1,220 research outputs found

    La sostenibilità dello sviluppo

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    Qual è il ruolo che i sistemi territoriali a vocazione rurale possono svolgere nel perseguimento della sostenibilità del benessere? Partendo dalle riflessioni sul concetto di sostenibilità e di benessere, nate nell’ambito delle attività di studio condotte nella Fondazione Simone Cesaretti, in questo volume gli autori cercano di rispondere a tale domanda, offrendo una costante rilettura della prospettiva territoriale e delle determinanti della sua sostenibilità. Affinché i sistemi territoriali a vocazione rurale possano fornire il loro importante contributo nel perseguimento della sostenibilità territoriale ed, attraverso quest’ultima, al complessivo raggiungimento della sostenibilità dello sviluppo, è necessario impostare un nuovo importante percorso innovativo, stavolta non solo investendo sulle tradizionali leve di sviluppo settoriale ma puntando sempre più a vettori di sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale che sintetizzino un forte orientamento alla sostenibilità. Raccogliendo i contributi provenienti da diverse realtà territoriali ed evidenziando le relative esperienze su specifici strumenti e sull’adozione di determinate politiche, il volume propone una visione del territorio come punto di partenza fondamentale per l’impostazione di piani per la sostenibilità, facendo emergere la caratterizzazione di ciascun contesto e la necessità di adeguare gli strumenti non solo agli obiettivi ma soprattutto alle connotazioni identitarie dei relativi territori

    Sostenibilità dello sviluppo e territori rurali

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    Qual è il ruolo che i sistemi territoriali a vocazione rurale possono svolgere nel perseguimento della sostenibilità del benessere? Partendo dalle riflessioni sul concetto di sostenibilità e di benessere, nate nell’ambito delle attività di studio condotte nella Fondazione Simone Cesaretti, in questo volume gli autori cercano di rispondere a tale domanda, offrendo una costante rilettura della prospettiva territoriale e delle determinanti della sua sostenibilità. Affinché i sistemi territoriali a vocazione rurale possano fornire il loro importante contributo nel perseguimento della sostenibilità territoriale ed, attraverso quest’ultima, al complessivo raggiungimento della sostenibilità dello sviluppo, è necessario impostare un nuovo importante percorso innovativo, stavolta non solo investendo sulle tradizionali leve di sviluppo settoriale ma puntando sempre più a vettori di sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale che sintetizzino un forte orientamento alla sostenibilità. Raccogliendo i contributi provenienti da diverse realtà territoriali ed evidenziando le relative esperienze su specifici strumenti e sull’adozione di determinate politiche, il volume propone una visione del territorio come punto di partenza fondamentale per l’impostazione di piani per la sostenibilità, facendo emergere la caratterizzazione di ciascun contesto e la necessità di adeguare gli strumenti non solo agli obiettivi ma soprattutto alle connotazioni identitarie dei relativi territori

    Introduzione

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    Qual è il ruolo che i sistemi territoriali a vocazione rurale possono svolgere nel perseguimento della sostenibilità del benessere? Partendo dalle riflessioni sul concetto di sostenibilità e di benessere, nate nell’ambito delle attività di studio condotte nella Fondazione Simone Cesaretti, in questo volume gli autori cercano di rispondere a tale domanda, offrendo una costante rilettura della prospettiva territoriale e delle determinanti della sua sostenibilità. Affinché i sistemi territoriali a vocazione rurale possano fornire il loro importante contributo nel perseguimento della sostenibilità territoriale ed, attraverso quest’ultima, al complessivo raggiungimento della sostenibilità dello sviluppo, è necessario impostare un nuovo importante percorso innovativo, stavolta non solo investendo sulle tradizionali leve di sviluppo settoriale ma puntando sempre più a vettori di sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale che sintetizzino un forte orientamento alla sostenibilità. Raccogliendo i contributi provenienti da diverse realtà territoriali ed evidenziando le relative esperienze su specifici strumenti e sull’adozione di determinate politiche, il volume propone una visione del territorio come punto di partenza fondamentale per l’impostazione di piani per la sostenibilità, facendo emergere la caratterizzazione di ciascun contesto e la necessità di adeguare gli strumenti non solo agli obiettivi ma soprattutto alle connotazioni identitarie dei relativi territori

