1,720,984 research outputs found

    Econeapolis: rischio vulcanico e parchi naturali. Gli obiettivi generali

    No full text
    La piana dell’antica “Campania Felix”, compresa tra il Massico, la <penisola Sorrentina e i Monti Tifatini, ha una popolazione di oltre 4 milioni di abitanti , cioè quanto la Norvegia o la Finlandia ma concentrata su una superficie di 90 volte più piccola: senza un’armatura industriale adeguata, senza una metropolitana regionale, con una conurbazione costiera includente due aree vulcaniche ad alto rischio permanente. Il riequilibrio di tale territorio impone prioritariamente la realizzazione di due parchi naturali nell’area flegrea e vesuviana. Il paesaggio flegreo si configurò circa 32.000 anni fa in seguito ad un’eccezionale eruzione e allo sprofondamento a caldera del vulcano Archiflegreo. Dopo circa 20 millenni, un altro evento vulcanico aprì il ciclo eruttivo terminato nel 1538. Due fenomeni singolari, il bradisisma e quello antropico, rendono quest’area unica al mondo. La rinascita di questo straordinario ambiente naturale e storico è affidata oggi a tre iniziative: la realizzazione del parco naturale ed archeologico dei Campi Flegrei; la realizzazione del grande parco verde occidentale di Napoli con la delocalizzazione delle industrie inquinanti dalla piana di Bagnoli; il restauro urbanistico dell’acropoli e del centro storico di Pozzuoli

    Parchi e giardini di Napoli: il parco della Floridiana

    No full text
    Per individuare criticamente la struttura morfologica del Parco della Floridiana, realizzato nel 1817, occorre fermare l’attenzione su quel singolare fenomeno di scontro-incontro tra le due culture del giardino classico francese e quello romantico inglese che segna la fine del ciclo classico borghese e l’inizio della contemporaneità. È interessante annotare come Hubert Robert, il geniale pittore delle rovine di Paestum e dei dintorni del napoletano, che lasciò l’impronta del suo gusto in questo clima, fosse unitamente a Fragonard eccellente creatore di giardini e fantasie arboree suo è infatti il “Bosquet sacre d’Apollon” di Versailles. E fu proprio quest’opera che si inserì con estrema libertà in un fervore polemico circa la validità del giardino francese, criticato decisamente dalla insorgente cultura romantica inglese: predilezione per il naturalismo e per una spontanea irregolarità. Vero è che il declino del gusto francese era ormai il sintomo di una trasformazione di idee che aveva delle cause profonde, essa era dovuta a una concezione nuova della natura e della pittura di già precedentemente avvertita. Del resto l’attenzione verso gli spetti rustici e campestri è un accento ricercato e caratteristico della moda nelle più eleganti e raffinate corti europee. Intanto si accentuava l’interesse verso forme d’arte remote favorendo così il gusto per le cineserie; una estrosa invenzione che oltre a compiacere lo stravagante gusto inglese, produsse nel giardino una maniera figurativa pittoresca e decorativa ritrovando ampie risonanze nella moda francese

    Orti e giardini storici del centro storico di NApoli San Carlo all'Arena, la collina di Capodimonte ed il Sito Reale Borbonico

    No full text
    La collina di Capodimonte che delimita a nord il centro urbano di Napoli, è un alto banco di tufo giallo napoletano. Attualmente la collina appartiene al territorio di San Carlo All’Arena. Il quartiere fin dall’antichità greca accolse numerosi complessi sepolcrali a valle del sistema collinare scavati nelò banco tufaceo lungo le incisioni dei Vergini della Sanità, delle Fontanelle e dei gerolamini. Le più importanti catacombe napoletane di età cristiane sono anch’esse localizzate nell’area di San Gennaro e di Sant’Eframo. L’Area dei vergini mantenne a lungo una connotazione prevalentemente religiosa e frequente era la presenza all’interno dei monasteri e dei conventi di giardini che ornavano i chiostri che oggi versano in condizioni di grave degrado. La conoscenza delle trasformazioni dell’uso del territorio oggetto di indagine è stata consentita dal confronto della cartografia ed iconografia storica particolarmente dettagliata dal 1700 in poi. L’insieme delle aree verdi di San Carlo all’Arena rappresenta il 49% dell’intera superficie. Oltre i 34% di questo insieme è costituito da giardini storici di antiche ville, conventi e dal parco di Capodimonte con i suoi valentemente consociati seminative arborate adagiate sui terrazzamenti delle pendici collinari. Questo carattere agricolo del quartiere permane soprattutto ad ovest nell’area delle Novi e degli Orefici, a nord nell’area di Santa Maria ai Monti, lungo via dei Ponti Rossi e lungo la salita Capodimonte. Piccoli appezzamenti sono ancora presenti nelle zone antiche del quartiere, quali Sant’Efremo ed il Moiarello. È inoltre possibile perseguire la salvaguardia del paesaggio agrario della collina di Capodimonte attraverso il recupero sia delle emergenze storico-artistiche delle ville e dei lori giardini che dei circa 17 ettari di territorio agricolo abbandonato. Il riutilizzo per scopi agricoli di tali spazi insieme ai 74 ettari ancora oggi coltivati nel territorio di San Carlo all’Arena devono costituire la riserva agricola collinare di Napoli. Gli assunti del Piano di risanamento ambientale sono dunque: la costituzione dell’area protetta dei “valloni”: San Rocco, Gerolamini, Fontanelle e Sanità, da integrare con il parcodi Capodimonte in un unicum geomorfologico e paesaggistico; il restauro ed il ripristino degli orti e dei giardini storici; la salvaguardia del patrimonio storico-ambientale delle colture tradizionali; il ripristino dei coltivi abbandonati e la conservazione degli spazi incolti in terreni produttivi

