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DEDALO. CENTRO D'ARTE PER UN LUOGO QUALUNQUE
L’esposizione “Dedalo, Centro d’Arte per un luogo qualunque” è il risultato di un lavoro collettivo svolto dagli studenti del corso di Laboratorio di Progettazione Architettonica e Urbana 1 presso il Politecnico di Milano, Polo Territoriale di Mantova, tenuto dal prof. Alessandro Tessari, in collaborazione con il prof. Giorgio Frassine e il prof. Marcio Kogan (San Paolo, Brasile). Dedalo è concepito a partire da un’iconografia concettuale usata come innesco progettuale; ogni atelier è ispirato a un’opera emblematica della storia dell’Arte che ne determina la configurazione spaziale, l’uso dei materiali e il trattamento della luce naturale. Dedalo è un oggetto a metà strada tra il “frammento di città” e “il labirinto di stanze”, in cui i passanti possono liberamente entrare e muoversi, interagendo con le dinamiche di produzione artistica. Dedalo è un'architettura provocatoriamente pensata per un luogo qualunque
A T V O - San Donà di Piave
Questi libro riporta le esperienze didattiche sviluppate nel
contesto del Laboratorio di Progettazione Architettonica al 3°
anno del Corso di Laurea a ciclo unico in Architettura durante
l’anno accademico 2021-2022, presso il dipartimento di
Architettura dell’Università di Ferrara
Design Research Languages. Architectural design as research product and possible communication tools
In quest’anno così diverso dagli altri per le restrizioni a cui ci hanno obbligato le emergenze pandemiche, questo Webinar Meeting ha costituito senza dubbio una rilevante eccezione nelle pratiche di comunicazione interne ed esterne alla nostra comunità scientifica.
Gli otto Forum ProArch succedutisi dal 2011 al 2019 hanno rappresentato senza dubbio i momenti di più intensa interazione tra docenti, ricercatori e altri soggetti invitati a contribuire in relazione alle diverse tematiche affrontate. Articolati nell’arco di due o tre giornate in sessioni plenarie con interventi di docenti e personalità di rilievo internazionale e tavoli tematici, in sessioni parallele coordinate da discussant con il contributo di docenti strutturati e non strutturati tramite presentazione di abstract su Call for paper, i Forum rappresentano anche il momento che formalmente segna il passaggio da un anno al successivo con lo svolgimento dell’Assemblea annuale della società scientifica. L’ultimo Forum, svoltosi a Napoli, ha visto la partecipazione di oltre 400 docenti e ricercatori soci e non soci, provenienti dalla maggior parte delle scuole di architettura italiane, afferenti anche a settori disciplinari diversi da quelli che costituiscono la nostra comunità scientifica grazie al lancio ufficiale del coordinamento tra le società scientifiche del progetto (ProArch, SIRA, SITdA, SIU).
Dal 2016 ProArch ha inteso diversificare la gamma delle modalità di relazione e discussione tra docenti e ricercatori inaugurando a Pescara il primo Meeting, a cui hanno fatto seguito nel 2019 i due meeting a Cagliari e Matera. Concentrati in una o due giornate, i meeting non prevedono una Call for papers, affrontano questioni specifiche attraverso il contributo istruttorio di gruppi di lavoro interni a ProArch e l’intervento su invito di docenti e di esperti esterni.
Rispetto a questi due format, l’esperienza di Ferrara presenta alcune analogie e differenze, riassunte in parte nell’ibridazione nominale Webinar Meeting.
In analogia con i meeting sono state discusse questioni connesse alla comunicazione della ricerca architettonica attraverso il progetto, in ideale continuità con quanto emerso a Matera con il terzo meeting “Progetto, teoria, editoria. Modi di scrivere e di trasmettere la ricerca architettonica oggi”, secondo le quattro articolazioni tematiche descritte nella Call for paper
Disabili e Abili. Manuale per Educatori Professionali
Il volume si inserisce nella Collana "Professioni socio-sanitarie e Formazione" diretta dai medici Paolo Tessari e Alessandro Martin.
Contiene i contributi dell'area medica, psicologioca, pedagogica, sociologica, politica.
