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Studio del ciclo del carbonio in relazione con la sostenibilità della fertilizzazione organica in arboricoltura da legno in ambiente mediterraneo
Dottorato di ricerca in Ecologia forestaleShort Rotation Woody Crops (SRWC) is a method of cultivation of selected material of fast growing species (poplar, willow, eucalyptus, black locust) to produce in short time large quantity of biomass for energy purposes (calorific or/and electric energy). In a SRWC very high plant density per hectare is used (from 5-10,000 to 15,000 plants per hectare), the rotation age is 2-3 years. It is estimated that a SRWC Eucalyptus requires an average of at least 100 kg of N year, thus the use of irrigation and fertilization to meet the demand of this type of crop is not feasible because is a very uneconomic crop. Irrigation can be used as a rescue intervention and inorganic fertilizer at planting and after the cuts. For this reason, the fertilization with manure, where available, may be an attractive option because allows to properly dispose of the sewage and to give to the plant nutrients necessary for growth.
The European Union Directive 91/676/EEC, known as Nitrates Directive, has dictated basic agronomic principles regarding the use of animal manure source, zoo-technical and waste waters from small food companies.
The use of nitrification inhibitors together with animal effluents may be beneficial for nutrient recycling, soil quality, plant productivity and greenhouse gas emission, and offers economic advantages to make it an alternative to conventional fertilizers.
The aim of this research was to investigate the sustainability of organic fertilization combined with a nitrification inhibitor in relations to carbon dynamics.
Were compared the effectiveness of the nitrification inhibitor 3,4 dimethyl pyrazole phosphate (DMPP), together with the addition of fresh organic matter (bovine effluent, BE) to the soil of a short rotation forestry.
The results of microcosm experiments suggested that the combined use of DMPP and BE could be a good solution to limit the drastic effect of BE application on soil biological properties and microbial dynamics. The preliminary study of field application of DMPP and BE evidenced that this strategy of fertilization could be also a good solution to reduce the ammonia and carbon dioxide emissions and to improve the productivity in SRWC agro-ecosystems of Mediterranean environment and preserve the soil functions.Le culture da legno a ciclo breve (SRWC) sono un metodo di coltivazione di materiale selezionato a rapida crescita di specie (pioppo, salice, eucalipto, robinia) per produrre in breve tempo grande quantità di biomassa a fini energetici (calorifico e / o elettrici energia). Una densità di piantw molto alta per ettaro viene utilizzata (da 5-10.000 a 15.000 piante per ettaro) e l'età di rotazione è di 2-3 anni. È stimato che un Eucalyptus SRWC richiede un media di almeno 100 kg di N anni, quindi l'uso di irrigazione e fertilizzazione per soddisfare la domanda di questo tipo di coltura non è possibile perché è una coltura non redditizia. Per questo motivo, la concimazione con liquami zootecnici, può essere un'opzione interessante in quanto permette di smaltire correttamente i liquami e di dare alla pianta le sostanze nutritive necessarie per la crescita. La Direttiva europea 91/676/CEE, nota come Direttiva sui nitrati, ha dettato le basi agronomiche per quanto riguarda l'uso di concime animale fonte, zoo-tecniche e le acque reflue provenienti da piccole le aziende alimentari. L'uso di inibitori della nitrificazione insieme ad effluenti animali può essere utile per il riciclaggio dei nutrienti, la qualità del suolo, la produttività e le emissioni di gas serra, e offre vantaggi economici tali da renderli un'alternativa ai fertilizzanti convenzionali. Lo scopo di questa ricerca è stato quello di indagare la sostenibilità della concimazione organica combinata con un inibitore della nitrificazione in relazioni con le dinamiche di carbonio nel suolo. E’ stata confrontata l'efficacia dell’ inibitore della nitrificazione 3,4 dimetil pirazolofosfato (DMPP), insieme con l'aggiunta di un effluente bovino,( BE) al terreno di una SRWC. I risultati di esperimenti in microcosmi suggeriscono che l'uso combinato di DMPP e BE potrebbe essere un buon soluzione per limitare l'effetto drastico dell’applicazione di BE sulle proprietà biologiche del suolo. Lo studio preliminare del campo applicazione di DMPP e BE ha evidenziato che questo strategia di fertilizzazione potrebbe essere anche un buon soluzione per ridurre le emissioni di ammoniaca e anidride carbonica e per migliorare la produttività economica in agro-ecosistemi di ambiente mediterraneo e preservare le funzioni del suolo
Fluorescent particle tracers for surface flow measurements: a proof of concept in a natural stream
4s
L’innovazione si fa impresa: gli spin-off accademici
La società industriale è ormai orientata verso un sistema economico basato sull’informazione e sulla conoscenza, tanto che il successo risulta sempre più legato all’innovazione ed al trasferimento tecnologico, leve strategiche per lo sviluppo dell’economia.
La consapevolezza di questa knowledge economy contribuisce ogni giorno alla nascita di legami sempre più stretti tra la ricerca ed il mondo produttivo – imprenditoriale proprio per portare sinergicamente a concretizzare i risultati di quello che giornalmente viene svolto nelle Università. Queste sinergie hanno portato negli ultimi anni a focalizzare l’attenzione sul fenomeno, non ancora molto conosciuto ed analizzato dalla letteratura, degli spin-off accademici.
Nel momento in cui l’organizzazione di riferimento è una Università, ed i soggetti che si distaccano per dar vita ad un’impresa sono ricercatori, professori, studenti o ancora personale amministrativo con lo scopo di mettere in pratica o di sfruttare commercialmente i risultati delle loro ricerche, in questo caso si può parlare di spin-off accademici
Intraspecific Variability and trade-offs in feeding and anti-predator behaviour in Golden Grey mullets (Liza aurata)
Dottorato di ricerca in Ecologia e gestione delle risorse biologicheTradizionalmente, gli studi condotti sulle relazioni preda-predatore e sulla loro influenza sul
comportamento alimentare hanno focalizzato la loro attenzione sulle risposte medie di un
gruppo d’individui, senza considerare la variabilità individuale all'interno della popolazione.
