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Inter-relazione tra figure e giovani generazioni: un’antologia di documenti
L’intervento di Francesca Cecconi analizza il teatro di figura – marionette e burattini – come forma artistica strettamente connessa con il teatro per l’infanzia e la gioventù. Tracciando una panoramica storica a partire dal secondo dopoguerra, Cecconi evidenzia come molti artisti abbiano risposto alla crisi del teatro tradizionale riconvertendo il loro repertorio verso un pubblico infantile, più disponibile all’ascolto e all’immaginazione. L’autrice sottolinea il valore pedagogico del teatro di figura, capace di stimolare fantasia, partecipazione e crescita personale nei bambini. Viene inoltre proposta una riflessione critica sulla dicotomia “teatro per bambini” vs “teatro con bambini”, mettendo in luce il valore dell’animazione teatrale come pratica attiva e coinvolgente. L’articolo si chiude con un richiamo all’importanza del gioco, dell’improvvisazione e dell’interazione nel teatro educativo, e alla necessità di riconoscere i bambini come spettatori esigenti e partecipi
Progetto e dimensionamento di paratie in condizioni sismiche
In questo articolo, che fa seguito ad un precedente lavoro pubblicato su questa stessa Rivista (Cecconi et al., 2009), si riprende in considerazione un caso studio di interesse applicativo, inerente il progetto antisismico di paratie a sbalzo a sostegno di scavi in terreni incoerenti sopra falda. Si illustrano i criteri di progettazione e dimensionamento strutturale contenuti nella superata normativa e nelle nuove Norme Tecniche sulle Costruzioni, e si confrontano criticamente le differenze che emergono dall’applicazione delle diverse norme al caso studio
Principi e linee guida per la progettazione dell'e-learning
Nel contributo vengono presentate alcune elaborazioni finalizzate a definire alcuni principi e linee guida per la progettazione dell'elearning. In particolare vengono descritti alcuni principi che si richiamano alle teorie costruttiviste, alla conoscenza distribuita e all'apprendimento situato. Quindi vengono descritte alcune linee guida e indicazioni generali per progettare sistemi di apprendimento aperti e a distanza
La progettazione formativa tra sistemi, modelli e schemi
Gli studi sull’automazione e la realizzazione di automi, così come i progressi dell’elettronica e dell’informatica e gli studi sulle organizzazioni, hanno incrementato notevolmente la conoscenza riguardo al controllo dei sistemi. Il controllo è un attività di sorveglianza di un determinato sistema con finalità di regolazione, che si attua manipolando le sue grandezze in ingresso (input). Tutti i processi che in qualche modo vengono automatizzati o che, in assenza di automazione, si vogliono sottoporre a guida (tra questi possono rientrare anche i processi formativi) hanno bisogno che al loro interno venga attivata una funzione di controllo. La ricerca in campo psicologico e pedagogico ha prodotto significative esperienze basate sul concetto di controllo (valutazione, feedback) alcune delle quali hanno dato luogo a veri e propri modelli. Il Mastery learning (apprendimento per la padronanza), messo a punto da Benjamin S. Bloom. Dopo aver presentato un modello progettuale di sintesi (il modello adhocratico) il contributo descrive le linee evolutive dei modelli di progettazione formativa
La logica della progettazione formativa
Il contributo, che apre la trattazione del volume, presenta l'impianto logico della progettazione. In particolare viene descritto il nesso tra intento e azione e il legame piuttosto debole che in molti casi si stabilisce tra questi due momenti del processo progettuale, soprattutto a causa delle condizioni di incertezza in cui avviene la progettazione. Vengono quindi descritti i modelli di razionalità cui si riferiscono i diversi modelli progettuali
Le origini del progetto CORE