    Historia psychopheles ek tes endoteras ton aithiopon choras ktl

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    Barlaam e Ioasaf, la maggiore fiaba agiografica del Medioevo orientale, già erroneamente attribuita a Giovanni Damasceno e qui presentata in prima edizione italiana dall'originale bizantino, trae origine da uno spunto narrativo tra i più fortunati in tutte le letterature. Ioasaf è il Buddha, ma Barlaam e Ioasaf è molto più che un re-writing cristiano della leggenda del Buddha: è la storia del principe-filosofo, sacra a oltre venti popoli di circa trenta lingue e dieci diverse confessioni, da Gibilterra al Pacifico, che ha ricevuto a Bisanzio la sua canonizzazione letteraria. Opera da sempre di controversa datazione e ricca di influssi asiatici (dall'originale indiano alle ipòstasi persiane, islamiche, manichee) sia nello svolgersi della narrazione che nelle dieci fabulae che la tramano, la storia del principe e dell'anacoreta riceve il suo specifico di fiaba colta dal sorprendente innesto di una sapienza filosofica antica di millenni su una ambientazione esotica splendida quanto densa di allusività letteraria e, forse, politica. Accolto con entusiasmo al suo apparire, Barlaam e Ioasaf ricevette una prima traduzione latina intorno al 1050. La posteriore fortuna e leggenda è immensa: ispirò Rudolf von Ems e Gui de Cambrai, Shakespeare e Lope de Vega, Calderón, Hofmannsthal, Tolstoj. Testimonianza della grande cultura bizantina, della sua millenaria vocazione mediatrice fra oriente e occidente, questo libro sembra presentarsi quale prima smentita del pregiudizio che vuole la letteratura di Bisanzio arida e priva di capolavori

    Due agnizioni per Procopio

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    ABSTRACT PER UFFICIO RICERCA Due agnizioni per Procopio è una prova di lettura di intra- e di intertestualità nell’opera del maggior storiografo bizantino del VI secolo, Procopio di Cesarea. Nell’articolo, due passi significativi del De Aedificiis di Procopio (da tempo oggetto di mie ricerche) vengono messi a confronto sia “interno” sia “esterno” all’opus procopiano. In un caso, il capolavoro cristiano della Santa Sofia (Aed. I 1, 20-78) viene confrontato con la descrizione procopiana della “Nave di Enea” dall’autore vista a Roma intorno al 538 (Bell. VIII 22) – Il mio studio intratestuale sottolinea la presenza di significative “invarianti” nella procedura di descrizione, dalla struttura complessiva dei passi al vocabolario utilizzato. Ne risulta avvalorata la sostanziale unitarietà e coerenza della produzione di Procopio, contrariamente a tendenze di segno “disaggregante” esasperate dalla critica più recente. – Si tratta in assoluto del primo accostamento dei due passi, con significativi risultati anche interdisciplinari tra filologia, storiografia, storia dell’arte. Nel secondo caso, l’incipit di Aed. (I 1,-12) viene analizzato alla luce dell’intertestualità evidenziando -ancora , per la prima volta nella tradizione critica- una lignée letteraria utilizzata da Procopio, che attinge all’oratoria di Isocrate (Panatenaico) attraverso il filtro rappresentato da Dionigi di Alicarnasso, da me già evidenziato in precedenti pubblicazioni. L’effetto complessivo è ancora una volta in linea con una consapevole strategia letteraria che l’autore padroneggia per valorizzare la sua enunciazione all’interno della totalità del suo corpus. Di nuovo: unitarietà. Paolo Cesaretti, gennaio 201