Lo studio della variabilità individuale è di fondamentale importanza per la comprensione dei
meccanismi che sono alla base dei processi evolutivi; la diversità fenotipica, infatti, è
espressione della diversità genetica e può essere considerata un indice della plasticità, ovvero
della capacità adattativa, di una popolazione.
L’esigenza principale nella vita di ogni animale è l’alimentazione ed è nella ricerca del cibo
che ogni individuo investe la maggior parte del proprio tempo e della propria energia; la
ricerca del cibo, tuttavia, comporta generalmente l’esposizione al rischio di predazione.
Per le ragioni suddette, la presente tesi dottorale è finalizzata a caratterizzare il
comportamento alimentare, i tratti comportamentali e locomotori della risposta anti-predatoria
e una serie di tratti fisiologici chiave nella specie modello Liza aurata.
Le possibili relazioni individuali di tratti comportamentali e fisiologici, funzionalmente
collegati al comportamento alimentare, possono fornire una spiegazione al mantenimento di
un’elevata variabilità nell'espressione fenotipica, tipica in L. aurata e nei Mugilidi in genere.
Oltre alla comprensione di tali meccanismi, che sono alla base del mantenimento della
variabilità genetica all’interno di una popolazione, gli esperimenti condotti nel presente studio
forniranno dati per l’implementazione di un modello eco-fisiologico basato sugli individui
(IBM), realizzato sulla laguna di Cabras (Oristano; Sardegna).
Questo tipo di modello è in grado di simulare, per ogni individuo, le relazioni trofiche, i
processi fisiologici e comportamentali e l'influenza delle condizioni ambientali su di essi.
Integrando la risposta dei singoli individui a livello di popolazione, esso permette di
formulare scenari sulla produttività dello stagno in relazione alle variabili ambientali, le cui
oscillazioni, che in contesto lagunare sono particolarmente intense e repentine, influiscono sul
tasso di crescita degli organismi. L'IBM può quindi rappresentare un utile strumento per la
gestione degli stock ittici in ambiente lagunare.
I mugilidi sono pesci gregari, eurialini ed euritermi, che popolano le acque marine costiere.
Le specie di questa famiglia compiono migrazioni trofiche stagionali verso le lagune costiere.
Principalmente si nutrono di alghe bentoniche, detrito organico e piccoli invertebrati. I
mugilidi ricoprono un ruolo chiave nel trasporto della materia organica dentro e fuori gli
ambienti di transizione e verso livelli più alti della catena alimentare.
In particolare, questo studio si è posto l’obiettivo di descrivere il comportamento alimentare
di L. aurata e gli effetti della taglia (piccola e media) e della temperatura ambientale (10 e 20
°C) su di esso. Sono stati inoltre studiati tratti fisiologici e comportamentali chiave
funzionalmente collegati all'attività di foraggiamento. Nello specifico, sono stati condotti
esperimenti di laboratorio finalizzati a valutare:
1. Il comportamento alimentare, tramite la misurazione del tempo speso, della frequenza e
della superficie brucata nel foraggiamento, nonché della biomassa ingerita.
L’esperimento è stato condotto filmando l'attività di foraggiamento in un mesocosmo
sul fondo del quale è stato coltivato un biofilm algale.
2. La capacità metabolica, attraverso la misurazione sperimentale del consumo di
ossigeno durante l'esercizio aerobico forzato in un respirometro a flusso di nuoto.
3. L'attività spontanea di nuoto, misurata mediante il tempo speso nel nuoto (%), la
velocità media cumulativa e la distanza percorsa, utilizzando un sistema di videotracking.
4. La risposta di fuga, misurando le variabili locomotorie (turning rate medio e massimo,
velocità media) e comportamentali (direzionalità, capacità di risposta e latenza)
espresse nella fuga indotta da uno stimolo meccanico.
5. L'audacia (o presa di rischio), quale espressione del compromesso tra il rischio di
essere predati e la possibilità di ottenere foraggio, misurata nell'intervallo di tempo che
precede l'abbandono del rifugio per l'esplorazione e per il foraggiamento.
6. La lateralizzazione comportamentale, sia a livello individuale sia di popolazione, quale
indice di sviluppate capacità cognitive, misurata attraverso l'indice di lateralizzazione
relativa e assoluta utilizzando il Detour test.
L'effetto della taglia e della temperatura sul comportamento alimentare è stato testato
statisticamente attraverso two-way ANOVA, mentre i tratti comportamentali e fisiologici
studiati sono stati messi a confronto nella regressione lineare; una probabilità inferiore al 5%
(P<0,05) è stata considerata come limite per la significatività statistica. La variabilità
individuale è stata analizzata mediante la distribuzione di frequenza e valutata attraverso il
coefficiente di variazione.
Dai risultati ottenuti, L. aurata mostra il comportamento alimentare tipico delle specie
erbivore: un foraggiamento frequente e costante, intervallato da momenti di riposo e di
pascolo esplorativo. Gli individui di questa specie costituiscono grandi banchi e per questo,
per soddisfare le proprie esigenze alimentari, hanno bisogno di estese superfici di biofilm;
tuttavia l'integrazione con piccoli crostacei e altri organismi bentonici, non considerata in
questo studio, potrebbe incidere sulla superficie stimata. Gli individui di taglia piccola
mostrano un comportamento alimentare più attivo con una percentuale di tempo e una
frequenza di foraggiamento maggiori rispetto agli individui di taglia media. Tuttavia,
nonostante il comportamento alimentare degli individui di taglia piccola risulti, alla
temperatura ottimale (20 °C), più attivo di quello degli individui di taglia media, essi, pur
mantenendo una frequenza e un tempo di foraggiamento maggiori, hanno a 10 °C una
velocità di foraggiamento inferiore rispetto ai medi, determinando una significativa riduzione
della superficie brucata e della biomassa ingerita.
Tutte le componenti del comportamento alimentare misurate in questo esperimento hanno
mostrato un'elevata variabilità; tale variabilità aumenta all'aumentare della temperatura e alla
diminuzione della taglia.
In generale in L. aurata è stato riscontrato un tasso metabolico in cui l'intervallo di valori
registrati per AMR, SMR e AMS risulta, seppur più ampio, paragonabile a quanto misurato in
studi precedenti condotti sulla stessa specie.