L'autore descrive le origini del progetto di ricerca del quale nel volume si presentano metodologia e risultati. Il quadro di riferimento e il problema dai quali ha avuto origine la ricerca sono quelli di una realtà educativa molto dinamica, quella della città di Reggio Emilia, dove il dialogo tra una esperienza di eccellenza nota nel mondo (le scuole dell'infanzia comunali) e gli altri soggetti coinvolti nel mondo dell'educazione sia dal punto di vista della pratica quotidiana (per esempio le scuole primarie) sia da quello della ricerca (la giovane facoltà di Scienze della formazione), presenta qualche elemento problematico. In particolare, nel contesto descritto, si pongono due problemi: a) il confronto e la collaborazione tra le scuole dell’infanzia comunali, che hanno un loro coordinamento e una forte identità pedagogica, e la facoltà di Scienze della formazione che ha come fine istituzionale quello di avviare una ricerca libera da condizionamenti anche e soprattutto sulla scuola dell’infanzia e la qualità dei suoi servizi. Confronto e collaborazione che non sempre hanno avuto manifestazioni positive; b) l’approfondimento di un tema di natura più scientifica che è il passaggio da un ambiente di apprendimento dove prevalgono gli apprendimenti informali (scuola dell’infanzia) ad un ambiente di apprendimento dove invece prevalgono gli apprendimenti formali (scuola primaria). Entrambi questi aspetti problematici hanno motivato e spinto i due soggetti in questione (Università e Istituzione Nidi e Scuola dell’Infanzia del Comune di Reggio Emilia) a promuovere la ricerca CORE (studio sulla Continuità nelle scuole dell’infanzia comunali e nelle scuole primarie di Reggio Emilia)
Le lezioni-testimonianza. Analisi del contenuto
Nel contributo gli autori presentano i risultati dell'analisi del contenuto effettuata sul corpus testuale accumulato con i testi delle trascrizioni delle le lezioni-testimonianza e delle interviste. Il lavoro è stato condotto in una prima fase da coppie di ricercatori che hanno analizzato ciascuna un'area di contenuto (i tre quesiti alla base della ricerca): a) come apprendono i bambini; b) verso quali saperi sono orientati; c) con quali scelte didattiche. Laura Cerrocchi, Jovanka Rivi e Giusi Casasanta hanno scritto il par. 1 Come apprendono i bambini, pp.101-126, Antonio Gariboldi ha scritto il par. 2 I saperi verso cui gli insegnanti orientano i bambini, pp.126-143, Luciano Cecconi, dopo essersi confrontato con Paola Cagliari in merito all’analisi delle testimonianze sul tema “Le scelte didattiche degli operatori”, ha scritto il par. 3 "Le scelte didattiche degli operatori: contenuti e motivazioni", pp.144-184. Per quanto riguarda il par.1, nello specifico Laura Cerrocchi ha scritto il par. 1.3 per le voci: e, f, g, h, i, l, m e il par. 1.4. Jovanka Rivi ha scritto i parr.1 e 1.1 e il par. 1.2 per le voci a, b, c, d, e, f, g, h e i. Giusi Casasanta ha scritto il par. 1.2 per le voci l, m, n, o, p, q, r e il par. 1.3 per le voci a, b, c e d
«Le opere dei capri». Eugenio Cecconi, Teofilo Gay e la 'propaganda protestante' a Firenze (1874-1888)
«Le opere dei capri». Eugenio Cecconi, Teofilo Gay e la 'propaganda protestante' a Firenze (1874-1888
Continuità, discontinuità e punti di vista
Nel contributo si presenta la continuità educativa e didattica all'interno del più complesso rapporto che si stabilisce tra cultura ed educazione. La scuola, infatti, è un prodotto culturale (un artefatto). La transizione tra un contesto educativo (la scuola dell'infanzia) e l'altro (la scuola primaria) riguarda anche questo rapporto. L’aspetto problematico della transizione che si vuole indagare sta nel fatto che mentre l’elemento naturale si sviluppa senza soluzioni di continuità, su una linea continua, un continuum (il bambino è sempre lo stesso anche se cambiano le sue caratteristiche, psico-fisiche, sociali, culturali e affettive), l’elemento artificiale (cioè il curricolo, l’organizzazione didattica, i tempi e gli spazi dell’azione educativa, la formazione e l’azione degli insegnanti, i metodi di valutazione, la normativa ecc.) si presenta invece con elementi di forte discontinuità, come un sistema discreto. In questa prospettiva la continuità è rappresentata dal bambino stesso e dal suo mondo, la discontinuità dalla scuola, che a ogni passaggio cambia più o meno radicalmente il suo assetto (curricolo, organizzazione didattica, funzione docente, tempi e spazi dell’azione educativa, metodi di valutazione ecc.). Uno dei passaggi dove la soluzione di continuità (la discontinuità) è più forte è proprio quello che avviene tra la scuola dell’infanzia e la scuola primaria. Si tratta, appunto, di una transizione importante, da ogni punto di vista, sia da quello del bambino sia da quello della società e dell’istituzione scolastica
Gli strumenti della ricerca e l'analisi dei dati
Gli autori descrivono i diversi strumenti per la raccolta dei dati utilizzati nel corso dell'indagine: la lezione testimonianza; l'intervista; il focus group.
