Archivio Aperto di Ateneo
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    Contesti educativi e atteggiamenti di leadership : indagine sullo sviluppo degli atteggiamenti di leadership democratica in ragazzi di 15-16 anni

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    La presente ricerca esamina il modo in cui le caratteristiche dell’offerta educativa possano agire da stimolo o, al contrario, da freno allo sviluppo di responsabilità, cooperazione, conoscenza di sé e alle capacità di emergere come leader. A tale scopo, la ricerca considera un campione di ragazzi di quindici e sedici anni, età caratterizzata dal processo di costruzione dell’identità. Sono state confrontate le loro esperienze nei due ambienti educativi della scuola secondaria di II grado e dello scautismo e analizzati gli effetti di tali percorsi educativi sui loro atteggiamenti. La ricerca si propone di rilevare le rappresentazioni dei ragazzi sulle caratteristiche della loro esperienza a scuola e nello scoutismo e di rilevare in quale misura riconoscano come propri gli atteggiamenti di leadership considerati, al fine di rilevare l’effetto della loro percezione del contesto educativo sullo sviluppo di tali atteggiamenti. A tale scopo, sono stati utilizzati due strumenti: il Questionario di Percezione del Contesto Educativo (ECPQ), costruito durante il lavoro di dottorato e volto a cogliere, attraverso le percezioni dei ragazzi, le caratteristiche dei due contesti educativi e la Socially Responsible Leadership Scale (SRLS-R2) adattato al contesto italiano, che misura i loro atteggiamenti di leadership basati su valori. La ricerca è stata svolta su un campione di giudizio formato da 600 studenti e 231 scout di Roma, iscritti al biennio della scuola secondaria di secondo grado. L’ipotesi che ha indirizzato il lavoro di ricerca è che una percezione positiva da parte dei ragazzi delle caratteristiche del contesto, e soprattutto delle interazioni e del modo in cui vengono condivise le responsabilità, abbia una relazione significativa con le misure degli atteggiamenti e capacità di leadership degli stessi. I risultati della ricerca confermano l’ipotesi e indicano in particolare che la qualità delle interazioni, la vita di gruppo e la condivisione delle decisioni e delle responsabilità all’interno del gruppo classe o scout hanno un impatto statisticamente significativo sullo sviluppo di atteggiamenti di cooperazione, responsabilità, conoscenza di sé e sulle capacità di leadership. Dalla ricerca, emerge che dove gli insegnanti riescono ad affidare maggiori responsabilità e a costruire un gruppo classe più coeso, i ragazzi sviluppano maggiori atteggiamenti di leadership democratica. Ne emerge che per avere risultati più efficaci sarebbe necessario ripensare la scuola, il suo impianto, la sua organizzazione, e fare sì che le attività scolastiche diventino per gli studenti fonte di interesse, impegno, sviluppino partecipazione attiva e responsabilità

    Design, development and characterization of stress-optimized Ti-Tin multilayer PVD-Coatings

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    Residual stresses in the PVD-coatings usually deteriorate the adhesion of coatings and adversely affect the performance of coated components. Nonetheless, it might have some positive effects such as resistance to crack nucleation and propagation, as well as wear and fatigue failures. A proper control of residual stress always remains essential for successful coating development. Multilayer systems with alternate hard (ceramic) and soft (metallic) layers compared with a monolayer, usually offer a much more ease to control the residual stresses, improve adhesion, increase overall thickness and produce the toughening response. However, in order to control the residual stresses, it is always important to find the optimal thickness of individual layers. An increase in metallic layer thickness significantly relieves the residual stress in ceramic layer. However, the performance of multilayer systems could be affected. Alternatively, an increase in thickness of ceramic layer close to the substrate could mostly increase the residual stress level. Hence the thickness of individual layers remains a key factor for the optimal performance of multilayer coating systems. In the present work, finite element analysis (FEA) of residual stress coupled with ANSYS optimization algorithm was used to develop stress-optimized Ti-TiN multilayer coatings. Thickness of individual layer was optimized for the coating configuration comprising of sixlayer while taking into account the thermal as well as thickness dependent intrinsic residual stresses. Multilayer coatings corresponding to those of FEM stress-optimization were experimentally produced in comparison with bilayer using magnetron sputtering physical vapour deposition system. The nanoindentation hardness and elastic modulus of multilayer coatings in comparison with bilayer was investigated for the assessment of deterioration in stiffness taken place by the incorporation of Ti (titanium) interlayers. Further, investigations of the stress-optimized multilayer configurations were performed for the influence on in-plane residual stress and practical scratch-adhesion. Analytical description of the failure mode under scratch adhesion testing was demonstrated for an accurate measurement of practical adhesion of coatings to the stainless steel substrate. Finally, the scratch adhesion, nanoindentation and experimental in-plane residual stresses results clearly demonstrated the significance of preliminary stress-optimization measures for the development of Ti-TiN multilayer wear-resistance coating systems. The dissertation consists of six chapters. Chapter 1 is about the introduction in which Gap of knowledge, significance of the investigation and objective, approach and scope of investigation is described. Chapter 2 presents a literature review on the evolution of residual stress in magnetron sputtering PVD-coating and their influence on failures in coating. The multilayer approach to control the residual stress and procedure adopted so far for the stress-optimization of multilayer coating architecture. Chapter 3 is about the basic details about the modelling activities used in the present studies to design stress-optimized multilayer coating configuration and in Chapter 4, experimental and characterization techniques are described in details. Chapter 5 summarizes the modelling and experimental results in three sections. In the first section results of finite element based design of stress-optimized Ti-TiN multilayer coating is summarized. In the second section, influence of Ti-TiN multilayer coating design on the mechanical properties and practical scratch adhesion are described in detail. The third section is about the influence of coating design on the in-plane residual stress. Finally, the thesis is summarized in Chapter 6 with the contributions and the remaining interesting tasks

