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E' sempre vero che una maggiore concorrenza è economicamente e socialmente desiderabile?
La salvaguardia della libertà di entrata e di uscita dal mercato quale elemento fondante di una corretta ed efficace politica per la concorrenza
In questo lavoro si è cercato di sostanziare una forte posizione di critica nei confronti del modo con cui è stata tradizionalmente disegnata ed attuata la politica per la concorrenza, ed in particolare quella antitrust, nella maggioranza dei paesi avanzati, in considerazione del ruolo cruciale che tale intervento normativo è in grado di svolgere nel promuovere la competitività internazionale delle imprese e del sistema produttivo nazionale nel suo complesso. Disegnare ed attuare in modo appropriato la politica per la concorrenza è, infatti, il primo indispensabile passo da compiere per consentire alle imprese nazionali di operare in un ambiente realmente concorrenziale che potrà stimolare in modo adeguato la loro efficienza produttiva (interna e dinamica) e, di conseguenza, accrescere la loro competitività su i mercati internazionali. In particolare, l'intento è dimostrare come una politica per la concorrenza che vuole realmente promuovere e tutelare in modo corretto ed efficace il suo benefico operare in un'economia di mercato per quello che essa effettivamente è, ossia un processo dinamico di rivalità tra le imprese che genera innovazione agendo in un contesto in continuo mutamento, e pertanto incerto, che essa stessa contribuisce a modificare, dovrà avere quale suo elemento fondante la salvaguardia della loro libertà di entrata e di uscita dal mercato, piuttosto che basarsi, come tradizionalmente è avvenuto, su parametri quali la loro dimensione e il loro numero. Si è cercato di trovare adeguato sostegno e conferma a questa tesi, non solo nella moderna teoria economica della concorrenza, ma anche nella pratica antitrust, con riferimento sia alla concreta impostazione ed attuazione della politica per la concorrenza da parte di specifici paesi (Germania), sia ai provvedimenti adottati dalle autorità preposte per risolvere specifici casi antitrust nazionali e non (caso Aprilia - Piaggio, caso Heineken - Birra Moretti, caso Microsoft, ecc).In this work an attempt has been made to substantiate a strong critical position towards the traditional way of planning and implementing competition policy in the majority of advanced economies, in consideration of the crucial role that such a policy can play in promoting international competitiveness of national firms and production system. Properly planning and implementing competition policy is, in fact, the first necessary step that should be undertaken in order to consent national firms to work in a milieu which is actually competitive and able to adequately stimulate their productive efficiency (internal and dynamic) and, as a consequence, to increase their competitiveness in the international markets. In particular, this work intends to show how a competition policy– aiming at actually promoting and protecting in a correct and effective way its beneficial effects in a market economy in its real meaning, that is as a dynamic process of rivalry among firms generating innovations and acting in a continually changing, and thus uncertain, context– should have as its cornerstone the safeguard of their freedom to enter (and go out of) the market, rather than to be based, as traditionally occurs, on parameters such as their dimension and number. An adequate support and acknowledgement to this thesis has not only been searched in the modern competition theory, but also in the antitrust practice, with regard both to the real-world design and implementation of competition policy by some specific countries (Germany) and to the measures adopted by the antitrust authorities in order to solve specific antitrust cases, national or not, (Aprilia – Piaggio case, Heineken – Birra Moretti case, Microsoft case, etc.)
