94 research outputs found

    Il principio di solidarietà alla luce della Riforma del Terzo settore

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    Lo scopo del presente contributo è quello di fornire alcune intuizioni sul significato del principio di solidarietà, il cuore pulsante dell'azione volontaria. In particolare ci si è soffermati sulla recente riforma del terzo settore al fine di analizzare il ruolo che il principio di solidarietà assume all'interno della Riforma di Terzo settore e come esso si rapporta al recente maggior approccio ai principi di mercato cui la Riforma sembra essere orientata. Data la vasta letteratura in materia di non profit, non ci soffermeremo sul significato multiplo del terzo settore né verrà fatto un commento dettagliato sulle singole disposizioni normative e sui loro significati. Pur introducendo brevemente alcuni punti affrontati dalla riforma, si tralascerà l'analisi di altri argomenti affrontati dalla legge delega e dal c.d. codice del T.S., compreso quello relativo alle modifiche della legislazione in materia di servizi socio assistenziali e all'introduzione del '"servizio civile universale ". Il presente lavoro vuole essere solo una prima indagine introduttiva sull'argomento

    Oltre il Mercato e diversi dallo Stato. Terzo settore e impresa sociale

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    The continuous decline of the State as leading center of the political economies, along with the reduction of public resources and the increasing number of nonprofit organizations, they all are reshaping social protection services; Strong cuts on expenditure on social protection (pensions, health, social policy etc.) have been made in order to to meet the balanced budget requirements imposed by the European Union. This element, along with the reduction of taxes’ incomes, led States to give up many of its prerogatives, to private benefit. This started a strong collaboration between public, private and third sector. Third sector has also developed from a mere executor of State’s redistributive tasks, into a real business part capable of designing, producing and managing a large amount of goods and services of social interest

    Hobbit nella Terra di Mezzo: Il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario

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    Il processo di autonomia delle università pubbliche, avviato alla fine degli anni ottanta e accelerato ulteriormente con la legge 537 del 24 dicembre 1993 con la quale veniva trasferita alle Università anche la possibilità di amministrare autonomamente le risorse statali nei limiti dell’FFO, ha prodotto un forte legame tra distribuzione delle risorse, standard di risultato e responsabilità dei singoli atenei, ridefinendo completamente l’organizzazione del sistema di istruzione universitario. Resta tuttavia l’esigenza dello Stato, che eroga la maggior parte dei fondi per il funzionamento delle Università, nel garantire ai cittadini la rispondenza fra qualità dei servizi e offerta degli stessi. Con la legge 370 del 1999 l’erogazione dei fondi pubblici viene vincolata ad un sistema di valutazione basato sui risultati conseguiti dai singoli Atenei. L’Osservatorio nazionale per la valutazione del sistema universitario, sostituito, successivamente con il Comitato Nazionale per la Valutazione, istituito con la 370/99, costituirà l’organismo di controllo a cui spetterà il compito di valutare i risultati relativi all’efficienza e alla produttività delle attività di ricerca e di formazione nonché la verifica dei piani di sviluppo dei singoli Atenei, anche in ordine all’assegnazione delle risorse. L’analisi delle attività svolte dal CNVSU e il ruolo che esso ha avuto nello sviluppo di una logica manageriale negli Atenei - basata sui principi di Autonomia, Responsabilità e Trasparenza- nonché il contributo dato allo sviluppo di un sistema di valutazione interno agli atenei, costituiscono i principali spunti di riflessione del lavoro