    La cooperazione colposa

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    L’interesse per l’istituto della cooperazione colposa, che sarà oggetto della presente trattazione, deriva dal fatto che lo stesso involge problematiche la cui soluzione, lungi dal rilevare su un piano meramente dogmatico, condiziona la rilevanza penale stessa di alcuni comportamenti caratterizzati dalla interazione tra più soggetti, tanto che, in una prospettiva de iure condito, sarà tracciata – anche sulla scorta dell’esperienza giurisprudenziale – una corretta lettura della norma; de iure condendo, dovrà invece verificarsi l’opportunità di una abrogazione o, quantomeno, rimodulazione dello stesso. La disciplina di cui all’art. 113 c.p. è stata introdotta per la prima volta, in una logica repressiva, dal legislatore del ‘30, posta la ritenuta incompatibilità, fino ad allora, del previo concerto, caratteristico del fenomeno concorsuale, con l’elemento psicologico della colpa. Nonostante l’espressa codificazione, la norma in esame, considerata comunque come una forma di concorso improprio, è stata paradossalmente definita, per un verso, una disposizione inutile, in quanto nella stessa sarebbero sussumibili fatti già penalmente rilevanti secondo una norma incriminatrice di parte speciale; per altro verso, una disposizione pericolosa, per la sua attitudine ad estendere l’incriminazione a fatti che sarebbero altrimenti atipici. L’elaborato si prefigge pertanto l’obiettivo di valutare la fondatezza di tali affermazioni, verificandone l’eventuale effettivo contrasto con i principi che permeano il sistema penale. E a tali esiti potrà pervenirsi attraverso l’individuazione (oltre che dei requisiti comuni all’art. 110 c.p.) dell’elemento caratterizzante l’art. 113 c.p. Quest’ultimo viene rinvenuto, secondo un primo orientamento più fedele alla teoria normativa della colpa, nella violazione di una regola cautelare. Affinché, tuttavia, il fatto in contrasto con quest’ultima non sia già colposo ai sensi della fattispecie incriminatrice di parte speciale e al fine quindi di riconoscersi un margine di autonomia all’art. 113 c.p., emancipandolo dalla sua definizione di norma inutile, taluno ha ipotizzato che la norma in esame tipizzerebbe nuove regole cautelari c.d. relazionali, tipiche di organizzazioni complesse caratterizzate dal lavoro in équipe, e che impongono il controllo sull’operato altrui. Secondo un’altra impostazione l’elemento caratterizzante l’art. 113 c.p. sarebbe invece da rinvenire in un legame psicologico che avvince le condotte dei concorrenti e che è variamente modulato, ora nella mera prevedibilità dell’altrui condotta, comprensibilmente di più difficile accertamento a fronte di condotte tra loro non concomitanti; ora nella consapevolezza di aderire ad un fatto altrui colposo o, ancora, ad un mero fatto materiale altrui. La analisi di questi elementi consentirà a sua volta, di affrontare due delle questioni più rilevanti in tema di cooperazione colposa: da un lato, la distinzione con il concorso di cause colpose indipendenti ex art. 41 c.p., la cui soluzione rileva non solo ai fini dell’applicazione della disciplina concorsuale di cui agli artt. 111 ss. c.p., ma anche per taluni risvolti applicativi quali, ad esempio, l’estensione della querela ex art. 123 c.p. a tutti i concorrenti nella sola ipotesi di concorso colposo; dall’altro, la funzione svolta dall’art. 113 c.p., questione che vede contendersi il campo tra due orientamenti. Per coloro che riconoscono struttura di reati causalmente orientati a tutti i reati colposi (per cui è tipica ogni condotta per il solo fatto di aver causalmente determinato l’evento vietato), la disposizione avrebbe il mero scopo di disciplinare, rendendo applicabili le norme sul concorso, condotte già tipiche ai sensi della fattispecie di reato costruita secondo un modello monosoggettivo di autore. Altra parte della dottrina e la giurisprudenza prevalente, riconoscono invece alla disposizione in esame un’indubbia funzione incriminatrice, almeno con riguardo ai reati di mera condotta e, soprattutto, a quelli