Da un punto di vista metodologico, le lezioni-testimonianza possono essere considerate l’aspetto peculiare del progetto CORE, in quanto pur basandosi su esperienze di ricerca ben consolidate – in particolare di tipo etnografico e narrativo – esse rappresentano un contributo del tutto originale del gruppo di ricerca del centro Valfor. Nello specifico, alcuni insegnanti “storici”, cioè rappresentativi per storia personale ed esperienza dei due gradi scolastici, sono stati invitati a narrare a un pubblico di colleghi il proprio modo di “fare scuola” nel contesto di quella che il gruppo di progetto ha definito “lezione-testimonianza”. Tali lezioni, della durata di circa 45 minuti, si sono tenute presso un’aula della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. “Lezione” perché richiama un contesto tradizionale, un’aula universitaria e un pubblico “in formazione” che sostanzialmente si pone in una posizione di ascolto. “Testimonianza” sia perché la finalità della lezione è proprio quella di ricostruire un’esperienza per presentarla a un pubblico che condivide la stessa condizione professionale, sia perché il suo contenuto è strettamente legato all’esperienza professionale del relatore. L'intervista e il focus group vengono descritti nella metodologia e illustrati nel protocollo utilizzato dagli intervistatori con i dodici insegnanti intervistati. Sebbene la scelta del gruppo di ricerca sia stata per un’intervista strutturata, si è inteso costruire una matrice che al suo interno avesse particolare attenzione: da un lato a creare un clima di ascolto e massima fiducia in cui l’astensione del giudizio e la neutralità dell’intervistatore risultavano aspetti irrinunciabili per raccogliere informazioni sull’intervistato e su esperienze, comportamenti, opinioni e atteggiamenti personali; dall’altro lato a lavorare in profondità, sicché da garantire quanto più possibile autenticità e processi revisionali di ristrutturazione del nesso emozione-azione-pensiero tramite una messa in parole/simboli del proprio mondo professionale interno ed esterno, implicito ed esplicito. L’intervista focalizzata di gruppo (focus group) è stata utilizzata per meglio comprendere e, di conseguenza, operare nella realtà, tenuto conto che conoscere e capire differenti punti di vista consente di revisionare prospettive e azioni. Il focus group è stato scelto per il suo potenziale sia conoscitivo e revisionale-formativo di opinioni, idee, atteggiamenti, livello di consapevolezza, comportamenti e valutazioni situato nella tecnica, sia per la ricorsività che innesca fra dimensione cognitiva e affettiva, fra pensiero-linguaggio-azione, fra piano individuale e gruppale. Infine, gli autori illustrano i metodi scelti per procedere all’analisi dei dati. Il gruppo di ricerca si è avvalso dell’analisi del contenuto, in particolare di due sue tecniche specifiche:
a) quella basata sull’analisi condotta sui testi raccolti dallo stesso ricercatore, dove l’unità di analisi è costituita dalle proposizioni, cioè dalle frasi che compongono la narrazione oggetto di indagine, in questa tecnica le procedure utilizzate sono di tipo qualitativo (la categorie e gli strumenti di interpretazione del testo sono definiti dallo stesso ricercatore); b) quella basata sull’analisi lessicometrica, effettuata in modo automatizzato da specifici software che sottopongono i testi a un trattamento lessicale chesi basa su metodi statistici, quindi quantitativi.
Il gruppo di ricerca ha deciso di ricorrere a entrambe le tecniche di analisi del contenuto per poter compensare, nei limiti del possibile, i limiti che ciascuna delle due tecniche presenta nel momento in cui viene utilizzata in modo esclusivo.
La scrittura del capitolo è stata così suddivisa: Luciano Cecconi e Andrea Pintus hanno scritto la Premessa, il par. 1 e il par. 3, pp.36-39 e pp.48-51; Laura Cerrocchi ha scritto l'intero paragrafo 2. L’intervista e Il focus group (dunque anche tutti i suoi sottoparagrafi), pp.39-47
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