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Parole di e per la donna
Che le donne siano presenti nella vita e nell’opera di Agostino è un fatto acclarato, lo attestano i numerosi scritti nei quali il Dottore della Chiesa parla di loro e con loro, così come lo testimonia la mole delle opere della letteratura critica dedicate a questo tema. Se pertanto è difficile pensare di scrivere qualcosa del tutto nuovo su questo tema, per farlo riteniamo opportuno adottare un duplice sguardo con il quale poter rileggere la vicinanza di Agostino alle donne: con il primo si intende scavare nella vicenda personale del vescovo di Ippona per far risaltare la sua sensibilità, sapendo del resto di dover anche fare i conti con alcuni suoi giudizi, a volte implacabili e sprezzanti; con il secondo, ci si vuole servire della lente della ricerca femminista, che cerca di penetrare tra le righe del testo, in alcuni casi per valorizzarne i reconditi pensieri, per altri per fare i conti con i limiti di una riflessione per molti versi ancorata alla tradizione religiosa del suo tempo
Identità e differenza antropologica
L’antropologia filosofica, tra le altre cose, riesce a porre la questione del differire antropologico, in termini qualitativi e non quantitativi, individuando nell’eccedenza la cifra peculiare dell’umano. È il suo essere eccentrico che esprime e manifesta il disporsi dell’uomo nel mondo, la sua apertura e il significato del suo essere sempre, in qualche modo, artificialmente naturale, definizione che consente anche di lanciare in modo prospettico il possibile e futuro discorso sul rapporto tra uomo e tecnica, che tanto fa discutere la riflessione filosofica contemporanea
Identità e differenza antropologica
L’antropologia filosofica, tra le altre cose, riesce a porre la questione del differire antropologico, in termini qualitativi e non quantitativi, individuando nell’eccedenza la cifra peculiare dell’umano. È il suo essere eccentrico che esprime e manifesta il disporsi dell’uomo nel mondo, la sua apertura e il significato del suo essere sempre, in qualche modo, artificialmente naturale, definizione che consente anche di lanciare in modo prospettico il possibile e futuro discorso sul rapporto tra uomo e tecnica, che tanto fa discutere la riflessione filosofica contemporanea
Il riso e la vita. Eccedenza ed eccentricità del riso secondo Helmuth Plessner
L’indagine sul comico può essere riletta alla luce del progetto bergsoniano di riabilitare la vita contro il meccanicismo e, per certi versi anche contro il finalismo, entrambi connotati del determinismo e dunque contrari a percepire la novità e l’irripetibilità della vita
Parole di e per la donna. Per una rilettura agostiniana della figura femminile
Che le donne siano presenti nella vita e nell’opera di Agostino è un fatto acclarato, lo attestano i numerosi scritti nei quali il Dottore della Chiesa parla di loro e con loro, così come lo testimonia la mole delle opere della letteratura critica dedicate a questo tema. Se pertanto è difficile pensare di scrivere qualcosa del tutto nuovo su questo tema, per farlo riteniamo opportuno adottare un duplice sguardo con il quale poter rileggere la vicinanza di Agostino alle donne: con il primo si intende scavare nella vicenda personale del vescovo di Ippona per far risaltare la sua sensibilità, sapendo del resto di dover anche fare i conti con alcuni suoi giudizi, a volte implacabili e sprezzanti; con il secondo, ci si vuole servire della lente della ricerca femminista, che cerca di penetrare tra le righe del testo, in alcuni casi per valorizzarne i reconditi pensieri, per altri per fare i conti con i limiti di una riflessione per molti versi ancorata alla tradizione religiosa del suo tempo
Il riso e la vita. Eccedenza ed eccentricità del riso secondo Helmuth Plessner
L’indagine sul comico può essere riletta alla luce del progetto bergsoniano di riabilitare la vita contro il meccanicismo e, per certi versi anche contro il finalismo, entrambi connotati del determinismo e dunque contrari a percepire la novità e l’irripetibilità della vita
Tra tensione interiore e cura del fragile. Linee per una riflessione antropologica
La memoria permette di non spezzare il filo del debito che ci tiene legati ai volti e alle voci incontrate, figure di chi nella trasmissione di un sapere ha condiviso anche uno stile, un modo di essere che resta oggi come un’impronta, che modella il pensiero. Senza radici siamo come alberi che cadono sotto i colpi del vento, schiantandosi al suolo senza alcuna resistenza. La memoria è per un verso responsabile del nostro stare ben piantati a terra, perché ci riconsegna lo sguardo di chi abbiamo incontrato, la stima e la fiducia ricevute e ricambiate, testate in mille circostanze e occasioni, per l’altro si offre come un serbatoio di eventi che permette di riproporre, di tanto in tanto, per assaporarne il valore, quei legami che hanno contribuito a renderci ciò che siamo
«Pagliacci»: la realtà allo specchio
Il saggio indaga su Pagliacci da diverse angolazioni, e mette in luce, soprattutto per l'impiego dell'intertestualità su diversi livelli, il calcolo di Leoncavallo, mirante a un prodotto destinato al trionfo popolare, ma con mezzi raffinati, che la critica non ha ancora messo in luce come si dovrebbe
Pagliacci. Prologo
Cilindres de cera marró clar amb etiqueta: "Opera 170. Juan Rovira, Prólogo de I Pagliacci" ; Dates probables deduïdes de la data de comercialització dels cilindres del fonògraf Edison "Suitcase" Standard i de la data de mort del Sr. Regordosa ; Presentació a l'inici de la gravació: "Prólogo de I Pagliacci cantado por el distinguido barítono Sr. Rovira
The multi-layered structure of empathy: from theoretical to neuroscientific perspectives
Before beginning, three years ago, my PhD course at the University of Camerino, in
the research group of Professor Roberto Ciccocioppo, I didn’t know anything about
Neurosciences. In my mind, it was the field of reductionism, where every
phenomenon is explained through the principle of “this is how it works”. But let me
be clearer: before starting my PhD course, I had always been studying Philosophy.