Piccole e medie imprese a crescita elevata : il caso della provincia di Varese
Questo lavoro presenta i principali risultati del progetto di ricerca OCSE denominato "High-growth SMEs and Employment. Assessment of Best Practice Policies" condotto dal Certet dell'Università Bocconi con riferimento alla provincia di Varese al fine di evidenziare le principali caratteristiche strutturali di questo importante sistema produttivo locale, con particolare riguardo alle PMI a crescita elevat
Il ruolo dell'informazione nella relazione tra concorrenza ed inefficenza-x : ambiguità teoriche della "Product market competition"
In questo lavoro si è esaminato il finora insoddisfacente tentativo compiuto dalla teoria di dare formale dimostrazione della tesi, ampiamente condivisa e sostenuta dall'evidenza empirica, secondo la quale una maggiore concorrenza sul mercato dei beni riduce il grado di inefficienza-x delle imprese. Sia attraverso un approfondito esame critico della letteratura esistente, sia elaborando una semplice ma originale analisi teorica, si è cercato di cogliere ed evidenziare le ragioni degli ambigui e contraddittori risultati finora presenti in letteratura: a fronte di un problema di inefficienza interna che nasce da un problema informativo, la ricerca teorica non ha paradossalmente tenuto conto del fondamentale ruolo informativo che la concorrenza può svolgere agendo quale "parametro di valutazione". In particolare, la concorrenza non è messa nella condizione di attenuare il vantaggio informativo del manager e non ha pertanto alcun effetto diretto su i costi d'agenzia. Si è inoltre mostrato come nei principali modelli presenti in letteratura non esiste, in realtà, alcun meccanismo economico mediante il quale la concorrenza sul mercato dei beni è in grado di influenzare i costi di agenzia e quindi il grado di inefficienza-x delle imprese. Ne consegue che gli ambigui risultati ottenuti dalla letteratura, che mostrano l'esistenza di una relazione non monotonica tra concorrenza ed efficienza interna, derivano unicamente dagli effetti della concorrenza sulla profittabilità diretta e strategica derivante da una riduzione dei costi unitari di produzione: il beneficio marginale generato da una riduzione dei costi, oltre un certo grado di concorrenza, si riduce all'aumentare della concorrenza (al crescere del numero delle imprese), così da indurre il principale a richiedere al proprio manager livelli ottimi (di second best) di impegno via via inferiori. Questa conclusione è rafforzata dal fatto che in molti dei modelli esistenti in letteratura vi è un'implicita ipotesi di rendimenti di scala crescenti
Safeguarding the freedom of entry and of exit from the market: a fundamental factor for a correct and efficient competition policy
In this work an attempt has been made to substantiate a strong critical position towards the traditional way of planning and implementing competition policy in the majority of advanced economies, in consideration of the crucial role that such a policy can play in promoting international competitiveness of national firms and production system. Properly planning and implementing competition policy is, in fact, the first necessary step that should be undertaken in order to consent national firms to work in a milieu which is actually competitive and able to adequately stimulate their productive efficiency (internal and dynamic) and, as a consequence, to increase their competitiveness in the international markets.
In particular, this work intends to show how a competition policy– aiming at actually promoting and protecting in a correct and effective way its beneficial effects in a market economy in its real meaning, that is as a dynamic process of rivalry among firms generating innovations and acting in a continually changing, and thus uncertain, context– should have as its cornerstone the safeguard of their freedom to enter (and go out of) the market, rather than to be based, as traditionally occurs, on parameters such as their dimension and number.
An adequate support and acknowledgement to this thesis has not only been searched in the modern competition theory, but also in the antitrust practice, with regard both to the real-world design and implementation of competition policy by some specific countries (Germany) and to the measures adopted by the antitrust authorities in order to solve specific antitrust cases, national or not, (Aprilia – Piaggio case, Heineken – Birra Moretti case, Microsoft case, etc.
La formazione iniziale degli insegnanti di scuola: verso un modello sostenibile
L’Università degli Studi di Milano è tradizionalmente impegnata nelle attività di
formazione degli insegnanti e, per quanto attiene alla formazione iniziale, ha partecipato con
puntuale dedizione alle attività richieste dai vari governi che si sono succeduti nel tempo. E non
solo. Il Comitato per la Formazione degli insegnanti, attivo da tempo in seno all’Ateneo
lombardo, ha contribuito in modo proattivo alla definizione di modelli di formazione e ha
partecipato ai dibattiti che si sono sviluppati sia all’interno dell’Accademia italiana che negli
ambienti ministeriali, scolastici, sindacali. Tutto ciò è avvenuto per una ragione principale: la
possibilità di sfruttare vere e proprie economie di rete positive connesse con la dimensione e,
quindi, l’eterogeneità di un ateneo di grandi dimensioni.
