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ASPIRANTI LEVIATANI E DIRITTO DELL’UNIONE: LA RICOLLOCAZIONE DEI RICHIEDENTI ASILO COME MINACCIA ALLA SICUREZZA?
Questo atto conclusivo della “saga” sulla relocation è importante per tre motivi. Innanzitutto,
chiarisce che l’art. 72 TFUE non può essere inteso come un “cavallo di Troia” sovranista nella
roccaforte liberale del diritto europeo: non consente agli Stati membri operazioni di “cherry-picking”,
cioè di decidere quali norme dell’Unione applicare e quali no, invocando il primato della loro missione
“hobbesiana”. Inoltre, nell’equiparare il dettato dell’art. 72 TFUE alle clausole di ordine pubblico che
legittimano gli Stati ad adottare misure restrittive della libertà di circolazione e soggiorno, la Corte di
Giustiziasembraresistere alla tentazione di riprodurre a livello europeoundoppio standard di tutela tra
comunitari e non, ricucendo almeno in parte lo strappo con il criterio della territorialità prodotto da altre
sue pronunce recenti. Infine, la sentenza conferma che l’Unione dipende, per l’attuazione delle sue
norme, dagli Stati membri, i quali però hanno capacità amministrative molto diverse e una scarsa
attitudine alla cooperazione. Questo deficit esecutivo condiziona l’effettività del diritto europeo e il
principio di solidarietà, soprattutto in un ambito nel quale il ricorso a misure coercitive e di deterrenzaè
sistematico. Del deficit esecutivo dell’Unione occorrerebbe tener conto mentre si delinea il futuro
della sua politica di immigrazione e asilo.n