a forma vincolata. In questi casi, infatti, per il tramite della disposizione de qua, assumerebbero rilevanza penale contributi di per sé atipici, la cui pericolosità, astratta ed indeterminata, diventa attuale solo incontrando la condotta colposa altrui, soprattutto in ipotesi di comportamenti tra loro non concomitanti che difficilmente possono considerarsi ex se colposi, ma che, uniti tra loro, determinano un innalzamento del rischio e la conseguente necessità di accrescimento delle cautele. È ciò che di frequente accade, come si accennava, in contesti caratterizzati da strutture organizzative in cui operano, con attività tra loro sincroniche o diacroniche, una pluralità di soggetti ed in particolare nell’attività medico-chirurgica d’équipe. In queste ipotesi, in cui si determina uno svuotamento del principio di affidamento per insorgenza di specifici obblighi relazionali volti alla neutralizzazione o al controllo di comportamenti scorretti altrui, l’art. 113 c.p. rivela la sua forza di norma incriminatrice, rispetto alla quale verrà valutato l’eventuale contrasto con i principi di legalità della fattispecie penale, di frammentarietà e di colpevolezza. In relazione ai citati contesti di interazione, uno sguardo sarà volto all’incidenza provocata dalla previsione di cui all’art. 3 della Legge c.d. Balduzzi: ci si chiederà, infatti, se la consistenza della prevedibilità ed evitabilità e, conseguentemente, l’esigibilità da parte del sanitario di una condotta di attivazione nei confronti di un altro soggetto, assumano contorni diversi alla luce del fatto che il parametro delle linee guida e delle buone pratiche imponga comportamenti standardizzati e diversificati in ragione della specializzazione di ognuno. Rispetto ai reati causalmente puri, infine, è stata da taluno rivalutata la funzione incriminatrice anche rispetto a condotte di mera agevolazione dell’altrui fatto colposo che non possiedono di per sé ruolo condizionale rispetto all’evento. A fronte della riconosciuta forza estensiva della punibilità rivelata dall’art. 113 c.p., sarà allora valutata l'opportunità de iure condendo, di eliminare o, quanto meno, modificare l'istituto del concorso colposo. In proposito sarà osservato come un'eventuale abrogazione del solo art. 113 c.p. si rivelerebbe comunque un intervento di modesta portata se solo si considera la presenza, nella parte generale del codice penale vigente, di altre clausole dotate di efficacia estensiva della punibilità, che presentano anch’esse profili di incompatibilità con i canoni di frammentarietà, proporzione e necessità del controllo penale. Dovrebbe allora ipotizzarsi un intervento di revisione di entità ben più ampia, che coinvolga, a monte, le tecniche normative adottate dal legislatore del 1930 a proposito delle c.d. forme di manifestazione del reato in generale di cui la norma sulla cooperazione colposa rappresenta forse, a dispetto delle apparenze, la sfaccettatura meno ambigua. Non può, d’altra parte, non prendersi atto della frequente applicazione dell’istituto nella prassi giudiziaria che, come si vedrà, ha elaborato il concetto di «intreccio cooperativo» quale irrinunciabile connubio tra elemento psicologico ed elemento normativo idoneo a rendere “consapevolmente comune” a tutti i concorrenti nel medesimo reato il rischio sotteso alle singole regole cautelari direttamente o indirettamente violate. In questo senso, l’istituto della cooperazione colposa, de iure condito, sembra aver assunto una sua specifica fisionomia che sfugge al contrasto con il principio di frammentarietà e, uno su tutti, con quello di colpevolezza, inteso nella sua ampia accezione di responsabilità per fatto proprio colpevole. Nell’ultimo capitolo verrà, infine, affrontata la tematica relativa all’ammissibilità di un concorso colposo nelle contravvenzioni: anche in questo caso, a fronte di un corposo orientamento che nega questa possibilità, la prassi giudiziaria sembra pacificamente riconoscerne la configurabilità, ancora una volta ricorrendo all’elemento, di natura tanto soggettiva quanto oggettiva, dell’intreccio cooperativo