    Antiche masserie napoletane: difesa e sviluppo produttivo del paesaggio agrario

    No full text
    L'obiettivo del presente studio è quello di individuare un itinerario attraverso le antiche masserie tuttora esistenti nella città di napoli, sia nei quartieri della città storica che in quelli periferici (ex comuni agricoli). I valori naturali e culturali di grande pregio ancora superstiti, nonostante lo scempio della speculazione edilizia sono dovuti alla sopravvivenza di un paesaggio agrario estremamente vario. Infatti, a scala territoriale le componenti che delineano il paesaggio rurale napoletano sobno tutte esaltate all'interno di una circonferenza di circa 60 Km facendo perno sul caposaldo ambientale estorico-artistico del Monte Sant'Erasmo a Nord-Ovest della citttà storica. In particolare la città di napoli è sorta incuneandosi propriop nel luogo dove si intersecano le tre strutture geo-morfologiche più caratterizzanti l'area flegrea e vesuviana e la piana casertana. Materiali e metodi: lo studio è stato svolto partendo dal censimento e dalla catalogazione delle masserie esistenti all'interno del confine comun ale di Napoli, suddiviso in quattro ambiti: a) città storica, b) area vesuviana, c) piana casertana. La classificazione delle differenti tipologie edilizie ha consentito lo studio di dettaglio degli aspetti emblematici e la definizione di interventi progettuali volti alla valorizzazione e conservazione delle attività rurali

    Econeapolis: the park of Sebeto (1987 & 1989)

    No full text
    The basin of the Sebeto covers a triangular area of about 20km2, bordered to the north-east by the “Pendino” which saw the first settlement of Neapolis, in 474 B.C., and the hill of Capodichino, now the site of the airport; to the south-east the slopes of Vesuvius; and to the south, the sea. The subsoil is alluvional and volcanic, while the surface soil is prevalently volcanic. The area was always marshy, and it conserved its natural state of equilibrium until it was built over during the last century. In the recent past three factors in particular have compromised this equilibrium: the imposition of a road network, the location of highly polluting factories and the sharp increase in residential density and building activity. The first proposal for the Park of Sebeto goes back to 1987, and was presented during the Exhibition celebrating the 500th Anniversary of the Faculty of Architecture. It derived from the urgent need to liberate the city centre by decentralising factories that produced pollution and redistributing the urban modal points throughout the metropolitan area. The area which can still be safeguarded of the Sebeto basin covers some 900 hectares and was proposed as a Great Park with naturalistic, agricultural and recreational attributes. The project included the repristination of the extant water courses and those which had been suppressed, and the creation of an artificial lake as a catchment area for the flood waters which cause periodic flooding in the eastern area of the city

    THE VILLA AND THE DELIGHTF OF SAN NICANDRO: THE SMALL GARDEN OF A PRINCE

    No full text
    In the eighteenth century on the slopes of Mount Vesuvius, a series of magnificent villas were built under the auspices of wealthy Neapolitan nobility. The construction of these villas was entrusted to the major architects and artists of the time. The villa in question is one of the most significant and well-preserved of that rich building legacy along the stretch called " the golden mile", that starts from Naples and runs through to Torre del Greco. The original building, described on the "Topographical Map of Neaples and the Surronding Areas" (1775), by Giovanni Carafa, Duke of Noja, as the " villa and delight of Sannicandro", has only one internal courtyard. Later, this was enlarged by the construction of a series of rooms around it, leading to a second courtyard. The same semicircle that today is to be found in front of the main facade of the villa, can be dated back to the end of the 18th century, since it is not present on the aforementioned map. The garden, on the contrary, is different to the villa in that it respects the original layout more. The area which surrounds the villa however, like the environmental context of most of the Vesuvian villas, is in a terrible state, swamped by recent urbanisation and by unplanned suburbanisation

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

    Full text link
    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Variations on the Author

    Full text link
    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
    corecore