Nell'attività spontanea di nuoto risulta una correlazione tra la distanza percorsa nell'unità di
tempo e la velocità media di pascolo. Di conseguenza, la tendenza alla vagilità individuale,
oltre ad essere motivata da esigenze ecologiche, potrebbe essere una caratteristica fisiologica
intrinseca nell'individuo.
Rispetto a studi precedenti, l'impegno nell'attività di foraggiamento mostra un effetto sulla
latenza di fuga e sulla direzionalità ma non sulla prestazione locomotoria, che presenta valori
relativamente alti del turning rate medio e massimo e della velocità di fuga.
La presente tesi dottorale ha inoltre dimostrato come gli individui di L. aurata siano
potenzialmente più vulnerabili alla predazione durante l'attività di foraggiamento. Infatti è
stato dimostrato come tale attività aumenti i tempi di fuga e la direzionalità verso un
predatore. Un ritardo nella fuga può essere considerato non soltanto la semplice conseguenza
della mancata percezione del pericolo o di un ritardo in essa, ma può rappresentare una
decisione basata sul compromesso tra il digiuno e il rischio di predazione.
La presa di rischio nell'abbandono del rifugio e nel foraggiamento risultano statisticamente
correlate; questo suggerisce l'esistenza di differenti gradi di assunzione di rischio a livello
individuale. Inoltre, dalla distribuzione di frequenza dei dati ottenuti, si evidenzia la presenza
di due categorie d’individui: "audaci" e "timidi". I primi possiedono una maggiore
propensione a rischiare la predazione e quindi un maggiore accesso alle risorse.
In L. aurata risulta una lateralizzazione comportamentale sia a livello individuale, sia di
popolazione. L'indice di lateralizzazione assoluta (LA) presenta una distribuzione asimmetrica
con il 37,50% degli individui caratterizzato da valori di lateralità assoluta maggiori o uguali a
60 (valore soglia per la lateralizzazione); tale asimmetria comportamentale è espressione di
una specializzazione celebrale, la cui presenza è indice di una maggiore efficienza cognitiva
che può determinare vantaggi ecologici con conseguenze sulla selezione naturale.
Dal confronto operato, a livello individuale tra tratti comportamentali e fisiologici, è stata
riscontrata una correlazione positiva tra l'attività spontanea di nuoto e alcune delle variabili
locomotorie e comportamentali della risposta di fuga. Tale correlazione può rappresentare una
coevoluzione di caratteri del rapporto preda-predatore, che contribuisce alla sopravvivenza di
questa specie. Infatti, vivendo per lo più in habitat (acquee costiere, estuari, lagune costiere)
con fondi molli e poco strutturati e quindi generalmente privi di rifugi, L. aurata ha
sviluppato una coevoluzione di alcune caratteristiche che possono rappresentare una risposta
adattativa all'elevata pressione esercitata dai predatori in tali ambienti. In ambienti omogenei,
infatti, una specie molto vagile, come è risultata L. aurata, è più visibile e quindi
maggiormente soggetta a predazione.
Questo studio ha inoltre evidenziato una correlazione tra la lateralizzazione comportamentale
e l'audacia individuale, dimostrando come gli individui lateralizzati, quindi più evoluti da un
punto di vista cognitivo, siano coloro che rischiano maggiormente la predazione ai fini di un
maggiore accesso alle risorse alimentari. Una maggiore efficienza cognitiva potrebbe dunque
rappresentare un meccanismo compensativo alla maggiore esposizione al rischio di
predazione.
Lo studio della variabilità interindividuale nelle performance misurate in questo lavoro,
contribuisce alla comprensione dei meccanismi che determinano l'ampia distribuzione
geografica di questa specie. La presenza di un'elevata variabilità può avere un significato
ecologico importante che probabilmente è alla base della capacità di una specie di
sopravvivere e colonizzare habitat differenti. Differenti fenotipi consentono infatti a una
popolazione di avere sempre un certo numero di individui adattati alle condizioni dell'habitat
occupato. La variabilità in tratti che risultano determinanti per la fitness degli individui, e
dunque la presenza di un largo pool fenotipico all'interno di una popolazione, risulta dunque
giocare un ruolo chiave in specie che, come L. aurata, occupano durante il loro ciclo di vita
habitat differenti, e potrebbe essere alla base della straordinaria capacità adattativa di questa
specie.Traditionally, studies on predator-prey relationship and on its influence on feeding behaviour
have focused on average values of a population, without considering the inter-individual
variability. This variability could be important to understand the mechanisms of the
evolutionary process since phenotypic variability is related to genotypic diversity and can be
considered as an index of population plasticity.
Foraging behaviour is essential for any animal species, in fact they spend the largest part of
their lifetime searching for food. This process, however, implies higher exposition time to the
risk of predation.
For these reasons, the aim of this thesis is the investigation of the feeding behavior, the
behavioral and kinematics components of the anti-predator manoeuvres and other relevant
physiological traits of these behaviours in the model fish Liza aurata. Previous studies have
revealed a high degree of variation in a series of behavioral and physiological traits related to
feeding in Mullets. The existence of a negative relationship (trade-off) between these traits
may be explain the maintenance of an elevated variability in phenotypic expression. The
present doctoral work will provide a first study documenting the extent of this variation and
the relationships between traits and could also provide a data set for the implementation of an
individual eco-physiological model (IBM) applied to the coastal lagoon of Cabras (OR, west
sardinia). This kind of ecological model can simulate, for any individual, the trophic relation,
physiological and behavioural process, and the influence of environmental factors on these
traits. The integration of individual performance to population level, allow formulating
scenarios on the ecosystem productivity in relation to the environmental variables. Those, in
coastal lagoon, have wide annual and seasonal fluctuation that could influence the fish growth
rate significantly. Then the IBM could represent a helpful tool for the costal lagoon fish stock
management. L. aurata, has been chosen as a species model because it typically inhabits
marine coastal environment and perform seasonal trophic migration in coastal lagoons. It
mainly feeds benthic algae (biofilm), organic detritus and small invertebrates. Generally,
Mullets play a key role in the transport of organic matter between coastal lagoon and sea, and
represent a fundamental link between the different levels of trophic pyramid.