    Il diritto di ritenzione nella prospettiva storico comparatistica

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    Il progetto di ricerca verte sul diritto di ritenzione, vale a dire il diritto del creditore di trattenere presso di sé una res, normalmente si tratta di denaro, rifiutandone la restituzione sino a quando tutte le sue pretese creditorie, comprese quelle accessorie connesse al credito, siano state pienamente soddisfatte dal debitore. Innanzitutto preme evidenziare come si sia ritenuto di aprire il progetto scientifico sul diritto di ritenzione, nel primo capitolo, con un espresso riferimento all’autotutela privata, intesa come possibilità per il singolo di farsi giustizia da sé, soffermandosi in particolare sulla difficoltà di individuare una categoria unitaria ed univoca di autotutela, dal momento che essa non trova una disciplina sistematica all’interno del nostro ordinamento, bensì fa capolino in una serie di disposizioni satellite che, in modo frammentario ed occasionale, indirettamente la richiamano. Si è riflettuto, poi, sulla circostanza per cui, molto probabilmente, la scelta di politica legislativa che il compilatore del nostro codice ha adottato è frutto di un pregiudizio nei confronti di questa categoria giuridica, nel senso che tale istituto è stato implicitamente ricollegato ad un’idea di diritto primitiva e barbara ove vigeva la legge “del più forte”, e dove il singolo poteva farsi giustizia da sé, senza osservare le regole poste dalle Istituzioni dello Stato. Da qui, per una parte della dottrina si è sentita la necessità di formulare una definizione che potesse in qualche modo delineare i confini di questo istituto giuridico. In tal senso, l’autotutela è stata definita come quel generale potere di difendere la situazione giuridica di cui si è titolari mantenendo inalterata la situazione esistente ovvero ripristinando, laddove la legge espressamente lo prevede, lo status quo ante rispetto ad un determinato rapporto obbligatorio. In tal modo, mediante il richiamo di quelle disposizioni che vietano l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni (cfr. gli artt. 392 e 393 cod. pen. che disciplinano le ipotesi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza, rispettivamente, sulle cose e sulle persone) e attraverso la riflessione sulle scelte di politica legislativa sottese all’assenza di una definizione compiuta di autotutela, si è passati ad individuare, all’interno della categoria dell’autotutela privata, il diritto di ritenzione sposando, così, quell’orientamento dottrinario che vede l’autotutela come rimedio eccezionale ed, in quanto tale, tassativamente previsto dal legislatore allo scopo di consentire al privato interessato la facoltà di provvedere a conservare ed attuare quello stato di fatto conforme al suo diritto insoddisfatto o minacciato. Ragionando sull’autotutela, si è pervenuti a differenziarla a seconda del carattere attivo o passivo che la connota, vale a dire in funzione preventiva o in reazione ad un comportamento della controparte inadempiente. L’autotutela in funzione preventiva consente a colui che risulta essere titolare di un diritto soggettivo il potere di tutelarlo con la forza contro le altrui ingerenze che, in qualche modo, possano potenzialmente interferire con il pieno godimento del bene oggetto della posizione giuridica de quo. In dottrina c’è chi (i.e. Betti che, in proposito, richiama, a titolo esemplificativo, l’art. 713 cod. civ. che autorizza chi ha sciami di api ad inseguirli sul fondo altrui) ha parlato di autotutela cautelare visto lo scopo di tutelare il diritto contro una potenziale lesione del diritto del suo titolare caratterizzata da una sorta di anticipazione degli effetti sanzionatori che ne derivano. D’altro canto si è dato conto dell’esistenza di una forma di autotutela in funzione reattiva allo scopo di reagire appunto al verificarsi di una situazione lesiva quando questa risulti in corso ovvero provvedendo alla rimozione della situazione che ne ostacola il suo libero godimento ripristinando lo status quo ante. Va da sé, in questa ipotesi, della necessaria proporzione tra l’offesa e la conseguente difesa, pena il sorgere di un profilo di responsabilità dell’autore della condotta reattiva. Accanto all’autotutela c.d. attiva, in dottrina si rintracciano casi di autotutela passiva che sorge in presenza di rapporti obbligatori a prestazioni corrispettive allorquando il soggetto che agisce in autotutela lo fa ponendo in essere un comportamento di resistenza all’altrui pretesa. Proprio tale condotta è quella che rintracciamo nel diritto di ritenzione in tutti quei casi in cui la previsione legislativa opera a tutela di chi detiene una cosa altrui, in relazione alla quale abbia sopportato spese o crediti da far valere in virtù di un precedente rapporto giuridico già sorto tra le parti. Si è proseguita l’indagine, poi, esaminando altri casi di autotutela passiva come ad esempio l’eccezione d’inadempimento, che costituisce una reazione del soggetto che, in alternativa alla risoluzione del contratto, in virtù del sinallagma contrattuale, si pone in essere per reagire all’inadempienza della controparte. Tuttavia se entrambi gli istituti rappresentano, a ben vedere, due tipologie di autotutela passiva, occorre però evidenziare le differenze esistenti: se nel diritto di ritenzione il rifiuto di riconsegnare la cosa opera come meccanismo di coazione psicologica sul debitore inadempiente, invece nell’eccezione d’inadempimento il rifiuto di dare luogo alla prestazione dedotta in obbligazione si fonda sul sinallagma stesso tipico dei contratti a prestazioni corrispettive. Ci si è, così, soffermati, nell’ambito della fattispecie retentoria, sul ruolo svolto dall’autotutela privata che opera in funzione di garanzia patrimoniale a vantaggio del creditore richiamando i principi enunciati dall’art. 2740 cod. civ. Ciò significa che, posta la definizione di garanzia come quel rimedio che consente al creditore di raggiungere il risultato dedotto in obbligazione anche allorquando venga meno la prestazione del debitore o malgrado la sua opposizione o inerzia, il diritto di ritenzione rappresenta uno stimolo azionato dal creditore che, generando un meccanismo di coazione psicologica per il debitore, fa sì che quest’ultimo adempia soddisfacendo, così, l’interesse