    Storia di Barlaam e Ioasaf. La vita bizantina del Buddha

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    Il presente volume ripropone al pubblico italiano, adeguandola ai nuovi e risolutivi apporti scientifici forniti dall’edizione critica curata da Robert Volk per la serie degli Schriften des Johannes von Damaskos (De Gruyter, Berlin - New York 2009), la versione integrale della Storia di Barlaam e Ioasaf pubblicata dai curatori nel 1980 (Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, Rusconi, Milano) in base all’edizione Woodward-Mattingly. Capofila di tutte le storie cristianizzate del Buddha, questo testo bizantino degli anni intorno al Mille ha una genesi affascinante tra il Caucaso e il Monte Athos, in un intreccio di lingue, culture e religioni diverse. La Storia di Barlaam e Ioasaf racconta di un principe indiano che, grazie agli insegnamenti di un anacoreta, fugge dal palazzo dove il padre l’ha rinchiuso per proteggerlo dai mali del mondo, abbandona il destino regale e avvia il suo percorso mistico-eremitico. Che la storia ricalcasse quella del Buddha se ne erano accorti già gli studiosi di fine Ottocento, ma la matassa dei passaggi e delle mediazioni è stata dipanata solo in anni recenti, anche grazie all’edizione critica pubblicata da Robert Volk nel 2009. Basandosi sul suo testo e sui suoi apparati, Paolo Cesaretti consegna ai lettori una puntuale revisione della traduzione (di entrambi i curatori) e una ristrutturazione delle note e degli indici, che completano l’informazione aggiornata sull’insieme dell’opera fornita nel saggio introduttivo. Tutto questo rinnova profondamente l’edizione firmata dai due studiosi nel 1980. Si possono così apprezzare appieno per la prima volta sia le qualità narrative del testo sia la ricchezza allusivo-sapienziale delle parabole incastonate nel racconto, che hanno affascinato e influenzato molti scrittori nel corso dei secoli, da Iacopo da Varazze a Boccaccio, da Shakespeare a Tolstoj. Il saggio introduttivo della co-traduttrice e co-curatrice (Il Buddha bizantino, pp. vii-cvii) traccia in cento pagine il primo ancorché sintetico bilancio storico-filologico sulla questione del Barlaam e Ioasaf stilato tenendo presente la nuova edizione critica di Robert Volk (Historia animae utilis de Barlaam et Ioasaph, I-II, Berlin – New York 2006-2009, che solo oggi di fatto ha rimpiazzato l’editio princeps ottocentesca di Jean François Boissonade) e in particolare i suoi monumentali prolegomeni (Einführung, ivi, vol. II). Dà anzitutto conto delle nuove e cruciali acquisizioni scientifiche presenti in questi ultimi, e in generale emerse dalla comunità degli studiosi nei più di trent’anni che separano questa nuova edizione italiana dalla prima pubblicata dai due curatori nel 1980 (Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, introd., trad. it., note e repertorio biblico di S. RONCHEY e P. CESARETTI, Milano, Rusconi, 1980, 317 pp.). Delucida quindi l’evoluzione del nucleo narrativo, dalle versioni orientali della vita del Buddha alla cristianizzazione georgiana alla formalizzazione e all’attribuzione autoriale della narrazione greco-bizantina (per cui sono dirimenti le acquisizioni di Volk), sino alla fortuna del Barlaam e Ioasaf e dei suoi apologhi in età moderna. Tutti gli aspetti filologici toccati da Volk sono analizzati in termini sintetici e quanto meglio possibile chiariti, ma sono integrati nel quadro anche gli elementi da Volk volutamente tralasciati, come quelli legati agli studi orientalistici, in particolare sul buddhismo e sul manicheismo, o la fortuna del testo nella storia della letteratura medievale e moderna, o in generale il senso culturale e letterario dell’opera nell’ambito della civiltà bizantina e più circostanziatamente nel contesto della speculazione post-iconoclasta e del cosiddetto enciclopedismo del X-XI sec. Il saggio si presenta dunque come un'introduzione globale al Barlaam e Ioasaf e ai suoi vari aspetti, alla storia degli studi intorno ad esso e all’immensa vicenda della sua fortuna. Ne emerge un “romanzo di filologia” che mostra come lo studio della tradizione dei testi possa toccare il cuore degli snodi culturali e, in questo caso, degli intricati rapporti fra Occidente e Oriente. The present volume re-introduces to an Italian audience the complete version of the Life of Barlaam and Ioasaph, published by the editors in 1980 (Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, Milan: Rusconi), now updated with the results of new research and of the critical edition by Robert Volk (De Gruyter, Berlin - New York 2009). Original source of all of the Christianised stories of Buddha, this Byzantine text dating from the end of the 10th or beginning of the 11th century presents a genesis between the Caucasus and Mount Athos, in a web of different languages, cultures, and religions. The Barlaam and Ioasaph recounts the story of an Indian prince who, influenced by the teachings of an anchorite, flees the palace where his father has imprisoned him to protect him from the evils of the world, abandons his royal destiny, and sets off on his own mystical-hermetic journey. That the story mirrored that of the bodhisattva was recognised by scholars already at the end of the 19th century, but the various stages and mediations were unravelled only in recent years, thanks in large part to the critical edition published by Robert Volk between 2006 (vol. II) and 2009 (vol. I). Basing his work on Volk’s text and apparatuses, Paolo Cesaretti provides readers with a revision of the translation (by both editors) and of the notes and indices. In the introduction Silvia Ronchey provides exhaustive updated information on the entire work (Il Buddha bizantino, pp. vii-cvii). This effort marks a profound renewal of the two scholars’ 1980 edition. It is now possible to fully appreciate both the narrative qualities of the text and the allusive, philosophical richness of the various trajectories of the story, which have fascinated and influenced scores of writers over the centuries, from Jacopo da Varazze to Boccaccio, Shakespeare, and Tolstoy. The co-translator’s and co-editor’s introductory essay (Il Buddha bizantino, pp. vii-cvii) traces in one hundred pages the first, albeit concise, historical-philological evaluation of the issue of the Barlaam and Ioasaph compiled in mind with the new critical edition by Robert Volk (Historia animae utilis de Barlaam et Ioasaph, I-II, Berlin – New York 2006-2009, which only now replaces the nineteenth century editio princeps by Jean François Boissonade) and, in particular, his monumental prolegomena (Einführung, ivi, vol. II). The introduction takes into account the crucial new research results present in the latter and, in general, which have emerged from the more than thirty years of research separating this new Italian edition from the first published by the two editors in 1980 (S. Ronchey and P. Cesaretti, eds., Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, Introduction, Notes, Biblical Repertory, Italian translation. Milan: Rusconi, 1980, 317 pp.). The essay sheds light on the evolution of the narrative nucleus from Eastern versions of the life of Buddha to the Georgian Christianisation, as well as to the formalisation, and authorial attribution of the Greek Byzantine narrative (for which Volk’s results are decisive), up until the success of the History of Barlaam and Ioasaph and its apologists in the modern age. All of the philological aspects touched on by Volk are analysed concisely and clarified as much as possible, with the addition of elements intentionally bypassed by Volk, such as those relating to Buddhist or Manichaean studies, or the reception of the text in the history of Medieval and modern literature or, eventually, the more general cultural and literary meaning of the work in the world of Byzantine civilisation and, more tangentially, in the context of post-iconoclast speculation and the so-called encyclopaedism of the 10th and 11th centuries. Therefore, the essay represents an overall introduction to the Barlaam and Ioasaph and its various aspects and the history of the scholarship surrounding it, as well as the enormous circumstances of its influence. What emerges is a “philological novel” that reveals how the study of textual tradition can touch the heart of cultural exchange and, in this case, the intricate relations between East and West