    La qualità dei servizi nel processo di valutazione

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    L’evoluzione normativa e i numerosi cambiamenti avvenuti negli ultimi venti anni nell’ambito dei servizi alla persona (crisi del welfare state, decentramento amministrativo, aziendalizzazione, ecc.) hanno modificato radicalmente i termini tradizionali di relazione, tra i servizi e i fruitori, vincolando sempre più l’offerta dei primi alla domanda che proviene da un pubblico sempre più informato ed attento e di conseguenza al suo relativo giudizio di soddisfazione. La dinamica della domanda e dell’offerta non si esaurisce più in sede pubblica ma, anzi, sempre più rimane al di fuori dei sistemi di welfare in capo agli enti locali e trova soluzioni affidate al ‘mercato’ dove concorrono una pluralità di soggetti privati (soprattutto non profit) che sempre più assumono un ruolo attivo e propositivo. Sul versante della domanda, sebbene vi sia una maggiore consapevolezza dei propri diritti, la liberta di scelta dei cittadini è una potenzialità, che richiede ancora di essere accompagnata per garantire la tutela delle persone più fragili. In tale processo hanno assunto particolare importanza i temi dell’accreditamento e della qualità dei servizi pubblici e il ruolo centrale del cittadino, non solo nelle vesti di destinatario dei servizi, ma anche quale risorsa strategica per valutare la rispondenza dei servizi erogati ai bisogni reali, così come sono percepiti dai soggetti fruitori

    Progettare nel sociale:la scelta degli obiettivi strategici

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    La legge 328/2000 attribuisce ai Comuni, anche attraverso la costituzione dei Piani di Zona, il compito di individuare gli strumenti locali che contribuiscano al riordino, al potenziamento e alla messa in rete di interventi e servizi. Essi dovrebbero essere in grado di porre in essere un “processo sistematico attraverso il quale l’organizzazione definisce, costruendo il coinvolgimento dei soggetti chiave, le priorità che sono essenziali nella sua missione e rispondenti all’ambiente in cui opera” , ovvero i Comuni devono avviare un processo di progettazione strategica dei servizi, in cui sono coinvolti una pluralità di attori che a diversi livelli realizzano gli interventi sociali. Mediante le politiche di concertazione tra i vari soggetti, istituzionali e non, ai Comuni spetta il compito di individuare, ideare, programmare, costruire, realizzare e valutare l’insieme dei servizi, da avviare su un determinato territorio. Tutto ciò richiede, da parte dei soggetti coinvolti, una capacità di individuazione e di lettura dei bisogni e dei vari modelli di servizi che devono essere implementati in uno stesso territorio ed in situazioni differenti L’ insieme dei soggetti coinvolti, dunque, è costituito dagli attori del sistema territoriale che, mossi da specifici bisogni/esigenze, traducono in un progetto di cambiamento, teso alla soddisfazione degli stessi, il risultato delle attività di concertazione. L’ideazione di un qualsiasi intervento, comunque, richiede l’esistenza di alcuni fattori che possiamo definire come pre-condizioni, difficilmente modificabili, per l’avvio di un qualsiasi cammino progettuale: il contesto di riferimento, il bisogno/motivazione e la presenza di attori/decisor

    CAP. 3 - Un sistema informativo per le politiche sociali; CAP 4 - MODELLO TEORICO AMBITO S1

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    Il progetto “Social Force Automation” rappresenta uno esperimento innovativo di eccellenza, fino ad oggi unico nel panorama della Regione Campania. Esso coinvolge sei piani di zona della Regione ed è stato realizzato con il sostegno economico dell’ Assessorato alla Ricerca Scientifica, Misura 6.2 del POR Campania. Il lavoro descrive il modello teorico e organizzativo nonché la metodologia operativa elaborata per la realizzazione di un sistema informativo informatico pensato per le politiche socio-assistenziali. Tale sistema deve avere una struttura circolare all’interno del quale ogni soggetto (operatore, cittadino, utente amministratore) è al contempo “emittente” e “ricevente”, in modo da far circolare, tra i servizi e tra i cittadini tutte quelle informazioni di carattere partecipativo che favoriscono l’accessibilità ai servizi che i vari ambiti territoriali offrono. L’architettura del sistema informativo S.F.A. è stata strutturata in modo da garantire la funzionalità di almeno tre livelli di erogazione dei servizi: a) a livello di Coordinamento dei 6 ambiti territoriali (ad es. con funzioni di Osservatorio); b)a livello di singolo Ambito territoriale; c) a livello comunale; e nello stesso tempo integrare le informazioni che devono essere fruibili, secondo le opportune forme e competenze, dagli operatori di diverso livello dei vari servizi coinvolti
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