del creditore. In tal modo lo strumento ritentorio azionato dal creditore in via di autotutela, altro non è che l’espressione della garanzia patrimoniale e, quindi, il riflesso di quel principio di responsabilità patrimoniale di cui all’art. 2740 cod. civ. Nel secondo capitolo si è proceduto ad inquadrare il diritto di ritenzione all’interno del codice civile da un punto di vista squisitamente del diritto sostanziale andando ad analizzare i presupposti, la nozione, il contenuto e l’oggetto, con particolare attenzione alle differenze tra ritenzione semplice e ritenzione privilegiata. Ci si è soffermati anche sull’excursus storico-comparatistico del diritto di ritenzione andando ad individuare che la figura del diritto di ritenzione risale al diritto romano che ne conosceva una casistica variegata che consentiva al possessore di retinere una determinata res fino a concorrenza del pagamento dovutogli per riparazioni, migliorie o, perfino, danni derivanti dalla cosa medesima. Una figura generale di ritenzione fu ignota al diritto intermedio e non trovò ingresso nella codificazione francese che ne disciplinò, più che altro, singole ipotesi isolate fungendo da modello per i codici preunitari e per il codice civile italiano del 1865 e, di conseguenza, per l’attuale. Diversamente da questa impostazione che può definirsi “satellitare”, il BGB ammette e prevede il diritto di ritenzione disciplinandolo in modo organico e sistematico all’interno dell’impianto codicistico tedesco, stessa sorte spetta alla ritenzione disciplinata sisistematicamente sia nell’ordinamento svizzero che austriaco. Nel terzo capitolo l’oggetto dell’indagine va a soffermarsi sulle fattispecie legali di ritenzione presenti nel nostro ordinamento, con particolare considerazione sulla comparazione tra l’istituto ritentorio e i principali contratti tipici ed i diritti reali di garanzia, con particolare riguardo al divieto del patto commissorio. Qui si è voluto mettere in luce che il diritto di ritenzione non compete, in generale, a qualsiasi creditore che possegga ovvero detenga una determinata res. Bensì tale diritto viene attribuito di volta in volta dal legislatore ad un dato creditore sulla base di una valutazione normativa relativa ad un bilanciamento dei contrapposti interessi tra quello del creditore ad essere soddisfatto del credito rispetto a quello del debitore a riavere la cosa. Dall’osservazione critica delle diverse norme che, nel nostro codice civile, prevedono il diritto di ritenzione è possibile rintracciare un tratto comune: l’esigenza che il credito per spese o prestazioni eseguite per la cosa trovi in essa uno strumento di garanzia. In tal modo è possibile delineare un primo gruppo di disposizioni che utilizzano la ritenzione come uno strumento di garanzia per le spese fatte per la cosa ritenuta; e secondariamente un altro gruppo che riconoscono tale diritto a chi risulta creditore per servizi o lavori in base ad un rapporto contrattuale. Notiamo come sussista una connessione tra res e credito, che giustifica la ritenzione accordata al creditore a garanzia di un credito per una prestazione di cui la cosa è stata lo strumento o l’oggetto (così abbiamo il riconoscimento del diritto di ritenzione al vettore per i crediti dipendenti dal diritto di trasporto, al mandatario per i crediti derivanti dall’esecuzione del mandato, al depositario per i crediti derivanti dall’esecuzione del deposito, al prestatore d’opera intellettuale relativamente alle cose e ai documenti ricevuti in ragione della sua attività). Si è proceduto, poi, ad individuare e differenziare la ritenzione semplice da quella privilegiata che è quella che viene riconosciuta al creditore munito di privilegio speciale che può trattenere le cose soggette a privilegio fino a che non venga soddisfatto il suo credito e può venderle secondo le disposizioni stabilite per la vendita del pegno. Si è deciso, così, di concludere questo capitolo con una riflessione sulla possibile creazione di una ritenzione c.d. “convenzionale” sulla base di una specifica pattuizione delle parti in tal senso. A tale proposito si stagliano due contrapposte opinioni, di cui la prevalente nega la possibilità di pensare ad una ritenzione convenzionale sulla base delle osservazioni relative a forme di giustizia privata che richiamerebbero gli artt. 392 e 393 cod. pen. Dirimpetto a dette opinioni dottrinali troviamo l’opinione autorevolissima – C. Massimo Bianca – seppur minoritaria di chi ritiene, invece, che la ritenzione possa essere il frutto di una specifica pattuizione delle parti. Tale opinione muove dalla considerazione di escludere l’idea di una giustizia assolutamente monopolizzata dallo Stato ove, quindi, si rileva la piena liceità di un’ipotesi di ritenzione convenzionale, dal momento che questa comporta un limite alla restituzione del bene consentito dallo stesso avente diritto. In ultimo nel quarto capitolo si è deciso di delineare brevemente quelli che sono gli effetti giuridici derivanti dall’esercizio del diritto di ritenzione e le cause di estinzione del diritto stesso per meglio completare il quadro della disciplina. Nello specifico si è avuto modo di evidenziare come gli effetti dell’esercizio del diritto di ritenzione consistano nella stessa definizione, dal momento che la ritenzione non attribuisce particolari forme di ius distrahendi né di ius praelationis. Tra gli effetti generali del diritto di ritenzione non vi è la facoltà del retentor di servirsi della cosa né la possibilità di acquistarne la proprietà. Al contrario, il diritto di ritenzione implica a carico del creditore-ritentore l’obbligo di custodia della res da svolgere con la diligenza del buon padre di famiglia. Inoltre il creditore-ritentore, dal momento che non ha un diritto di godimento sulla res che si trova nella sua materiale disponibilità ha il divieto di servirsi della cosa stessa e di fare propri i frutti che da essa derivano. Infine a completamento della disciplina si è deciso di fare un breve riferimento alle cause di estinzione del diritto di ritenzione che risultano essere connesse alla sua struttura e funzione. Avremo, quindi: l’estinzione del credito a cui accede la ritenzione, il venire meno della detenzione della cosa oggetto del diritto, il perimento della cosa, la sostituzione della garanzia offerta dal debitore

