passarelli, Torino, Giappichelli, 2022, pp. 113, €13.00 (paperback), ISBN 9-788892-121805

    The Prime Minister's Office in Italy (1948-2016)

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    Studies on the personalization and presidentialisation of politics in Italy have reached interesting goals, especially in the last fifteen years. Unfortunately, research on the organizational transformations of the Prime Minister’s office did not follow. Today there are no updates on the reforms implemented by the past Presidenti del Consiglio thus making it impossible to study the process of reinforcing the executive and the Prime Minister’s role. Thirty years after the first law on the Presidency of Council it can in fact say that - in the same Constitution - the prime ministers were able to cope with their government's handling, thanks to this increase of organizational resources. They, however, as we saw with the Renzi government, can help, not replace, political power

    La macchina dell'esecutivo e la sua difficile evoluzione

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    In questo capitolo si tratterà della struttura organizzativa di vertice del governo: la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un organo dotato di grande flessibilità dalla Costituzione. Una flessibilità che è stata studiata, definita, diremmo anche sviscerata, in tutte le sue implicazioni, soprattutto dalla letteratura giuridica. C’è chi ha parlato di «elasticità funzionale», già a partire dai primi anni Settanta, così come chi ha definito addirittura «equivoci» i termini delle relazioni tra gli organi essenziali del governo (Paladin 1986). Al di là delle diverse interpretazioni, tuttavia, è innegabile che le lacune sulla definizione di una precisa gerarchia tra gli attori di governo e sui riferimenti precisi ai loro poteri «abbiano creato problemi di gestione e ostacolato l’agile andamento della macchina governativa» (Bassu 2018). Conviene dunque, una volta preso atto di tali flessibilità e lacune, cercare di fissare le fasi più importanti del processo di funzionamento e trasformazione, della prima come della seconda repubblica, fino ai più recenti sviluppi. Tale periodizzazione dovrà essere in grado di dirci come è stata gestita questa elasticità, sia dal punto di vista della prassi (per i primi 40 anni solo di prassi si è trattato) che a partire dalla Legge 400 del 1988. Nella prima fase che prenderemo in considerazione, che va dalla prima legislatura alla fine degli anni Settanta, la flessibilità, cioè il margine di manovra organizzativa delle strutture di vertice del governo è gestito interamente dai partiti, monopolizzato cioè dalla logica del party government. La seconda fase, che copre il decennio degli anni Ottanta, è una sorta di intermezzo che prelude alla crisi del sistema partitico e ad una diversa interpretazione del ruolo dell’attore governo, culminando nell’attuazione della Legge 400 che ha finalmente provveduto, nel 1988, all’ordinamento della Presidenza del Consiglio. La terza fase riguarda il decennio successivo: gli anni Novanta. Sono gli anni da un lato del crollo del sistema partitico, dall’altro di una serie di riforme importanti, anche amministrative: tutti cambiamenti che si inscrivono in un quadro di veri e propri stravolgimenti a livello internazionale. La quarta fase, infine, copre le prime tre legislature del nuovo secolo, arrivando fino ai nostri giorni ed è caratterizzata da una accelerazione del processo di personalizzazione e presidenzializzazione della politica in generale e della gestione dell’esecutivo in particolare, e che condizionerà, finendo per travolgerla, l’unica proposta di riforma della Costituzione arrivata alla fase della consultazione popolare nel dicembre 2016

    Tra DPCM e vertici di maggioranza. L’esecutivo italiano alla prova della pandemia

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    Questo articolo analizza il primo anno di COVID-19 gestito dal governo Conte, dividendolo in tre fasi. La prima fase enfatizza maggiormente il ruolo del Presidente del Consiglio, che si è notevolmente ampliato negli ultimi decenni e che trova ulteriore spazio di azione attraverso i Decreti del Presidente del Consiglio (DPCM). La seconda fase è segnata dalla fine delle misure di contenimento più severe e il ritorno dei vecchi meccanismi di contrattazione partitica: I DPCM vengono drasticamente ridotti e i vertici di maggioranza tornano a svolgere un ruolo chiave nella definizione delle politiche. Nella terza fase si assiste a un continuo confronto tra il premier e i rappresentanti della coalizione, con un ricorso compulsivo ai vertici di maggioranza, che hanno eroso il consistente capitale personale di Giuseppe Conte, portandolo alle dimissioni

    The silent constitution: the presidency of Republic between constitutional provisions and actual powers

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    The living constitution was considerably transformed in the delicate and lengthy transition between the First and Second Italian Republics. These changes have also concerned the role and functions of the president of the Republic. In the last three legislatures, there has been much use of the renowned metaphor of the accordion of presidential power, which expands and contracts according to the role played by the parties in the political system. For although the Constitution has remained unchanged, this period has seen two important ‘exceptional’ responses by presidents to serious political crises: first, the appointment of prime ministers from outside of Parliament and the parties, the so-called governments of the president; and second, the second terms of Giorgio Napolitano in April 2013 and Sergio Mattarella in January 2022. But is this extreme expansion of the accordion really sufficient to demonstrate that we have stronger presidencies? An in-depth analysis of Napolitano’s and Mattarella’s responses to the critical junctures in the political system in fact paints a more complex picture. This article is divided into four parts. The first part analyses the two ‘longest presidencies’ from the perspective of the presidentialisation of the political system. The second outlines the key critical phases of Napolitano’s and Mattarella’s periods in office, with a focus on their ‘governing’ function, as permitted by the silent constitution. The third focuses on the dynamics of the second elections. Finally, the fourth highlights the most significant transformations within the silent constitution over this period

    The Italian premiership after Berlusconi: a limited legacy

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    Almost 30 years after the foundation of his own personal party, Forza Italia, and after having been the longest-serving prime minister of the Republic, Silvio Berlusconi is without doubt ‘the most presidential’of all Italian prime ministers. This article addresses the seven executives that followed the crisis of Silvio Berlusconi’s last govern-ment in 2011. In particular, it focuses on the management of the Presidency of the Council through the use of Prime Ministerial Decrees (DPCMs) and then explains thisprocess with two important dimensions inherited from the process of the personalization and presidentialization of politics: party leadership and populist discursive strategy. In the concluding remarks we will try to take stock of various aspects of Berlusconi’s legacy and the ways in which it was managed by his successors

    Verso un governismo plebiscitario? Il governo Meloni e le sfide della premiership italiana

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    L’esecutivo di Giorgia Meloni intende costruire una premiership e una leadership che si rafforzino a vicenda. L’articolo indaga i passaggi salienti di questo percorso, attraverso l’analisi dei suoi primi due anni di governo, la rilettura del suo progetto di riforma costituzionale e la ricostruzione della sua leadership digitale. Dall’analisi d’insieme emerge un progetto di premierato più invasivo rispetto ai precedenti tentativi in tal senso (Berlusconi e Renzi), che punta a un nuovo patto costituente nel contesto di vero e proprio regime building che rimetta in discussione l’assetto dei poteri statali. Tuttavia, nonostante la spinta dell’attuale esecutivo si muova in direzione di un ‘governismo plebiscitario’, la fragile istituzionalizzazione della premiership in italia potrebbe essere uno scoglio insormontabile anche per la leadership di Meloni

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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