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S. Pier Damiani e la storiografia contemporanea: osservazioni in margine a recenti studi damianei
Ripubblicato poi in Fornasari G., Medioevo riformato del secolo XI. Pier Damiani e Gregorio VII, Napoli, Liguori, 1996 (Nuovo Medioevo, 42. Collana diretta da M. Oldoni), pp. 97-12
Difficoltà e risorse nella comunicazione televisiva riservata ai preadolescenti
Eleonora Fornasari e Maurizia Sereni nel capitolo intitolato “Difficoltà e risorse nella comunicazione televisiva riservata ai preadolescenti” mettono in luce la tendenza dei programmi televisivi ad anticipare la crescita dei ragazzi senza tenere conto delle reali condizioni di relativa immaturità della preadolescenza.
I media, in genere, esercitano una grande influenza sui ragazzi e inducono fenomeni di identificazione o possono condurre a comportamenti sociali negativi
Introduzione al volume
In un'epoca di massiccia digitalizzazione in cui viviamo appare caratterizzata dalla fusione del digitale all'interno degli apparati sociali e tecnologici e dalla sempre più frequente ibridazione tra media di diversa natura, che ne rende superata la distinzione. La condizione del post digitale implica, per questo, continui cambiamenti culturali e sociali.
Quali scenari e prospettive educative nell'era del post digitale? Quali emergenti potenzialità per i processi di insegnamento/apprendimento? Quali le ricadute negli ambiti formativi?
Questi gli interrogativi cui mira a rispondere il volume, che raccoglie gli atti del Convegno SIREM 2021, fondando al contempo una riflessione finalizzata a proposte e azioni educative, didattiche e culturali che muovano nella direzione di un consapevole processo di cambiamento e di innovazione
A che punto siamo? Il mondo della tecnologia a servizio della frugalità.
L’Italia, grazie alla recente legge contro lo spreco alimentare, approvata nel 2016, appare tra le realtà che sta facendo i passi avanti più importanti. Solo in Italia lo spreco di cibo domestico, dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura, vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 grammi circa di cibo sprecato, come illustra il rapporto Waste Watcher. Secondo i dati del Food Sustainability Index (FSI) – indice molto specifico nel suo genere che rivoluziona la visione del cibo come lo conosciamo e che, per la prima volta, analizza le scelte alimentari del pianeta non solo sulla base del “gusto”, ma anche del valore complessivo che il cibo rappresenta – l’Italia occupa il 9° posto in termini di “Cibo perso e sprecato”, nella speciale classifica stilata su 25 paesi. Il nostro paese, in particolare, ottiene il massimo punteggio su alcuni indicatori, come quello relativo alle “politiche messe in campo per rispondere allo spreco di cibo” (100 su 100), grazie appunto alla legge approvata nel 2016 e finalizzata a incentivare le aziende e i produttori che donano cibo ai più bisognosi. Sui punti da migliorare5 è invece da osservare che molto deve essere ancora fatto per quanto riguarda lo “spreco domestico”, ossia quello del consumatore finale (29 punti su 100), che arriva a gettare una media di 110,5 kg di cibo all’anno. Anche il ruolo delle aziende produttrici, però, non può essere trascurato, visto che lo “spreco legato alla produzione e distribuzione di cibo” ottiene un positivo 63 su 100 che lascia comunque margini di miglioramento. Ma come evitare lo spreco? Cercheremo di dare delle risposte nel corso di questi lavori facendo il punto della situazione (cfr. contributo dello scrivente), portando l’attenzione sui dati locali, nazionali, globali relativi allo spreco (cfr. contributo di Elvira Tarsitano), i processi formativi (cfr. contributo di Luisa Santelli Beccegato) e comunicazionali (cfr. contributo di Gheti Valente) per tendere verso la realizzazione di nuovi e più proficui stili di vita (cfr. contributo di Giampaolo Petrucci)
“JUST A SMART LITTLE MOUSE”. THE TELEVISION REBOOT OF TOPO GIGIO FOR A CONTEMPORARY AUDIENCE. A Writers’ Round Table
Topo Gigio – The Series is the outcome of a creative overhaul that has updated and adapted the beloved puppet character created by Maria Perego in 1959 for a new generation of viewers in animated form, by placing the little mouse in a new, modern context that provides him with a (human) family and a faithful team of (animal) ‘partners in crime’. The TV series is a paradigmatic case study of a flexible, novel approach to developing and writing content for children and young audiences; one that looks at established creative practices from the US (e.g. writers’ room, comedic register, short format) without sacrificing the essence of its iconic protagonist while, at the same time, retaining its international appeal. This round table gathers the experiences of three members of the show’s writing team (Fornasari, Morosinotto, and Russo) as well as of the Project Manager (Di Domenico). After framing the key stages of the genesis of the project and exploring the challenges in the process of adaptation, they focus
on key notions, approaches, pedagogic values and decisions that have informed the creation of the series content and unpack the creative process(es) with specific examples from the development documents and select scripts from individual episodes. The discussion draws from defining elements of the series world, multi-ethnic characters and thematic range to illustrate the various stages of development (e.g. pitching story ideas, outlining, treatments, teleplays), also in connection with less explored (but not least vital) territory such as team coordination and story editing
Intercultural competences: a central role for democracy. The Pestalozzi Programme Experimentation.
he Council of Europe has been actively involved in intercultural matters form back in the
70ies, mutual understanding being a preconditions for living together in a Europe without dividing lines
and for the promotion of democracy and the respect for human rights and dignity. The current work of
the Council of Europe on “developing intercultural competence through education” intends to support
this change. The focus of Pestalozzi Programme experimentation is training activities for education
professionals from 50 countries and it promotes and builds capacity around the transversal competences
for democracy and an appropriate pedagog
Il senso di un percorso.