More specifically, the experiments reported here examines the feeding behaviour of L. aurata
and the influence of size (small and medium) and of the environmental temperature (10 °C
and 20 °C) on it. Further more a key behavioural and physiological traits, functionally related
to feeding activity, have been investigated. In particular, the experiments performed in this
work have been aimed to assess:
1. Feeding behaviour, by investigating: feeding time, frequency, grazing area and
ingested biomass. The experiments have been performed filming the feeding activity
of fish in a mesocosm, in which an algae biofilm has been growth.
2. Metabolic scope has been assessed trough the experimental measurement of oxygen
consumption during forced swimming activity in a swimming tunnel respirometers.
3. Spontaneous swimming activity was measured as the time spent during swimming,
average cumulative swimming speed and distance covered, using a video tracking
system.
4. Escape response performance was determined by measuring the behavioural
(directionality, responsiveness and latency) and locomotor variables comprising the
fish escape from a mechanic stimulus, using a high-speed camera.
5. Boldness (or Risk taking behavior), was defined as an expression of the foragingpredation
risk trade-off, and measured as the time lap between food presentation and
the abandonment of a secure shelter, and between food presentation and fish feeding.
6. Behavioural lateralization, defined as index of cognitive enhancement, was
performed by a detour test and calculated with a laterality index at individual and
population levels.
Size and temperature effects on fish feeding behaviour have been tested using two-way
ANOVAs. The relationship between physiological and behavioural traits have been analysed
using linear regressions. Individual variability were assessed by the analysis of the frequency
distributions and measured by the coefficient of variation (CV). A probability less than 5%
(P<0.05) was taken as the limit for statistical significance. Statistical analyses were performed
using SigmaStat 3.1 (Systat Software).
L. aurata showed the typical feeding behaviour of herbivorous species: high feeding
frequencies alternate with periods of rest and exploring. From the experiments, it results that
species, which forms large shoals, required a large biofilm surface to satisfy their feeding
demands. With respect to Medium size individuals, Small individuals shows a more active
feeding behaviour with a highest percentage of time spent while feeding and the highest
feeding frequency at both temperature (10 and 20 °C). At 10 °C small individuals show a
slower feeding speed resulting in a less ingested biomass. All feeding behaviour components
measured in this experiment are characterized by high variability; which is positively
correlated to the temperature and negatively correlated to the size.
In general, the metabolic rate values measured in this study, although slightly wider, are
comparable to those measured in other studies conducted on the same species.
In Spontaneous swimming activity, a correlation between travel distance per unit time and
cumulative average speed was found.
As shown in previous study, being engaged in some sort of activity may affect the output of
another tasks. In our case we found that, fish startled while foraging displayed values of
escape latency and directionality, different from values measured while simply swimming.
However, it has no effects on the locomotor performance, which show relatively, but not
significant, higher values in average and maximum turning rate and escape speed. These
results shown suggest that individuals of L. aurata are potentially more vulnerable to
predation while foraging. The higher escape latency may depend, not just by a biased
perception of the predator, but it could also derive by a tradeoff with the immediate advantage
given by the opportunity of foraging.
Risk taking variables results significantly correlated; this suggests the existence of different
degrees of risk taking at individual level. Furthermore, the presence of two different
categories of individuals: Bold and shy, was reveled by the analysis of frequency distribution.
Bold individuals resulted to be more prone to take risks towards predation in favor of more
access to food.
L. aurata showed a behavioural lateralization both at individual and population level.
The absolute lateralization index (LA) reveled an asymmetric distribution with 37,50% of
individuals having an absolute lateralization value equal or above 60, which represents the
threshold for lateralization. Such behavioural asymmetry is an expression of cerebral
specialization, which is an index of high cognitive efficiency, which leads to ecological
advantages in terms of natural selection.
The comparison between the individual behavioural and physiological traits reveled a positive
correlation between spontaneous swimming activity and some of the locomotor and
beavioural components of escape response. Such correlation could represent a coevolution of
traits involved in predator-prey interactions, contributing to the survival of this species.
Living mostly in soft bottom habitats, characterized by homogeneous surface and lack of
shelters, has driven L. aurata to develop a coevolution of some features that could represent
an adaptive response to high predation pressure.
Another correlation found in this study links behavioural lateralization to individual boldness,
suggesting that lateralized individuals are more prone to take risk to obtain foraging access.
Therefore enhancement in cognitive efficiency could represent a compensative mechanism
derived by a higher exposure to predation.
The high extend of inter-individual variability measured in the experimental variables may
reside on the wide geographical distribution of this species. In fact, different phenotypes
allow a population to always preserve a number of individuals well adapted to the different
habitats conditions. Thus, the presence of a large phenotypic pool within a population is
fundamental for species, like L. aurata, that in the different stages of their life inhabit
different environments and could represent the reason for such extraordinary adaptive
potential of that species
Contractual typologies and labour flexibility in public admistration
Dottorato di ricerca in Diritto dei contratti pubblici e privatiLa persistente inefficienza nell’utilizzo delle risorse umane nel settore del lavoro pubblico impone l’attenzione sul come la pubblica amministrazione stia tentando di rispondere alle nuove complesse problematiche poste a livello nazionale, internazionale e globale. In un mercato del lavoro in rapido sviluppo il settore del lavoro pubblico mostra una scarsa dinamicità ed una certa resistenza ad accettare soluzioni innovative. Si parla da molto tempo della necessità di innovare il rapporto di lavoro nel settore pubblico “privatizzato” e la pubblica amministrazione in generale, ma solo da ultimo il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni ha conosciuto uno stimolo all’uso dei fattori premiali e flessibili grazie all’introduzione della valutazione della performance. Innovare attraverso lo strumento della flessibilità contrattuale nel settore del lavoro pubblico significa raggiungere l’obiettivo dell’efficienza. Per questo bisogna indagare se il problema della mancata efficienza sia di carattere giuridico “contrattuale” o le ragioni vadano indagate anche rispetto ad una complessità progettuale che tenga conto della cultura e dei processi sociali. L’indagine, in questa sede, è finalizzata allo studio dell’adattabilità delle tipologie contrattuali di lavoro flessibile, utilizzabili per l’organizzazione e la gestione del personale nelle pubbliche amministrazioni. L’uso di tali tipologie è divenuto, combinato con la necessità di produttività ed efficienza, fondamentale per la politica di sviluppo delle pubbliche amministrazioni, ma soprattutto indispensabile per l’attuazione delle politiche di contenimento della spesa, (così dette di spending review), per il personale che, in modo particolare a partire dalla fine degli anni novanta, ha raggiunto un livello rilevante.
