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Allegri (Giuseppina), Bruto usuraio nell'epistolario ciceroniano
Hamblenne Pierre. Allegri (Giuseppina), Bruto usuraio nell'epistolario ciceroniano. In: Revue belge de philologie et d'histoire, tome 57, fasc. 4, 1979. Histoire (depuis l'Antiquité) - Geschiedenis (sedert de Oudheid) pp. 1047-1048
L'immagine di Cicerone nell'incipit del Brutus
This paper suggests a new approach to the incipit of Brutus where the commemoration of Hortensius seems functional to rebuilding Cicero’s image on his coming back to Rome after his tragic experience in the war and his reconciliation with Caesar. This analysis stands with the interpretation of Brutus as an opportunity for Cicero to put himself on the line. His auctoritas, as the biographical elements hint at, is founded on the sapientia obtained through his philosophical, theoretical formation together with his political experience. It is for the good of the res publica to be rebuilt after the civil war regardless of the role Cicero will be asked to play
Detractio, privatio, orbatio e la definizione kata sterhesin
La ricerca, partendo dall’esigenza di chiarire l’uso di detractio e privatio in Gellio, intende cogliere il loro preciso valore nel linguaggio filosofico, in un’indagine che risale fino a Cicerone. La storia dei termini porta ad approfondire testi non ancora adeguatamente sondati e ad affrontare, in particolare, il concetto di “privazione” e la sua resa lessicale in latino. Il greco στέρησις ha, come corrispondenti, privatio, detractio, ma anche orbatio, secondo una preziosa testimonianza di Seneca, che è approfondita attraverso il confronto con Marziano Capella
La Lettera 68 di Seneca: l’otium del filosofo tra sospetto e invidia
Il lavoro intende proporre una lettura della Lettera 68 di Seneca, focalizzata sulla interferenza tra l’otium del filosofo e l’invidia della gente. L’invidia appare nella sua insidiosa pericolosità non solo nei confronti di chi sembra detenere posizioni di prestigio e di privilegio nella vita pubblica, ma anche per chi si ritira nell’otium, verso cui mette in atto un comportamento morbosamente aggressivo, che si manifesta nella violazione della vita ritirata. L’esame del testo porta ad individuare alcuni elementi che sono comuni alla caratterizzazione dei curiosi. L’admonitio suggerisce il corretto atteggiamento che deve essere assunto da chi si dedica all’otium filosofico, in una speculare opposizione alla ‘curiosità’ degli stolti. La difesa dalla malevolenza dei più, a cui il maestro invita prudentemente l’allievo, si trasforma, nella seconda parte della Lettera, in autodifesa di Seneca.
Lo scritto epistolare consente uno sviluppo tematico, in cui elementi comuni alla tradizione letteraria e filosofica si coniugano ad una esperienza personale che costituisce lo sfondo ineliminabile della trama della Lettera
Rec. Emanuele Narducci, Cicerone e i suoi interpreti. Studi sull'Opera e la Fortuna. Testi e studi di cultura classica 29, Edizioni ETS, Pisa 2004, pp. 442
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