    La novela bolero: un ibrido intertestuale

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    Questa tesi è lo studio di quattro romanzi, Reina Rumba: Celia Cruz (1981) di Umberto Valverde, Arrámcame la vida (1985) di Ángeles Mastretta, La importancia de llamarse Daniel Santos (1988) e The Mambo Kings Play Songs of Love (1989) di Oscar Hijuelos. Ogni romanzo è analizzato come novela bolero, ma da differenti punti di vista. Si tratta di testi che si ibridizzano con la musica popolare latinoamericana e che quindi sono caratterizzati da una forte intermedialità. La musicalità è presente sotto diversi aspetti e fortemente avvertita dal lettore. Il primo testo è analizzato mettendo in evidenza i due aspetti appena menzionati, ibridismo e intertestualità. Del secondo romanzo si fa un’analisi strutturale, mentre nel terzo si studia in che modo l’autore riesca a creare una prosa ritmica e musicale. Infine, nel quarto il focus è sulle ekphrasis e le descrizioni di performance. Emerge una forte connessione con il concetto di identità culturale, la sessualità e la vita sentimentale. Numerosi elementi ricorrono sia nel modo in cui si utilizza la musica al loro interno, sia nel significato che gli si dà. Inoltre tale relazione musica-letteratura si riflette nella struttura stessa del testo, nello stile, e in vari altri elementi. Infine, in appendice sono riportate cinque interviste di due autori Gonzalo Martré e Umberto Valverde, del musicologo José Pablo Dueñas Herrera, del sonero Luis Ángel Silva (Melón) e del gruppo sonero La Nueva Nostalgia

    Transport phenomena in low dimensional systems in the presence of spin-orbit coupling

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    Spin-orbit coupling gives rise to several interesting transport phenomena arising from the induced correlation between charge and spin degrees of free- dom. It allows one to manipulate spins without using magnetic electrodes, having as such become one of the most studied topics within the eld of spintronics. Among the many interesting e ects that arise from spin-orbit coupling, two stand out for their potential technological importance: the spin Hall e ect and the Edelstein e ect. The spin Hall e ect, whereby a charge current in the plane of the lm is partially converted into an orthogonal spin current in the same plane. The Edelstein e ect consists on a charge current which produces an in-plane, transverse spin polarization. A normal metallic lm sandwiched between two insulators may have strong spin-orbit coupling near the metal-insulator interfaces, even if spin- orbit coupling is negligible in the bulk of the lm. In this thesis we study the spin Hall and the Edelstein e ects that arise from interfacial spin-orbit coupling in metallic lms. At variance with strictly two-dimensional Rashba systems, we nd that the spin Hall conductivity has a nite value even if spin-orbit interaction with impurities is neglected and \vertex corrections" are properly taken into account. Even more remarkably, such nite value becomes \universal" in a certain con guration. This is a direct consequence of the spatial dependence of spin-orbit coupling on the third dimension, per- pendicular to the lm plane. Moving carriers in a metallic system, electrons or holes, transport both electric charge and heat. When a third quantity transported by the carriers, the spin, is connected to the previous two by spin-orbit coupling, we are able to study new transport phenomena due to this relations. An important goal of spin caloritronics is the manipulation of the spin degrees of freedom via thermal gradients. The spin Nernst e ect, i.e. the generation of a spin current transverse to a thermal gradient, stands out for its potential role in spin caloritronics. 1 In this thesis we study the connection between the spin-heat and spin- charge response in a two-dimensional disordered Fermi gas with spin-orbit coupling. We show that the ratio between the above responses can be ex- pressed as the thermopower S = ( kB)2T 0=3e times a number Rs which depends on the strength and type of the spin-orbit couplings considered. We illustrate the general results by examining di erent two-dimensional electron or hole systems with di erent and competing spin-orbit mechanisms and con- clude that a metallic system could prove much more e cient as a heat-to-spin than as a heat-to-charge converter