Ciò ha generato una serie di provvedimenti limitativi tendenti a bloccare le nuove assunzioni nel tentativo di raggiungere nello stesso momento un contenimento dei costi ed una riduzione del personale ritenuto, non sempre a ragione, eccedente il fabbisogno, il tutto, ovviamente nel tentativo di incrementare l’efficienza dei servizi erogati.
Per tipologie contrattuali flessibili di lavoro si intendono tutte quelle che differiscono dal contratto di lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato, disciplinato dall’art. 2094 cod. civ. e definito contratto di lavoro standard.
Partendo dalle linee guida tracciate dalla legge n. 15 del 4 marzo 2009, di riforma del pubblico impiego, sono state analizzate le misure che disciplinano le modalità attraverso le quali le pubbliche amministrazioni possono avvalersi delle tipologie contrattuali di lavoro flessibile.
Per meglio inquadrare l’attuale riforma del lavoro nel settore pubblico privatizzato (in questo studio indicata come Terza Riforma) è necessaria la ricostruzione storica della disciplina normativa del rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni, prendendo le mosse in un’ottica efficientistica e passando attraverso l’evoluzione dei modelli contrattuali che l’hanno caratterizzata, partendo dal modello unilaterale e autoritativo fino ad arrivare al modello contrattuale pattizio e paritario.
Attraverso questa ricostruzione è possibile individuare i principi fondamentali, quali l’efficienza dell’organizzazione delle pubbliche amministrazioni, l’intangibilità dell’organizzazione e del potere datoriale e la relativa responsabilità dirigenziale, la specialità dell’accesso agli uffici pubblici (anche in attuazione del principio costituzionale di uguaglianza contenuto nell’art. 3 e dell’imposizione della stessa Costituzione all’art. 97, co. 3, del concorso pubblico, salvo i casi di deroga stabiliti dalla legge, quale forma di reclutamento a garanzia dell’imparzialità della pubblica amministrazione), che sono il presupposto essenziale posto alla base del possibile utilizzo per le pubbliche amministrazioni sia dei contratti di lavoro standard sia dei contratti di lavoro flessibile.
L’uso dei contratti di lavoro flessibile rappresenta uno strumento idoneo, quando inserito tra i vari strumenti ed obiettivi primari delle pubbliche amministrazioni, a garantire la migliore organizzazione degli uffici se finalizzato a perseguire il buon andamento della pubblica amministrazione, così come previsto dall’art. 97 della Costituzione.
Grazie ad un opportuno utilizzo delle risorse umane diviene possibile raggiungere anche l’ulteriore obiettivo, primario per le pubbliche amministrazioni, del controllo delle risorse finanziarie.
Una conoscenza approfondita della gestione delle risorse umane (dipendenti con contratto di lavoro standard e non) ed una attenta analisi del contesto di riferimento possono favorire una efficiente razionalizzazione delle risorse, non solo in merito all’organizzazione degli uffici e del lavoro, ma anche sul piano politico, economico e sociale, piani con cui fino ad oggi si è dovuto scontrare il datore di lavoro pubblico nell’uso delle tipologie contrattuali di lavoro flessibile inserite nella gestione del personale e delle risorse delle pubbliche amministrazioni.
Non a caso l’art. 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001, Testo Unico del Pubblico Impiego, ed in particolare il comma 3, così come da ultimo modificato dall’art. 17, comma 26, del decreto legge n. 78 del 2009, ha evidenziato che un sistema che preveda l’uso delle predette
tipologie contrattuali come strumento di gestione per le pubbliche amministrazioni deve essere finalizzato a combattere gli abusi derivanti dal suo uso distorto.
L’abuso e l’uso distorto delle tipologie contrattuali flessibili ha dato vita ad un intenso precariato, sanato ciclicamente dalle norme dette di “stabilizzazione” (norme che sono state oggetto di valutazione di legittimità costituzionale).
Attraverso una attenta analisi dell’attuale contenuto dell’art. 36 del d.lgs. n. 165 del 2001 è possibile individuare, tenendo a mente la disciplina che regola il rapporto di lavoro nel settore privato, da una parte gli aspetti critici dell’impianto regolativo che consentono di verificare la distanza tracciata tra le discipline che permettono l’uso delle tipologie contrattuali di lavoro flessibile da applicarsi al datore di lavoro privato con quelle riservate al datore di lavoro pubblico, e dall’altra individuare quanto sia ancora presente nel rapporto di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni del modello unilaterale ed autoritativo che caratterizzava il rapporto di pubblico impiego prima della privatizzazione del rapporto di lavoro.
Partendo dalla prima versione contenuta nel decreto legislativo n. 29 del 1993, dei primi due commi del citato art. 36, è possibile individuare il campo di applicazione dei rapporti giuridici derivanti dalla stipulazione dei contratti di lavoro flessibile ivi elencati. Sono così messe in risalto le diversità esistenti tra la disciplina prevista per i rapporti di lavoro alle dipendenze del privato datore di lavoro e la disciplina prevista per il pubblico impiego privatizzato.
Grazie alla comparazione tra il contenuto delle norme che disciplinano ciascuna tipologia contrattuale flessibile inclusa nel contenuto dell’art. 36 d.lgs. n. 165/2001 ed il suo valore precettivo è stato possibile verificare la specialità che caratterizza il rapporto di lavoro nelle pubbliche amministrazioni e l’uso delle tipologie contrattuali flessibili.