    Esercizio di lettura: il prodigio delle ragazzine rese strabiche

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    A specific passage of the Life of Symeon Salos (pp. 157, 17 - 158, 8 in the critical edition of Rydén) is dealt at length, especially from the linguistic and stylistic point of view, in order to catch the peculiar features of that author. It is an useful 'exercise' for students of Late Greek

    Storia di Barlaam e Ioasaf. La vita bizantina del Buddha

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    Il presente volume ripropone al pubblico italiano, adeguandola ai nuovi e risolutivi apporti scientifici forniti dall’edizione critica curata da Robert Volk per la serie degli Schriften des Johannes von Damaskos (De Gruyter, Berlin - New York 2009), la versione integrale della Storia di Barlaam e Ioasaf pubblicata dai curatori nel 1980 (Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, Rusconi, Milano) in base all’edizione Woodward-Mattingly. Capofila di tutte le storie cristianizzate del Buddha, questo testo bizantino degli anni intorno al Mille ha una genesi affascinante tra il Caucaso e il Monte Athos, in un intreccio di lingue, culture e religioni diverse. La Storia di Barlaam e Ioasaf racconta di un principe indiano che, grazie agli insegnamenti di un anacoreta, fugge dal palazzo dove il padre l’ha rinchiuso per proteggerlo dai mali del mondo, abbandona il destino regale e avvia il suo percorso mistico-eremitico. Che la storia ricalcasse quella del Buddha se ne erano accorti già gli studiosi di fine Ottocento, ma la matassa dei passaggi e delle mediazioni è stata dipanata solo in anni recenti, anche grazie all’edizione critica pubblicata da Robert Volk nel 2009. Basandosi sul suo testo e sui suoi apparati, Paolo Cesaretti consegna ai lettori una puntuale revisione della traduzione (di entrambi i curatori) e una ristrutturazione delle note e degli indici, che completano l’informazione aggiornata sull’insieme dell’opera fornita nel saggio introduttivo. Tutto questo rinnova profondamente l’edizione firmata dai due studiosi nel 1980. Si possono così apprezzare appieno per la prima volta sia le qualità narrative del testo sia la ricchezza allusivo-sapienziale delle parabole incastonate nel racconto, che hanno affascinato e influenzato molti scrittori nel corso dei secoli, da Iacopo da Varazze a Boccaccio, da Shakespeare a Tolstoj. Il saggio introduttivo della co-traduttrice e co-curatrice (Il Buddha bizantino, pp. vii-cvii) traccia in cento pagine il primo ancorché sintetico bilancio storico-filologico sulla questione del Barlaam e Ioasaf stilato tenendo presente la nuova edizione critica di Robert Volk (Historia animae utilis de Barlaam et Ioasaph, I-II, Berlin – New York 2006-2009, che solo oggi di fatto ha rimpiazzato l’editio princeps ottocentesca di Jean François Boissonade) e in particolare i suoi monumentali prolegomeni (Einführung, ivi, vol. II). Dà anzitutto conto delle nuove e cruciali acquisizioni scientifiche presenti in questi ultimi, e in generale emerse dalla comunità degli studiosi nei più di trent’anni che separano questa nuova edizione italiana dalla prima pubblicata dai due curatori nel 1980 (Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, introd., trad. it., note e repertorio biblico di S. RONCHEY e P. CESARETTI, Milano, Rusconi, 1980, 317 pp.). Delucida quindi l’evoluzione del nucleo narrativo, dalle versioni orientali della vita del Buddha alla cristianizzazione georgiana alla formalizzazione e all’attribuzione autoriale della narrazione greco-bizantina (per cui sono dirimenti le acquisizioni di Volk), sino alla fortuna del Barlaam e Ioasaf e dei suoi apologhi in età moderna. Tutti gli aspetti filologici toccati da Volk sono analizzati in termini sintetici e quanto meglio possibile chiariti, ma sono integrati nel quadro anche gli elementi da Volk volutamente tralasciati, come quelli legati agli studi orientalistici, in particolare sul buddhismo e sul manicheismo, o la fortuna del testo nella storia della letteratura medievale e moderna, o in generale il senso culturale e letterario dell’opera nell’ambito della civiltà bizantina e più circostanziatamente nel contesto della speculazione post-iconoclasta e del cosiddetto enciclopedismo del X-XI sec. Il saggio si presenta dunque come un'introduzione globale al Barlaam e Ioasaf e ai suoi vari aspetti, alla storia degli studi