    Uranium groundwater monitoring and seismic analysis into the Gran Sasso hydrogeological basin

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    Nowadays, the e cacy of many observables proposed as possible seismic pre- cursory signals is, at most, unproven, mainly due to the lack of appropriate, systematic and longterm observations. In fact, strong earthquakes rarely occurs and every presumed precursor can be often a ected by its own variability, that it is not linked to seismic features. This PhD Thesis is based on the identi cation and characterization of possible anomalies in uranium (U) groundwater content and on the correlation between this observable and the seismicity of the sampling area. Such an analysis is one of the rst studies in this research eld available so far, mainly due to the uniqueness of the achievable observations. In fact, uranium groundwater content has been monitored weekly within the framework of the INFN's scienti c program ERMES (Environmental Radioactivity Monitoring for Earth Sciences) since June, 2008. The area under investigation was a ected by a seismic swarm from October, 2008 to December, 2009, with the main shock occurring at 01:33 UT on April 6th, 2009 (Ml=5.9). Gran Sasso National Laboratories (LNGS-INFN) are located inside the lar- gest aquifer in central Italy and within the limestone formation of the upturned syncline, near the main overthrust fault. This complex hydrogeological system implies the separation of water masses belonging to two di erent creeks: the for- mer, where the main laboratories are located, ows in well drained cretaceous formation, while the latter is within not drained and poorly permeable dolomitic formations. Depending on the path and on percolation features, water masses are therefore characterized by di erent chemical-physical properties. These physical observables are constantly monitored since June, 2008. The rst part of our analysis is focused on the identi cation of periods of sei- smic anomalies, to discriminate between seismic activity and moderate seismicity. We consider the Italian Seismological Instrumental and Parametric Data-Base by INGV and we select events occurred between April 16th, 2005 and September 30th, 2014 with Ml 1.0, in the circular region centered at LNGS-INFN with a radius of 100 km. The catalog is tested for being homogeneous and complete. The leading role in the seismic analysis is played by the energy release Ei, estimated for each i-th seismic event with magnitude Mi and normalized to the minimum energy release Emin, relative to the minimum value of magnitude Mmin considered. The normalized energy release is calculated for monthly sliding time windows, together with the number of events. Periods of intense seismic activity are de ned as those time intervals when both E and N exceed the threshold corresponding to the 30% of the considered time interval. Thus, four periods of intense seismic activity are identi ed. The second part of our work is based on the characterization of uranium time series. 1 The uranium contents are revealed by ICP-MS technique (using a 7500a from Agilent Technologies). We describe the process of optimization of a Fast Fourier Transform (FFT) algorithm. Such a script is developed and enforced to derive information about the main features of the uranium time series. The characteristic frequency intervals are revealed and ltered. As a nal step, the outliers of the residual time series are identi ed. The analysis is applied to the time series of uranium contents of groundwater sampled in sites E1, E3, E3dx and E4, displaced inside the underground facilities. Our main result is the observation of an anomalous behavior of uranium con- tent just before the L'Aquila earthquake, in every sampling site considered. Some cross-correlations between outliers are found. Furthermore, we observe an anoma- lous value before the seismic swarm that a ected the region under consideration between July and December, 2010, only in the sampling site E3dx. No anomalous value in uranium content is observed during the seismic activity time spans. We propose that the uranium groundwater anomalies observed before the sei- smic swarm and the main shock, which occurred on April 6th, 2009 in L'Aquila, provide a key geochemical signal of a progressive increase of deep CO2 uxes at middle-lower crustal levels. Repeated sharp U enrichments in groundwater, that can be directly associated with the geodynamics of the earthquake, represent a much more precise strain-meter than radon. Indeed, radon concentration depends on its parent nuclides uranium and radium during the preparation phase of the earthquake (and on their geochemical patterns with reference to environmental redox and pH characteristics) and it is only successively released by microfrac- turing, during the main shock and aftershocks (see Plastino et al., 2011 and references therein). We believe that uranium anomalies could be used as a possible strain meter in domains where continental lithosphere is subducted