Il rinvio inserito nel secondo comma dell’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001 al contenuto dei contratti collettivi nazionali di lavoro, che hanno il compito di disciplinare la materia dei contratti di lavoro a tempo determinato, dei contratti di formazione e lavoro, degli altri rapporti formativi e della somministrazione di lavoro, del lavoro accessorio e dei lavoratori socialmente utili, mette in luce la possibilità per l’autonomia collettiva di regolare ed integrare i singoli schemi contrattuali, realizzando, se così fosse, lo schema del modello contrattuale pattizio, ed evidenziando, in realtà, il limite costituito dall’essere circoscritta alla sola individuazione dei contingenti di personale da utilizzare.
Una piccola parte dell’indagine è dedicata al lavoro a tempo parziale ed agli incarichi dirigenziali del personale inquadrato con contratto standard che, seppur inseriti nel contesto del rapporto a tempo indeterminato, sono anch’essi espressione di flessibilità del lavoro nelle
pubbliche amministrazioni considerati nell’ottica efficientistica dell’organizzazione amministrativa.
Gli incarichi di collaborazione coordinata e continuativa e gli incarichi dirigenziali a tempo determinato conferiti a dipendenti sia interni sia esterni all’amministrazione che pubblica il bando presentano degli aspetti critici che hanno avuto spazio per un breve sviluppo.
L’analisi del comma 5, dell’art. 36 del d.lgs. n. 165/2001, ha permesso di sviluppare il tema della violazione delle disposizioni imperative; ipotesi che nel passato ha trovato scarsa applicazione ma oggi, grazie alla recente versione introdotta dalla legge n. 102 del 2009, ribadisce, con più forza, la misura disciplinare che prevede il recupero nei confronti dei responsabili dirigenti inosservanti delle somme erogate dall’Amministrazione per l’impiego di lavoratori assunti con contratti di lavoro flessibile illegittimi.
Interessante, considerata l’abrogazione della conciliazione obbligatoria in materia lavoro, anche per gli esigui risultati ottenuti, risulta la possibile applicazione al settore pubblico privatizzato delle forme irrituali di deflazione del contenzioso quali l’arbitrato e la conciliazione alla luce delle recenti innovazioni introdotte con la legge n. 183 del 2010, cd. Collegato Lavoro e dalla disciplina emanata, da ultimo, in materia di mediazione con il D.Lgs. n. 28 del 2010 e il D.M. n. 180 del 2010, così come modificato ed integrato dal D.M. n. 145 del 2011.
Ulteriori considerazioni giungono dalla previsione obbligatoria, per tutte le amministrazioni, di redigere ogni anno un rapporto informativo da trasmettere ai nuclei di valutazione nonché alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sulle tipologie di lavoro flessibile utilizzate relativamente alla quantità numerica ed alla spesa relativa per tipologia. Tale rapporto informativo è uno strumento avente duplice finalità: la prima è quella di permettere di individuare il dirigente responsabile dell’irregolare utilizzo delle tipologie contrattuali non standard, attraverso la verifica degli atti gestionali posti in essere; la seconda si avvale della possibilità, offerta da una rapida conoscenza del fenomeno, di adottare misure mirate a migliorare sia l’aspetto normativo, sia quello organizzativo che di controllo della gestione delle risorse umane e finanziarie. Aspetti che rilevano la necessità di insediare in maniera efficace la cultura della buona amministrazione della cosa pubblica.
Questa linea di condotta rappresenta la migliore politica per realizzare i principi di trasparenza ed imparzialità propri delle pubbliche amministrazioni. Principi idonei ad evitare che l’uso dei contratti di lavoro non standard degenerino in forme di precariato o realizzino una alternativa modalità di accesso ai ruoli professionali delle pubbliche amministrazioni, elusiva, grazie al collaudato ricorso a norme che introducono le procedure di stabilizzazione, dei previsti concorsi pubblici di accesso all’impiego pubblico per contratti di lavoro a tempo indeterminato. Alla luce dei recentissimi interventi normativi e giurisprudenziali, merita una trattazione il
“caso” rappresentato dai rapporti di lavoro flessibili utilizzati dal Ministero della Pubblica istruzione, sia per il personale docente sia per il personale amministrativo definito ATA. Prendendo spunto dai testi normativi (legge n. 124 del 1999 e D.P.R. n. 430 del 2000), la ricerca ha evidenziato alcuni aspetti critici rispetto all’applicabilità della direttiva comunitaria in tema di contratti a termine.
Nelle conclusioni vengono messi in luce i caratteri del modello contrattuale neo-autoritatio, attualmente utilizzato, nella Terza Riforma, dalle pubbliche amministrazioni. Ulteriori considerazioni finali sono orientate ad indagare gli effetti che la imminente riforma del mercato del lavoro, attualmente in discussione in Parlamento, avrà anche nel settore pubblico “privatizzato” ed in particolar modo quali novità introdurrà rispetto all’uso delle tipologie contrattuali di lavoro flessibile; e quali di queste saranno sviluppate nel tentativo di fornire una soluzione circa l’opportunità che la pubblica amministrazione utilizzi - ancora una volta - uno schema negoziale previsto nel settore privato ma “riadattato” alle esigenze di specialità, insite nel rapporto di lavoro del settore pubblico, comunque insuperabili.The persistent inefficiency in human resources management in the public sector draws our attention on how the public administration is currently trying to face the new, complex issues raised on a national, international and global level.
In a fast-developing labour market, the public sector is showing a scarce dynamism and a certain resistance to accepting innovative solutions. The discussion about the need to innovate the “privatised” working relationship and the public administration in general has been going on for quite some time; still, only recently performance evaluation has been introduced for “privatised” jobs within public administrations. Contractual flexibility in the public sector is an innovation that typically equals to more efficiency. That is why it seems necessary to us to investigate the reasons behind the lack of efficiency: is it only due to contractual issues or are there more complex causes, linked to cultural and social processes? Our study aims to investigate the adaptability of flexible employment contracts – that could be used to handle the organisation and management of personnel in public administrations – within the neo-authoritative contract model’s framework. The use of these types of contracts, together with the need for improved productivity and efficiency, has become fundamental to the development policy of public administrations. It is also essential for the implementation of cost containment policies - the so-called spending review – for the personnel who, starting from the late 1990s, reached high levels in the organization. Control measures have been previously taken: aiming at improving the efficiency of the services provided, by containing costs and reducing personnel – wrongly deemed redundant –, new employments were blocked.
