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    Ruolo predittivo del neuroimaging sullo sviluppo neuro-comportamentale nel neonato pretermine very low birth weight.

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    Introduzione: negli ultimi decenni, grazie ai progressi ottenuti nell’ ambito delle cure intensive neonatali, si è assistito ad un significativo aumento della sopravvivenza del neonato estremamente prematuro. Tale miglioramento ha però determinato un incremento delle disabilità pediatriche legate ai danni neurologici avvenuti in epoca neonatale e alla compromissione dello sviluppo neuro-evolutivo. Il tasso degli esiti neurologici non ha infatti subito modifiche per cui grande interesse scientifico è stato rivolto alla comprensione del link esistente tra prematurità, danno cerebrale, danno neuronale focale ed out-come neuro-cognitivo-comportamentale. L’insulto ipossico ischemico determina nell’ encefalo del prematuro una ipomielinizzazione con atrofia della sostanza bianca che caratterizza il White Matter Injury (WMI) sia focale (punctate white matter lesion, PWML) che diffuso (diffese extensive high signal intensity, DEHSI) con conseguente deficit nella sinergia di maturazione tra sostanza bianca e sostanza grigia ed effetto sulle funzioni neurocognitive. La risonanza magnetica (RM) riveste un ruolo cruciale nell’identificare le modalità di maturazione cerebrale e l’impatto del danno ipossico-ischemico su tale processo. Recenti evidenze di letteratura sottolineano infatti l’insorgenza di deficit neuro-cognitivi in seguito a lesioni definite di minore severità o non evidenziabili mediante esame ecografico. Scopo dello studio: valutare il ruolo predittivo delle neuro-immagini (RM ed ecografia cerebrale transfontanellare) sulla definizione del danno cerebrale e sullo sviluppo neuro-evolutivo nel neonato pretermine. End-points secondari sono stati la valutazione della prevalenza dei diversi esiti neurologici e lo studio dei fattori di rischio per la loro insorgenza. Materiali e Metodi: lo studio è stato effettuato presso il reparto di Terapia intensiva neonatale dell’Ospedale San Pietro Fate Bene Fratelli di Roma. Sono stati selezionati ed inclusi nello studio neonati con età gestazionale < 32 settima e peso alla nascita ≤ 1500 g., sono stati esclusi i neonati con quadri sindromici, affetti da patologie cromosomiche e con sospette infezioni perinatali del gruppo TORCH. I pazienti hanno effettuato studi seriati mediante esame ecografico cerebrale, tra la I e la III giornata di vita (T0), in VII giornata (T1) e all’età corretta di 38-42 settimane (T2), risonanza magnetica cerebrale all’età corretta equivalente al termine e follow-up neuro-evolutivo a 12 mesi e 24 mesi (Scala di Brunet – Lezine). Risultati: sono stati studiati 89 neonati con EG media di 28.3 ± 2.2 settimane e peso medio alla nascita di 1038 ± 295 g (range 440 – 1500 g). Tutti hanno completato il follow-up neuro-evolutivo ad un anno e 60 bambini a 24 mesi. La RM cerebrale è risultata negativa in 42 (47.2%) pazienti, positiva per depositi di emosiderina isolati in 22 (24.7%) e positiva per WMI in 25 (28.1%). Tra questi ultimi, 14 (56%) presentavano depositi di emosiderina associati. Il follow-up clinico ha evidenziato un ritardo nella acquisizione delle tappe dello sviluppo a 12 mesi in 33 (37.1%) neonati. Tra i 60 che hanno completato il follow-up a 24 mesi la percentuale di bambini con ritardo di acquisizione delle tappe di sviluppo è risultata pari al 29.1% (26/60). Dal confronto tra esame ecografico ed RM è emersa una concordanza totale tra lesioni ecografiche di severa entità (IVH III-IV) e WMI alla RM cerebrale. Per le lesioni minori l’ecografia mostra nei confronti della RM: VPN 37.5%, VPP 46.8%, sensibilità 85.7% e specificità 8.1% (prima settimana di vita), VPN 61.2%, VPP 69.5%, sensibilità 45.7% e specificità 81.1% quando eseguita all’età equivalente al termine. Nei confronti dell’outcome neuro-cognitivo l’ecografia al T2 ha dimostrato VPP 67.8%, VPN 77%, sensibilità 57.5% e specificità 83.9% mentre la RM mostra valori di VPP e specificità rispettivamente equiparabili e minori (68% e 73.2%, in virtù di un maggior numero di bambini con esame neuroradiologico positivo e sviluppo normale, Falsi Positivi) e valori di VPN e sensibilità maggiori (rispettivamente 97.6% e 96.9%, conseguenza di un minor numero di neonati con esame neuroradiologico negativo e sviluppo alterato, falsi negativi). Tra i neonati con ritardo a 12 mesi nel 44.4% dei casi l’esame ecografico è risultato nella norma, tra coloro con ritardo a 24 mesi nel 40%. La presenza di depositi di emosiderina alla RM, ha mostrato elevato VPP per WMI. Le lesioni puntate della sostanza bianca e la riduzione volumetrica del corpo calloso sono quelle che maggiormente correlano con uno sviluppo neurocognitivo alterato. La presenza invece di una diffusa alterazione dell’intensità di segnale (DEHSI) si associa a deficit nel 60% circa dei casi. Tra le variabili cliniche che risultano associate ad un maggior rischio di lesioni neuroradiologiche e di alterazione dello sviluppo l’analisi di regressione ha messo in evidenza un peso preponderante dell’EG, del peso alla nascita, dell’utilizzo di inotropi e dei giorni di vita ai quali si raggiunge una tolleranza al minimal enteral feeding. Anche la terapia precoce con eritropoietina è risultata correlata ad un migliore outcome clinico/radiologico. Discussione e Conclusioni: I dati evidenziano come la risonanza abbia una predittività maggiore rispetto al solo esame ecografico, nei confronti dell’out-come neurocognitivo sia a 12 che a 24 mesi. Sullo sviluppo a 24 mesi è risultata infatti in grado di ridurre al minimo i falsi negativi permettendo di guidare il follow-up indirizzare la terapia neuro-comportamentale. Punto importante da sottolineare nell’ambito dei risultati è comunque l’elevato valore di specificità di cui l’ecografia eseguita all’età equivalente al termine è dotata. Quando positiva, quindi, permette di indirizzare il follow-up assistenziale e selezionare i bambini a rischio di ritardo neuroevolutivo anche indipendentemente dall’esito della RM. Risultato questo che, dal punto di vista clinico, appare ancor più importante se si prendono in considerazione le difficoltà che spesso si incontrano nella possibilità di esecuzione della RM cerebrale in questa fascia di età, per mancanza di strumenti adeguati e personale addestrato. Lo stesso esame ecografico presenta, però, una sensibilità significativamente minore rispetto alla RM, e quando negativa non permette di escludere il rischio di tale compromissione neurocomportamentale, rendendo indispensabile l’esecuzione della RM. Prendendo in esame le alterazioni di segnale a carico della sostanza bianca dai nostri dati emerge che le lesioni puntate e la riduzione volumetrica del corpo calloso sono quelle che maggiormente correlano con uno sviluppo neurocognitivo alterato. La presenza invece di una diffusa alterazione dell’intensità di segnale (DEHSI) si associa a deficit nel 60% circa dei casi. In accordo con la Letteratura tale alterazione potrebbe rappresentare infatti una variante fisiologica, espressione del processo maturativo cerebrale ancora in atto. Nella categoria di pazienti oggetto di studio, sempre maggiore è il riscontro di esiti neurologici definiti minori, quali alterazioni neurocomportamentali ed deficit cognitivi. Parallelamente, sempre maggiore è il riscontro di WMI più sfumato rispetto alla classica forma di leucomalacia periventricolare, probabilmente proprio a causa del miglioramento delle tecniche di neuroimmagine. Il ruolo della risonanza è risultato particolarmente importante proprio nel gruppo di neonati con questo tipo di lesioni, espressione del danno microscopico della mielinizzazione, nei quali l’esame ecografico è risultato deficitario. Una corretta definizione del danno morfologico-funzionale ottenuta mediante RM è quindi essenziale nell’individuare i neonati a rischio di deficit di sviluppo neuro-cognitivo in modo da guidare il follow-up clinico e gli interventi riabilitativi appropriati