In questo lavoro, in particolare, verrà presentata l’esperienza dell’Università degli Studi in
relazione all’ottenimento della certificazione prevista dal Decreto Legislativo n.59 del 2017:
attraverso i dati raccolti attraverso quest’ultima esperienza, sarà infatti possibile proporre una
serie di considerazioni circa i più differenti profili dei candidati all’insegnamento nei prossimi
anni per giungere una proposta di un modello di formazione iniziale degli insegnanti efficiente,
efficace e sostenibile
The labor productivity slowdown: the true issue of the Italian Economy
This paper deals with the issue of the weak growth in Italian labor productivity with particular reference to the period between 2000 and 2016. In analyzing the data relat-ing to labor productivity, the influence of capital productivity and multifactor produc-tivity were also considered. The analysis shows how the weak growth in labor produc-tivity is due to some peculiar structural aspects of the Italian production system. At the end of the paper some comments are offered on possible policy interventions
The Positive Legacy of the Pandemic on Labor Productivity:the European Experience
What were the pandemic’s main effects on labor productivity? Which European countries made the best use of
remote working even after the health emergency ended? This paper aims to highlight, through a simple analysis of
OECD and Eurostat data, that the benefits of teleworking during the pandemic have not persistedwith the same
intensity in all European countries, already since 2021. For this reason, the causes that may have determined this
result were investigated. In the final section of the paper, some interventions were proposed to evaluate, seize, and
capitalize the positive opportunities offered by even a dramatic situation like the Covid-19 pandemic
Produttività del lavoro e smart working: un binomio migliorabile
Considering that, for private companies, the use of remote work was an obligation during 2020, what effects were there in terms of labor productivity? Not only that: once the constraints linked to social distancing from the pandemic have loosened and much of the work done at a distance has returned to take place in person, that is, in 2021, how has the labor productivity been affected?
The purpose of this work is to try to explain the reasons why the positive relationship between the increase in labor productivity and the increase in the use of remote work that, in 2020, characterized the labor market in private companies with at least ten employees in the main European countries, it did not reappear, in 2021, with the same intensity. The data available for some countries, including Italy, show that the growth rate of labor productivity has significantly reduced in conjunction with the reduction in the use of remote work.Teniendo en cuenta que, para las empresas privadas, el recurso al trabajo a distancia era una obligación durante 2020, ¿qué efectos ha tenido en términos de productividad laboral? Y no sólo eso: una vez que las limitaciones ligadas al distanciamiento social de la pandemia se han relajado y gran parte del trabajo a distancia ha vuelto a realizarse de forma presencial, es decir, en 2021, ¿cómo se ha visto afectada la productividad laboral?
El objetivo de este trabajo es tratar de explicar las razones por las que la relación positiva entre el aumento de la productividad laboral y el incremento en el uso del trabajo a distancia que, en 2020, caracterizó el mercado de trabajo en las empresas privadas con al menos diez empleados en los principales países europeos, no reapareció, en 2021, con la misma intensidad. Los datos disponibles para algunos países, entre ellos Italia, muestran que la tasa de crecimiento de la productividad laboral se ha reducido significativamente junto con la reducción del uso del trabajo a distancia.Considerando che per le aziende private l'utilizzo del lavoro a distanza era un obbligo nel corso del 2020, quali sono stati gli effetti in termini di produttività del lavoro? Non solo: una volta che i vincoli legati all'allontanamento sociale dalla pandemia si sono allentati e gran parte del lavoro a distanza è tornato a svolgersi in presenza, come è stata influenzata la produttività del lavoro?
L'obiettivo di questo lavoro è cercare di spiegare le ragioni per cui la relazione positiva tra l'aumento della produttività del lavoro e l'incremento del ricorso al lavoro a distanza che, nel 2020, caratterizzava il mercato del lavoro nelle imprese private con almeno dieci dipendenti nei principali Paesi europei, non si è ripresentata, nel 2021, con la stessa intensità. I dati disponibili per alcuni Paesi, tra cui l'Italia, mostrano che il tasso di crescita della produttività del lavoro si è significativamente ridotto in concomitanza con la riduzione dell'utilizzo del lavoro a distanza
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