Fra gli autori: RENZO VIANELLO, SALVATORE SORESI, ANGELO FERRO, GIOVANNI SILVANO, DARIO IANES, GIANMARIA GIOGA, LUIGI PAVAN, ANTONIO CONDINI, PAOLOA SANTONASTASO, ANDREA MARTINUZZI, ATTILIO CARRARO, GUIDO DE RENOCHE, CARLO SCORRETTI, ANDREA PANCALDI, RENZO ANDRICH ECC
Tessari i Rigobon, Ramon Llull. Un home del nostre temps
Obra ressenyada: Alessandro TESSARI, Patrizio RIGOBON, Ramon Llull. Un home del nostre temps [Documental]
Tessari i Rigobon, Ramon Llull. Un home del nostre temps
Obra ressenyada: Alessandro TESSARI, Patrizio RIGOBON, Ramon Llull. Un home del nostre temps [Documental]
Tragiardini
La casa unifamiliare è tra i temi fondanti della cultura architettonica del ‘900 che tutti i grandi maestri e teorici hanno affrontato, indagando il significato più profondo del fare architettura: la casa è un cordone ombelicale attraverso cui l’architetto nutre e anatomizza la società in cui opera, subendone gli effetti e coordinandone i cambiamenti. Ogni casa è un luogo diverso: quella giapponese che racconta Pippo Ciorra, come «luogo della resistenza dell’identità individuale all’interno del sistema sociale», è la conquista di uno spazio intimo e spontaneo, di «apparente anarchia spaziale». Quando il «funzionalismo psicologico» viene meno, diventa proiezione verso l’esterno per rielaborare quotidianamente il nostro posto nel mondo. Essa è unità minima della città che coincide coi suoi punti di inizio e di fine, specchio e riflesso dell’ambiente urbano, capace di dettarne le regole di assemblaggio e introiettarne le conseguenze. L’articolo intende indagare uno dei temi fondamentali della ricerca del XX secolo, la casa unifamiliare, osservata partendo proprio da uno di questi “elementi inattesi”: una parte, una porzione dell’architettura capace di essere generatrice del tutto. Dispositivi domestici e soluzioni spaziali attorno ai quali gravita il progetto, capaci di caratterizzarlo e di comunicare l'identità del committente e le intenzioni del progettista attraverso lo spazio costruito della casa
Palazzo Pioda. Inches Geleta Architetti. Locarno, Switzerland
L'articolo indaga un'opera recente dello studio ticinese Inches Geleta. Ubicato a Campagna, un’area di origine agricola ad ovest di Locarno convertitasi nel corso degli anni in zona residenziale, commerciale e produttiva, Palazzo Pioda emerge come un segno archetipico e inatteso nell’eterogeneo skyline urbano circostante. L’edificio, orientato secondo l’asse longitudinale nord-sud, si mostra come un audace esercizio di equilibrio tra l’articolato scheletro strutturale esterno in cemento armato e il rivestimento in lamiera microforata bianca, rimando alla natura semi-industriale del quartiere. Un’architettura al contempo estroversa e silenziosa, capace di esibire con disinvoltura la sua orditura portante, trascrizione precisa del diagramma degli sforzi statici, e di proteggere con discrezione la privacy dei residenti. L’uso del tamponamento metallico prefabbricato scherma come una tenda continua gli spazi privati degli appartamenti, composti da ambienti semplici e luminosi in cui si dissolve la tensione nervosa della facciata in favore di un paesaggio domestico calmo e protettivo
Paesaggi sociali
Si è detto e scritto che la città sia la più grande invenzione dell’uomo; sia essa una metropoli senza limiti definiti, un sistema denso o rarefatto, puntuale o territoriale, sia una città storica, di mare, industriale o commerciale, questa poderosa macchina di ggregazione della vita dell’uomo continua a generare e riciclare nella storia pensiero, idee, scenari, in una parola civiltà. L’architettura ha sempre avuto un ruolo strutturale nella definizione di questa invenzione, affermandone l’immagine, il carattere, l’atmosfera, eppure, nella sua più profonda vocazione di servizio all’uomo e alla vita, la relazione tra società e città si realizza in modo privilegiato nello spazio pubblico. Lo spazio pubblico è quel dispositivo capace di riunire la molteplice varietà sociale di cui la città è
materializzazione, è l’essenza stessa dell’urbe fin dalle sue origini, il luogo in cui si costruisce la sua identità, in cui si consolida il senso di appartenenza a essa; nello spazio pubblico avviene quell’incontro definitivo tra individuo e pluralità, tra privato e universale.
In una società come quella contemporanea, attraversata da sempre maggiori impulsi di segregazione e atomizzazione sociale, la prima delle grandi priorità dell’architettura diventa la sua disponibilità a farsi sistema aperto, territorio collettivo, spazio sociale prima
che forma o immagine. La seconda priorità, forse conseguente alla prima, è quella di un’architettura come sfondo silenzioso della vita, un supporto che non si impone
fisicamente nel luogo, ma si adatta, diventando paesaggio o sfumando in esso.
Queste due idee introducono il tema del ‘paesaggio sociale’, un concetto che rappresenta il movimento dell’architettura verso la sua dimensione di compromesso e dialogo con la città, con l’intorno e con la società
Identità dell'architettura italiana. Vol. 20
Un catalogo-mappa che raccoglie progetti e realizzazioni dei maggiori architetti italiani, su di un tema prima di allora mai affrontato nella complessità. Un evento senza precedenti - promosso dall'Università di Firenze, facoltà di Architettura, dipartimento di Progettazione dell'architettura e dottorato di ricerca in Progettazione architettonica e urbana - per riflettere sulla situazione dell'architettura italiana, presentando le più significative opere di architetti conosciuti a livello nazionale e internazionale
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