intorno ad esso e all’immensa vicenda della sua fortuna. Ne emerge un “romanzo di filologia” che mostra come lo studio della tradizione dei testi possa toccare il cuore degli snodi culturali e, in questo caso, degli intricati rapporti fra Occidente e Oriente. The present volume re-introduces to an Italian audience the complete version of the Life of Barlaam and Ioasaph, published by the editors in 1980 (Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, Milan: Rusconi), now updated with the results of new research and of the critical edition by Robert Volk (De Gruyter, Berlin - New York 2009). Original source of all of the Christianised stories of Buddha, this Byzantine text dating from the end of the 10th or beginning of the 11th century presents a genesis between the Caucasus and Mount Athos, in a web of different languages, cultures, and religions. The Barlaam and Ioasaph recounts the story of an Indian prince who, influenced by the teachings of an anchorite, flees the palace where his father has imprisoned him to protect him from the evils of the world, abandons his royal destiny, and sets off on his own mystical-hermetic journey. That the story mirrored that of the bodhisattva was recognised by scholars already at the end of the 19th century, but the various stages and mediations were unravelled only in recent years, thanks in large part to the critical edition published by Robert Volk between 2006 (vol. II) and 2009 (vol. I). Basing his work on Volk’s text and apparatuses, Paolo Cesaretti provides readers with a revision of the translation (by both editors) and of the notes and indices. In the introduction Silvia Ronchey provides exhaustive updated information on the entire work (Il Buddha bizantino, pp. vii-cvii). This effort marks a profound renewal of the two scholars’ 1980 edition. It is now possible to fully appreciate both the narrative qualities of the text and the allusive, philosophical richness of the various trajectories of the story, which have fascinated and influenced scores of writers over the centuries, from Jacopo da Varazze to Boccaccio, Shakespeare, and Tolstoy. The co-translator’s and co-editor’s introductory essay (Il Buddha bizantino, pp. vii-cvii) traces in one hundred pages the first, albeit concise, historical-philological evaluation of the issue of the Barlaam and Ioasaph compiled in mind with the new critical edition by Robert Volk (Historia animae utilis de Barlaam et Ioasaph, I-II, Berlin – New York 2006-2009, which only now replaces the nineteenth century editio princeps by Jean François Boissonade) and, in particular, his monumental prolegomena (Einführung, ivi, vol. II). The introduction takes into account the crucial new research results present in the latter and, in general, which have emerged from the more than thirty years of research separating this new Italian edition from the first published by the two editors in 1980 (S. Ronchey and P. Cesaretti, eds., Vita bizantina di Barlaam e Ioasaf, Introduction, Notes, Biblical Repertory, Italian translation. Milan: Rusconi, 1980, 317 pp.). The essay sheds light on the evolution of the narrative nucleus from Eastern versions of the life of Buddha to the Georgian Christianisation, as well as to the formalisation, and authorial attribution of the Greek Byzantine narrative (for which Volk’s results are decisive), up until the success of the History of Barlaam and Ioasaph and its apologists in the modern age. All of the philological aspects touched on by Volk are analysed concisely and clarified as much as possible, with the addition of elements intentionally bypassed by Volk, such as those relating to Buddhist or Manichaean studies, or the reception of the text in the history of Medieval and modern literature or, eventually, the more general cultural and literary meaning of the work in the world of Byzantine civilisation and, more tangentially, in the context of post-iconoclast speculation and the so-called encyclopaedism of the 10th and 11th centuries. Therefore, the essay represents an overall introduction to the Barlaam and Ioasaph and its various aspects and the history of the scholarship surrounding it, as well as the enormous circumstances of its influence. What emerges is a “philological novel” that reveals how the study of textual tradition can touch the heart of cultural exchange and, in this case, the intricate relations between East and West