By flexible employment contracts we mean all those types of contracts which are different from a full-time, permanent contract of employment, disciplined by the Article 2094 of the Italian civil code and defined as standard employment contract.
Starting from the guidelines outlined in law n.15 of 4th March 2009 – which reformed public employment – we analyse the measures which discipline the way public administrations can avail themselves of flexible work contracts.
To better understand the third reform of labour in the privatised public sector, it is necessary to examine the historical reconstruction of the normative discipline that regulates the
working relationship within the public administrations: starting from the assumption of performance improvement, through the evolution of contract types which characterised it, from the unilateral and authoritative model to the pactional and equal one.
Thanks to this reconstruction it is possible to identify the fundamental principles which are the basis of a possible use, by public administrations, of both standard employment contracts and flexible ones. This principles are “the efficiency of public administrations’ organizations”, “the intangibility of the organization, of the employer’s power and its relative managerial responsibility”, “the access to public offices” (relating to the application of the constitutional principle of equality, included in art.3, and to the imposition with the art.97 co.3 of the Constitution of public competitive examinations as the hiring method, except for dispensations stated by the law, in order to guarantee the public administration’s impartiality).
When included among the several instruments and primary objectives of public administrations, the use of flexible employment contracts represents a suitable tool to guarantee an improved organization of the offices, especially if it is aimed at pursuing the overall public administration’s good performance (according to art.97 of the Constitution).
Thanks to an appropriate management of human resources, it also becomes possible to reach a further target of primary importance for public administrations: the control of financial resources. An in-depth knowledge of human resources management (be them either employed through a standard contract or a flexible one), combined with a detailed analysis of the relevant context could support an efficient rationalisation of resources, not only on an organizational level but also on a political, economical and social one. The latter ones being so far the most complicated to deal with when managers tried to use flexible types of contracts within public administrations.
It is not a coincidence that art. 36 of legislative decree n.165 of 2001 (Testo Unico per il Pubblico Impiego) and especially paragraph 3, eventually modified by art. 17 paragraph 6 of legislative decree n.78 of 2009, highlights that a system which foresees the use of the above-mentioned types of contracts as a management instrument for public administrations must be aiming at fighting the abuse deriving from its own distorted use.
The abuse and distorted use of flexible employment contracts generated a large number of temporary employees, who are being cyclically helped by the so-called “stabilization norms” (norms which themselves have been under scrutiny for their legal validity).
Through a detailed analysis of article 36 of legislative decree n.165 of 2001, and bearing in mind the norms that regulate the working relationship within the private sector, it is possible to pinpoint all the critical aspects of the legislative apparatus, thus verifying the separation between disciplines which allow the application of flexible employment contracts by private
employers and public ones. This analysis also shows that the “unilateral and authoritative model”, which regulated the working relationship within public administration before its privatisation, is still very much applied in that context.
Starting from the first revision of the first two paragraphs of the already mentioned article 36, included in legislative decree n.29 of 1993, we can determine the field of application of legal relationships deriving from the stipulation of flexible employment contracts here listed. All the discrepancies between the discipline that regulates the working relationship with a private employer and the one with a privatised public administration are easily highlighted.
By comparing the contents of the norms which regulate every single type of flexible contract, included in article 36 of legislative decree n. 165/2001, and its perceptive value, it is possible to verify the specification that characterizes the working relationship within public administrations and how flexible contracts are there applied.
The cross-reference - included in the second paragraph of article 36 of legislative decree n. 165/2001 - to the content of the National collective labour agreements, which regulate temporary contracts, “paid apprenticeships” (contratti di formazione e lavoro), other vocational training and supply contracts (altri rapporti formativi e somministrazione del lavoro), ancillary casual labour (lavoro accessorio) and socially useful workers (lavoratori socialmente utili), highlights the possibility for the “collective autonomy” to regulate and integrate single contractual schemes thus realizing the scheme of the pactional contract model and at the same time emphasizing its limit in indicating only the categories of employees to whom that can be applied.
A small part of this analysis is dedicated to part-time jobs and managerial assignments for personnel employed through standard contracts which, although falling under the category of permanent jobs, are nevertheless an expression of a certain labour flexibility within public administration on the basis of improved performance and administrative organization.
The analysis of article 36, paragraph 5 of the legislative degree n. 165/2001 develops the topic of violation of imperative provisions: rarely applied in the past, a new revision has been re introduced with law n. 102/2009 and now strongly reasserts the application of disciplinary measures against non compliant managers in order to recover funds used to hire employees through illegal types of flexible contracts.
Further considerations come from the mandatory requirement, for all public administrations, to present every year to their relevant evaluation board and to the Presidenza del Consiglio dei Ministri an informative report on all the types of flexible employment contracts applied in relation to the number of personnel and the relevant expenditure per type. This informative report has a double purpose: on one side it allows the board to easily locate the
manager responsible for misusing non-standard contract types, by checking the managerial decisions taken; on the other side - and on a more general level - it offers the opportunity to adopt measures aimed at improving the legislative and organizational management of human resources and finances. As if to say, it is essential to effectively promote a culture that encourages a good management of the res publica.
This trend repr
Confronto della potenziale allergenicità tra linee di frumento transgeniche, i corrispondenti genotipi non trasformati e varietà di frumento comunemente coltivate, utilizzando un approccio allergenomico e immunochimico
Dottorato di ricerca in Biotecnologie vegetaliWheat is one of the six major foods allergens. The kernel proteins are classified into albumins/
globulins and gluten proteins and both fractions cause food allergy and Baker’s asthma. Since
allergies are increasing, much attention is being focused on foods from genetically modified (GM)
plants. Two GM wheat lines were compared to their wt counterparts, by Enzyme-Linked
Immunoabsorbent Assay (ELISA) with sera from patients suffering from food allergy to wheat and
Baker’s asthma, and by allergenomic approach. The results obtained by ELISA revealed significant
differences for only few patients tested. 2D immunoblots were performed by using sera from
patients affected from food allergy and Baker’s asthma on the two GM lines and their wt genotypes.