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Diabetic nephropathy in children and adolescents: A critical review with particular reference to angiotensin-converting enzyme inhibitors

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    Clinical diabetic nephropathy is a well-recognized cause of increased morbidity and mortality in patients with type 1 diabetes. The finding that microalbuminuria predicts progression to overt nephropathy has allowed early diagnosis and preventive interventions. Several studies have demonstrated that treatment with angiotensin-converting enzyme (ACE) inhibitors slows down the rate of decline of the glomerular filtration rate in type I diabetes patients with established proteinuria. The renoprotective properties of the ACE inhibitor captopril extend beyond its antihypertensive effects. ACE inhibitors represent the most appropriate class of antihypertensive drugs for treating type 1 diabetes patients because of their efficacy and safety. When microalbuminuria is detected and confirmed in a diabetic child or adolescent, and if it persists despite 6-12 months of improved metabolic control, treatment with ACE inhibitors should be started, even if the child is normotensive. Careful follow-up of renal function is essential

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Autosomal dominant partial epilepsy with auditory features.

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    Autosomal dominant partial epilepsy with auditory features (ADPEAF) is a rare familial partial epilepsy syndrome with onset in the second or third decades of life characterized by recurrent auditory auras and/or other symptoms suggesting a lateral temporal onset. Mutations in the leucine-rich, glioma inactivated 1 gene (LGI1) on chromosome 10q have been identified in approximately 50% of families with ADPEAF. In the literature a total of 25 LGI1 mutations have been described. The mechanisms by which LGI1 mutations cause epilepsy remain unclear. Among the various diagnostic techniques it is important to obtain an electroencephalogram and long-latency auditory evoked potentials. The prognosis is good and the treatment is based on carbamazepine, phenytoin and valproate. © 2012 Informa Healthcare

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods
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