L’Italia, grazie alla recente legge contro lo spreco alimentare, approvata nel 2016, appare tra le realtà che sta facendo i passi avanti più importanti. Solo in Italia lo spreco di cibo domestico, dalla dispensa di casa al frigorifero, dai fornelli al bidone della spazzatura, vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno, ovvero 6,7 euro settimanali a famiglia per 650 grammi circa di cibo sprecato, come illustra il rapporto Waste Watcher. Secondo i dati del Food Sustainability Index (FSI) – indice molto specifico nel suo genere che rivoluziona la visione del cibo come lo conosciamo e che, per la prima volta, analizza le scelte alimentari del pianeta non solo sulla base del “gusto”, ma anche del valore complessivo che il cibo rappresenta – l’Italia occupa il 9° posto in termini di “Cibo perso e sprecato”, nella speciale classifica stilata su 25 paesi. Il nostro paese, in particolare, ottiene il massimo punteggio su alcuni indicatori, come quello relativo alle “politiche messe in campo per rispondere allo spreco di cibo” (100 su 100), grazie appunto alla legge approvata nel 2016 e finalizzata a incentivare le aziende e i produttori che donano cibo ai più bisognosi. Sui punti da migliorare5 è invece da osservare che molto deve essere ancora fatto per quanto riguarda lo “spreco domestico”, ossia quello del consumatore finale (29 punti su 100), che arriva a gettare una media di 110,5 kg di cibo all’anno. Anche il ruolo delle aziende produttrici, però, non può essere trascurato, visto che lo “spreco legato alla produzione e distribuzione di cibo” ottiene un positivo 63 su 100 che lascia comunque margini di miglioramento. Ma come evitare lo spreco? Cercheremo di dare delle risposte nel corso di questi lavori facendo il punto della situazione (cfr. contributo dello scrivente), portando l’attenzione sui dati locali, nazionali, globali relativi allo spreco (cfr. contributo di Elvira Tarsitano), i processi formativi (cfr. contributo di Luisa Santelli Beccegato) e comunicazionali (cfr. contributo di Gheti Valente) per tendere verso la realizzazione di nuovi e più proficui stili di vita (cfr. contributo di Giampaolo Petrucci)
A vida e a obra de Pellegrino Artusi
Breve capitolo sula vita e opera di Pellegrino Artusi all'inizio del manuale per l'apprendimento della lingua portoghese denominato: “Exercícios de Português na cozinha de Pellegrino Artusi”. Questo manuale per l’apprendimento della lingua portoghese come lingua seconda o terza, composto da 12 unità didattiche oltre a dei testi sulla gastronomia lusitana e la biografia del gastronomo italiano, si rivolge agli studenti che possiedono già buone conoscenze della lingua portoghese di livello B1 e che desiderano non solo migliorarla per arrivare al livello B2, come anche approfondire, attraverso degli esercizi grammaticali e lessicali, la gastronomia italiana e il suo lessico specifico. Si tratta in verità di uno scambio linguistico nel quale, e approfittando per divulgare un famoso gastronomo italiano Pellegrino Artusi, vengono presentate anche alcune curiosità della cucina portoghese. Al contempo che si studia la lingua, si sviluppa anche la convivialità della comunicazione intralinguistica e culturale attraverso uno degli aspetti più tipici di una tradizione nazionale: la gastronomia
Fornasari, E. (2018), ‘Adapting children’s literature for animated TV series: The case of Heidi’, Journal of Screenwriting, 9:3, pp. 365–78, doi: 10.1386/ jocs.9.3.365_1
Children’s literature includes some classics that are pervasive, thanks to media adaptations that have made them known worldwide such as, among many, Alice’s Adventures in Wonderland (Carrol 1865), Peter Pan in Kensington Gardens (Barrie 1906), and Charlie and the Chocolate Factory (Dahl 1964). It is not by chance that with each new generation, fresh adaptations of children’s classics appear. The following article will focus on the specifics of writing for animated TV series aimed at a children’s audience, comparing two adaptations of Johanna Spyri’s 1880 Swiss novel Heidi: Arupusu no Shôjo Haiji, Heidi (Heidi, Girl of the Alps) (Fuji TV, 1974) and its 3D reboot Heidi (TF1, 2015). Heidi, Girl of the Alps first appeared in Japan in 1974, marking the beginning of the so-called ‘anime-boom’ that lasted till the mid-1980s. The series, comprised of 52 episodes, was produced by Zuiyo Enterprises. Directed by Isao Takahata, it boasts the drawings of Oscar winner Hayao Miyazaki and can be considered the initiator of the ‘Meisaku’ genre, also known as the World Masterpiece Theatre that showcased animated versions of the most beloved western children’s novels. Heidi 3D1, instead, is a CGI animation remake of the 1974 anime adaptation, and was produced by Studio 100 in 39 episodes. In this version, Heidi appears as a modernized, more colourful 3D incarnation of herself. The comparison between the two adaptations will show not only how the original material has changed in the transition from one series to the other, but also how animation affects the way in which a story for television is told and plays a role in keeping classic stories ever-new
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