    Asymptotics for 3d Venttsel' problems in fractal domains

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    L'azione di classe

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    Sul versante metodologico, la tesi è stata impostata, nella propria parte iniziale, secondo un criterio di ispirazione generale, in modo tale, cioè, da richiamare gli aspetti fondanti della materia relativa alla tutela del consumatore per poi andare ad analizzare, in termini di dettaglio, l’azione di classe. Sulla scorta di tali coordinate, dapprima sono state richiamate talune nozioni circa la tutela del consumatore e la sua evoluzione storica sul piano normativo e, in un secondo momento, è stato rivolto uno sguardo generale al codice del consumo ed alla disciplina in esso contenuta, altresì soffermandosi sulle clausole vessatorie. Una visione d’insieme della materia consumeristica, poi, ha indotto a soffermarsi, pur sinteticamente, sul rilievo assunto, in tale ambito, dalla tutela amministrativa del consumatore introdotta dal D.L. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 2012, n. 27. Esaminati tali profili di carattere introduttivo, l’analisi si è spostata sull’azione di classe, richiamandone dapprima la genesi tormentata ed andando, poi, ad analizzare lo spazio di tutela offerto dall’art. 140 bis del codice del consumo, altresì in raffronto coi precedenti strumenti di tutela collettiva di cui agli artt. 139 e 140 Cod. cons. Le considerazioni in parola, poi, non hanno omesso di considerare le criticità memerse in ordine alla normativa posta dall'art. 140 bis cod. cons. nonchè i diritti tutelabili mediante l'azione di classe e le prospettive de iure condendo. Successivamente è stata svolta un’analisi di diritto comparato dell’azione di classe, guardando, in particolare alla disciplina posta, al riguardo, dalla normativa statunitense e procedendo ad un confronto coi principi dell’ordinamento giuridico italiano. Fatto questo, l’analisi si è spostata sul „cuore“ della tematica in parola ovvero sulla dinamica processuale della class action e sulle peculiarità procedurali che la connotano. Conseguentemente sono stati vagliati i poteri processuali dell'organo giurisdizionale e le pronunce adottabili dal Giudice, la legittimazione all'azione di classe, il giudizio di ammissibilità nella class action, adesione ed intervento nell'art. 140 bis del Codice del Consumo, rinunzie e transazioni. Dopo avere proceduto alla disamina dell’omologo pubblicistico della class action, vale a dire l’azione giudiziale, riferita anche essa ad istanze di tutela collettiva, di cui al D. Lgs. 198/09 – per la verità, contrassegnato da una disciplina profondamente diversa rispetto a quella propria dell’azione di classe di cui all’art. 140 bis cod. cons. – da ultimo è stata richiamata la casistica giudiziaria di maggiore interesse

    Estimates of galaxy bias and cosmological parameters from galaxy redshift surveys

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    Spectroscopic redshift surveys can map the spatial distribution of galaxy samples. They can be used to analyse galaxy clustering which is one of the most powerful probes to investigate the properties of the Universe and, in particular, the nature of its dark components: the dark matter and the dark energy. In this thesis we work on the largest local all-sky redshift survey to date, the 2MRS (2 MASS Redshift Survey) catalog, consisting of about 40000 objects with measured redshift. Local studies, important per se from an astrophysical point of view, can play an important role also to investigate the origin of some of the systematic errors that a ect the clustering analysis: an ill-constrained bias relation between galaxies and matter, nonlinear e ects, imperfect estimator for galaxy clustering. Futhermore, specific systematic errors can arise from the wide angular coverage of this type of survey, that can be investigated as well. We focus on one of the most common statistical tools to galaxy clustering: the power spectrum. In particular, we consider the "classical" estimator proposed by Feldman , Kaiser and Peacock, with its many advantages (reliability, speed, exibility) and few drawbacks (it is not designed for wide angle surveys). We first focus on the bias parameter and its dependence on galaxy properties. Our results on the luminosity dependence of galaxy bias con rm the qualitative behaviour found in previous works on 2MRS, 2dF and SDSS galaxy catalogs. The bias is con rmed to be a steep function of the luminosity for the brightest galaxies, whereas for fainter objects the dependence is milder or absent altogether. The dependence of the bias on galaxy morphological type is explored as well, for 2MRS galaxies. The result has con rmed that early type objects are more clustered than the late type ones, with a relative bias of 1.228 0.067. Then we focus on the estimate of cosmological parameters by comparing the measured monopole of the 2MRS power spectrum with model predictions. We constrain the matter density parameter M and the bias parameter b with an accuracy 20% and 3%, respectively with best tting values M ' 0:33 and b ' 1:23 in agreement with previous results and theoretical prejudices. Finally, we study the possible dependence of galaxy bias on the scale. Scale dependent bias potentially a ects the results of the clustering analysis of next generation surveys, like Euclid, from which one expects to estimate the cosmological parameters at the level of per-cent. We investigate how scale dependent parametrizations of the bias are constrained by future observations, adopting a Fisher matrix approach. We consider the case of a Euclid-like survey as baseline of future experiments. The results show that allowing for a possible scale dependent bias does not signi cantly increase the errors on the other cosmological parameters except the growth index. The error on this parameter is found to depend on the specific bias model and in the range 5-10 % when a realistic redshift interval is considered. The accuracy on galaxy bias depends on its scale dependence. The scale independent part of the bias, can be determined with high ( 2%) accuracy at various redshifts regardless of the ducial model. The errors on the parameters that quantify the amplitude of the scale dependence are signi cantly larger. Their magnitude depends on the exact type of scale dependence

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