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61. Giambettino Cignaroli, Susanna e i vecchioni
La scheda correda il catalogo della mostra "I colori della Serenissima. Pittura veneta del Settecento in Trentino" (Trento, Castello del Buonconsiglio, 2 luglio-23 ottobre 2022). L'autore - che è anche uno dei curatori della rassegna - ripercorre le vicende storico-critiche del dipinto, dal 1990 acquisito dalle collezioni provinciali del Castello del Buonconsiglio. A commissionarlo era stato il conte Ludovico Bortolazzi, in pendant con una tela raffigurante Giuseppe e la moglie di Putifarre, non rintracciata. La presente mostra ha permesso di ricondurre il quadro - finora ancorato al 1735 - alle seconde nozze del committente, avvenute nel 1756 con Elisabetta d'Arco. Ne deriva che l'opera non viene più a trovarsi in apertura dell'attività di Cignaroli per il territorio trentino, come confermano peraltro le coordinate di gusto. In occasione del matrimonio Bortolazzi-d'Arco il pittore veronese partecipò con un sonetto alla silloge poetica nuziale, confermando le sue aspirazioni letterarie e soprattutto una consolidata rete di relazioni
60. Giambettino Cignaroli, Sant'Andrea condotto al martirio
La scheda correda il catalogo della mostra "I colori della Serenissima. Pittura veneta del Settecento in Trentino" (Trento, Castello del Buonconsiglio, 2 luglio-23 ottobre 2022). L'autore - che è anche uno dei curatori della rassegna - ripercorre le vicende della commissione e analizza sotto l'aspetto più propriamente stilistico il Martirio di sant'Andrea, eseguito nel 1742 da Giambettino Cignaroli per l'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Torbole. Si tratta di un dipinto ancora dalla forte connotazione veneziana, riflesso del recente soggiorno del pittore in Laguna. A questa pala seguiranno altri dipinti sacri e profani per il territorio, rendendo di fatto Cignaroli (insieme alla sua scuola) il pittore veneto più richiesto e celebrato del Trentino durante il XVIII secolo
Al di là dei confini, a nord di Verona. Dipinti e pittori veronesi nel Trentino del Settecento
Il saggio costituisce uno dei testi di approfondimento nel catalogo che accompagna la mostra "I colori della Serenissima. Pittura veneta del Settecento in Trentino" (Trento, Castello del Buonconsiglio, 7 luglio-23 ottobre 2022). In particolare, l'autore - che è anche uno dei curatori dell'esposizione - mette a fuoco gli strettissimi rapporti artistici intercorsi durante il XVIII secolo tra i territori dell'attuale Trentino e Verona, che pur facendo parte dei domini veneti ha sviluppato una scuola pittorica autonoma da Venezia. Contiguità territoriale, dinamiche sociali ed economiche, vicende storiche e familiari sono alla base di tali legami, tanto più che Verona, con la sua Accademia fondata nel 1764, diventa anche polo di attrazione formativa per tutta una serie di pittori trentini. Numericamente superiori rispetto a quelle veneziane, le 'presenze' veronesi conferiscono un preciso carattere al panorama pittorico trentino, soprattutto a Trento, capitale del principato vescovile, e a sud di Rovereto, in un'area che fino al 1785 rientrava nella diocesi di Verona pur soggetta politicamente all'Impero
Chiara Bombardini, Pietro Gradenigo e i Notatori. «Annotazioni curiose» notizie e appunti per l’arte a Venezia nel Settecento, Prefazioni di Andrea Tomezzoli e Monica Viero, Sagep Editori, Genova 2023, XI + 641 pp.
Recensione al volume di Chiara Bombardini, "Pietro Gradenigo e i Notatori. «Annotazioni curiose» notizie e appunti per l’arte a Venezia nel Settecento", Prefazioni di Andrea Tomezzoli e Monica Viero, Sagep Editori, Genova 2023, XI + 641 pp
Palazzo Trento, Papafava
Il contributo prende in esame la decorazione ad affresco di uno dei palazzi più magniloquenti di Padova, edificato dall'architetto Giambattista Novello su incarico del conte Giambattista Trento. Nel 1764 Francesco Zugno firma e data il grandioso affresco del salone, fulcro del ciclo che interessa anche lo scalone e l'atrio. Le apparizioni del carro del Sole con Zefiro e Flora, delle Stagioni con il Solstizio d'Estate e il Solstizio d'inverno trovano posto nei cieli illusionisticamente aperti sui soffitti dello scalone e del salone, mentre le coppie olimpiche di Mercurio-Minerva e Apollo-Diana sono immaginati come bassorilievi nei due ambienti che affiancano il vano principale. Secondo una tipologia riscontrabile anche altre residenze padovane di questi stessi decenni - palazzo Maldura e palazzo Emo Capodilista, per non citare esempi veneziani - ai personaggi della mitologia vengono affiancati brani di vita contemporanea nelle figure affacciate ai finti balconcini delle pareti, in bilico tra finzione pittorica e verosimiglianza. Nel 1806 Alessandro Papafava acquisirà lo stabile, dando l'avvio alla seconda, importantissima fase decorativa del palazzo, non presa in esame in questa sede. Quello su palazzo Trento Papafava, infatti, è un capitolo di un volume - di cui l'autore è anche co-curatore - che raccoglie per la prima volta i risultati di una ricerca sistematica sugli affreschi del Sei e Settecento nei palazzi di Padova. Nel complesso sono stati analizzati 31 cicli pittorici ad affresco che coprono il periodo dal Barocco al Neoclassicismo. I testi monografici dedicati ai singoli edifici sono preceduti da tre saggi trasversali che inquadrano gli episodi in un orizzonte più ampio di riferimento (committenza, questioni di gusto, tipologie decorative....). Parte integrante è costituita dall'importante corredo iconografico di oltre 470 immagini. Il libro è stato promosso dalla Associazione "La Torlonga onlus" nell'ambito del bando “Culturalmente innovare con l’arte e la cultura” 2016 finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e ha visto come attore principale il Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Padova. Quest'ultimo ha messo a disposizione le competenze da lungo tempo affinate in questo specifico ambito di studi e il proprio archivio fotografico, sia quello storico, sia quello derivato da più recenti campagne, finanziate anche da un Progetto di Rilevante Interesse Nazionale, bando 2010-2011