Of course, during my philosophical studies I had met, now and then, some
neuroscientific contributions, but nothing that could give me solid basis for
understanding the field.
The breakthrough happened while attending a first level Master course in Narrative
Medicine, Communication and Ethics of Care, right before applying for the PhD
program. During those classes I could open myself to a more scientific approach and
understand that the problem is not the reductionism. As Luca Grion stresses, indeed, 1
although an ontological reductionism is to be avoided in order not to miss the whole
complexity and eccentricity of our experience, there is a healthy reductionism, 2
which is the methodological reductionism. To methodologically reduce the analysis
to the mechanisms that inhabit the complexity is the duty and the vocation of the
Science (and thus also Neurosciences). On the other hand, Philosophy, and Human
Sciences in general, must take care of keeping together the complexity itself.
Pavel Florenskij, the Russian philosopher I wrote about in my masters’ thesis, says
that every discipline is a different language through which we approach reality.
Given the high number of languages (that is of disciplines) we use to study the
phenomena of reality, reality seems to us extremely fragmented. But it is only a
perspectival error: reality is one, although methodologically reducible to many
layers. Keeping this awareness, I began my PhD course with the intent of building my
research activity on a multi-layered approach that could take into account different
languages and establish a dialogue between them. So I started addressing and
studying the topic of consciousness. It has been always fascinating to me, since
without consciousness, I would not even be here, asking myself what it means to be
conscious. As the months passed, I realized that what I loved about consciousness
was exactly what made its study so complicated. I refer to the fact that the only way
we can analyze consciousness, is through consciousness itself. This makes things
really hard. So to escape this loop, I thought it would be better to dissect this
complexity by focusing on a different phenomenon, however related to
consciousness.
And thus I met empathy, one of the most discussed topics in both philosophy and
neuroscience. I decided, together with my supervisors, Professor Ciccocioppo and
Professor Donatella Pagliacci from the University of Macerata, to elaborate a novel
model to study empathy, building my research on a multi-disciplinary approach that
keeps together both the theoretical and the experimental perspectives.
In particular, I first focus my investigations on revisiting the traditional approaches
on empathy, such as the aesthetic, the phenomenological and the anthropological
ones. I then elaborate a theoretical paradigm to read empathy as a multi-layered
phenomenon. It involves bodily, emotional and cognitive dimensions and leads to
particular kind of experiential knowledge, through which the self can access,
although in a non-original way, the emotional state of another self and also come to a
better knowledge of itself.
During the six months I spent in the research group of Georg Northoff, at the Royal
Ottawa Mental Health Center, in Ottawa (Canada), I developed the idea of self and
empathy being highly intertwined. I test this hypothesis by performing an ALE meta-
analysis on studies about empathy and comparing the results with an already
published analysis , to look for overlapping brain regions between the empathic process and the self-processing. After that I analyze, from a neuroscientific point of
view, the phenomenon of synchronization, that has been found to be at the basis of
different inter-personal phenomena, among which empathy. This focus made me
understand better the natural roots of the phenomenon I was addressing and, in
general, the fact that we are nature.
For this reason, I worked on the elaboration of an animal model of empathic-like
behaviors that could help in the study of the molecular and biochemical mechanisms
that underlie empathy. So in the fourth Chapter of this work, I propose a rodent
paradigm to observe and evaluate intra-specific and inter-specific behaviors in
response to different emotive states. Lastly, I analyze the case study of the public
perception of laboratory animal testing, to warn against the biases and prejudices that
can come from relying too much on what an unbalanced empathic experience could
suggest.
These are the things that you will find while reading my work. The things that you
won’t find are all the ones that lie outside and yet surround my work. Without the
latter, the former would never come to life
- …