Numerous IgE-binding polypeptides were detected for each genotype and the profiles of these
reactive polypeptides between GM wheat and its wt were similar. A comparison based on ELISA
between the different water-salt soluble extracts obtained from a collection of GM wheat lines and
commercial varieties of wheat obtained by conventional breeding methods was performed. The
ELISA test showed a wide variation in the group corresponding to the commercial cultivars, and the
differences detected between GM wheats and their wt genotypes were included in this range of
variation. These results showed that, at least for the GM genotypes here analysed, the differences in
specific IgE concentrations can be considered within natural variation.Il problema delle allergie ha suscitato una crescente attenzione soprattutto riguardo al tema della
Sostanziale Equivalenza delle piante GM. È in questo contesto che si è inserito il presente lavoro di
dottorato, il quale si è prefissato due obiettivi:verificare eventuali cambiamenti nella risposta
allergica di linee di frumento GM rispetto ai corrispondenti genotipi wt e verificare come tali
cambiamenti rientrano nelle differenze di reattività osservate tra differenti cv di frumenti. Per questa
prima parte del lavoro è stato condotto uno screening tramite ELISA utilizzando dei sieri di pazienti
allergici. Parallelamente a questo si è voluto verificare se la trasformazione genetica possa aver
avuto delle influenze sul potenziale allergico e/o la comparsa di nuovi polipeptidi riconosciuti come
allergeni. Per questa parte del progetto si è scelto di utilizzare un approccio proteomico su 2 linee di
frumento trasgeniche, e i corrispondenti genotipi wt. I risultati relativi alla prima parte del lavoro
hanno dimostrato che le differenze osservate in termini di concentrazioni di IgE specifiche tra le
linee di frumento trasgeniche e i corrispondenti genotipi wt sono inseribili nella variabilità di
risposte osservate all’interno di una collezzione di frumenti coltivati. Anche per la seconda parte del
lavoro non sono state osservate differenze significative tra le linee di frumento GM e le
corrispondenti linee wt
Dendroecology and growth response of Pineus pinea L. to recent climatic change in Mediterranean coastal stands
Dottorato di ricerca in Ecologia forestaleLa ricerca è stata condotta in pinete litoranee di Pinus pinea L. caratteristiche del paesaggio
costiero italiano, con l' obiettivo di valutare: la variabilità dell'accrescimento a scala spaziotemporale,
le variazioni nel tempo delle relazioni clima-accrescimento e la presenza di
componenti cicliche significative.
Le tecniche di clustering sono state applicate alle cronologie standardizzate per identificare i
gruppi con simili patterns di crescita. Il tasso di crescita è stato analizzato scomponendo le
ampiezze anulari in classi di età: “age band decomposition – ABD”. Per valutare le relazioni
clima-accrescimento sono state applicate le correlazioni lineari e mobili. Le componenti cicliche
sono state valutate con i metodi dell'analisi spettrale.
La variabilità spaziale ha evidenziato raggruppamenti distinti per sito e area geografica. Le
riduzioni del tasso di crescita, più significative nella seconda metà del 1900, sono risultate
sempre correlate con i trend negativi delle precipitazioni. Le piogge del mese di novembre
dell'anno precedente sono risultate quelle più significative. A partire dagli anni sessanta le
temperature estive, correlate in modo negativo con l'accrescimento, hanno evidenziato un
aumento significativo soprattutto nei mesi di luglio e agosto.
I risultati ottenuti hanno evidenziato l'influenza delle precipitazioni sull'accrescimento e
l'importanza delle caratteristiche stazionali nel definire i patterns di crescita. Ciò può permettere
di individuare il tipo di gestione più idoneo per migliorare la stabilità e la capacità di resilienza
dei soprassuoli ai cambiamenti climatici in ambiente Mediterraneo.Context & Aims This research was carried out in stone pine (Pinus pinea L.) stands of the Italian
coastline, in order to analyse the tree-growth variability at spatial and temporal scale, evaluate the
radial growth response to climatic conditions over the last century, and investigate significant
cyclic patterns in the tree-ring chronologies.
Methods The clustering techniques were used to identify groups with similar growth patterns
among the standardized tree-ring chronologies. The growth rate during the last century was
analysed using the “age band decomposition – ABD” method. Climate/growth relationships and
their stationarity over time were computed by means of correlation and moving correlation
functions. To investigate significant cyclicities the spectral analysis techniques were applied.
Results The main grouping of trees with the same variability was related to site effects. The
decrease in radial tree-growth rate, observed mainly from the second half of twentieth century,
was correlated with the significant decline in precipitation. Tree-growth showed a higher
sensitivity to the previous November monthly precipitation. Since the 1960s the summer
temperatures were negatively correlated and showed a significant increase.
Conclusion The results highlighted the influence of precipitation on tree-growth and the effects
of site to define the main growth patterns. These findings can help to identify the sustainable
management tools to improve the stand stability and efficiency in coastal environments of the
Mediterranean basin
Principali patogeni e difesa
Realizzato nell'ambito del progetto "Ricerca ed Innovazione per l'Olivicoltura Meridionale", finanziato dal MiPAAFOlive as other woody perennial crops can be affected by several systemic pathogens, including bacteria, fungi and several vector-borne viruses. The most important olive diseases, caused by different pathogens, are described in this text. Pathogen biology, diagnostic technique and control strategies are reported for each disease. The main and widespread bacterial disease, caused by Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi, is the olive knot. As concerns the most important and widespread fungal diseases, in this text are described the olive leaf spot, Verticillum wilt, cercosporiosis, anthracnose, fruit rot, parasitic brusca, root rot, sooty mold and wood rot. Infections caused by viruses are generally symptomless and do not result in diseased plants. Although, viruses do not cause detrimental disease on olive varieties, the infected olive trees represent a reservoir of virus inoculum for other crops, where these viruses are known to cause severe disease. Detection of these viruses represent an important critical step in the sanitary improvement of this crop. Recently, molecularbased assays have been effectively implemented to detect at least 8 of the 15 viruses known to infect this crop. Sanitation program using in vitro
culture of shoot tip and thermotherapy have been recently described to recover virus-free plantlets.MiPAAF - Ministero delle politiche agricole alimentari e forestal