Palazzo Maldura
Il contributo analizza le vicende decorative del grandioso palazzo che l'architetto Giambattista Novello eresse per il giurista padovano Andrea Maria Maldura. Sulla facciata compare un'iscrizione con la data 1769, che costituisce un imprescindibile punto di riferimento cronologico. Dalla metà degli anni settanta del Novecento l'edificio è sede dell'Università degli Studi di Padova. Sebbene in non buono stato di conservazione, gli affreschi nel loro complesso restituiscono ancora lo sforzo di una famiglia di celebrare il proprio status sociale attraverso un repertorio di immagini allegoriche e scene tratte dalla mitologia, cui vengono accostati - nell'antisala e nel salone - brani di vita contemporanea. Interpreti di tale aspirazione furono Costantino Cedini, Giambattista Mengardi e Andrea Urbani. Pur affondando le proprie radici nel terreno fertile della cultura visiva tardobarocca, alcune soluzioni ornamentali lasciano intuire l'avvicinarsi di un nuovo gusto, orientato in direzione neoclassica. Alla prima fase, settecentesca, seguirà una più tarda campagna decorativa, ottocentesca, non presa in esame in questa sede. Quello su palazzo Mussato, infatti, è un capitolo di un volume - di cui l'autore è anche co-curatore - che raccoglie per la prima volta i risultati di una ricerca sistematica sugli affreschi del Sei e Settecento nei palazzi di Padova. Nel complesso sono stati analizzati 31 cicli pittorici ad affresco che coprono il periodo dal Barocco al Neoclassicismo. I testi monografici dedicati ai singoli edifici sono preceduti da tre saggi trasversali che inquadrano gli episodi in un orizzonte più ampio di riferimento (committenza, questioni di gusto, tipologie decorative....). Parte integrante è costituita dall'importante corredo iconografico di oltre 470 immagini. Il libro è stato promosso dalla Associazione "La Torlonga onlus" nell'ambito del bando “Culturalmente innovare con l’arte e la cultura” 2016 finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e ha visto come attore principale il Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Padova. Quest'ultimo ha messo a disposizione le competenze da lungo tempo affinate in questo specifico ambito di studi e il proprio archivio fotografico, sia quello storico, sia quello derivato da più recenti campagne, finanziate anche da un Progetto di Rilevante Interesse Nazionale, bando 2010-2011
Palazzo Mussato
Il contributo analizza l'apparato decorativo del palazzo che fu residenza della famiglia Mussato in via Concariola, di proprietà comunale dal 1853 e attualmente adibito a sede di un istituto scolastico. L'edificio, condotto su un progetto di Girolamo Frigimelica, fu presumibilmente concluso entro la metà del Settecento, ma la decorazione interna dovette protrarsi ancora per qualche tempo. Protagonista indiscusso dell'intero ciclo - oltre a Fabio Canal (1701-1767), autore dell'Allegoria sulla volta del salone - è il tiepolesco Francesco Zugno che, coadiuvato dall'inesauribile fantasia dell'ornatista Francesco Zanchi, dipana su pareti e soffitti delle altre sale personificazioni allegoriche e personaggi del mito: essi si accampano in forte scorcio sulle finte aperture di cielo o vengono fissati in raffinati monocromi. A rendere palazzo Mussato uno dei casi particolarmente significativi della cultura figurativa padovana durante il XVIII secolo concorrono anche gli stucchi di gusto rococò (alcova e camerini di servizio) e le grandi tele (paesaggi di Giuseppe Zais, episodi di storia antica di Francesco Zugno, Jacopo Guarani e Domenico Maggiotto), confluite infine nelle raccolte dei Musei Civici cittadini. Questo su palazzo Mussato è un capitolo di un volume - di cui l'autore è anche co-curatore - che raccoglie per la prima volta i risultati di una ricerca sistematica sugli affreschi del Sei e Settecento nei palazzi di Padova. Nel complesso sono stati analizzati 31 cicli pittorici ad affresco che coprono il periodo dal Barocco al Neoclassicismo. I testi monografici dedicati ai singoli edifici sono preceduti da tre saggi trasversali che inquadrano gli episodi in un orizzonte più ampio di riferimento (committenza, questioni di gusto, tipologie decorative....). Parte integrante è costituita dall'importante corredo iconografico di oltre 470 immagini. Il libro è stato promosso dalla Associazione "La Torlonga onlus" nell'ambito del bando “Culturalmente innovare con l’arte e la cultura” 2016 finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e ha visto come attore principale il Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Padova. Quest'ultimo ha messo a disposizione le competenze da lungo tempo affinate in questo specifico ambito di studi e il proprio archivio fotografico, sia quello storico, sia quello derivato da più recenti campagne, finanziate anche da un Progetto di Rilevante Interesse Nazionale, bando 2010-2011
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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