    Il corpus dei mosaici del periodo normanno in Sicilia. Le introduzioni 1992-2000

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    Il volume raccoglie le Introduzioni ai sei fascicoli dedicati dall’illustre storico dell’arte bizantina Ernst Kitzinger, tra gli anni 1992 e 2000, a I Mosaici del Periodo Normanno in Sicilia. Le Introduzioni accompagnavano, nella precedente edizione, una completa documentazione fotografica dei mosaici siciliani, eseguita per la massima parte negli anni cinquanta del Novecento dal noto antropologo, fotografo e scrittore Fosco Maraini. Lette ora in continuità e con il corredo dei grafici e di una selezione fotografica, esse vengono a costituire una dettagliata, completa guida alla conoscenza del complesso fenomeno dei mosaici siciliani. Il saggio di Paolo Cesaretti chiarisce la genesi e ripercorre la realizzazione del Corpus dei mosaici, illustrando alcui risvolti, sul piano artistico, culturale e umano, della collaborazione tra il grande studioso e lo straordinario fotografo, ambedue allora agli inizi.This volume collects the introductions to the six volumes dedicated by the illustrious historian of Byzantine art Ernst Kitzinger, between the years 1992 and 2000, to the Mosaics of the Norman Period in Sicily. In the previous edition, the Introductions accompanied a complete photographic documentation of Sicilian mosaics, mostly carried out in the 1950s by the well-known anthropologist, photographer and writer Fosco Maraini. Read now in continuity and with the help of graphs and a photographic selection, they constitute a detailed, complete guide to understanding the complex phenomenon of Sicilian mosaics. Paolo Cesaretti's essay clarifies the genesis and retraces the creation of the Corpus of Mosaics, illustrating some implications, on an artistic, cultural and human level, of the collaboration between the great scholar and the extraordinary photographer, both of whom were just starting out at the time
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