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Contro la funzionalizzazione della contrattazione collettiva. Riflessioni sul pensiero di Mario Rusciano
L'autore riflette sul pensiero di Mario Rusciano in punto di funzionalizzazione della contrattazione collettiva.The author reflects on the thought of Mario Rusciano in relation to the subject of the functionalisation of collective bargaining
Imerio. Orazione 63 Colonna
Traduzione e commento dell’orazione 63 di Imerio (con nota introduttiva, testo greco e appendice su prosa ritmica)
Archetipi odissiaci nei parassiti di Alcifrone
Nel raccontare le disavventure dei parassiti protagonisti del terzo libro delle Epistole, Alcifrone mostra significativi punti di contatto con l’Odissea e, in particolare, con la ptocheia del protagonista a Itaca. Non si tratta di un recupero filologico-testuale del poema omerico, né si evince un intento parodico paragonabile a quello della Commedia (verso la quale l’epistolografo è pur debitore). Piuttosto, ricalcando i tratti e le vicende di una figura consacrata dalla tradizione, Alcifrone vuole impiegare il modello epico per precisare e ‘garantire’ letterariamente l’identità dei suoi parassiti: un’operazione che deve guardare all’‘archetipo’ odissiaco più che al processo detorsivo operato dalla Commedia
Implicazioni magiche in Meleagro AP 5.152
Diversamente da quanto sospettava Giuseppe Giangrande (1972), Meleagro in AP 5.152 non intende assimilare la zanzara a Eros, ma piuttosto le affida in modo umoristico un ruolo magico-demonico. La dimensione magica non si limita a singoli aspetti formali ma pervade l'intero poema: la zanzara è, di fatto, evocata nel ruolo di paredros del poeta. L’epigramma si caratterizza per un’(auto)ironia poeticamente scaltrita, dove le allusioni lessicali e strutturali alla sfera della magia, e in particolare alle agogai erotiche (ampiamente note attraverso i formulari magici restituiti dai papiri egiziani) sono parte integrante di una consapevole operazione letteraria con cui Meleagro mira non tanto a trasferire pedissequamente nell’epigramma una pratica magica, ma piuttosto a catturare lo spirito dei suoi modelli per riadattarlo alle proprie esigenze poetiche e, in questo caso, umoristiche (come rivela il finale del componimento). Una detorsio, a ben vedere, del tutto in linea con i princìpi letterari alessandrini
I parassiti vessati di Alcifrone
Nel terzo libro dell’epistolario di Alcifrone i maltrattamenti subiti dai parassiti sono più dettagliati rispetto a quelli descritti nella commedia greca e in quella latina. Accanto al ricco repertorio di maltrattamenti (di sapore comico come pure inediti), dalle lettere del terzo libro affiora anche un’importante e inattesa regolamentazione delle vessazioni a cui erano sottoposti i parassiti: un ‘galateo’ (ben codificato soprattutto nelle lettere 30 e 42) che disciplina abusi e soprusi, stabilendo i limiti e le norme entro cui essi, pienamente legittimi, devono (o, meglio, dovrebbero) mantenersi
Barbieri, umorismo e la redazione del Philogelos
Nella società greca e romana la bottega del barbiere giocava un importante ruolo nella rete informativa, ma era anche un liuogo strategico per la produzione umoristica, come attestano molte fonti. Con l’umorismo ‘da barbiere’ e, più in generale, con l’umorismo popolare è connessa l’antologia del Philogelos, il più antico barzellettiere greco (ca. IV o V secolo d.C.), i cui compilatori furono dei pepaideumenoi, ossia «persone istruite», «uomini di cultura» (Ierocle e il grammatico Filagrio, secondo il Codice A), malgrado il il tono alquanto popolare della raccolta. Così, mostrando uno dei modi in cui la società colta di età imperiale entrava in contatto con quella popolare, il Philogelos potrebbe essere ritenuto un buon esempio di come la «great tradition» – per dirla con Burke – interagisce con la «little tradition»
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